Jorge Amado nella rappresentazione di Ilhéus -IN ITALIANO E PORTOGHESE -
Dalla storia e dalla narrativa allo sviluppo della città
Maria de Lourdes Netto Simões
Ilhéus: casa di Jorge Amado
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

 
Cento anni non sono cento giorni!....Questo è un modo di dire brasiliano quando, prendendo il tempo come riferimento, si vuole esprimere l’importanza di qualcosa o di qualcuno. In quest’anno durante il quale si festeggiano i cento anni di Jorge Amado, il tempo si impone e il suo significato si amplia perché questo scrittore con la sua opera letteraria ha portato nel mondo la cultura baiana.
 
Nato a Ferradas (1912), allora distretto di Itabuna, Jorge Amado visse la sua infanzia a Ilhéus (Bahia). Città-cuore del sud di Bahia, Itabuna e Ilhéus divennero sorelle perchè erano il luogo ove nacque il loro figlio più illustre.
 
Da bambino del cacao, figlio di fazendeiros, Jorge Amado divenne icona del sud di Bahia, riferimento mondiale della letteratura brasiliana. In questo senso ci chiediamo quanto nella sua letteratura sia presente il luogo, ovvero quanto sia presente lo scambio continuo tra luogo e autore.
Da un lato ci si chiede: le terre dove visse il bambino Jorge, interferirono nell’immaginario dello scrittore? La sua opera letteraria contiene le caratteristiche delle terre del cacao? D’altro canto ci si chiede: l’opera amadiana ha influenzato il quotidiano ilheense? La sua opera ha avuto un impatto sullo sviluppo locale?
 
Nell’ambito della vasta opera amadiana cercherò quindi di evidenziare un po’ dell’immaginario che racconta la terra grapiúna, la Saga del Cacao, rappresentata nei romanzi Cacau (1933), Terras do Sem Fim (1942), São Jorge dos Ilheus (1944), Gabriela Cravo e Canela (1958), Tocaia Grande (1948). Per questo ricorrerò alle memorie del bambino Jorge, del libro “O Menino Grapiúna” (1981), (Il ragazzo di Bahia).
 
In un primo momento mi occuperò della costruzione di questa saga illustrandovi la storia e cercando in essa le caratteristiche delle terre del cacao. Quindi tesserò riflessioni sul contributo del romanzo e dell’icona Jorge Amado per la comunità del sud di Bahia e più in particolare della città di Ilhéus. Così mostrerò quanto la letteratura sia influenzata dalla storia e quanto essa influenzi la  storia (Simões, 2002). In questo caso specifico penso a quanto la regione abbia arricchito l’immaginario amadiano e come esso contribuisca allo sviluppo locale.
 
La presenza di Ilhéus nella letteratura amadiana
Jorge Amado considera le sue origini estremamente legate alla formazione della cultura del sud di Bahia e nel libro “Il ragazzo di Bahia” afferma:
         Quando era ragazzo, mio padre aveva abbandonato la città sergipana di Estância, civilizzata e decadente per l’avventura nel sud di Bahia per impiantare con tanti altri partecipanti di questa saga la civiltà del cacao e forgiare la nazione grapiúna (Amado, 1981)
 
Situata nel cuore della rimanente vegetazione atlantica, la cosiddetta Civiltà del Cacao (sud di Bahia) fa da scenario alla Saga del Cacao amadiano ed è ricca di paesaggi, cultura e storia.
In realtà quella che chiamiamo Regione del Cacao occupa per intero il sud di Bahia, uno spazio che abbraccia le capitaníe ereditarie di São Jorge dos Ilhéus e di Porto Seguro, del Brasile coloniale. Qui il cacao fu impiantato quando “Aires de Casal, nel 1817, nel descrivere la città di Ilhéus o São Jorge registra qualche pianta di cacao accanto a riso e caffè” (Adonias Filho, 1976, p. 14). La saga amadiana intanto si occupa solo della sua regione, delle terre situate nel territorio dell’antica capitania di Ilhéus dove oggi abita la denominata civiltà del cacao:
   Il cacao, nella proporzione in cui altera il paesaggio nel limitare la selva, facendo sorgere fazende, e stabilendo un sistema di commercio, crea culturalmente una regione”  (Adonias Filho)
 

