LA MIA INTERVISTA ALL'ARCHITETTO BRASILIANO OSCAR NIEMEYER: LA COERENZA DELLE CURVE DEL TEMPO
Antonella Rita Roscilli
Foto di Zélia Gattai
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

                                                                                                     Roma, 6 dicembre 2012
Queste pagine sono il mio personale omaggio al grande architetto brasiliano Oscar Niemeyer che è volato via ieri notte, quando in Italia era già il 6 dicembre 2012, all'età di 104 anni. Per me  rappresenta un grande umanista del secolo XX e inizi del XXI. Le parole di risposta che mi aveva dato nella intervista brillano. Il suo pensiero, i valori, l'esempio di coerenza e onestà in lui brilla.
A lui, a fine 2007, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano concesse la massima onorificienza di "Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana" che venne consegnata da Michele Valensise, allora Ambasciatore dell'Italia in Brasile. E oggi brilla ancora di più. Rircordo che l' Ambasciata d'Italia in onore dei suoi 100 anni organizzò a fine 2007 un bellissimo convegno a Brasilia.
Si trattò di un  il seminario organizzato da Paolo de Santis, addetto scientifico dell'Ambasciata d'Italia, in collaborazione con Alberto Peverati del Conselho Nacional de Secretários Estaduais de Ciência, Tecnologia e Inovação - CONSECTI. E tra gli illustri presenti, mi ricordo di un grande amico di Oscar Niemeyer, il prof. e fisico baiano Ubirajara Brito, ex ministro della Educazione, Scienza e Tecnologia negli anni '80, e autore, tra gli altri, del bellissimo libro "Roteiro para Reflexão Sobre o Pensamento Ocidental e a Educacão no Brasil"

Questa intervista a Oscar Niemeyer che vi invito a leggere, venne in parte pubblicata nel giornale italiano "Il Manifesto" nel 2008, nella rivista italiana on line "Sagarana" e nella rivista "Cinearte" nel 2010.
Ecco la versione integrale:
                                                                                           Rio de Janeiro – Gennaio 2008
[...] "Il suo studio si trova nell'edificio della Avenida Atlantica di Copacabana, davanti alla baia di Rio de Janeiro. Oscar Niemeyer risponde alle mie domande. E' la prima intervista concessa dopo le lunghe feste per il suo compleanno dei 100 anni. Non riferisce molto della costruzione di Brasilia, ma della sua infanzia, del suo pensiero politico. Ricorda i suoi amici, Fidel Castro, Jorge Amado, Zélia Gattai; esprime punti di vista sulla politica di Lula e Bush e declama il suo amore per l'Italia. Dalle sue parole sorge l'immagine di un uomo che valuta l'essenza della vita, oltre alla passione per l'architettura, un essere umano che guarda avanti, ai prossimi progetti, con coraggio e coerenza. Niemeyer "colui che ha le montagne di Rio negli occhi" così lo aveva definito Le Corbusier, il grande architetto svizzero naturalizzato francese.


A.R.R. “Non è l’angolo retto che mi attrae, ciò che mi attrae è la linea libera e sensuale ...la curva che incontro nelle montagne…”.  Così lei dice.  Ho letto che da piccolo amava disegnare con il dito nell’aria
Com’è stata la sua infanzia?

O.N. E’ vero. Parlo un po’ di questo nel mio libro di memorie "As curvas do tempo. Memórias" (ed. Revan) in cui racconto come il disegno mi abbia condotto all’architettura.


A.R.R:: Com'è stata la sua infanzia?
O.N. La mia infanzia è  stata meravigliosa. I miei migliori ricordi dell’infanzia sono nella casa che si trova nel quartiere Laranjeiras di Rio de Janeiro dove vivevo con i miei cari nonni materni, Maria Eugenia e Antonio Augusto Ribeiro de Almeida. Lui era un esempio di correttezza etica e di non attaccamento al denaro che influì molto su di me.


A.R.R.: Nel dicembre 2007, in occasione dei suoi 100 anni di età, si è tenuto a Brasilia un Convegno dedicato alla sua opera, organizzato dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con la CONSECTI. In quell’occasione tutti i suoi collaboratori hanno parlato del suo lato professionale e di quanto hanno appreso con lei, ma hanno sottolineato sempre i suoi valori umani. Chi è Oscar Niemeyer?

