OMAGGIO A ILDÁSIO TAVARES -testo in italiano e in portoghese-
ANTONELLA RITA ROSCILLI
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

Il poeta baiano Ildásio Tavares se n’è andato il 31 ottobre 2010. A due anni  di distanza vogliamo ricordarlo insieme a tanti suoi amici che hanno testimoniato  affetto e stima in uno spazio offerto dallo scrittore brasiliano Julio Monteiro Martins nel suo prestigioso sito letterario in Italia: www.sagarana.net.  Con piacere ho scoperto che io e Julio avevamo quest’ amicizia in comune. Julio ricorda “il suo rapporto affettuoso e frammentario con Ildásio, che si fece intenso a Rio de Janeiro negli anni ’70 durante la dittatura brasiliana, nella lotta contro la censura”.

Ildásio era un essere umano impari. Effervescente e colto, non amava le Accademie,  era un erudito che riusciva a rendere ogni momento brillante. Vogliamo ricordarlo  con la sua grande energia, scherzosa e ironica, con una vena poetica che rendeva Arte pura ogni situazione. Continuerà a vivere attraverso la sua opera per sempre.

“Ho sempre detto che prima di essere baiano sono grapiuna, Ilhéus è la mia capitale: il mio cordone ombelicale è sotterrato a Gongogi, nella Fazenda di São Carlos” . Questo amava ripetere Ildásio Tavares nelle interviste. Nato il 25 gennaio 1940 nel municipio di Gongogi, nella regione del cacao nel sud di Bahia, era “uno degli ultimi rappresentanti di quella generazione che formò la cultura baiana”. Amico di Jorge Amado, Glauber Rocha e João Ubaldo Ribeiro, se n’è andato il 31 ottobre 2010 e rimane eterno attraverso la sua immensa opera artistica.  

Poeta, compositore, scrittore e saggista, fece parte della generazione “Revista da Bahia” insieme ad autori come Cyro de Mattos, José Carlos Capinan, Ruy Espinheira Filho che “formarono un panorama fecondo e vario” a partire dagli anni ’60. A Salvador si laureò in Giurisprudenza e Lettere, poi approfondì l’amore per le Lettere nelle università di Lisbona e negli Stati Uniti. Aveva una grande predisposizione per le lingue e molto giovane parlava già latino, francese e inglese. Il primo sonetto risale all’età di 12 anni e nel 1962 iniziò a scrivere nel “Jornal da Bahia”. “Somente um Canto”, il suo primo libro di poesie, risale al 1968.

Da allora continuò a pubblicare poesia e prosa (romanzi, sceneggiature teatrali e saggi), in tutto 42 libri, ma “transitava in tutte le aree artistiche” dice il figlio Gil Vicente (affermato direttore teatrale), come si conviene ad un vero artista. Partecipò attivamente al “Movimento Poesia Som” che promuoveva recitals di poesia e le sue composizioni apparvero in antologie nazionali e internazionali. Tra le sue opere ricordiamo “Imago” (1972), “Ditado”(1974), “O Canto do Homem Cotidiano” (1977), “Tapete do Tempo (1980), “Poemas Seletos” (!996), “Flores do Caos” pubblicato dall’ed. Labirinto in Portogallo e vincitore di premi. Fu traduttore e professore di inglese per quasi 20 anni, esperienza della quale si servì nel libro “A arte de traduzir”.

La sua opera poetica è vasta e apprezzata da nomi rilevanti della cultura brasiliana, come il poeta Carlos Nejar che lo defini’ “un catalizzatore di immagini, un poeta baiano e universale, un maestro la cui esplosione poetica nasce dal dialogo e dal silenzio”. Alcune delle poesie vennero illustrate da un suo caro amico, il pittore Sante Scaldaferri: “Ci eravamo conosciuti circa 60 anni fa, negli anni ’50, quando lui frequentava a Salvador la Facoltà di Giurisprudenza e io la Scuola di Belle Arti” ricorda “Era una delle piu lucide e brillanti intelligenze che conoscevo. Aveva una memoria previlegiata e conosceva a fondo le religioni de radice africana e cristiana. Una volta mi disse che stava leggendo la Bibbia per la diciassettesima volta in inglese. Ha scritto anche testi critici sulla mia opera artistica. Abitavamo nello stesso quartiere di Itapua e quindi veniva a trovarmi varie volte durante la settimana. Le conversazioni erano lunghe e gradevoli: ridevamo molto quando lui recitava poesie ironiche e velenose, incluse quelle fatte per me!”.