La conquista della terra del  cacao, man mano costruì le matrici culturali della micro regione del cacao: colonnelli, jagunços e lavoratori rurali costruivano una civiltà il cui centro generatore di tutta la dinamica socio-culturale è il cacao, termometro di gioia e tristezza della sua gente. A quel tempo la lavorazione dei frutti d’oro si distinse a livello nazionale e internazionale. Da allora il cacao passò a essere un grande riferimento per l’immaginario regionale.
 
La memoria del ragazzo Jorge registrò tutti i drammi vissuti che vennero trasformati dallo scrittore in romanzo: la questione della terra, la sua conquista; profili tipici; costumi, credenze, valori. Così Jorge Amado costruì progressivamente la sua saga. Nei suoi primi libri, secondo l’ottica del potere, racconta l’origine e la crescita della civiltà grapiúna, lo sviluppo di Ilhéus, la nascita di Tabocas, poi Itabuna.
 
In Cacao, il primo romanzo della saga, evidenzia lo squilibrio sociale: da un lato l’opulenza dei fazendeiros, dall’altra la povertà dei lavoratori:
   Com’era grande la casa del colonnello […]. E guardarono le sue case, […] case di creta, coperte di  paglia, allagate dalla pioggia. (Amado, 1933, p. 12)
 

Il romanzo mostra come l’ambizione, simbolizzata dal visgo do cacau lega le persone alla terra e le rende grapiúna. In Terre del Finimondo Jorge Amado parla delle conquiste feudali e in seguito si occupa della conquista imperialista degli esportatori nel libro São Jorge dos Ilhéus. Ed è lo stesso Amado che dichiara la forma nella quale il tutto verrà romanzato:
   Nei due libri ho tentato di fissare con imparzialità e passione, il dramma dell’economia del cacao, la conquista della terra fatta dai colonnelli feudali al principio del secolo, il passaggio delle terre nelle avide mani degli esportatori ai nostri giorni. E se il dramma della conquista feudale è epico e quello della conquista imperialista è solo meschino, non ne ha colpa il romanzista. (Amado, 1992)
 

Così, passo dopo passo, Amado rappresenta la storia della terra in cui visse l’infanzia. La dimostrazione della forza politica, del progresso locale vengono trattati nel libro Gabriela, Cravo e Canela:
   Progresso era la parola che più si udiva a Ilhéus e a Itabuna (Amado, 1958, p. 69)
 

Tra gli anni ’30 e ’80 nella regione si ebbe un’epoca d’oro: fu un tempo di ricchezza sociale quando il commercio e l’esportazione del cacao provocarono sete di denaro e valori centrati nel possesso. Questa cultura forgiò comportamenti e valori invertiti. L’avidità e gli eccessi divennero elementi che caratterizzarono i comportamenti dell’epoca e vennero romanzati. Così la storia dei colonnelli divenne il focus della narrativa.
 
In seguito l’immaginario amadiano si amplierà, si ridimensionerà e la visione della cultura coronelista guadagnerà un nuovo sguardo. Infatti, più di vent’anni dopo, nel libro Tocaia Grande, Jorge Amado rilegge la saga del cacao ponendo il suo focus sul lavoratore rurale, la prostituta, il nero, il commerciante arabo (siriano e libanese) - i meno favoriti -.

E Amado rivela qui la sua intenzione:
     Voglio scoprire e rivelare la parte oscura, quella che è stata spazzata via dai libri di storia e considerata infame e degradante (J.A. 1984, p. 15).
 
Con contorni epici e partendo dalla prospettiva dei vinti, lo scrittore realizza, quindi, la mitificazione letteraria e ideologica del popolare. Romanza la storia dall’ottica degli esclusi, cercando di ricollocare i grapiúna e discutendo la loro identità.
 
