BOA SORTE: STORIE DI EMIGRANTI ITALIANI IN BRASILE. Meteoriti e profeti: il cielo sopra Monte Santo
a cura di Andrea Lilli
La città brasiliana di Monte Santo - stato di Bahia
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

 
Pioverà una grande pioggia di stelle e ci sarà la fine del mondo. Nel 1900 le luci si spegneranno. Dio ha detto nel Vangelo: ho un gregge che esce da questo ovile, ed è necessario che si riunisca, perché c'è un solo pastore e un solo gregge!
(Profezie di Antônio Conselheiro. In "Brasile ignoto: l'assedio di Canudos" di Euclides da Cunha. Milano : Sperling & Kupfer, 1953)
 
Há de chover uma grande chuva de estrelas e aí será o fim do mundo. Em 1900 se apagarão as luzes. Deus disse no Evangelho: eu tenho um rebanho que anda fora deste aprisco e é preciso que se reúnam porque há um só pastor e um só rebanho!
(Profecias de Antônio Conselheiro, no livro Os Sertões, de Euclides da Cunha)
 


Tanti frati italiani, oggi ormai semisconosciuti, appartenenti agli ordini minori – soprattutto francescani e cappuccini - sono stati protagonisti in ogni fase della colonizzazione in Brasile, non meno degli autorevoli e più celebri padri gesuiti. Gli umili cappuccini, in particolare nello Stato di Bahia, fondarono tra il 18° e il 19° secolo numerose missioni, spostandosi senza sosta verso l’interno del sertão. Furono proprio queste missioni itineranti, realizzate sfidando climi inospitali e terre sfavorevoli, che resero i cappuccini i catechizzatori più efficaci nell’entroterra baiano.

                                                                     
FRATE APOLLONIO DA TODI. Apollonio nasce a Todi il 23 gennaio 1747. Entrato nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini lo troviamo, giovane sacerdote, tra i primi missionari inoltratisi nella caatinga. Attraversa senza paura altipiani e decine di villaggi per tutto lo Stato di Bahia: la sua opera predicatrice e costruttiva ha lasciato segni nella memoria popolare e sul territorio ancora percepibili. Lo storico Euclides da Cunha lo ha definito “l’apostolo dei sertões”. La sua tomba si trova a Mairi, dove muore il 14 luglio 1828, sempre nello Stato di Bahia. Monte Santo costituisce oggi la più evidente testimonianza della sua vocazione.

MONTE SANTO – il Santuario.   Anno del Signore 1775, ottobre: il sacerdote cappuccino Apollonio da Todi (1747-1828), missionario nel vicino villaggio indio di Massacará, invitato dal fazendeiro latifondista Francisco da Costa Torres, che è molto preoccupato a causa di una perdurante siccità, s’incammina verso la località Lagoa da Onça con il compito di benedire, convertire gli indigeni e fondare una nuova missione, probabilmente sperando che per effetto di ciò il buon Dio o la Natura si addolciscano, favorendo la vita quotidiana della comunità e i proventi della fazenda. Padre Apollonio, accompagnato da alcuni fedeli segue il sentiero tracciato dal bestiame e scopre un vasto altopiano provvisto di acque sorgive e dominato da un profilo montuoso, fin allora chiamato Pico-Araçá, che gli rammenta il Monte del Calvario:  la collina di Gerusalemme su cui, secondo la narrazione dei vangeli, salì Gesù per esservi crocifisso.
Lo battezza dunque così, “Monte Santo” - proprio come un antico convento, eretto nel 13° secolo sulla sommità di una collina appena fuori le mura di Todi, attivo ancor oggi - ne marca la cresta facendo piantare dai fedeli grandi croci di legno, corrispondenti alle stazioni della Passione di Cristo, e costruisce una prima cappella. Era il 1 ° novembre 1775. In quel giorno si tenne il primo pellegrinaggio della Santa Croce, che, da allora e ancora oggi, viene ripetuto ogni anno il giorno di Ognissanti.
Poi, aumentato il numero di cappelle lungo i 3 km. di sentiero pietroso e allargato il santuario, nel 1790 il luogo diventa parrocchia. Nel 1797 viene istituito il Distretto della Pace di Monte Santo, che diventerà Contea nel 1850. Nel frattempo (1837) il villaggio Cuore di Gesù di Monte Santo diventa Comune, con municipio e sindaco propri, il primo nella persona di Padre Josè Victor Barberino.
 