Ildásio si cimentò anche nell’arte musicale ed è noto l’afrosamba “Canto de Yansan”, composto insieme a Baden Powell e dedicato a Silvia, moglie di Baden. Ben 46 delle sue composizioni vennero interpretate da Maria Creuza, Alcione, Maria Bethania, Vinicius de Morães, Toquinho e Gerônimo. Di quest’ultimo tradusse in lingua francese la canzone “É d’Oxum” composta insieme all’autore Vevé Calazans. Scrisse insieme a Gerônimo un capolavoro: “Salve As folhas” (più volte interpretata da Maria Bethania), che Gerônimo ripropone in quasi tutti gli spettacoli in Brasile, ricordando l’ amicizia con Ildásio. “ Mi sento onorato per aver convissuto con questo grande vate e scrittore che aveva una vasta conoscenza della religione afrodiscendente. Al lato di Jorge Amado, ha costruito la storia e la saga di un popolo che ancora oggi patisce il razzismo. Ricordare Ildásio significa parlare di un uomo coraggioso che partecipò alla lotta armata durante la dittatura, ma contemporaneamente lui era un padre, amico e figlio obbediente nella traiettoria della sua lettura dell’Umano in tutte le sue sfaccettature”.

Ildásio Tavares fu anche un drammaturgo e molte delle sue piéces teatrali vennero messe in scena a Bahia e a Rio de Janeiro. Oltre a poesie, due romanzi, un libro di saggi afro-brasiliani, all’amore per la capoeira (fu Lacrau, valente capoeirista di Mestre Bimba), vogliamo ricordarlo soprattutto per aver scritto in Brasile la prima “Opera negra” dal titolo “Lídia de Oxum”, con musica di Lindembergue Cardoso, diretta da Júlio Medaglia. Ildásio mi parlò di quest’opera di cui andava fiero: la sua proposta era “la realizzazione di un’anti-opera che valorizzasse il recitativo musicale e la recitazione parlata. Perciò non sarebbe stata un pretesto per esibire le doti vocali dei solisti, ma si voleva riferire alle distinte espressioni idiomatiche del genere, con una recitazione secca che rispondesse alla funzionalità del momento, ove “la radice africana venisse trattata in un linguaggio contemporaneo”.

Rappresentata al Teatro Castro Alves di Salvador nel 1995, come omaggio ai 300 anni della morte di Zumbi dos Palmares, nello stesso anno giunse anche nei teatri di São Paulo e  Brasilia. Fu  riproposta l’11 e 12 maggio 1996, ai margini della Lagoa de Abaeté di Salvador, davanti ad un pubblico di trentamila persone. L’Opera venne messa in scena grazie alla maestria del direttore teatrale Paolo Dourado che ricorda così quel periodo.  “Io e Ildásio abbiamo fatto insieme la prima mondiale di “Lídia de Oxum”, ma l’opera, in realtà, era stata scritta per metterla in scena nel 1988, nel Centenario dell’Abolizione della schiavitù in Brasile.

Probabilmente, ancora oggi, è l’unica opera brasiliana che parte da un’orchestra sinfonica con un gruppo di percussionisti tradizionali, oltre ai solisti e al coro di ottanta voci, per valorizzare le radici africane della cultura e della musicalità brasiliana. Ildásio secondo me è una di quelle persone che ha seguito fino in fondo il suo destino. Era coetaneo di Gilberto Gil, Caetano Veloso e Glauber Rocha, e, come loro, ha creduto in un’arte nella quale il “popolare” non escluda la possibilità di invenzione e di complessità. Come Vinicius de Morães utilizzò nella sua poesia il ritmo seduttore afrobrasiliano. Come Jorge Amado incontrò nelle tradizioni e riti portati dall’Africa gli stessi valori sofisticati e rivoluzionari che animarono in Europa i movimenti di avanguardia del XX secolo.