La prospettiva ora è diversa: è quella del riscatto dei veri eroi, attraverso l’evoluzione socio-culturale di una comunità. E’ la dimostrazione di valori etnici e culturali schiacciati dalla violenza della conquista del cacao. La tematica però è la stessa: quella della saga del cacao. Anche l’ambiente è lo stesso: il sud di Bahia.
 
Al riscatto culturale, realizzato nelle opere anteriori, vengono aggiunti aspetti della comunità grapiúna (del suo popolo, della sua cultura, delle sue origini), grazie alla scelta della nuova prospettiva, L’ambiente del colonnello, del lavoratore rurale è arricchito dalla presenza di arabi (siriano-libanesi), neri, contadini sergipani. Questi tre elementi arricchiscono con la loro cultura il profilo regionale.
Così
     Si incrociano costumi, modi di festeggiare e di piangere. Si misturano  sergipani, abitanti del sertão, levantini, lingue e accenti, odori e condimenti, preghiere, piaghe, melodie. […]. Per questo si diceva grapiúna per designare il nuovo Paese e il popolo che lo abitava e lo costruiva. (Amado. 1984, 191).
 

Appaiono elementi ibridi (Canclini, 2003), si assimilano abitudini e costumi; alimentazione, religione, atteggiamenti etici, valori… Progressivamente, alla cosiddetta civiltà del cacao, si incorporano i comportamenti dei nuovi venuti; la comunità grapiúna si arricchisce.
L’opera di Jorge Amado che riguarda la rappresentazione della comunità grapiúna giungerà nei quattro angoli del mondo, verrà tradotta in varie lingue e riletta in vari linguaggi: teatro, telenovele, cinema, fotografia.
 
Il romanzo amadiano e lo sviluppo locale
Nella saga romanzata Ilhéus e la regione soffrono gli eccessi degli uomini e la scelta di una monocoltura. Un detto popolare divenne reale: Nonno ricco, papà nobile, figlio povero. Piaghe di malattie come la podridão parda e la vassoura-de-brouxa devasteranno le colture. Già a partire dagli anni ’90, a causa del notevole impoverimento, la regione cerca altre forme di sopravvivenza.

Perciò risale alla sua privilegiata situazione storica e geografica nella mappa del Paese. Valorizza la sua caratteristica, quella di essere situata nel cuore della vegetazione della Mata Atlântica, di possedere una delle maggiori biodiversità del pianeta e uno dei litorali più belli del Brasile. Anche culturalmente si rende conto della sua singolarità  e del fatto di essere luogo di nascita di uno dei maggiori esponenti della letteratura nazionale: Jorge Amado.

In questa nuova realtà il turismo si impone come una delle alternative più proficue per lo sviluppo di Ilhéus e dell’intera regione. La figura del suo maggiore scrittore diventa il motore del turismo locale. Gli ilheensi ricorrono al fatto che la letteratura amadiana gira il mondo e trasforma i lettori in turisti alla ricerca di posti da riconoscere, quali luoghi immaginati nella lettura.

Perciò oggi l’icona Jorge Amado è potenziata dalla comunità come attrazione per la regione. Il romanzo amadiano funziona come stimolo al movimento (Simões, 2002). Le frontiere ridisegnate dall’immaginario trasformano lo spazio/tempo romanzato in spazio/tempo reale nel lettore (turista della città immaginata) spronandolo al movimento che lo rende turista (lettore della città reale). Il principio è quello per il quale il lettore amadiano un giorno decide di visitare le terre romanzate e così diventa turista nelle Terre del Cacao.
 