                                                                 
Nel 1929 il villaggio viene elevato al rango di città col nome definitivo di Monte Santo. Il suo santuario, divenuto col tempo una delle più frequentate mete di pellegrinaggio, ha visto consolidare la propria struttura e fama da religiosi rimasti nella memoria popolare, dal visionario e rivoluzionario Antônio Conselheiro massacrato dall’esercito nel 1897, a Francisco Berenguer (parroco di Monte Santo intorno al 1940), diventato popolare per avere ingannato una volta il temibile bandito cangaçeiro Lampião). Sopra la collina, in un corso di tremila metri, ora c’è un maestoso sentiero in pietra lungo il quale sono state costruite 25 cappelle, culminanti con una cappella più grande, dove è venerata la Santa Croce. La tradizione supera i due secoli e, da molto tempo, i pellegrinaggi non avvengono solo il primo di novembre, ma durante tutto l'anno.

MONTE SANTO – la Città.   
Oggi Monte Santo è un comune di quasi 60.000 abitanti nello Stato di Bahia, mesoregione del Nordeste Baiano, microregione di Euclides da Cunha, e si trova nel cosiddetto poligono della siccità (seca): una zona semiarida dove l’agricoltura dà scarsi risultati. Si trova a 350 km. dalla capitale dello Stato, Salvador, e ha una superficie di 3.500 Km2. L’habitat locale è chiamato caatinga, foresta grigia, nome che deriva dalla presenza di piante che sono per la maggior parte dell’anno secche. Il terreno è prevalentemente sabbioso e sassoso con cactus e arbusti spinosi. La regione è caratterizzata da basse precipitazioni e la struttura geologica della zona rende molto difficile raccogliere e immagazzinare acqua: la siccità è un problema costante, i fiumi sono stagionali e nella maggior parte dei casi l’acqua del sottosuolo è salina, utilizzabile per la pulizia e l’abbeveraggio del bestiame ma inadatta al consumo umano. L’allevamento risulta una delle poche opzioni a disposizione della popolazione locale per garantirsi un corretto apporto nutrizionale. Il 13% della popolazione vive in città e l’87% nelle zone rurali. Nei centri urbani, la maggior parte delle persone lavorano nel settore del commercio o come dipendenti pubblici, mentre l’economia rurale si basa su attività agricole, come l’allevamento di mucche e capre e la coltivazione di manioca, fagioli e mais. Il settore industriale è praticamente assente.
                                                                 
                                                                                Locandina del film  di Glauber Rocha"
                                                    


IL CIELO E MONTE SANTO. La notorietà di Monte Santo è dovuta principalmente a due eventi, entrambi inviati dal Cielo, in qualche modo, forse a parziale compensazione della scarsità delle piogge.  Il primo, scientifico: la scoperta (1784) della Pietra di Bendegó, il più grosso meteorite caduto in territorio brasiliano e uno dei maggiori rintracciati sulla superficie terrestre, ora conservato nel Museo Nazionale di Rio de Janeiro. Il secondo, storico: lo sterminio spietato (1897) con cui le truppe governative, facendo base a Monte Santo, posero fine all’eccezionale esperienza sociale autogestita della vicina comunità di Canudos, fondata dal predicatore Antônio Conselheiro. Dopo tre battaglie perse, per sterminare i resistenti e radere al suolo la loro iniziativa “sovversiva”, l’esercito stabilì il quartier generale a Monte Santo in quanto punto d’osservazione dominante e provvisto di una fonte d'acqua per più di quattromila soldati, equipaggiati con le armi più moderne del tempo, per la quarta offensiva finale. Nel romanzo storico La guerra della fine del mondo, Mario Vargas Llosa rende omaggio a questa straordinaria e terribile vicenda, a cominciare dal titolo, che cita la profezia di Antônio Conselheiro ripresa in esergo a questo articolo. Da vedere sul tema il film di José Walter Lima, Antônio Conselheiro - O Taumaturgo do Sertão (2010).
                                                               