Sono molte le ragioni che fanno di Ildásio un importante poeta a Bahia e in tutto il Brasile: lui ha mantenuto sempre intatto il suo credo e ha fatto della poesia e dell’arte un punto fondamentale nel quotidiano della sua vita”. Nel 2008 Ildásio Tavares ricevette la “Medaglia Zumbi dos Palmares” e tra gli invitati c’era Jorge Portugal, educatore, poeta e compositore che così parlò: “Quando Ildasio è nato, un angelo storto, barocco e baiano lo guardò con un sorriso fescennino e decretò la sentenza: “Vai Ildásio, sarai poeta nella vita!”. Lui si moltiplicò e da solo avrebbe potuto popolare tutti gli spazi della letteratura perché esiste Ildásio poeta, Ildásio professore, Ildásio erudito, capace di discutere sui più complessi temi della nostra cultura, poi c’è Ildásio bohémien e amante del paesaggio seduttivo baiano…. Divenne Ildásio Taveira, personaggio memorabile di Jorge Amado nel libro “La Bottega dei Miracoli” che ci trasmette una Bahia negra, negro-meticcia, civilizzata dalla saggezza africana nella sua capacità di creare e resistere”.  
 
 
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TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)


Essa homenagem ao eterno poeta baiano Ildásio Tavares foi publicada na Itália em novembro de 2011 ne “La Lavagna del Sabato”, espaço oferecido pelo escritor brasileiro Julio Monteiro Martins dentro de  www.sagarana.net, revista italiana de alto prestígio literário. 
Desejo festejar a Memoria de Ildásio junto a muitos dos seus amigos que testemunham carinho e estimação para ele. Além das palavras do poeta Carlos Nejar, do professor e escritor Jorge Portugal, do professor e escritor Julio Monteiro Martins, me enviaram testemunhos emocionantes, belissimos, propositadamente para essa materia, o artista plastico Sante Scaldaferri, o diretor teatral Paulo Dourado e o compositor e musico Gerônimo Santana.

Na Itália só agora descubri que eu e Julio Monteiro (escritor de Niteroi que mora na Toscana) tinhamos em comum a amizade com Ildasio. Julio relembra a “sua amizade com Ildásio afetuosa e fragmentada, que se tornou intensa no Rio de Janeiro nos anos 70 durante a ditadura brasileira, na luta contra a censura."

Ildásio era um ser humano impar. Efervescente e culto, não gostava das Academias.  Nós queremos recordá-lo com a sua grande energia, com sua ironia, sua genialidade artistica,  poética pura.
Gostava de repetir nas entrevistas essa frase:” Antes de ser baiano sou grapiuna, Ilhéus è a minha capital: meu cordão umbeligal està enterrado em Gongogi, na Fazenda de Sao Carlos”.  
Nascido no dia 25 de janeiro de 1940 na região do cacau, sul da Bahia, foi "um dos últimos representantes dessa geração que formou a cultura baiana". Amigo de Jorge Amado,  João Ubaldo Ribeiro e Glauber Rocha, nós deixou no dia 31 outubro de 2010 mas permacerà eterno através de sua obra literaria.

Poeta, compositor, escritor e ensaísta, perteceu à geração "Revista da Bahia", juntamente com autores como Cyro de Mattos, José Carlos Capinan, Ruy Espinheiro Filho, que "formaram uma cena prolífica e variada" desde os anos 60. Graduou-se em Direito e Literatura na Ufba. Em seguida, aprofundou o amor para as Letras nas universidades de Lisboa e dos Estados Unidos. Tinha amor pelos idiomas e muito jovem já falava latim, francês e Inglês. Com 12 anos de idade escreveu o primeiro soneto e em 1962 começou a publicar no "Jornal da Bahia". "Somente um Canto," seu primeiro livro de poemas, remonta a 1968. Desde então, ele continuou a publicar poesia e prosa (romances, peças de teatro e ensaios), cerca de 42 livros, mas " transitava por todas as áreas da arte", diz o filho Gil Vicente, afirmado diretor de teatro, como se convém a um verdadeiro artista.