O.N.: Un essere umano come qualsiasi altro. Qualcuno che porta con sé le angustie che caratterizzano la nostra precaria condizione umana, qualcuno che ha sempre la consapevolezza che la vita è un soffio e l’uomo è insignificante davanti a questo universo che incanta e umilia.


A.R.R.: Il 15 settembre 1956 il Presidente Kubitchek venne nella sua casa das Canoas, dove lei viveva, per invitarla a collaborare alla nuova capitale che stava pensando di costruire al centro del Paese. Cosa rappresentò all’epoca l’invenzione di Brasilia nel centro dimenticato e inospitale del Brasile? Cosa pensa oggi di Brasilia?

O.N. : Preferisco limitarmi a dire che Brasilia fu il sogno prediletto di Jucelino Kubitchek. Fu il cammino che lui trovò per trasportare il progresso all’interno del paese. E ciò è accaduto, indipendentemente dalle critiche che alcuni fecero (o fanno!) alla nuova capitale.


A.R.R.: Nel 1964 lei tornò da Israele dove aveva progettato l’Università di Haifa e incontrò un Brasile diverso. Il presidente João Goulart aveva accettato l’incarico nel 1961 dopo la rinuncia del presidente eletto Janio Quadros. Ma nel marzo 1964 venne deposto con un golpe militare e il nuovo capo fu il generale Castelo Branco. La dittatura in Brasile durò fino al 1985. Lei si autoesiliò in Francia. Cosa ha rappresentato l’esilio nella sua vita?

O.N.: L’esperienza dell’esilio è stata molto ricca per me perché mi ha garantito la possibilità di approfondire la mia coscienza politica. Fuori del mio Paese mi sono potuto dedicare a progetti importanti come la creazione dell’Università di Constantine (in Tunisia), l’università dei sogni, un’ esperienza pioniera nella costruzione di una università volta all’integrazione tra le varie aree della conoscenza, che potesse combattere l’iper-specializzazione riduttiva che ancora colpisce i corsi superiori scolastici in tutto il mondo. E’ una risposta che ha un significato politico ed educativo importante che ho spiegato nel libro pubblicato recentemente dall’Editore Revan di Rio de Janeiro

 

A.R.R. Cosa pensa del leader comunista Luiz Carlos Prestes?

O.N.: E’ uno dei più grandi brasiliani che ho conosciuto. Ho mantenuto con lui un buon rapporto di amicizia. Luiz Carlos Prestes è stato un patriota, un cittadino che ha lottato durante tutta la vita per il suo popolo, contro la miseria e le differenze sociali che, purtroppo, ancora persistono nel Brasile.

 

A.R.R. Cosa pensa del governo Lula?

O.N. E’ un governo che conta su un innegabile appoggio popolare e si è unito al movimento di difesa dell’America Latina, che si sta espandendo in tutto il nostro continente.

 

A.R.R. Come riesce ad essere sempre così coerente con il suo pensiero politico?

O.N. Credo di essere giunto a questa coerenza senza alcuno sforzo.

 

A.R.R: Fidel Castro una volta ha detto: "Nel mondo restano solo due comunisti: io e Niemeyer". Cosa pensa di Fidel Castro e di Cuba oggi?

O.N.: Fidel ancora è il riferimento politico fondamentale nella lotta per la sovranità dei popoli latino-americani, contro l’imperialismo degli Stati Uniti. Cuba rappresenta secondo me un esempio grandioso di resistenza contro questo mostro infame.

A.R.R.: Cosa pensa della  politica degli Stati Uniti nel mondo?

O.N. : Secondo me è uno schifo completo!...Dobbiamo comprendere che la politica globale nordamericana non è rivolta all’esterno, ma verso il suo interno sebbene il suo impatto sul resto del mondo sia stato grande e disastroso.


A.R.R.: La moglie di Jorge Amado, la memorialista Zélia Gattai mi ha mostrato a Salvador nella sua casa una scultura che lei ha realizzato per Amado accompagnata da una frase bellissima. Questa scultura verrà esibita nel futuro Memoriale. Cosa può raccontare sulla vostra amicizia?