                                                                 
                                                          il regista Glauber Rocha a Monte Santo -Bahia
                                                                             durante le riprese del film "O Deus e o diabo na Terra do Sol"
                                                                             (1963).Foto:Arquivo pessoal S. Scaldaferri

MONTE SANTO E IL CINEMA. 
A proposito di cinema, la fama di Monte Santo è dovuta anche al fatto di aver fatto da sfondo, sia naturale che antropologico, ad uno dei capolavori del neorealismo brasiliano: il film "Il dio nero e il diavolo biondo / Deus e o Diabo na Terra do Sol "(1963), secondo lungometraggio di Glauber Rocha (1939–1981), anche lui un profeta: del Cinéma Nôvo.

                                                               
                                                                                    Sante Scaldaferri, artista plastico brasiliano italo discendente, 
                                                                                    durante una pausa del film "Deus e o Diabo na Terra do Sol", cui partecipa,
                                                                                    scende le scale a Monte Santo 
                                                                                    1963 (Foto:Arquivo pessoal S.Scaldaferri)


Protagonista della pellicola è la salita di pietra concepita da Fra’ Apollonio, e rimasta tale e quale per i suoi 3.000 metri nel corso di due secoli. Quando Rocha girò il film, nel 1963, la maggior parte dei poco più di mille abitanti di Monte Santo ricordava ancora il bandito Lampião, e i più anziani erano discendenti diretti degli adepti di Conselheiro. E tanto il celebre cangaçeiro, quanto il massacro della comunità di Canudos alimentano la sceneggiatura del film. Nella sua biografia su Glauber Rocha, Nelson Motta ha scritto: “Con l’arrivo della troupe, la città, immersa nella sua atmosfera mistica, si è svegliata dal letargo e ha vissuto tra fantasia, mito e realtà”.

 
 
 
BIBLIOGRAFIA:

Da Cunha,  Euclide. Brasile ignoto : l'assedio di Canudos. Milano : Sperling & Kupfer, 1953
________________ Canudos, diário de uma expedição. O Estado de São Paulo, 23/8/1897.
________________ Os Sertões. Porto Alegre: L&PM Pocket, 2016
Santoro de Constantino, Núncia. L’italiano di Porto Alegre. Immigrati meridionali nella capitale del Rio Grande do Sul.  Cosenza: Pellegrini, c2015.
Bernardi, Mansueto. Colônias e colonizadores. Porto Alegre: EST, c1982.
Mottin, Antonio J.S. , Enzo Casolino. Italianos no Brasil: contribuções na Literatura e nas Ciências, séculos XIX e XX. Porto Alegre: EDIPUCRS, c1999.
Da Nembro, Metodio. Storia dell’attività missionaria dei Minori Cappuccini nel Brasile (1538-1889), Inst. Histor. Ord. Fratr. Cappucc., Roma, 1958.
Rosoli, Gian Fausto. I movimenti di emigrazione e i cattolici. In: Migrazioni: catalogo della biblioteca del CSER Centro Studi Emigrazione Roma, c1972.
Motta, Nelson. A Primavera do Dragão. A juventude de Glauber Rocha. São Paulo: Objetiva, c2011

SITOGRAFIA:
https://www.assisiofm.it/montesanto-todi-66-1.html
http://www.montesanto.net
http://www.canudosnet.com/site/a-guerra-de-canudos/
 
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Andrea Lilli. Bibliotecario-archivista e documentalista, lavora nella Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma.
 