Dal suo canto, la comunità grapiúna - e soprattutto la ilheense – tratta l’immaginario amadiano in via inversa, ovvero leggendo la città attraverso l’opera. Così si offre il bolinho di Gabriela al turista che siede nel ristorante Vesuvio; la strada dove abitò lo scrittore diventa via Jorge Amado, e così si attirano i visitatori, incentivandoli a passeggiare nella piazza della cattedrale, o nelle strade strette della città nelle quali camminavano i personaggi Malvina e Gerusa…. Viene restaurato il Bataclan, ora riaperto come casa di attività culturali; nasce un centro di artigianato dove si possono incontrare souvenirs che ricordano i romanzi della saga.

Mentre il turista cerca di riconoscere i luoghi dei romanzi, la presenza dell’immaginario del cacao viene utilizzato turisticamente. La “marca” Jorge Amado è dappertutto. A volte, sentendosi padroni di questa “marca”, si espone l’immagine di una Gabriela negli autobus urbani, negli snack bar, affittacamere…Si colloca il nome in vari tipi di panini, gelati, cioccolatini, si cerca di attrarre il turista con la bellezza, la sensualità, l’odore (di garofano e cannella). Si istituisce il “tipo” Gabriela, vincolata al tempo d’oro del cacao. Ma c’è anche l’abitante che sfrutta l’immaginario valorizzando l’opera amadiana. Attraverso la semiotica fa rileggere la letteratura della sua città.

Stabilisce “ponti” tra l’immaginario e il reale. Attraverso vari linguaggi, la letteratura interferisce nello sviluppo regionale. E’ riletta attraverso il teatro, la danza, la musica, la telenovela, il cinema, la fotografia, la scultura, pittura, documentari. Oltre a questo, cercano di assorbire anche dalle pagine amadiane il modo di ricevere, di mangiare, di vivere. E la città diviene testo. Naturalmente operare il turismo attraverso la letteratura implica una comprensione del funzionamento del mercato culturale nel contesto globalizzato e l’abitante locale sa questo.

Perciò cerca di fare in modo tale che la cultura dia un “tono” di relazione tra locale e globale, tra cultura e turismo. In ciò l’opera amadiana sfrutta lo sviluppo locale. Grazie a questi vari mezzi l’interesse per Ilhéus acquista nuovi colori. La comunità sfrutta la curiosità del turista nel conoscere la città palco di tanti interessi, di tante lotte, tanta vita e mistura culturale. E Ilhéus per il suo sviluppo  segue i cammini amadiani di storia e finzione. 

Traduzione di A.R.R.

BIBLIOGRAFIA 
ADONIAS FILHO. Sul da Bahia: Chão de Cacau. Rio de Janeiro: Civilização  Brasileira, 1976. 
AMADO, Jorge. Cacau. Rio de Janeiro: Ariel Editora, 1933.
AMADO, Jorge. Terras do Sem Fim. 64 ed. Rio de Janeiro: Record, 1999.
AMADO, Jorge. São Jorge dos Ilhéus. 13 ed. Rio de Janeiro: Record, 1992.
AMADO, Jorge. Gabriela , Cravo e Canela. 51ed. Rio de Janeiro: Record, 1975.
AMADO, Jorge. Tocaia Grande: a face obscura. 12 ed. Rio de Janeiro: Record, 2000.
AMADO, Jorge. O Menino Grapiúna. Rio de Janeiro: Companhia das Letras, 1981
CANCLINI, N. G. Culturas Híbridas. Trad. Heloísa Pezza Cintrão, Ana Regina Lessa.3 ed. São Paulo: EDUSP, 2003.
SIMÕES, Maria de Lourdes Netto. De leitor a turista na Ilhéus de Jorge Amado. 
Revista Brasileira de Literatura Comparada, n.6. Belo Horizonte: Abralic,  2002. p. 177 – 184.
                                                                                                                                 
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TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

JORGE AMADO  em representação de ILHÉUS
 - De história e  ficção para o desenvolvimento -
 
Maria de Lourdes Netto Simões[1]
 
 
 
Introdução
 
Cem anos não são cem dias!... Essa é uma forma de falar do povo brasileiro quando, tomando o tempo como referencial, quer expressar a importância de algo ou alguém.
Neste ano em que se comemoram os 100 anos de Jorge Amado, o tempo se impõe, sim;  e se amplia em significação, devido à obra desse escritor ter levado para o mundo a cultura  baiana, através da sua ficção.
 