Ele participou ativamente do "Movimento Poesia Som", que promovia recitais de poesia. Suas composições apareceram em antologias nacionais e internacionais. Entre as obras estão "Imago" (1972), "Ditado" (1974), "O Canto do Homem Cotidiano" (1977), "Tapete do Tempo (1980)," Poemas Seletos "(1996)," Flores do Caos ", publicado pela ed. Labirinto em Portugal e ganhador de prêmios. Foi tradutor e professor de inglês durante quase 20 anos e usou essa experiência para escrever "A arte de Traduzir".

Sua obra poética é extensa e apreciada por nomes importantes da cultura brasileira, como o poeta Carlos Nejar que o define "catalisador de imagens, poeta baiano e universal, mestre cuja explosão poética vem do diálogo e do silêncio." Alguns dos poemas foram ilustrados por um amigo queridissimo, o pintor Sante Scaldaferri: "Nós nos conhecemos há aproximadamente 60 anos, nos anos 50, quando quando ele freqüentava a Faculdade de Direito e eu a Escola de Belas Artes a Salvador" lembra " Podia ter se juntado aos jovens que hoje pertencem à chamada “Geração MAPA”. Não sei por que não. Talento não lhe faltava. Foi uma das mais lúcidas e brilhantes inteligências que conheci.  Tinha uma memória privilegiada. Bastava ler somente uma vez. Conhecia a fundo as religiões de cunho africano e as cristãs. Certa vez me falou que estava lendo a Bíblia pela décima sete vez, em inglês. Escreveu vários livros. No decorrer dos anos, escreveu também textos críticos sobre o meu trabalho. Mas, sobre tudo, foi um grande poeta. Morando no mesmo bairro de Itapuã, vinha várias vezes por semana me visitar. Ai a conversa era longa e agradável. Dávamos muitas risadas, quando ele recitava as quadrinhas irônicas e venenosas. Inclusive várias com o meu nome”.

Ildásio se dedicou tambem à arte musical. E’ conhecido o afrosamba "Canto de Yansan", composto com Baden Powell e dedicado a Silvia, esposa de Baden. 46 de suas composições foram interpretadas por Maria Creuza, Alcione, Maria Bethânia, Vinicius de Morães, Toquinho e Gerônimo. Traduziu em frances a canção "É de Oxum", ecrita por Gerônimo e Veve Calazans. Junto com Gerônimo escreveu uma obra-prima, "Salve As Flohas" que o artista canta em quase todos os shows no Brasil, lembrando da amizade com Ildásio. " Sinto- me honrado por ter convivido com esse grande vate e escritor com um vasto conhecimento da religião afro descendente pelo qual tinha o posto de ministro da guerra de Xangô. Ao lado de seu irmão de santo Jorge Amado, construíram a história e a saga de um povo que até hoje sofre na pele a repulsão pela cor e a sua cultura religiosa que veio com os ancestrais da África para Bahia. Falar dele é o mesmo teor e calibre de um Homem corajoso aguerrido que participou na luta armada durante a ditadura militar. Ao mêsmo tempo foi um grande pai, amigo e filho, obediente no caminho até a sua leitura sobre o humano. Penso que oba aaré(o ministro da guerra de Xangô) é o resultado de vários seres humanos que existe na Bahia com seus amores sofrimento graças e alegria. Mesmo sem estar no meio de nós o seu nome é a eterna dinâmica. Meu amigo, pai e irmão... Atotô, Oré Min."

Ildásio também foi dramaturgo e muitas de suas peças teatrais foram encenadas na Bahia e no Rio de Janeiro. Além de poesia, dois romances, um livro de ensaios afro-brasileiros e o amor pela capoeira, gostariamos lembra-lo por ter escrito a primeira Opera-Negra" intitulada "Lídia de Oxum", com música de Lindembergue Cardoso, regida por Júlio Medaglia. Ildásio me falou sobre esse trabalho de que ele estava orgulhoso. A sua  proposta era "a  realização de uma “antiópera”, valorizando o recitativo musical e a recitação falada. Portanto não deveria ser um pretexto para a exibição dos atributos vocais de solistas; pretendia “referir-se” às distintas expressões idiomáticas do recitativo secco e recitativo accompagnato, respondendo à funcionalidade do momento seja a caracterização da personagem, a construção da dramaticidade, a rápida evolução da ação para que as raízes africanas fossem tratadas em uma linguagem contemporânea."

