Antonio Vieira: la "Literatura de Cordel" nel Nordest brasiliano
Antonella Rita Roscilli
Il Cordelista Antonio Vieira ©ARR
“I nomi dei poeti popolari dovrebbero stare sulla bocca del popolo”. Questo era il desiderio del poeta e cordelista Antonio José dos Santos, originario di Santo Amaro da Purificação, conosciuto come Antonio Vieira (1949-2007). Era uno dei grandi esponenti nordestini della “literatura de cordel” (letteratura cantastoriale), un’arte popolare tramandata su libricini i cui fogli sono tenuti insieme da una cordicella.

La letteratura del cordel apparve nel XVI secolo nella penisola iberica e, attraverso i colonizzatori portoghesi, giunse a Salvador, capitale del Brasile fino al 1763. Qui, nel nordest brasiliano, si rinnovò e “ricevette sangue nuovo” come dice Antonio in un cordel: “La nostra poesia è una sola e io non vedo ragione per separarla  / Tutta la conoscenza che qui esiste / arrivò in un' unica nave…/ e qui, all’arrivo…. / la poesia ricevette sangue nuovo, elementi salutari”.

Ben sintetizza il pensiero di Antonio che riconosceva l’importanza della scienza, ma lottava contro la discriminazione della saggezza popolare. Vieira era un grande conoscitore delle storie del Recôncavo Baiano, regione che ha saputo valorizzare con grande maestria illustrando costumi e tradizioni popolari della regione e non solo. Nel XIX secolo, con la nascita delle piccole tipografie, il cordel (versi in rima cantati e musicati) diventa una vera e propria peculiarità della cultura nordestina. Si vende nelle fiere, nei mercati e sarà rivalutato, quale genuina espressione di cultura popolare, solo molti anni dopo, grazie a illustri studiosi come Luis da Câmara Cascudo e Manuel Diégues Junior che contribuiscono in maniera determinante alla sua  riscoperta.  

I primi cordelisti sono Ugulino de Sabugi e suo fratello Nicandro, ambedue figli di Agostinho Nunes da Costa, padre della poesia popolare. Romano Elias da Paz, Manoel Caetano, Leandro Piruá, Fabiano de Queimadas, Inácio da Catingueira sono alcuni dei molti poeti popolari che cantano i loro versi  tra il XIX e il XX secolo negli stati del nordest brasiliano come Maranhão, Paraiba, Ceará e Pernambuco. Il cordelista Antonio Vieira viaggiando in queste terre tra il 1980 e il 1993 raccolse esperienze umane, apprese tradizioni, canti, inventò il cordel remoçado e nei suoi 150 libretti riportò alla luce storie altrimenti dimenticate.

Poeta, musicista, cantore e compositore, Antonio nacque a Santo Amaro da Purificação nel 1949 (a 73 km  da Salvador) nel Recôncavo baiano, una zona molto fertile che, fino agli anni ‘60 del secolo scorso, costituiva uno dei più importanti poli economici di Bahia, grazie allo sviluppo della coltivazione della canna da zucchero. Il padre era proprietario di un emporio e Antonio, fin da bambino, ebbe l’opportunità di conoscere ed ascoltare i  racconti di tanti clienti, molti dei quali amavano leggere cordeis per intrattenere le persone. All’età di otto anni cominciò a comporre per gioco cordeis in prosa e in rima e a 13 anni imparò a suonare la chitarra. A scuola scriveva con uno spiccata vena poetica, tanto che i professori, a volte, non credevano che ne fosse lui l’autore.

Continuò a farlo anche più tardi quando, da militare, espresse tutto il suo romanticismo nelle lettere che scriveva al posto dei colleghi per le rispettive fidanzate. Nel 1974 giunse nel nord di Goiás ove lavorò per  14 anni nel settore di legalizzazione delle terre pubbliche per conto dello Stato integrando una equipe di tecnici. Era un tecnico agricolo e ciò gli facilitò la conoscenza della foresta. Usava stivali, cappello, in certe circostanze anche il coltello. Ma per lui la foresta era anche una geografia privilegiata per conoscere meglio gli uomini e le loro storie: “La storia dei meno favoriti mi ha sempre attratto, ho sempre voluto comprendere il perché delle differenze sociali” mi disse in una lunga intervista nel 2006.

La terra e la causa agricola gli aprirono nuovi orizzonti mostrandogli un Brasile visto dal basso e servirono di ispirazione per le cronache  popolari che scriveva su un giornale locale. Inoltre, componeva musiche con elementi caratteristici della regione collaborando a un movimento teatrale. Poi si spostò in altre zone, Rio de Janeiro, Belo Horizonte, Belém , São Luis e accumulò  storie di vita: “Mentre gli altri andavano solo per lavoro, io facevo appassionate ricerche socio-economiche e annotavo termini, concetti, spesso entravo in contatto anche con le comunità degli indios”.

Quando tornò a Salvador, carico di esperienze umane, unì la cultura della sua regione con quella acquisita all’interno del Brasile e decise di scrivere sui differenti “Brasili” che aveva conosciuto per fare un'opera di coscientizzazione. Iniziò con la prosa, ma poi scelse il cordel perché lo considerava un mezzo di espressione ideale: il cordel proviene dall’ispirazione popolare ed è universale. Arriva a tutti, persone semplici, alfabetizzati, analfabeti e intellettuali. “ Il cordelista che vive una realtà scrive per dire che il popolo può giungere alle proprie conclusioni a dispetto delle imposizioni culturali che i dominatori tentano di impiantare”.

