La scrittrice italo-brasiliana Zélia Gattai Amado: La Signora della Memoria
Antonella Rita Roscilli
Zélia Gattai Amado sulla soglia della casa di Rio Vermelho a Salvador in Brasile. Foto di A.R.R.

“Eravamo là dove vive perennemente la brezza. Eravamo davanti alle grandi finestre che danno sui bianchi grattacieli di Salvador, alternati a case popolari, al suono degli atabaques e all’oceano che dominava tutto lo sfondo… Allora il vento trovava il modo per infilarsi ed entrava nella casa con un rumore sottile e continuo. Mi è parso sempre un vento di vita, un soffio di energia  che aleggiava  per riportare indietro dal tempo i ricordi, la Memoria delle cose, i personaggi che tornavano indietro ed erano insieme a noi nella stanza, mentre Zélia Gattai li evocava: - Sono brasiliana, ma figlia di italiani - diceva - dal lato materno i Da Col, veneti di Perarolo, dal lato paterno i Gattai, toscani di Firenze. Alla fine del secolo XIX le due famiglie si imbarcarono  e partirono per un mondo distante e sconosciuto chiamato Brasile, Paese giovane, immenso e ricco ove nel 1888 era stata abolita la schiavitù…”(dal libro Zélia di Euá, Rodeada de Estrelas, ed. Casa de Palavras, 2006. A.R.Roscilli).

Scrittrice, memorialista, fotografa, “contadora de histórias”, come amava definirsi, Zélia Gattai (1916-2008), nacque il 2 luglio in Brasile, a São Paulo, nella Alameda Santos n. 8, strada che diventerà famosa grazie al suo primo libro di memorie Anarquistas, Graças a Deus . I genitori si chiamavano Angelina Da Col e Ernesto Gattai. Si erano conosciuti a São Paulo nel 1904 e oltre a Zélia avevano altri figli. Erano operai e vivevano in una città che stava cambiando. Da piccolo borgo di strade sinuose e costruzioni coloniali, si stava trasformando in una metropoli, anche grazie alla recente immigrazione: due paulistani su tre erano immigrati italiani. In quella casa di liberi pensatori, Zélia venne a conoscenza di molte storie tra cui quella di Francesco Arnaldo, il nonno paterno, un anarchico sognatore toscano, arrivato in Brasile con la moglie Argia e i figli per seguire un gruppo di più di cento persone e popolare una comunità socialista nelle terre del Paranà, un esperimento fortemente voluto dal pisano Giovanni Rossi.

Il nonno materno era veneto e si chiamava Eugenio da Col. Era giunto in Brasile con la moglie Pina e i figli ancora bambini, subito dopo l’abolizione della schiavitù, per lavorare come colono in una fazenda di caffè a Candido Mota, nello Stato di São Paulo. Zélia trascorse l’infanzia  nel quartiere degli immigrati, in mezzo alle prime manifestazioni politiche operaie e sindacali delle quali si occupavano il padre e il nonno.  Alla sera spesso ascoltava i racconti del padre: “…Così Luis Carlos Prestes (ingegnere militare che aderì agli ideali socialisti e nel 1943 fu eletto segretario generale del Partito Comunista Brasiliano), che sul suo cavallo attraversava il Brasile, a capo dell’eroica Coluna Prestes, fu il Robin Hood della mia infanzia…” ricordava nelle interviste. Nel 1938, durante la dittatura di Getulio Vargas, suo padre Ernesto venne gettato in carcere e torturato, con l’accusa di essere un sovversivo.

Quando ne uscì, la salute era minata a tal punto che morì di febbre tifoide nel 1940, all’età di 54 anni. La brutalità dell’apparato repressivo e le sofferenze patite, in seguito alla morte del padre, avrebbero potuto essere validi motivi per abbandonare quella speranza ancestrale che era cresciuta insieme a lei. Invece Zélia si impegnò ancora di più nelle lotte per la giustizia. Lavorò nel movimento antinazifascista, convinta della giustezza della sua posizione e della necessità di collaborare, conservando nel cuore la luce di quel sogno che aveva varcato l’oceano. Non perse la speranza e nel maggio 1945, accompagnata da questa speranza, partecipò ai movimenti per i diritti sociali e collaborò alla preparazione dei comizi per l’amnistia dei prigionieri politici. In quell’occasione conobbe lo scrittore trentaduenne Jorge Amado che già era molto noto e aveva patito il carcere e l’esilio per l’impegno nella sinistra brasiliana. I suoi libri erano stati sequestrati e bruciati nella pubblica piazza. Zélia li aveva letti e considerava Jorge un uomo coraggioso e pieno di fascino. Si innamorarono ed ebbe così inizio la loro vita in comune.