Encenado no Teatro Castro Alves em Salvador, em 1995, como homenagem aos 300 anos da morte de Zumbi dos Palmares, no mêsmo ano foi apresentada nos teatros de São Paulo e Brasília. Foi apresentada de novo em 11 e 12 de Maio de 1996, na beira da Lagoa de Abaeté em Salvador, diante de uma platéia de 30 mil pessoas. A ópera foi encenada graças à habilidade do diretor de teatro Paulo Dourado que relembra desse período. "Juntos, eu e Ildasio fizemos a estreia mundial de Lídia de Oxum. Lídia foi escrita para ser encenada em 1988 em homenagem ao Centenário da Abolição da Escravatura no Brasil e, ainda hoje, é provavelmente a única ópera brasileira que parte de uma orquestra sinfônica, com um grupo de percussionistas tradicionais além de solistas e coro de oitenta vozes, para tematizar as raízes africanas da cultura e da musicalidade brasileira.

Se tem pessoas que parecem ter cumprido o seu destino na vida, ele é certamente uma dessas pessoas. Coetâneo de Gil, Caetano e Glauber, encarnou a mesma motivação por uma arte, em que o "popular" não exclua a possibilidade de invenção e a complexidade. Como Vinícius de Morães aliou a sua poesia elaborada ao balanço sedutor dos ritmos e das sonoridades afrobrasileiras. Como Jorge Amado encontrou nas tradições e rituais trazidos para o Brasil pelas velhas matriarcas africanas (e que são os fundamentos reais da cultura brasileira), os mesmos valores sofisticados e revolucionários que animaram na Europa, os movimentos vanguardistas e comportamentais do Século XX.
São muitas as razões que fazem de Ildásio Tavares um importante poeta da Bahia e do Brasil contemporâneos. Sobretudo, ele conseguiu manter vivas as suas motivações originais. E assim, fez poesia e arte de uma forma essencial. Como se isso fosse imprescindível para, a cada dia, deitar e dormir, com a consciência tranquilzada pelo sonho e por essa energia misteriosa que emana do chão, das coisas e das pessoas pelas ruas da Bahia. Axé Ildásio." 

Em 2008 Ildásio recebeu a "Medalha Zumbi dos Palmares" e entre os convidados estava o professor e compositor Jorge Portugal que assim falou: " Quando ele nasceu, um anjo torto, barroco e baiano, olhou-o com um sorriso fescenino e decretou em sentença: “vai, poeta, ser Ildásio na vida!” Daí em diante, ele só se multiplicou por inúmeras faces e, sozinho, poderia muito bem ter povoado todos os espaços e recantos da literatura. Existe o Ildásio poeta, o Ildásio professor, o Ildásio erudito, capaz de discorrer com elegância e conhecimento profundo sobre dez dos dez mais complexos assuntos que pautam nossa cultura; temos também o Ildásio boêmio e amante da sedutora paisagem baiana... Esse também pode ser chamado Ildásio Taveira, personagem memorável de Jorge Amado no seminal A Tenda dos Milagres, que nos comunica uma Bahia negra, negro-mestiça, civilizada pela sabedoria africana, na sua capacidade de criar e resistir”.
 
                                                                               
 
 
 
 
Antonella Rita Roscilli, brasilianista e giornalista. Si dedica alla divulgazione di cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa. Laureata in Lingua e Lett. Brasiliana presso “La Sapienza”, Università di Roma, è Mestre em Cultura e Sociedade (Facom-Ufba). Biografa della memorialista Zélia Gattai Amado, ha pubblicato le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011). Ha curato la post-fazione dell’edizione italiana di Un cappello di viaggio (ed. Sperling &Kupfer) di Zélia Gattai. Collaboratrice della "Fundação Casa de Jorge Amado" di Salvador (Bahia). Membro corrispondente dell'ALB (Academia de Letras da Bahia) e Socia correspondente dell’IGHB (Instituto Geográfico e Histórico da Bahia).