Ri-Nati per Leggere. Ri-Nati per la Musica. 2a parte
Lina di Maio
Foto di L.D.M.

APRILE 2021
Da oltre un anno siamo ferme. Rossana non legge più ai bambini, i colloqui sono bloccati e questo ha causato un anno fa importanti disordini e violenti scontri nelle carceri italiane. Ci sono stati dei morti che mi hanno lasciato senza respiro e con molto dolore, ed io non condivido più la musica con i grandi. Improvvisamente ci siamo chiusi in casa. Ormai da tempo la iniziale speranza di rimanervi pochi mesi si è dissolta come nebbia sulla collina dei Camaldoli ai primi raggi del nostro sole. Solo da poco sono iniziati gli interventi vaccinali per operatori e detenuti.

Nel Maggio 2020 ho scritto ai ragazzi. Sentivo forte l’esigenza di farlo per l’impossibilità di proseguire insieme la nostra avventura, l’avventura di <Ri-nascere per la Musica>. Ho scritto loro che immaginavo la fatica della solitudine, del silenzio, reale e interiore, che mi auguravo però non fosse ‘vuoto’, ma potesse permettere l’esercizio del pensare, la lettura, l’ascolto di sé…la preghiera per chi sapeva e voleva, come espressione innata del senso sacro della vita, come capacità di abitare se stessi. Ho scritto loro che immaginavo la lotta con i pensieri malvagi, con le pulsioni aggressive, con gli abissi della loro disperazione, con la noia…come il Priore di Bose ci ha lasciato intravedere.

Li ho spronati a scoprire la loro forza e la capacità che –unica- la mente non riesce mai ad esaurire, la capacità di apprendere e dunque mi auguravo che tutti continuassero l’ascolto della musica che ‘suscita un nuovo sentire’, che permette, se gliene diamo facoltà, la percezione di un senso di armonia e di unione con l’Universo Mondo, la sicurezza di sentirsi vivi… e non solo di vivere, come il Maestro Bosso, che proprio in quei giorni, dolorosamente ci lasciava, ci aveva insegnato. Con lo scritto ho inviato loro Gustav Mahler, la Sinfonia n° 1 “Il Titano” il cui 1° movimento è intessuto di una sonorità misteriosa che allude al risveglio della Natura … e poi……poi ci lasciamo travolgere per divenire noi stessi Musica e far crollare di colpo tutte le sbarre intorno a noi!!!. Tempo dopo l’educatrice del reparto mi ha inviato quanto alcuni di loro avevano sentito di volermi comunicare, parole immediate, confortanti.

Per tutti ...Sebastiano :    Cara dott.ssa, ormai ci conosciamo da tempo, siamo passati dall’ascolto di un libro all’ascolto della musica che risulta capace di smuovere  ogni coscienza, entrandoti nella pancia, nel cuore, nella mente e, specie in luoghi come questo, capace di generare quel contrasto emozionale che frequentemente si tiene represso,permettendo un viaggio del quale non si conosce la meta e nel quale si cerca di collocare se stessi. Ho sempre pensato quanto potesse essere difficile il rapporto con noi detenuti, poi, in sua compagnia, non ci siamo più sentiti tali, ma semplicemente pietre grezze sulle quali dover lavorare sodo per poterne apprezzare il reale valore. Sono convinto che, se anche uno solo di noi prova un sentimento ascoltando uno dei suoi brani, se solo uno di noi ascoltando un libro magnificamente letto, arricchisce la sua anima o riesce a vedere le cose in maniera diversa …allora la sua missione è compiuta.

Operare nel penitenziario mi ha fatto scoprire un mondo straripante di umanità, una umanità sofferente, a volte disperata, una umanità che ‘ fuori ‘ subisce un profondo processo di rimozione: è più semplice non pensare al ‘mondo’ chiuso dalle alte mura di un carcere. Ho iniziato questa mia conoscenza incontrando decine di detenuti per presentare loro il nostro intervento di lettura con i bambini in attesa e ho sempre trovato grande attenzione ed interesse unito alla consapevolezza, spesso, della personale incapacità di servirsi di un libro con i propri bambini. Mi sono sforzata, avvicinandomi a loro, anche fisicamente, senza barriere, per sottolineare una vicinanza del sentire, di comunicare l’importanza della lettura che avrebbe permesso loro di situarsi in un “altrove“ narrativo, pur rimanendo nella pesantezza dei luoghi reali. Il libro, trovato nella sala del  colloquio (abbiamo allestito 7 piccole biblioteche  in ogni reparto, con circa 12 libri  disponibili) diviene uno strumento per facilitare  il rapporto, complicato e spesso difficile, con un figlio  consapevole quasi sempre della realtà, permette l’acquisizione di competenze comunicative e relazionali nuove e contribuisce alla ri-costruzione della propria paternità, insomma un libro, sempre, ma soprattutto in questa realtà… può  aiutare a costruire   e curare  il legame.