O.N.: Jorge Amado era un compagno straordinario. Sono indimenticabili gli incontri che ho avuto con questo grande scrittore e sua moglie Zélia Gattai. Non mi ricordo con esattezza come li ho conosciuti; ma come mi è caro il ricordo dei nostri dialoghi interminabili, dell’allegria di Jorge, della simpatia di questa coppia! 


A.R.R.: Nel 2007 ha ricevuto il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana concessole dal Presidente della Repubblica Napolitano e Le è stato consegnato a Rio personalmente da Michele Valensise, Ambasciatore dell’Italia in Brasile. Cosa ha provato?

O.N.: Mi sono sentito veramente molto onorato nel ricevere questo premio dall’Italia.



A.R.R.: Lei ha realizzato varie opere in Italia. Il Palazzo della Mondadori (1968-75), la sede della Fata-European Group a Torino (1976-81), il progetto del Congiunto architettonico di Vicenza (1978-79), il progetto del Ponte dell’Accademia a Venezia (1985), il progetto di uno stadio per Torino (1987), il progetto di un auditorium per Ravello. Nel suo libro "Le curve del tempo. Memorie" pubblicato nel 1999 scrive: "Com’è bella l’Italia e come sono buoni e allegri i nostri amici italiani. Come mi piaceva conoscere le opere del Palladio, di Brunelleschi, il Palazzo dei Dogi ecc. Può parlare un po’ di questo suo rapporto con l’Italia?

O.N.: Parlo sempre con molto affetto e entusiasmo dell’Italia , della sua gente amabile, del peso della sua cultura artistica. L’Italia….percorrere questo Paese significa incontrare dappertutto la bellezza in modo sempre sorprendente e rinnovato. Ho fatto molte amicizie che coltivo ancora oggi…insieme ai teneri ricordi che ho dei miei viaggi a Venezia…

 


A.R.R: Al Convegno di Brasilia è intervenuto anche un suo caro amico italiano, l’architetto toscano Massimo Gennari che ha portato per lei un riconoscimento concesso dalla Facoltà di Architettura di Firenze. Può dirmi qualcosa su di lui?

O.N.: Massimo Gennari è un amico generoso, di una gentilezza fuori del comune. Gennari con competenza e affetto si è occupato del mio progetto della sede Fata-European Group a Torino alla fine degli anni ‘70.

 

A.R.R.: L’Istituto di Architettura e Umanità a Niteroi è un progetto a cui lei è molto interessato. Perché?

O.N.: La denominazione corretta è Scuola di Architettura e Umanità. Cerca di rispondere alla problematica della formazione che affligge i giovani in Brasile, specie quelli che escono dai corsi di livello superiore. In questa Scuola sarà riservato un ampio spazio per l’incentivo alla lettura – non solo di scrittori, ma anche di intellettuali che hanno dato contributi in campi diversi come la Filosofia, la Teoria Politica, la Storia, l’Economia, per affrontare le grandi questioni che formano il tessuto della nostra vita. L’obiettivo di questa istituzione è creare un corso più libero che includerà anche attività relazionate alla mia architettura e al tempo culturale in cui essa si inserisce.


A.R.R.: Perché lei e altri avete deciso di tenere lezioni di Filosofia nel suo studio di Copacabana?

O.N.: Ci ha motivato non la pretesa di ritenerci intellettuali, ma l’interesse a conoscere di più il dramma dell’essere umano e altre questioni che la Filosofia cerca di affrontare.

 

A.R.R.: Lei ha realizzato opere architettoniche nel mondo intero. Cosa rappresenta l’architettura nella sua vita?

O.N.:  E’ il mio lavoro. E’ l’attività a cui mi dedico con maggiore entusiasmo, pur essendo cosciente che la cosa più importante non è l’architettura. Le cose fondamentali sono la vita, gli amici, la famiglia, questo mondo ingiusto che dobbiamo trasformare.

 

A.R.R:: Qual è il suo sogno oggi?

O.N.: Forse il mio sogno è oggi quello di veder funzionare nella città di Niteroi la Scuola di Architettura e Umanità.