© SARAPEGBE                                                             
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione
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TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

BOA SORTE: STORIE DI EMIGRANTI ITALIANI IN BRASILE:
Meteoritos e profetas: o céu acima de Monte Santo

por

Andrea Lilli
                                                         
                                                             
                                                                la città brasiliana di Monte Santo - Bahia

 
Pioverà una grande pioggia di stelle e ci sarà la fine del mondo. Nel 1900 le luci si spegneranno. Dio ha detto nel Vangelo: ho un gregge che esce da questo ovile, ed è necessario che si riunisca, perché c'è un solo pastore e un solo gregge!
(Profezie di Antônio Conselheiro. In: " Brasile ignoto : l'assedio di Canudos" di Euclides da Cunha

Há de chover uma grande chuva de estrelas e aí será o fim do mundo. Em 1900 se apagarão as luzes. Deus disse no Evangelho: eu tenho um rebanho que anda fora deste aprisco e é preciso que se reúnam porque há um só pastor e um só rebanho!
(Profecias de Antônio Conselheiro. Em: Os Sertões, de Euclides da Cunha)
 


Existem muitos nomes de frades italianos, hoje em dia quase desconhecidos e pertencentes à Ordens Menores  - especialmente os franciscanos e capuchinhos - que se envolveram em cada fase da colonização no Brasil, ao lado de alguns outros famosos e ilustres padres jesuítas. Particularmente no estado da Bahia, os humildes frades capuchinhos fundaram inúmeras missões entre o séc. 18 e 19,  chegando até no interior, no sertão. Foram essas missões itinerantes, realizadas desafiando um clima feroz e terras inóspitas, a fazer com que os frades capuchinhos fossem chamados de maiores divulgadores do cistianismo no interior baiano.

                                                                     

FREI APOLÔNIO DA TODI
Apolônio nasceu em 23 de janeiro de 1747 na cidade italiana de Todi, na atual região da Umbria. Entrou na  Ordem dos Frades Menores Capuchinhos. Jovem padre, foi um dos primeiros missionários a entrar na caatinga do Brasil. Atravessou sem medo planaltos e dezenas de aldeias em todo o estado da Bahia. Sua obra  deixou marcas profundas na memória popular e ainda perceptíveis no território.  O escritor Euclides da Cunha o chamou de "Apóstolo dos sertões". Seu túmulo está localizado em Mairi, na Bahia, onde morreu em 14 de julho de 1828. Hoje em dia Monte Santo constitui o testemunho vivo mais evidente da vocação deste frade italiano.  

                                                               

