Ascolta, Roma
Edivaldo M. Boaventura
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugĂ»es)

Roma, città monumentale, pagana e papale, custodisce una gioia estatica nelle piazze, nelle fontane, nelle statue e nei bar. La metropoli latina è stata trasformata, ma continua a conservare i suoi simboli: Castel Sant'Angelo, il Colosseo, il Pantheon, il Foro Romano e le grandi basiliche.

La domenica mattina con l'indispensabile visita di piazza San Pietro, per la benedizione papale, si compie il precetto: andare a Roma e vedere il Papa. Tutti attendono con impazienza che il Sommo Pontefice compaia alla finestra. Dopo un breve discorso, ha offerto la benedizione ai pellegrini, che sono riconoscibili  in gruppi sorridenti con striscioni e manifesti.
                                                                     
                                                                Abbazia Subiaco
Nelle strade i gruppi di turisti seguono le guide. Sembra che la bassa stagione non esista più. Ci sono sempre viaggiatori a Roma, a Parigi e a Lisbona. Nell'imponente piazza Navona, con il Palazzo Doria Pamphili, sede dell'Ambasciata brasiliana, i ristoranti all'aperto sono pieni di gente, di luce e musica. I venditori di giochi luminosi diffondono colori. Grazie ad  Antonella Rita Roscilli, brasilianista e biografa di Zélia Gattai, abbiamo cenato tranquillamente all'Osteria del Pegno.

Dopo un breve tour di Trastevere, mi unisco al Congresso Mondiale degli Oblati Benedettini. Proveniamo da più di 50 paesi e ci esprimiamo nelle cinque lingue più usate nel mondo. L'inglese ha sostituito il latino.
Il grupo latinoamericano è composto da dieci Oblati brasiliani, guidati dal presidente Everaldo Dinoa Medeiros. Sono presenti europei, nord e sudamericani, ma soprattutto africani e asiatici. La Chiesa cattolica rinasce in Africa e in Asia. Il prossimo congresso si svolgerà in una capitale africana.
                                                                 
                                                             Abbazia di Montecassino

Il tema dell'ascolto appartiene ai benedettini. Il silenzio non è solo quello della lingua, ma della mente e del cuore. Il silenzio non è sinonimo di chiusura, ma di ascolto. Bisogna imparare ad ascoltare. Ascoltare le grida dei poveri, i lavoratori migranti, le donne del paese, i poveri rapiti e brutalmente assassinati, per estrarre organi. Si devono ascoltare i popoli indigeni, le minoranze culturali, gli anziani e i diversamente abili, i gays e lesbiche, specie quelli in pericolo, le specie in estinzione, degradate dal punto di vista ecologico e la scarsità di acqua potabile. In silenzio ascoltiamo la Lectio Divina che ci guida nei passi: meditazione, preghiera, contemplazione e azione.

Il messaggio di San Benedetto ci ha portato a Subiaco ove è sita la grotta incavata là in alto nella montagna, dove lui visse nei primi anni. Assorto, in contemplazione, misteriosamente gli giungeva  il cibo in un cestino. La grotta fu trasformata in un monastero con dipinti medioevali e moderni come quello di San Francisco, che visitò Subiaco, e che fu raffigurato nella sua veste grigia.

Prima di Montecassino una pausa all'Abbazia di Sant'Anselmo. Dall'Aventino, attraverso un piccolo foro, vediamo in lontananza la cupola del Vaticano e la città di Roma. L'abate Primate Nokler Wolf, il grande animatore del congresso, per chiudere l' incontro, esegue Teleman e Handel al flauto, ma potrebbero essere eseguiti anche con la chitarra.

Ci siamo salutati a Montecassino. La grande abbazia del quinto secolo fu completamente recuperata. Era stata distrutta tre volte: dai Longobardi, dai musulmani e dal terremoto. Nella seconda guerra mondiale, per errore tattico, lo distrussero gli americani, pensando che lì ci fossero truppe tedesche. Un errore fatale! La bombardarono per tre ore. Tuttavia, accadde esattamente l'opposto: la popolazione civile, in cerca di riparo e protezione, si era sistemata nell'abbazia e venne decimata dai bombardamenti.

Ridotto in macerie, Montecassino fu occupato dai nazisti. Per liberarlo perirono più di mille polacchi,  insieme a squadre brasiliane. Il vecchio monastero del quinto secolo venne ricostruito dal 1949 al 1964. Oggi Montecassino sorge maestoso, con una bella chiesa di marmi tinti che custodisce le reliquie di San Benedetto e di sua sorella Santa Scolastica. Il ricco museo espone i Botticelli, insieme a vari ornamenti in argento e oro. Da Subiaco a Montecassino si ascoltano gli esclusi.