 

 

 

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TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

A MINHA ENTREVISTA  COM OSCAR NIEMEYER: A COERÊNCIA DAS CURVAS DO TEMPO.
de Antonella Rita Roscilli
 
Essas páginas saem hoje em italiano e em portugues e, pela primeira vez,  de forma completa. Representam hoje a minha pessoal homenagem a Oscar  Niemeyer que se foi ontem a noite, quando aqui na Itália, por causa do fuso horário, jà estavamos no dia 6 de dezembro de 2012. Um grande arquiteto Oscar Niemeyer, para mim também um fantastico humanista. As palavras dele nas respostas que deu na entrevista brilham. O pensamento dele, os valores, o exemplo de coerência e honestidade dele, brilham. A ele, em 2007, o Presidente da Repubblica da Itália Giorgio Napolitano concedeu o máximo reconhecimento de “Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana” que lhe foi entregue no Rio de Janeiro pelo Embaixador da Itália no Brasil Michele Valensise . E hoje aquela Estrela brilha ainda mais. Me lembro que na ocasião dos 100 anos dele a Embaixada da Itália no Brasil organizou um belissimo convenio em Brasilia para homenagea-lo.  Foi organizado por Paolo de Santis, Adido Cientifico da Embaixada da Itália, com Alberto Peverati do Conselho Nacional de Secretários Estaduais de Ciência, Tecnologia e Inovação - CONSECTI. E entre os ilustres que participaram me lembro do grande amigo de Oscar Niemeyer, o prof. e fisico baiano Ubirajara Brito,ex-ministro da Educação e da Ciência e Tecnologia na década de 1980, autor, entre outros livros, do belissimo texto "Roteiro para Reflexão Sobre o Pensamento Ocidental e a Educacão no Brasil"

A entrevista a Oscar Niemeyer , em parte foi publicada em 2008 no jornal italiano “Il Manifesto”, na revistas italianas “Sagarana” e “Cinearte” em 2010.
Mas aqui vai a entrevista completa:
                                                                                                     Rio de Janeiro - Janeiro de 2008

"[...]  Seu estúdio está localizado em um edifício na Avenida  Atlântica de Copacabana Ave, em frente a bahia do Rio de Janeiro. No final de janeiro Oscar Niemeyer, responde às minhas perguntas. É a primeira entrevista concedida após longas comemorações para seu aniversário de 100 anos: não me fala muito sobre a construção de Brasília, mas da sua infância, do seu pensamento político. Se lembra de seus amigos, Fidel Castro, Jorge Amado, Zélia Gattai, expressa pontos de vista sobre a política de Lula e Bush e declama seu amor para a Itália. De suas palavras, surge a imagem de um homem que avalia a essência da vida para além da paixão pela arquitetura, um ser humano que olha sempre para seus futuros projetos com coragem e coerência.  Niemeyer, "aquele que tem as montanhas do Rio nos olhos", assim o definiu o arquiteto frances de origem suiça Le Corbusier.  [...]

A.R.R.: "Não é o ângulo reto que me atrai, o que me atrai é a linha livre e sensual, a curva que encontro…"  Você disse essas palavras.

O.N.: É verdade. Eu falo um pouco disso no meu livro de memórias "As curvas do tempo", onde eu falo sobre como o desenho me levou à arquitetura.

A.R.R: Como foi sua infância? Li que, quando criança, voce gostava de desenhar com o dedo no ar”
O.N.: Foi maravilhosa. Minhas lembranças de infância estão na casa do bairro de Laranjeiras, no do Rio de Janeiro, onde eu morava com meus avós queridos, Eugenia Maria e Antonio Augusto Ribeiro de Almeida. Ele foi um exemplo de honestidade e ética, de não-apego ao dinheiro e essa coisas me marcaram muito.

A.R.R.:   Em dezembro de 2007, na ocasião de seus 100 anos de idade, foi realizada em Brasília uma conferência dedicada à sua obra, organizada pela Embaixada Italiana com a CONSECTI. Naquele tempo todos os seus colegas falera sobre o seu lado profissional e que aprenderam com voce, mas sempre destacaram seu valor como pessoa, simples e sincera. Quem é Oscar Niemeyer?
O.N.: Um ser humano como qualquer outro. Alguém que traz a angústia que definir nossa frágil condição humana e tem constantemente conscientes de que a vida é uma brisa, eo homem é insignificante diante deste universo que encanta e degrada.


