"La tarda estate" di Luiz Ruffato
(ed. La Nuova Frontiera)
Antonella Rita Roscilli
TESTO IN ITALIANO   (Texto em português)

Può una società diventare sorda e farsi divorare dall'apatia? É quanto sapremo leggendo "La tarda estate”, il nuovo romanzo del brasiliano Luiz Ruffato. Appare ora pubblicato in Italia dalla casa editrice Nuova Frontiera nella Collana Liberamente, con traduzione dal portoghese di Marta Silvetti e originalmente pubblicato in Brasile dalla casa editrice Companhia das Letras. Il libro racconta in presa diretta sei giorni della vita di Oséias, che dividono il romanzo in sei capitoli. Oséias è un ex commesso viaggiatore che, dopo venti anni di assenza, decide di tornare nel suo paese natale di nome Cataguases, nel Minas Gerais.

Seguiremo quindi passo dopo passo il suo cammino giornaliero, le visite ai familiari, le sorelle Isabela, Rosana, il fratello João Lúcio e incontreremo anche la memoria di Lígia, la sorella di 15 anni che si era suicidata quarant' anni prima e altri personaggi del posto. Gli incontri costituiscono tentativi di riannodare le fila con il passato, con la sua storia. É forte il bisogno di fare i conti con un fantasma del passato, che ha condizionato il corso della sua vita e in realtà è proprio questo che lo spinge a ripercorrere i luoghi dove tutto è cominciato.  

L'ombra del suicidio di Lígia, e i vani tentativi di comunicazione con tutti coloro che lo circondano, accompagneranno  le sue giornate in una storia che si sviluppa come vera e propria allegoria di una sordità collettiva. A fare da sfondo alle vicende personali del protagonista, vi sono le atmosfere malinconiche della fine dell’estate e lo sguardo lucido dell'autore sulla società brasiliana di oggi. In un Brasile che sembra essere passato da progetto a rovina in ogni momento, l'autore propone un necessario ripiegamento, la riflessione su una società in cui le classi sociali hanno rotto completamente il dialogo e, come dice uno dei suoi personaggi, sono diventate "pianeti erranti"  in rotta di collisione, forse, per distruggersi l'uno con l'altro.

Fra i personaggi quello di Lígia riappare dopo quasi 20 anni, poiché già era presente nel libro "Come tanti cavalli" e in termini narrativi, agisce come un personaggio assente al quale però si deve la forza possente del testo, essendo rimasta ben presente nella memoria di Oséias. Lo stesso Ruffato racconta che tutta la trama è nata dalla figura di Lígia, molti anni prima che il nuovo libro venisse scritto: "C'è un passaggio in 'Come tanti cavalli', un passaggio sottile, quase impercettibile, che per la sua forza drammatica, mi perseguita da sempre (...). Si tratta del flusso di coscienza di un personaggio che ad un certo punto ricorda: 'morì sulla riva del fiume, un colpo sparato all'orecchio, una ragazzina, quindici anni, hai sentito? Si tratta di un colpo!'".  Sarà forse il personaggio di Ligia metafora di una coscienza collettiva uccisa o resa sorda?

La cittadina di Cataguases, ove Ruffato ambienta il romanzo, ha un ruolo centrale nell'opera dell'autore. In particolare in questo romanzo diviene microcosmo della società brasiliana, ma il libro ci offre anche uno spaccato prezioso della comunità di emigranti italiani arrivati in Brasile nell'Ottocento. Una realtà che l'autore conosce molto bene, perché è di origini venete. Eppure, come dice Oséias: "Questi alberi mi hanno vegliato, questo selciato ha accompagnato i miei passi… I muri hanno le orecchie, ma non la bocca. Se l’avessero, racconterebbero del bambino magro che volava per la città con la sua bicicletta Caloi verde, ingoiando il paesaggio. Padrone del tempo, ampliavo sempre di più gli orizzonti, senza sapere che questo spazio, dilatato, mi avrebbe fatto perdere la rotta, la testa, per poi, alla fine, sbarcare nello stesso identico luogo, ma così diverso che non riesco a ritrovare colui che sono stato, così come spesso non riconosciamo, nelle vecchie fotografie, i volti delle persone che abbiamo accanto".

Oséias non si riconosce più, come pure non riconosce gli altri che facevano parte della sua storia. Si è operata una spaccatura molto grave. Come ha fatto notare il giornale El Pais "In La tarda estate, la letteratura funziona come cassa di risonanza della domanda: “perché abbiamo perso ciò che ci rende umani e cioè lo scambio di esperienze attraverso il dialogo?” Parlare di apatia e memoria in questa epoca è importante e Luiz Ruffato, sempre sensibile a cogliere gli stati collettivi, fa affiorare qualcosa che egli sente appartenere al presente della società brasiliana. Non voler ascoltare, non essere ascoltato, mancanza di dialogo: nel racconto di Ruffato, anche il non essere ascoltato blocca le relazioni e può generare apatia, mancanza di reazione.