Nascido em Ferradas (1912), então distrito de Itabuna, Jorge Amado, no entanto, viveu a sua infância em Ilhéus (Bahia – Brasil). Cidades-coração da região Sul-baiana,  Itabuna e Ilhéus irmanam-se por serem berço do seu filho mais ilustre. 
 
De menino do cacau, filho de fazendeiros desbravadores, Jorge Amado tornou-se ícone  sul-baiano (Bahia – Brasil);  referência mundial da ficção brasileira. Nesse sentido, perguntas se impõem no que tange à representação, ou seja, à mútua interferência local/autor, em via de mão dupla. De uma via, questiona-se:  as terras onde o menino Jorge viveu interferiram no imaginário do escritor? a sua obra ficcional apresenta marcas dessas terras do cacau?  Por outra via, também se pergunta:   a obra amadiana tem influenciado no cotidiano ilheense? a obra tem impactado para o desenvolvimento  local? 
 
No âmbito da vasta obra amadiana, aqui, tento evidenciar um pouco do imaginário que conta o chão grapiúna, a Saga do Cacau, representada nos romances:  Cacau (1933), Terras do Sem Fim (1942), São Jorge dos Ilhéus (1944), Gabriela Cravo e Canela (1958), Tocaia Grande – a face obscura (1984).  Para tal, recorro também às memórias do menino Jorge, em O Menino Grapiúna  (1981).
 
No primeiro momento, ocupo-me da construção da referida saga, em representação da história, nela buscando marcas dessas terras do cacau; no segundo,  teço reflexões sobre a contribuição da ficção e do ícone  Jorge Amado para a comunidade sul-baiana, mais especificamente a cidade de Ilhéus. Assim procedendo, expresso a minha compreensão do literário como influenciado e influenciador da história (SIMÕES, 2002); nesse caso específico,  penso em como a região enriqueceu o imaginário amadiano e como essa obra ficcional vem contribuindo para o desenvolvimento local.
 
 
A presença de Ilhéus na ficção amadiana
 
É o próprio Amado quem considera as suas origens ligadas à formação da cultura sul-baiana, quando afirma em Menino Grapiúna:
Rapazola, meu pai abandonara a cidade sergipana de Estância, civilizada e decadente, para a aventura do desbravamento do sul da Bahia, para implantar, com tantos outros participantes da saga desmedida, a civilização do cacau, forjar a nação grapiúna. (AMADO, 1981, p.11)
 
Situada no coração da Mata Atlântica remanescente,  a chamada civilização do cacau (sul da Bahia, Brasil) faz o cenário da Saga do Cacau amadiana e é rica em paisagem, cultura e história.
 
Em verdade, o que chamamos de Região Cacaueira ocupa todo o sul da Bahia, espaço que abrangia as capitanias hereditárias de São Jorge dos Ilhéus e de Porto Seguro, do Brasil colonial.  Aí, o cacau foi apontado desde aquele tempo, quando “Aires de Casal, em 1817, ao descrever a vila de Ilhéus ou São Jorge já registra ‘algum cacau’ ao lado do arroz e café” (Adonias Filho, 1976, p.14).  A saga amadiana, no entanto, ocupa-se somente da sua micro região, das terras situadas no território da antiga capitania dos Ilhéus, onde hoje habita a denominada civilização do cacau:
                        "O  cacau, à proporção que altera a paisagem, a empurrar e diminuir a selva, a abrir
 fazendas, a estabelecer um sistema de comércio, conforma culturalmente uma região.”
                                                                                                                             (Adonias Filho)
 
A conquista do chão do cacau, gradativamente, foi moldando as matrizes culturais da microrregião Cacaueira; coronéis, jagunços e trabalhadores rurais desbravaram e construíram uma civilização, cujo centro gerador de toda a dinâmica sócio-cultural é o cacau, termômetro das alegrias e tristezas da sua gente. Naquele início, a lavoura dos “frutos de ouro” alcançou destaque nacional e internacional. Desde então, o cacau passou a ser o referente do imaginário regional.
 