A.R.R: Em 15 de Setembro 1956, o Presidente Kubitschek Canoas chegou na sua casa das Canoas onde voce morava, para convidá-lo a colaborar na construição da nova capital no centro do país. O que representou na época a invenção de Brasília, no centro esquecido do Brasil?  O que você acha hoje em Brasília?
O.N.: Eu prefiro me limitar a dizer que Brasília foi o sonho favorito de Jucelino Kubitschek. Foi a maneira que ele encontrou para levar o progresso no país. E isso ocorreu, independentemente das críticas que alguns fizeram (ou não!) Para a nova capital.


A.R.R. Em 1964, você voltou de Israel, onde projetou a Universidade de Haifa e encontrou um Brasil diferente. O Presidente João Goulart tinha aceito o cargo em 1961, após a renúncia do Presidente eleito Jânio Quadros. Mas em março de 1964, ele foi deposto com  um golpe militar e o novo líder era o general Castelo Branco. A ditadura no Brasil durou até 1985. Voce se auto-exíliou na França. O que representa o exílio na sua vida?
O.N. A experiência do exílio foi muito rica para mim, porque eu tive a oportunidade de continuar a enriquecer minha consciência política. Fora do meu país que eu me dediquei a grandes projetos, como a criação da Universidade de Constantine (na Tunísia), a Universidade dos Sonhos, uma experiência pioneira no processo de construção de uma universidade que tivesse a integração de diferentes áreas do conhecimento, que pudesse lutar contra a hiper-especialização redutora que ainda afeta os cursos de ensino superior em todo o mundo. É uma resposta que tem um significado político e educacional importante que eu explico no livro recentemente publicado pela Editora Revan, no Rio de Janeiro


A.R.R.: O que você acha de o líder comunista Luiz Carlos Prestes?
O.N. E’ um dos maiores brasileiros que eu conheço. Eu mantive com ele uma boa relação de amizade. Patriota, Luiz Carlos Prestes foi um patriota, um cidadão que lutou durante toda a vida  para o seu povo, contra a miseria e as diferenças sociais que, infelizmente, ainda persistem no Brasil.


A.R.R.:  Como consegue ser tão coerente com o seu pensamento político?
Acho que cheguei a esta coerência, sem esforço nenhum.


A.R.R. Fidel Castro disse uma vez: "No mundo, existem apenas dois comunistas e eu Niemeyer." O que você acha de Fidel Castro e de Cuba hoje?


O.N.: Fidel ainda é a referência política na luta pela soberania dos povos latino-americanos, contra o imperialismo dos EUA. Cuba é na minha opinião um grande exemplo de resistência contra esse monstro infame.


A.R.R: O que você acha da política dos Estados Unidos no mundo?
O.N. Eu acho que é uma porcaria completa! ... Temos que entender que a política americana global não é dirigida para se abrir ao exterior, mas para dentro, o  seu impacto sobre o resto do mundo è grande e desastroso.


A.R.R. Você foi um grande amigo de Jorge Amado. Em casa de Zélia Gattai  vi uma escultura com uma bela frase direta ao seu amigo Jorge. Esta escultura será exposta no memorial futuro Memorial de rua Alagoinhas, 33. O que você pode dizer sobre a vossa amizade?
O.N. : Jorge Amado era um companheiro extraordinário. São encontros inesquecíveis que tive com este grande escritor e sua esposa Zélia Gattai. Eu não me lembro exatamente como eu os conheci, mas como gosto de lembrar das nossas conversas interminaveis, da alegria de Jorge! Da simpatia desse casal!


A.R.R.: Em 2007, você recebeu o título de “Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella della Solidarietà italiana” que lhe foi concedida pelo Presidente da República da Itália Giorgio Napolitano e foi entregue pessoalmente ao Rio de Janeiro por Michele Valensise, Embaixador da Itália no Brasil. Como você se sentiu?
O.N.: Eu me senti muito honrado em receber este prêmio da Itália.