MONTE SANTO - o Santuário  
Ano do Senhor 1775. Outubro: o padre capuchinho Apolônio da Todi (1747-1828), missionário na aldeia india vizinha de Massacará, è convidado pelo fazendeiro latifondista Francisco da Costa Torres, que está muito preocupado por causa da seca contínua. Vai até a região da Lagoa da Onça para dar bença, converter os nativos e fundar uma nova missão, provavelmente esperando que, como resultado disso, Deus ou a Natureza favoreçam mais o cotidiano da comunidade e da fazenda inteira. Frei Apolônio, junto com alguns fiéis segue  o caminho traçado pelo gado. Descobre assim um vasto planalto rico de nascentes e dominado por um perfil montanhoso, até então chamado de Pico-Araçá. Logo nota que se parece com o Monte Calvário: a colina de Jerusalém sobre a qual, de acordo com a narração dos evangelhos, Jesus subiu para ser crucificado.
Assim o lugar è por ele batizado "Monte Santo", igual ao nome do antigo convento, construído no século 13 em cima de uma colina na Italia, próxima aos muros da cidade de Todi, e hoje em dia ainda aberto e ativo. Frei Apolônio da Todi toma posse do lugar e incita os fieis a plantar grandes cruzes di madeira, correspondentes às estações da Paixão de Cristo, alí constrói também uma primeira capela. Era o dia 1 de novembro de 1775. Naquele dia se realizou a primeira romaria e a peregrinação da Santa Cruz, que, desde então, até os nossos dias,  vem sendo  replicada todo ano. Em seguida, frei Apolônio aumentou o número de capelas ao longo dos 3 km de um caminho pedregoso. Mesmo antes da conclusão da construção, em 1790, o Santuário foi elevado à categoria de Freguesia. Em 1797  foi criado o Distrito de Paz de Monte Santo que em 1850  foi elevado à categoria de Comarca. Em 1837 o assim chamado povoado "Coração de Jesus de Nossa Senhora da Conceição de Monte Santo" foi elevado à categoria de vila, sendo seu primeiro prefeito o padre José Vítor Barberino. Em 1929 a vila foi elevada à categoria de cidade com o nome definitivo de Monte Santo. Seu santuário, que ao longo do tempo se tornou um dos destinos de peregrinação mais freqüentados, viu sua estrutura e fama consolidar-se graças aos religiosos que permaneceram na memória popular, desde o  visionário e revolucionário Antônio Conselheiro, massacrado pelo exército em 1897,  até o Francisco Berenguer (pároco do Monte Santo por volta de 1940), que tornou-se popular por ter enganado o temível bandido cangaçeiro Lampião. Acima da colina, em um percurso de três mil metros, existe agora um majestoso caminho de pedras ao longo do qual 25 capelas foram construídas, culminando com uma capela maior, onde è venerada a Santa Cruz.  A tradição ultrapassa dois séculos e, durante muito tempo, as peregrinações não se realizaram apenas no dia primeiro de novembro, mas durante o ano todo.

MONTE SANTO - a cidade -
Hoje em dia Monte Santo é uma cidade de cerca de 60.000 habitantes, mesoregião do Nordeste Baiano, micro-região de Euclides da Cunha, e está localizado no chamado polígono da seca (seca): a area semi-árida onde a agricultura dá bons resultados. Dista  350 km de Salvador, capital do estado da Bahia, e tem uma área de 3.500 Km2. O habitat local é chamado de caatinga, floresta cinzenta, nome que deriva da presença de plantas durante a maior parte do ano seco. O solo é principalmente arenoso e rochoso com cactos e arbustos espinhosos. A região é caracterizada por uma baixa precipitação e a estrutura geológica da área faz com que seja muito difícil recolher e armazenar água: seca é um problema constante, os rios são sazonais e, na maioria dos casos, a água do subsolo é solução salina, utilizável para a limpeza e a rega do gado, mas inadequada para consumo humano. A criação de animais é uma das opções disponíveis para a população local para garantir uma nutrição correta. 13% da população vive na cidade e 87% nas áreas rurais. No centro urbano, a maioria das pessoas trabalha no comércio ou como funcionários públicos, enquanto a economia rural é baseada na agricultura, tais como a criação de gado e cultivo de mandioca, feijão e milho.

                                                           
                             
O CÉU E MONTE SANTO
A notoriedade de Monte Santo deve-se principalmente a dois eventos, ambos enviados pelo Céu, de alguma forma, talvez para compensar parcialmente a escassez das chuvas. O primeiro è científico: a descoberta (1784) da Pedra de Bendegó, o maior meteorito caído em território brasileiro e um dos principais na superfície da Terra, hoje em dia preservado no Museu Nacional do Rio de Janeiro.
O segundo è histórico: o extermínio cruel (1897) com que as tropas do governo, de base em Monte Santo, acabaram com a excepional experiência social de auto-gestão da vizinha comunidade de Canudos, fundada pelo Antônio Conselheiro. Após perder três batalhas, para matar os resistentes e destruir a iniciativa considerada "subversiva", o exército montou seu quartel geral mesmo em Monte Santo, qual lugar de observação dominante, e com uma única fonte de água para mais de quatro mil soldados, equipados com as armas mais modernas da época, para a quarta ofensiva final. No romance histórico "A Guerra do Fim do Mundo", Mario Vargas Llosa presta homenagem a essa história extraordinária e terrível, começando pelo título, que se refere à profecia de Antônio Conselheiro, em epígrafe a este artigo. Sobre este tema deveria se assistir também o filme de  José Walter Lima, "Antônio Conselheiro - O Taumaturgo do Sertão" (2010).
 