Desse contexto, a memória do menino registrou dramas vivenciados que o escritor ficcionalizou: as questões da terra, sua conquista; perfis típicos; hábitos, crenças, valores. Assim, Jorge Amado foi construindo, progressivamente, a sua saga. Nos seus primeiros livros, pela ótica do poder,  conta a origem e o crescimento da civilização grapiúna, o desenvolvimento de Ilhéus, o nascimento de Tabocas, depois Itabuna.
 
Em Cacau, o primeiro romance da saga, evidencia o desequilíbrio social: de um lado a opulência dos fazendeiros; de outro, a pobreza dos trabalhadores:
Como era grande a casa do coronel [...]. E olharam as suas casas, [...] casas de barro, cobertas de palha, alagadas pela chuva.  (AMADO, 1933, p. 12). 
 
A ficção refere que a ambição, simbolizada no visgo do cacau, prende as pessoas à terra, torna-as grapiúnas.  Em Terras do Sem-Fim,  Jorge Amado foca a conquista feudal para, a seguir, ocupar-se da conquista imperialista dos exportadores, em São Jorge dos Ilhéus.  E é o próprio  Amado quem declara a forma como o vivenciado foi ficcionalizado:   
Nesses dois livros tentei fixar, com imparcialidade e paixão, o drama da economia cacaueira, a conquista da terra pelos coronéis feudais no princípio do século, a passagem das terras para as mãos ávidas dos exportadores nos dias de ontem. E se o drama da conquista feudal é épico e o da conquista imperialista é apenas mesquinho, não cabe a culpa ao romancista. (AMADO, 1992).
 
Assim, passo a passo, vai re-apresentando a história da terra em que viveu a sua infância. A demonstração da força política, do progresso local são, depois, tratados em Grabiela, Cravo e Canela:
Progresso era a palavra que mais se ouvia em Ilhéus e Itabuna. (AMADO, 1958, p.69)
 
Esse tempo foi intervalado entre os anos 30 e 80, período áureo para a região. Na ambiência local, foi o tempo de riqueza  social, quando a comercialização e a exportação do cacau provocaram a febre da riqueza e de valores centrados no ter.  Essa  cultura forjou comportamentos, valores invertidos; cobiça, desmandos, elementos caracterizadores dos comportamentos de uma época, que foram ficcionalizados:  a história dos coronéis era o foco de interesse das narrativas.
 
A seguir, o imaginário amadiano se amplia e se redimensiona. A visão focada na cultura coronelista ganha novo olhar. Mais de vinte anos depois, em  Tocaia Grande, Jorge Amado relê a saga do cacau voltando o foco para o trabalhador rural, a prostituta, o negro, o árabe (sírio e libanês) comerciante – os menos favorecidos. E Amado  afirma a sua intenção autoral:   
Quero descobrir e revelar a face obscura, aquela que foi varrida dos compêndios da História por infame e degradante.   (J. A,1984, p.15).
 
Com contornos épicos e da perspectiva dos vencidos, o escritor realiza a mitificação literário-ideológica do popular, quando  ficcionaliza a história pela ótica dos excluídos, buscando recolocar a nação grapiúna e discutir a sua identidade. 
 
A perspectiva, então, é diferente: é a do resgate dos verdadeiros heróis, através da evolução sócio-cultural de uma comunidade e da demonstração de valores étnicos e culturais esmagados pela violência da conquista do cacau. A temática, no entanto, é a mesma: a da saga do cacau; o chão é o mesmo: o do sul da Bahia.  
 