A.R.R: Você fez varias obras na Itália. O Palácio da Mondadori (1968-1975), a sede do Fata-European Group da cidade de Torino (1976-1981), o projeto de conjunto arquitetônico de Vicenza (1978-79), o projeto da Ponte dell’Accademia, em Venezia (1985), o projeto de um estádio para Torino (1987), o projeto de um auditórium para Ravello. Em seu livro "As curvas do tempo. Memórias ", publicado em 1999, escreve:" Como é bela Itália e como são bons e alegres nossos amigos italianos. Como eu gostava de ver as obras de Palladio, Brunelleschi, il Palazzo dei dogi ecc.” Você pode falar um pouco desse seu relacionamento com a Itália?
O.N.: Eu falo com muito carinho e entusiasmo da Itália, seu povo amável, o peso da sua cultura artística. Viajar para Itália significa conhecer uma beleza tão incrível e sempre renovada. Fiz muitos amigos que ainda cultivo até hoje ... junto com as boas lembranças que tenho de minhas viagens a Venezia ...


A.R.R.: No Convenio de Brasília, organizado pela Embaixada da Itália, em dezembro de 2007, participou  um amigo seu que é o arquiteto italiano Massimo Gennari, toscano. Ele falou muito do seu lado humano e trouxe também um belo reconhecimento para você oferecido pela Faculdade de Arquitectura de Firenze. Você pode falar um pouco da vossa amizade?
O.N.: Massimo Gennari é um amigo generoso, de uma gentileza fora do comum. Gennari com competencia e carinho se ocupou do meu projeto da Fata European Grupo de Torino.
 
 
A.R.R. O que você acha do governo Lula?
O.N.: É um governo que conta com um apoio inegável popular e se juntou ao movimento para a defesa da América Latina, que está se expandindo por todo o continente.


A.R.R. O Instituto de Arquitetura e Humanidade em Niterói é agora um projeto em que voce està muito interessado.
O.N. O nome correto é a Escola de Arquitetura e Humanidade. Procura responder ao problema da formaçao profissional que os jovens enfrentam no Brasil, especialmente aqueles que vêm de cursos de nível superior. Essa escola vai dar tempo suficiente para estimular a leitura - não apenas de escritores, mas também de intelectuais que deram contribuições em campos tão diversos como a Filosofia, Teoria Política, História, Economia, para enfrentar os grandes questões que formam o tecido de nossas vidas. O objetivo desta instituição é a criação de um curso mais livre que irá incluir atividades relacionadas com a minha arquitetura e o tempo cultural em que está inserida.


A.R.R: Por que você e outros decidiram de dar aulas de filosofia no seu estúdio em Copacabana?
O.N. Nos motivou não a pretençao de nós considerar intelectuais, mas o interesse em aprender mais sobre o drama das questões humanas e outras que a filosofia procura abordar.


A.R.R. Você realizou obras arquitetônicas no mundo inteiro. O que representa a arquitetura em sua vida?
É o meu trabalho. E’ a atividade a que eu me dedico com  o maior entusiasmo, embora ciente de que o mais importante não é a arquitetura. Os princípios fundamentais são a vida, os amigos, a família, este mundo injusto que devemos transformar.


A.R.R. Qual é o seu sonho hoje?
O.N. Talvez o meu hoje sonho seja o de ver construída na cidade de Niterói a Escola de Arquitetura e Humanidade.


Scultura di O.Niemeyer del 2004 donata a Zèlia Gattai per il futuro Memoriale di Jorge Amado.
Foto di A.R.R.

Antonella Rita Roscilli, brasilianista e giornalista. Si dedica alla divulgazione di cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa lusofona. Laureata in Lingua e Lett. Brasiliana presso “La Sapienza”, Università di Roma, è Mestre em Cultura e Sociedade (Facom-Ufba). Biografa della memorialista Zélia Gattai Amado, ha pubblicato le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011). Ha curato la post-fazione dell’edizione italiana di Un cappello di viaggio (ed. Sperling &Kupfer) di Zélia Gattai. Corrispondente per l'Italia della "Fundação Casa de Jorge Amado" di Salvador (Bahia). Membro corrispondente dell'ALB (Academia de Letras da Bahia) e Socia correspondente dell’IGHB (Instituto Geográfico e Histórico da Bahia).