Luiz Ruffato è uno degli scrittori più importanti della sua generazione dalla pubblicazione del pluripremiato Erano molti cavalli (2001). Continua ad utilizzare in questo  nuovo libro alcuni procedimenti stilistici già noti, ma questa volta confezionati da una sorta di disperazione che trapela alla lettura dell'opera e in cui riecheggia uno stato di apatia: se ne uscirà quando si riuscirà di nuovo a sentire, ad ascoltare e ad uscire dallo stato di apatia.
 
 
 



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TEXTO EM PORTUGUÊS   (Testo in italiano)

"La tarda estate" de Luiz Ruffato (ed. La Nuova Frontiera)
por
Antonella Rita Roscilli


                                                                 
 
Uma sociedade pode ser surda e devorada pela apatia? É o que poderemos saber lendo "La  tarda estate",  o novo romance do brasileiro Luiz Ruffato. Conta seis dias da vida de Oséias, que dividem o romance também em seis capítulos. Publicado originalmente no Brasil pela editora Companhia das Letras com titulo O verão tardio,  a obra aparece agora na Itália publicada pela editora La Nuova Frontiera, na Coletânea Liberamente, com tradução do português de Marta Silvetti.

Oséias è um representante de vendas de uma empresa de produtos agropecuários no Estado de São Paulo- Retorna depois de mais de 20 anos em sua cidade natal, Cataguases, em Minas Gerais. Seguiremos assim passo a passo seu cotidiano, visitando sua família, as irmãs Isabela, Rosana, seu irmão João Lúcio e também a memória de Lígia, a irmã de 15 anos que havia se suicidado quarenta anos antes. Todos os encontros com personagens locais acontecem na tentativa de reconectar os fios com seu passado, com sua história. Trata-se na realidade, da necessidade de lidar com um fantasma do passado, que condicionou o curso de sua vida, que o empurra a repercorrer os lugares onde tudo começou.  

Portanto, a sombra do suicídio de Lígia e as vãs tentativas de se comunicar com todos os que o cercam vão acompanhar esses seis dias, dessa forma a história se desenvolve como a verdadeira alegoria de uma surdez coletiva. Os climas melancólicos do "verão tardio" e o olhar lúcido do autor sobre a atual sociedade brasileira servem de pano de fundo às histórias pessoais do protagonista. Num Brasil que parece ter passado de projeto a ruína, a cada momento, o autor propõe uma reflexão sobre uma sociedade em que as classes sociais romperam completamente o diálogo entre si, e, como diz um de seus personagens, se tornaram "planetas errantes" em entrar em rota de colisão ou destruir um ao outro.

Ruffato conta que é na figura de Lígia que toda a trama nasceu, muitos anos antes do novo livro ser escrito. “Há uma passagem em Eles eram muitos cavalos, uma passagem sutil, quase imperceptível, que, por sua força dramática, me persegue desde sempre (...)Trata-se do fluxo de consciência de um personagem que, a certa altura lembra: 'morreu no beira-rio, tiro no ouvido, uma menina, quinze anos, ouviu? É tiro!', diz o trecho".

Portanto Ruffato conviveu com a sombra dessa primeira remissão à personagem Lígia, que reaparece quase 20 anos depois e em termos narrativos, atua como um personagem ausente, mas muito presente na memória de Oséias. A cidade de Cataguases desempenha um papel central na obra de Ruffato e, particularmente neste romance, torna-se microcosmo da sociedade brasileira, mas o livro também nos oferece também uma visão valiosa da comunidade de emigrantes italianos que chegaram ao Brasil no século 19.

Uma realidade que o autor conhece muito bem por ser de origem veneta. Contudo, como diz Oséias: “Essas árvores cuidavam de mim, esse calçamento acompanhava meus passos ... As paredes têm orelhas, mas não têm boca. Se tivessem, falariam da criança magrinha que voava pela cidade com sua bicicleta Caloi verde, engolindo a paisagem. Mestre do tempo, fui ampliando cada vez mais meus horizontes, sem saber que esse espaço ampliado me faria perder o rumo, a cabeça, e então, no final, pousar exatamente no mesmo lugar , mas tão diferente que não consigo encontrar quem fui, como muitas vezes não reconhecemos, em fotografias antigas, os rostos das pessoas à nossa volta ”.

Oséias não reconhece mais a si mesmo no passado, como não reconhece os outros que fizeram parte de sua história. Uma cisão muito grave ocorreu, portanto, na sua historia de vida. Como bem assinalou o jornal El Pais, "Em La tarda estate a literatura funciona como caixa de ressonância para a pergunta:"Por que perdemos o que nos torna humanos, ou seja, a troca de experiências através do diálogo?"
Memória e apatia são temáticas importantes e Luiz Ruffato, sempre sensível na percepção dos estados coletivos, traz à tona algo que ele observa no estado presente da sociedade brasileira.

Não querer ouvir, falta de diálogo, não ser ouvido: mesmo o não ser ouvido pode prejudicar e bloquear as relações gerando assim apatia, ou seja falta de reação. Luiz Ruffato é um dos escritores mais importantes de sua geração desde a publicação do premiado "Eles eram muitos cavalos" (2001). Continua utilizando neste novo livro alguns procedimentos estilísticos já conhecidos, mas embalado por uma espécie de desespero que transparece ao ler a obra provindo de um estado de apatia: vamos escapar quando voltarmos a ouvir e assim poderemos sair do estado de apatia.




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