Aspectos da nação grapiúna (do seu povo, da sua cultura, das suas origens), pela oportunidade da mudança de perspectiva, são acrescentados ao resgate cultural, realizado nas obras anteriores. A ambiência do coronel, do trabalhador rural é acrescentada pela presença de árabes (sírio-libanês), negros, sertanejos sergipanos, esses três elementos,  que enriquecem, com a sua cultura, o perfil regional.  

Assim, cruzam-se hábitos, maneiras de festejar e chorar. Misturam-se sergipanos, sertanejos, levantinos, línguas e acentos, odores e temperos, orações, pragas, melodias. [...] Por isso se dizia grapiúna para designar o novo país e o povo que o habitava e construía. (AMADO. 1984, 191).
 
Em hibridação (CANCLINI, 2003), vão sendo assimilados hábitos e costumes; alimentação, religião, posturas éticas, valores... Progressivamente, à chamada civilização do cacau, incorporam-se os comportamentos dos chegantes; e vai-se enriquecendo a nação grapiúna.
 
A obra de Jorge Amado em representação dessa nação grapiúna, chega aos quatro cantos do mundo. É traduzida em vários idiomas de distintos países; e é relida em várias linguagens: teatro, novela, cinema, fotografia.
 
 
 
A ficção amadiana e o desenvolvimento local
 
Como refere a ficção, no processo da saga, Ilhéus e a região sofrem com os desmandos dos homens e as circunstâncias de uma opção agricola monocultora.  O dito popular tornou-se realidade: Avô rico,  pai nobre, filho pobre
 
As pragas da  podridão parda e, depois, da vassoura-de-bruxa assolam a lavoura. Empobrecida, já nos anos 90, a região procura formas de sobreviver.  Busca respostas próprias da sua situação histórica e geográfica privilegiada no mapa do país. Passa a valorizar a sua singularidade: estar situada na Mata Atlântica remanescente, possuir uma das maiores biodiversidades do planeta e um dos litorais mais belos do Brasil. Culturalmente, assume a singularidade da sua cultura, inclusive o fato de ser o berço de um dos maiores expoentes da literatura nacional: Jorge Amado.
 
Nessa nova realidade,  o turismo se impõe como uma das alternativas mais promissoras para o desenvolvimento de Ilhéus e da região. Assim é que a figura do seu escritor maior passa a ser o motor desse turismo local.  Os ilheenses recorrem ao fato de que a literatura amadiana, lida nos quatro cantos do mundo, faz leitores tornarem-se turistas a procura de re-conhecer o local imaginado.  
 
Tomado como marketing em apelos turísticos, hoje, o ícone Jorge Amado é potencializado pela comunidade como atração para a região. A ficção amadiana funciona, então, como agenciadora do trânsito (SIMÕES, 2002). As fronteiras redesenhadas pelo imaginário fazem o espaço/tempo ficcional projetar o espaço/ tempo real, no leitor (turista da cidade imaginada), instigando-o ao trânsito que o torna turista (leitor da cidade real).  O princípio é de que o  leitor amadiano resolve um dia visitar as terras ficcionalizadas e, assim, torna-se  turista nas Terras do Cacau.   
 
Por sua vez, a comunidade grapiúna - e particularmente a ilheense - opera o imaginário amadiano em via inversa, agora lendo a cidade através da obra.  Assim é que oferece o bolinho da Gabriela ao turista, que se senta no restaurante Vesúvio; prepara a Rua Jorge Amado, onde morou o escritor,  em convite  aos visitantes, incentivando-os ao passeio à praça da catedral, ou às ruas estreitas da cidade por onde passavam as personagens Malvina e Gerusa.... Restaura o Bataclan, agora reconfigurado em casa de atividades culturais; oferece um centro de artesanato, onde podem ser encontradas souvenirs que remetem aos romances da saga.