La lettura ad un bambino aiuta ad avvicinare anche un adulto…quando siamo con i bambini usciamo dal carcere, ci avviciniamo alla libertà.
Ho compreso l’importanza di un libro per un bambino, perché una cosa semplice può far felice un bambino…spesso pensiamo che chissà cosa ci vuole per rendere felici i nostri figli…invece basta un libro per regalare un sorriso. Non c’è poesia per descrivere un bambino...dall’età di 6 mesi sono cresciuto negli Istituti, i miei genitori non hanno potuto prendersi cura di me….nell’ultimo istituto  ho portato con me un peluche sempre fino ai miei 17 anni…i bambini sono la vita, la speranza …leggere loro una fiaba è lasciargli una emozione. Nati per Leggere è stato per me un progetto molto importante, aiuta molto noi genitori chiusi in carcere a rapportarci ai nostri figli leggendogli un libro, cosa che molti di noi non avevamo mai fatto. È anche molto utile e stimolante per i bambini perché aiuta a far capire in modo diverso la realtà del carcere perché credo che ai bambini bisogna dire sempre la verità, anche se brutta.
Giuseppe, Vincenzo, Giovanni, Domenico

L’entusiasmo di alcuni mi ha spinto ad immaginare che qualcuno di loro potesse divenire un lettore volontario, vista la presenza della sola Rossana, unica negli anni a rimanere al suo posto con grande competenza e senza mai perdere il suo entusiasmo! 10 ospiti del Mediterraneo risposero al mio appello, ma, nel corso delle settimane, ne rimasero 4, molto bravi, ognuno a suo modo: chi con la verve del napoletano, chi con un taglio teatrale, chi con la mente e il cuore di nonno. Al mio amico e maestro Alfonso Cuccurullo sarebbero molto piaciuti!

Sette gli incontri fatti, di circa 2 ore. Per me certo non la prima volta, ma la prima volta in un contesto così particolare, in una biblioteca carceraria. Dunque la biblioteca, il mio punto di riferimento, il mio luogo d’azione in cui portare libri (nel corso di questi 7 anni ne ho portati decine e decine, donati spesso da amici e conoscenti con un passaparola attivo e simpatico), per permettere loro di evadere…attraverso lettura, studio, cultura. I miei lettori esordirono ad una festa con le famiglie organizzata da Telefono Azzurro. Stefania (Manetti) mi aveva regalato due maglie di NpL ed io ne avevo altre due e così...seduti sul limite del palco della saletta degli incontri e delle feste… li ascoltavo leggere: ” Nel paese di mostri selvaggi” e “Che cos’è un bambino” e “Il fatto è “e  “Prosciutto e uova verdi” e “la zuppa di sasso“… e…. Un successone!!

Anche gli agenti sorridevano, senza darlo a vedere. Peccato che poi non sia stato possibile permettere che potessero leggere ai bambini in attesa, perché gli spazi di attesa di quel padiglione sono fuori dalle mura del carcere. Io non lo sapevo…Mi piace, comunque, immaginare che quella sia stata per i miei magnifici 4 una esperienza da tener cara.

Mettere in piedi un gruppo di lettura a voce alta mi sembrava il giusto proseguimento della nostra azione all’interno dell’Istituto: leggere ai piccoli e contemporaneamente leggere ai grandi. La Direzione, come sempre accogliente, accettò la mia proposta e mi destinò al Polo Universitario, benché io avessi sottolineato quanto fosse importante per me   divenire libro per i molti che mai leggevano. A loro volevo proporre l’ascolto, ma mi trovai di fronte 12 studenti all’inizio del loro percorso universitario.

Ho sempre pensato che la direzione volesse aiutarmi permettendomi di interagire con chi era sicuramente disposto a darmi maggiore attenzione. Ma a me dispiacque non potere verificare quanto una lettura a voce alta potesse interessare proprio chi non pensava certo ai libri; avrei voluto gettare un piccolissimo seme, capace, forse, di germogliare per permettere l’apertura ad un mondo nuovo, di pensiero e di consolazione. Il primo giorno entrai recando con me un foglio... che affissi alla parete alle mie spalle. Era una copia dell’Infinito Leopardiano.