Fu una delle più belle e complete storie d’amore di tutti i tempi. Zélia collaborava con Jorge occupandosi della revisione dei testi dei romanzi. Lo sostenne nella campagna elettorale come deputato alla Camera federale, ove venne eletto nel 1946. Rimangono memorabili le leggi da lui proposte sul diritto d’autore e soprattutto la legge per la libertà di religione in Brasile, tutt’oggi vigente. La coppia traslocò a Rio de Janeiro dove nacque il figlio João Jorge, ma quando il partito comunista (PCB) venne dichiarato illegale, furono costretti all’esilio. Dal 1948 al 1952 vissero a Parigi e poi si trasferirono in Cecoslovacchia ove nacque la seconda figlia Paloma. In quel periodo iniziò l’amicizia con intellettuali e artisti come Pablo Picasso, Nicolas Guillén, Jean Paul Sartre, Anna Seghers e Simone de Beauvoir con la quale Zélia strinse un’amicizia che durò nel tempo. Scrive Simone de Beauvoir nel libro La forza delle cose: “Per Zélia provai una simpatia immediata. Lei doveva alla sua origine italiana una natura e una freschezza giovanili, aveva molto carattere e comunicativa, uno sguardo acuto, la lingua pronta. Trovai molto tonica la sua presenza, anzi è una delle poche donne con le quali abbia riso!”(p. 505, ed. Einaudi, 1966).

Durante l’esilio Zélia si dedicò all’arte della fotografia e registrò ogni momento importante della vita dello “scrittore di Bahia”. Quando tornò in Brasile, insieme a Jorge abitarono a Rio de Janeiro e, pur non essendo iscritta al PCB, ne fu militante. Venne designata per la raccolta dei fondi e organizzò, anche nelle favelas dei seminari nei quali raccontava l’esperienza vissuta nell’esilio. Rimase comunque e sempre una “libera pensatrice”. Nel 1963 insieme ai figli e a Jorge scelse di vivere a Salvador, nel quartiere di Rio Vermelho e qui rimase fino alla morte di lui, avvenuta nel 2001: “Per 56 anni Jorge Amado é stato mio marito, il mio maestro, il mio amore. Mi ha dato la mano e mi ha condotto in altri mondi, i più distanti, i più fantastici, i più strani”. La famosa casa di Rua Alagoinhas, n. 33, piena di ricordi e oggetti acquistati in ogni parte del mondo, sta per divenire un Memoriale aperto al pubblico. In quella casa entrarono persone comuni e amici illustri del mondo intero come Frida Kahlo, Diego Rivera, Lina Wertmuller, Marcello Mastroianni, Sofia Loren.

Zélia esordì come memorialista nel 1979, all’età di 63 anni, con il libro “Anarchici grazie a Dio”, nel quale scrisse i ricordi legati ai genitori, alla sua infanzia e adolescenza ricche di avvenimenti legate alla vita degli emigranti italiani a São Paulo agli inizi del Novecento. La figlia Paloma, essa stessa ormai madre di due bambine, le aveva chiesto di mettere per iscritto un fatto legato alla sua infanzia perché le bimbe avessero un ricordo scritto dell’infanzia della nonna. Zélia decise di scrivere tutto in due o tre pagine, ma alla quindicesima si accorse di avere ancora tanto da dire. Mostrò le pagine a Jorge che la incentivò a scrivere i suoi ricordi: “Tu, che sei stata una bambina povera, ma hai avuto un’infanzia ricca di avvenimenti, tu, figlia di immigrati, appartenente a una famiglia che ha fatto parte della Colonia Cecilia, figlia di anarchici sognatori, vicina a emigranti di tutte le razze, tu che hai visto crescere São Paulo, hai visto crescere il primo grattacielo della città, tu hai tante cose da raccontare. Però voglio darti un consiglio: continua a scrivere con la stessa semplicità con cui hai scritto queste quindici pagine e ne risulterà un libro scritto con emozione, da dentro a fuori, con il cuore, al contrario degli storici che ricercano e scrivono da fuori a dentro. Il tuo libro sarà unico”.