Enquanto o turista busca o reconhecimento da ficção, a presença do imaginário do cacau se faz, para o local, reconfigurada em exploração turística. O signo Jorge Amado está por toda a parte. Por vezes, sentindo-se um tanto dono da "marca", o local, em exploração banalizadora, expõe a imagem de uma Gabriela em  ônibus urbanos, lanchonetes, pousadas... Coloca o nome em tipos de sanduíche, sorvetes, chocolates; busca, dessa forma, atrair pela beleza, sensualidade, cheiro (de cravo e canela), instituindo o "tipo" Gabriela, vinculada ao tempo áureo do cacau.  Mas há o habitante que busca explorar o imaginário em valorização da obra amadiana. Faz a sua cidade re-ler a literatura através de apelos semióticos.

Estabelece "pontes" entre o imaginado e o real.  Através de várias linguagens, a literatura interfere no desenvolvimento regional. É re-lida através do teatro,  da dança, da música, da telenovela, do cinema, da fotografia, da escultura, da pintura, de vídeos-documentários. Além disso, os grapiúnas procuram absorver, também das páginas amadianas, a maneira de receber, de comer, de viver; e a cidade se faz texto. 

Naturalmente, operar o turismo através da literatura implica uma compreensão do funcionamento do mercado cultural no contexto globalizado, e o habitante local sabe disso. Procura fazer com  que a cultura dê o “tom” da relação entre local e global, entre cultura e turismo. Nesse entendimento, a obra amadina é alavancadora do desenvolvimento local.
 
Devido a esses vários apelos, o interesse por Ilhéus toma novas cores. A comunidade explora  a curiosidade do turista em conhecer a cidade palco de tantos interesses, de tantas lutas, tanta vida, tanta mistura cultural.  E Ilhéus segue caminhos amadianos, de história  a ficção, para o desenvolvimento.
 
 
 Referências
ADONIAS FILHO.  Sul da Bahia: Chão de Cacau. Rio de Janeiro: Civilização
            Brasileira, 1976. 
AMADO, Jorge. Cacau. Rio de Janeiro: Ariel Editora, 1933.
AMADO, Jorge. Terras do Sem Fim. 64 ed. Rio de Janeiro: Record, 1999.
AMADO, Jorge. São Jorge dos Ilhéus. 13 ed. Rio de Janeiro: Record, 1992.
AMADO, Jorge. Gabriela , Cravo e Canela. 51ed. Rio de Janeiro: Record, 1975.
AMADO, Jorge. Tocaia Grande: a face obscura. 12 ed. Rio de Janeiro: Record, 2000.
AMADO, Jorge. O Menino Grapiúna. Rio de Janeiro: Companhia das Letras, 1981
CANCLINI, N. G. Culturas Híbridas. Trad. Heloísa Pezza Cintrão, Ana Regina Lessa.
            3 ed. São Paulo: EDUSP, 2003.
SIMÕES, Maria de Lourdes Netto. De leitor a turista na Ilhéus de Jorge Amado. 
Revista Brasileira de Literatura Comparada, n.6. Belo Horizonte: Abralic,
 2002. p. 177 – 184.


[1] Pesquisadora na Universidade Estadual de Santa Cruz (Ilhéus – Bahia – Brasil). Ensaísta. Doutora em Estudos Portugueses e pós-doutora em Literatura Comparada e Turismo Cultural, pela Universidade Nova de Lisboa. Comendadora da Ordem do Ensino Público, através de comenda outorgada pela Presidência do Governo Português. Integrante do Conselho Estadual de Cultura da Bahia - Brasil. Consultora para assuntos literários e  culturais.
 
Maria de Lourdes Netto Simões. Ricercatrice alla Universidade Estadual de Santa Cruz (Ilhéus – Bahia – Brasil). Saggista. Dottorato in Estudos Portugueses e pos-dottorato in Letteratura Comparata e Turismo Culturale presso la Universidade Nova di Lisbona. Commendatore della Ordem do Ensino Público, titolo conferitole dalla Presidenza del Governo portoghese. Integrante del Conselho Estadual de Cultura da Bahia – Brasil. Consulente in tematiche letterarie e culturali