Qualche settimana prima ero stata in visita alla Biblioteca Nazionale e, quasi alla fine del giro, mi ritrovai dinanzi i manoscritti del giovane Giacomo. Confesso che di fronte alla carta che lui aveva toccato e segnato con i suoi versi ho provato un moto di commozione profonda. Sono rimasta muta a leggere e rileggere lo scritto, le sue correzioni e il tratto elegante della sua grafia. Le mura del carcere escludono il guardo come la sua siepe …ma interminati spazi, sovrumani silenzi e…profondissima quiete finger nel pensier si può, fino a che il cor non si spaura e naufragar è dolce nel mare di immensità in cui il pensiero può annegare. Giacomo ci insegna che dove non può arrivare il nostro sguardo, può farlo quello interiore.

È straordinario che sia una ‘siepe’ a suscitare l’immaginazione e lo faccia proprio perché impedisce la vista del reale, permettendo al fantastico di sottentrare. Questo voleva essere il mio augurio per tutti loro.
Scelsero il libro, tra quelli che proposi, con cui iniziare la nostra avventura: Erri De Luca “Il peso della farfalla”, un libro di forza e debolezza, di silenzi della natura, delle regole che vigono in essa, cui uomini e animali debbono soggiacere. Non tutti riuscirono a sentire la fine della storia per il contemporaneo inizio delle lezioni. Ripensandoci ora capisco che ho voluto credere in questa sovrapposizione di orario, anche se dentro mi rodeva il dubbio di una fuga! Rimanemmo in 5 e fu allora che decisi di proporre una lettura che reputavo importante e ...forte.

Qualche tempo prima avevo ascoltato a Fahrenheit una intervista di Marino Sinibaldi al giudice Elvio Fassone, sul suo libro appena pubblicato: Fine pena Ora. Si narra di una corrispondenza, durata 26 anni, tra un detenuto e il suo giudice, che, dopo aver comminato l’ergastolo, si interroga sul senso della pena. È la narrazione di una relazione forte e sincera che coinvolge entrambi, iniziata durante gli interrogatori e rafforzata dal gesto del giudice che, dopo la sentenza, invia in carcere un libro, scelto tra quelli della sua biblioteca. Il libro è Siddharta, in cui Hesse scrive :  “ Mai un uomo, o un atto, è tutto Samsara o tutto nirvana, mai un uomo è interamente santo o interamente peccatore”. L’arrivo del libro in cella apre un incredibile nuovo capitolo per chi, pur senza libertà, non deve mai perdere la sua dignità.

<Rieducazione> è la prima delle parole-faro del trattamento penitenziario. È scritta nella Costituzione  e vieta alla pena di essere solamente pena. Con essa <reinserimento> e <risocializzazione>, ma la vita   ‘dentro’  è un  macigno  e in realtà il sistema carcerario nazionale – salvo eccezioni- è poco finalizzato alla rieducazione. Forse il mio padiglione Mediterraneo, per l’esperienza che io stessa ne ho fatto, è parte, seppur piccolina, di queste eccezioni.

La nostra lettura è stata attenta, tesa, coinvolgente, a tratti commovente, e ha consolidato fortemente il mio rapporto con i quattro presenti, molto diversi tra loro, ma molto motivati all’ascolto, interessati e ammirati dalla statura di quest’ uomo e giudice. Come sempre non ero a conoscenza delle ragioni della loro detenzione, ma, come qualcuno ha scritto, ogni persona è unica, storica, irripetibile e non totalmente conoscibile. Li ho sempre trattati con rispetto e ho cercato, come il giudice mi aveva insegnato, di dare senso e contenuto alla parola Dignità. Ho ricevuto simpatia e stima che mi sono servite per tuffarmi ogni volta in questa incredibile avventura con la determinazione e l’entusiasmo necessari.

….Quanta strada è stata fatta  da chi come me era ad Assisi nel Novembre del 1999 e quanta la strada che ancora possiamo e vogliamo percorrere …


Contenuto in: Quaderni acp n. 6/2021. Si ringrazia per la gentile concessione alla riproduzione. 


La 1a parte è stata pubblicata in Sarapegbe. A. XI, n. 22 (gennaio-settembre 2022)
http://www.sarapegbe.net/articolo.php?quale=278&tabella=articoli


                               
 

Lina Di Maio. Italiana, laureata in Medicina con specializzazione in Pediatria all'Università La Sapienza di Roma. Vive a Napoli dove svolge la professione di Pediatra di Comunità presso la Asl napoletana. Da sempre presente nei progetti sociosanitari di Adozione Sociale e Sostegno alle famiglie. Dal 1999 porta avanti il Programma "NATI per LEGGERE " in tutti i contesti possibili.