                                                               
                                                                il regista Glauber Rocha a Monte Santo -Bahia  durante le riprese
                                                                                     del film "O Deus e o diabo na Terra do Sol"                                                                                                                                                                                                    (1963).Foto:Arquivo pessoal S. Scaldaferri         

MONTE SANTO E O CINEMA.
Falando em cinema, a fama de Monte Santo também se deve ao fato de que o lugar tem sido o pano de fundo, natural e antropológico, de uma das obras-primas do neorealismo brasileiro: o filme "O Deus e o Diabo  na Terra do Sol" (1963), segundo longametragem de Glauber Rocha (1939-1981), também profeta no campo do cinema e fundador do Cinéma Nôvo.

                                                                 
                                                                                      Sante Scaldaferri, artista plastico brasiliano italo discendente,
                                                                                      durante una pausa del film "Deus e o Diabo na Terra do Sol", cui partecipa,
                                                                                      scende le scale a Monte Santo
                                                                                                                                          1963 (Foto:Arquivo pessoal S.Scaldaferri)



Protagonista do filme é mesmo aquela longa escada de pedra concebida por Frei Apolônio, e que permanece viva nos seus 3000 metros ao longo de dois séculos. Quando Rocha foi gravar o filme em 1963, a maioria dos mil habitantes de Monte Santo, ainda se lembrava do cangaceiro Lampião. Os mais velhos eram descendentes diretos dos seguidores de Conselheiro. E o famoso cangaçeiro, assim como o massacre da comunidade de Canudos, alimentaram o roteiro do filme. Em sua biografia sobre Glauber Rocha, Nelson Motta escreveu: "Com a chegada da équipe, a cidade, imersa em uma atmosfera mística, despertou do estado de trance e viveu entre imaginação, mito e realidade."

Traduzione di A.R.R.
 
REFERÊNCIAS
Da Cunha,  Euclide. Brasile ignoto : l'assedio di Canudos. Milano : Sperling & Kupfer, 1953
________________ Canudos, diário de uma expedição. O Estado de São Paulo, 23/8/1897
________________ Os Sertões. Porto Alegre: L&PM Pocket, 2016
Santoro De Constantino, Núncia. L’italiano di Porto Alegre. Immigrati meridionali nella capitale del Rio Grande do Sul.  Cosenza: Pellegrini, c2015.
Bernardi, Mansueto. Colônias e colonizadores. Porto Alegre: EST, c1982.
Mottin, Antonio J.S. , Enzo Casolino. Italianos no Brasil: contribuções na Literatura e nas Ciências, séculos XIX e XX. Porto Alegre: EDIPUCRS, c1999.
Da Nembro, Metodio. Storia dell’attività missionaria dei Minori Cappuccini nel Brasile (1538-1889), Inst. Histor. Ord. Fratr. Cappucc., Roma, 1958.
Rosoli, Gian Fausto. I movimenti di emigrazione e i cattolici. In: Migrazioni: catalogo della biblioteca del CSER Centro Studi Emigrazione Roma, c1972.
Motta, Nelson. A Primavera do Dragão. A juventude de Glauber Rocha. São Paulo: Objetiva, c2011
SITOGRAFIA:
https://www.assisiofm.it/montesanto-todi-66-1.html
http://www.montesanto.net
http://www.canudosnet.com/site/a-guerra-de-canudos/


© SARAPEGBE                                                             
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione
 
 

Andrea Lilli. Bibliotecário, arquivista e documentalista, trabalha na Sovrintendenza ai Beni Culturali da Prefeitura de Roma.