E Zélia seguì il consiglio che ben si confaceva alla sua Anima: scrisse i ricordi legati ai suoi genitori, all’infanzia e adolescenza. A 63 anni iniziò una carriera di scrittrice-memorialista. L’opera Anarquistas, Graças a Deus fu un grande successo con 200.000 copie vendute in Brasile. Rete Globo ne ricavò una fortunata miniserie diretta da Walter Avancini con la partecipazione di illustri attori come Gianni Ratto, Débora Duarte e Ney Latorraca. Da questo momento in poi, utilizzando un linguaggio diretto e intriso di emozione, Zélia raccontò le incredibili memorie sue, della famiglia Gattai, della famiglia Amado e di tanti amici. Nel 1982 pubblicò il secondo libro di memorie dal titolo: “Um chapéu para viagem” (Un cappello da viaggio) in cui narra la sua vita a Rio de Janeiro con Jorge, impegnato come deputato nella vita politica brasiliana. Rievoca poi la convivenza con i genitori di lui e la storia degli Amado, raccontata da Dona Eulalia, madre dello scrittore. Seguirono opere per l’infanzia, un romanzo e tanti altri fra i quali ricordiamo Un cappello da viaggio (1982), il libro di fotografie Reportagem incompleta (1987), con traduzione in francese a cura di Pierre Verger, Giardino d’inverno (1988), Chão de meninos (1992), La casa di Rio Vermelho (1999), Città di Roma (2000), Jonas e a sereia (2000), Códigos de família (2001), Jorge Amado um baiano sensual e romântico (2002), Vacina de sapo e outras lembranças (2005), Cronaca di una innamorata (2007).

La materia prima di quasi tutta l’opera letteraria di Zélia è la sua stessa memoria che le permette di riscattare un secolo di vita delle radici familiari attraverso uno stile semplice e preciso. Dalle narrazioni emerge una vitalità contagiante, un canto di amore alla vita, sì, aspra e piena di ostacoli, ma fatta per essere vissuta con generosità, affrontata senza alcun senso drammatico. Sue sono le fotografie più importanti che esistono oggi di Jorge Amado: 30.000 negativi circa si trovano nella “Fondazione Casa de Jorge Amado”, la casa azzurra di quattro piani nel centro storico di Salvador, polo culturale amorevolmente diretto dal 1986 dalla poetessa Myriam Fraga e che ospita il Fondo Amado e il Fondo Gattai. Nel 2002 Zélia entra a far parte dell’Accademia Brasileira di Letras di Rio, di Salvador e di Ilhéus. La sua carriera letteraria è costellata di successi e riconoscimenti internazionali: tra gli altri, Commendatore di Arti e Lettere in Francia, il Gonfalone d’Argento della Regione Toscana; il grado di Grande Ufficiale della Stella della Solidarietà italiana, concessole dal Presidente Giorgio Napolitano nel 2007 e consegnato da Michele Valensise, ambasciatore d’Italia in Brasile; la Laurea Honoris Causa presso la Universidade Federal da Bahia (Ufba).

Con le sue opere Zélia Gattai entra e esce dagli avvenimenti storici e il filo che la unisce spiritualmente agli avi è forte e vivo. Con l’impegno politico giovanile contribuisce alla Storia e si alimenta di essa, tanto da trovare intesa spirituale con Jorge Amado, colui che, come lei, partecipa con passione e speranza alla costruzione di una nuova via da percorrere. “Continuo a trovare grazia nelle cose e nelle persone. Continuo ad avere curiosità della vita e mi sento immune dalle amarezze e dai rancori”. Anche per questa qualità della sua persona e della scrittura, Zélia è di fondamentale aiuto nella ricostruzione dell’emigrazione italiana a São Paulo tra i secoli XIX e XX e continua ad essere considerata oggi la più grande memorialista brasiliana di origini italiane.
 
                                                                             

Antonella Rita Roscilli è brasilianista e giornalista. Si dedica alla divulgazione di cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa lusofona. Laurea in Lingua e Lett. Brasiliana presso “La Sapienza”, Università di Roma. Mestre em Cultura e Sociedade (Facom-Ufba). Biografa della memorialista Zélia Gattai Amado, ha pubblicato le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011). Ha curato la post-fazione dell’edizione italiana di Un cappello da viaggio (ed. Sperling &Kupfer) di Zélia Gattai. Collaboratrice della "Fundação Casa de Jorge Amado" di Salvador (Bahia). Socia correspondente dell’IGHB ("Instituto Geográfico e Histórico da Bahia").