Spesso il cordel era visto come divertimento,  con frasi e storielle allegre che non traducevano la realtà. Invece Antonio decise di riempirlo di messaggi in grado di  svegliare le coscienze. Inventò perciò il cordel remoçado (cordel ringiovanito): un cordel antico in termini di struttura e di tradizione, ma adeguato alla modernità, capace di concorrere con altre arti, capace di portare a conoscenza del pubblico fatti storici, biografici, atti ed eventi della cultura che, per varie ragioni, sfuggono alla storia ufficiale. Infatti le storie e i personaggi di Antonio Vieira ritrattano la forma di vivere del popolo brasiliano, soprattutto della cultura nordestina e salvano dall’oblio momenti, gesti, i mille modi in cui il popolo e i suoi eroi intervennero nel corso della formazione del Brasile. Nella sua musica ritroviamo lezioni di vita e storia brasiliana, spesso negata dai libri ufficiali.

Per esempio la storia della Conjuração baiana, la storia del capoeirista santamarense Bezouro, Serapião e Gustavo. Infatti Antonio ha sempre tenuto fede ad un principio che amava ricordare: “Con il cordel si può parlare di fatti storici dimenticati. La storia ufficiale relega sempre in un angolo il ruolo del popolo. Io invece mi concentro proprio su questo”. Antonio utilizzava  anche la chitarra e tutti i ritmi musicali, adattandoli al personaggio o al tema, senza alcuna frontiera. Tradizionalmente, per accompagnare il cordel, vengono utilizzati tre strumenti: pandeiro, viola, rabeca, strumenti importati dagli europei.

Diceva: “Il mio scopo è quello di diffondere informazioni: per esempio nel cordel ‘Se il treno è progresso, perché si è fermato?’ parlo della mia indignazione dovuta al fatto che la ferrovia venne smantellata per favorire la multinazionale Shell”. Utilizzava anche metafore: “Qui a Bahia molti potenti vivono sfruttando  altre persone e io mando messaggi su questa tematica, traduco la mia maniera di vedere la vita e gli avvenimenti. Ma mi piace anche raccontare storielle ludiche, comiche! Mi piace la bossa nova! La musica può essere  intrattenimento, ma può essere anche un grande veicolo per l’educazione del popolo”.

Antonio Vieira  è autore di più di trenta lavori e dodici di questi fanno parte della collezione Histórias do Recôncavo. In Brasile ha lanciato due libri: Il cordel remoçado, storie che il popolo racconta - vol. 1 e 2”,  ha registrato il CD O Cordel remoçado. Costanti sono stati gli interventi nelle università, scuole e istituzioni legate alla cultura dello Stato di Bahia e del Brasile. Uno dei suoi obiettivi era far si che la scuola utilizzasse il cordel come fattore di coscientizzazione.

Il lavoro di questo grande artista è conosciuto in diversi Paesi, specie quelli di lingua portoghese. Nel 2004 è stato invitato in Portogallo dalla compagnia di teatro Cena Lusofona  per fare presentazioni e pubblicare uno dei suoi libretti, il cordel Popó do Maculelê de Santo Amaro. In Italia nel 2006 gli è stato dedicata una intera puntata del programma radiofonico “Brasileirinho” condotta da Edson Santos. La sua preziosa eredità culturale è ora portata avanti tenacemente da sua moglie Coracy e i figli.

Antonio Vieira non si definiva un accademico perché  “…l’intellettuale di solito è vanitoso e sta al di sopra della realtà. Io invece credo che la funzione del poeta sia quella di riscattare azioni e personaggi che il popolo deve conoscere. Non possiamo fare versi solo per fare versi, non amo l’arte per l’arte, ma l’arte con  un obiettivo.” Mi ricordo che nel 2006 alla fine della lunga intervista gli chiesi: “Cosa può fare il cordel per trasformare il mondo? “. I suoi grandi occhi risero e rispose:” In questo caso il cordel agisce come quell’uccellino che prendeva con il becco goccioline di acqua per spegnere l’incendio divampato nella foresta. Gli altri animali lo videro e gli chiesero: ‘Ma tu pretendi di spegnere l’incendio in questo modo?”  E l’uccellino, senza interrompere il suo lavoro, rispose: ”No, ma… sto facendo la mia parte!”. E concluse: “Io sono come quell’uccellino che porta una gocciolina d’acqua, ma fa la sua parte: faccio musica e poesia per svegliare la coscienza dell’individuo”.

Nel cordel di Antonio ci sono molte lezioni di vita preziose: versi e parole con cui racconta le storie utilizzando l’esuberante bellezza della semplicità.
 
                                                                               

Antonella Rita Roscilli è brasilianista e giornalista. Si dedica alla divulgazione di cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa lusofona. Laurea in Lingua e Lett. Brasiliana presso “La Sapienza”, Università di Roma. Mestre em Cultura e Sociedade (Facom-Ufba). Biografa della memorialista Zélia Gattai Amado, ha pubblicato le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011). Ha curato la post-fazione dell’edizione italiana di Un cappello da viaggio (ed. Sperling &Kupfer) di Zélia Gattai. Collaboratrice della "Fundação Casa de Jorge Amado" di Salvador (Bahia). Membro corrispondente dell'Academia Baiana de Letras e Socia correspondente dell’IGHB ("Instituto Geográfico e Histórico da Bahia").