Traduzione in italiano di A.R.R

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Edivaldo M. Boaventura. (1933-2018). Figlio di Osvaldo Abreu Boaventura e Edith Machado Boaventura, è nato il 10 dicembre 1933 a Feira de Santana, nello stato brasiliano di Bahia. Ha compiuto gli studi liceali nel Colégio Antônio Vieira di Salvador. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1959, in Scienze Sociali nel 1969 e dopo il dottorato ha ottenuto la Libera Docenza nel 1964 all'Università Federale di Bahia (Ufba). Ha un Master (1980) e Dottorato (1981) in Educazione alla The Pennsylvania State University, EUA. Nel 1961 si sposa con Solange do Rego Boaventura. La coppia ha tre figli: Lídia, Daniel,  Pedro Augusto (deceduto) e quattro nipoti. 
Nel 1960 inizia il dottorato e dà lezioni nella Escola de Serviço Social da Bahia. Entra a far parte dell' Instituto Geográfico e Histórico da Bahia. Lavora nella SUDENE (1961-1983), come Tecnico di Sviluppo Economico. Nel 1962 inizia la carriera di magistero nella Ufba come professore contrattato dalla Scuola di Amministrazione e insegna Economia. E' giudice federale del Lavoro (1963-1970) e pubblica il suo primo libro: Introdução ao enquadramento sindical. Nel 1964 ottiene il suo primo dottorato nella UFBA con la tesi Incentivos ao desenvolvimento regional. Nell'anno accademico 1964-1965, frequenta l'Università di Parigi nel primo viaggio di studi all'estero e anche l'Istituto dell'America Latina. Prepara quindi O papel do setor público no desenvolvimento do Nordeste insieme al professor Alain Barrère. Come testo di introduzione alla metodologia pubblica Como ordenar as idéias.
Torna quindi in Brasile dove occupa la Cattedra di Economia Politica alla Facoltà di Diritto della UFBA. L'anno 1968 è decisivo per la sua scelta di dedicarsi all'educazione. Invitato dal rettore Roberto Santos crea l' Assessorato della Pianificazione, incaricata della riforma universaria e pubblica Universidade em mudança. Come professore aggiunto si trasferisce dalla Scuola di Amministrazione alla Facoltà di Educazione della UFBA della quale è uno dei fondatori e entra a far parte del Consiglio Statale di Educazione di Bahia ( 1968-1983, 1991-1996), presiedendolo dal 1976 al 1978. In sostituzione del professor Luiz Navarro de Brito, e dietro sua indicazione, il governatore Luiz Viana Filho lo sceglie come titolare della Segreteria di Educazione e Cultura di Bahia (1970-1971). Tenendo per la prima volta queso incarico contratta e dà inizio alle scuole polivalenti, impianta le Facoltà di Formazione dei Professori, i Centri Integrati di Educazione, partecipa attivamente alla creazione della Universidade Estadual de Feira de Santana, sua città natale. 
Dietro indicazione di Pedro Calmon crea il Parque Histórico Castro Alves, primo parco fondato nello stato di Bahia. Problemas da educação baiana Espírito de julgamento sono opere che parlano di questa gestione. Nel 1967 e 1969 partecipò all' Harvard Summer School. Nel 1970 visitò ufficialmente gli Stati Uniti e conobbe Dipartimenti Statali di Educazione e Università. Ciò costituisce l'inizio dei suoi rapporti con le università nordamericane e canadesi. Nel 1971 partecipa ad un concorso come professore titolare, ultimo incarico della carriera di docenza, con la tesi O departamento na Universidade.
Nello stesso anno viene eletto all' Academia de Letras da Bahia. Invitato dal direttore Raymond Poignant fa degli stages nell' Instituto Internacional de Planejamento da Educação  (IIPE/UNESCO, 1971-1972), nelle aree di finanziamento e pianificazione dell'educazione, sistema di educazione, educazione permanente e conclude il programma di ricerche con la monografia O ensino superior  na  Bahia: estudo da reforma, da evolução dos efetivos e do financiamento. Con l'esperienza internazionale dell'IIPE, rientra alla UFBA e fa parte del Programa de Mestrado em Educação della UFBA.  Dal 1974 al 1978, in qualità di coordinatore, mantiene contatti intensi con la Coordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior (CAPES), che appoggia finanziariamente il programma e partecipa alla creazione dell' Associação Nacional de Pesquisa e Pós-Graduação  em Educação (ANPED).
Lavora con sistemi e strutture di insegnamento, pianificazione, metodologia di ricerca e storia dell'educazione. Come membro del Conselho de Coordenação da UFBA crea e dirige la Câmara de Ensino de Pós-Graduação e Pesquisa. La ricerca e la post-laurea in Educazione lo spingono a fare master e dottorato in Educazione nella The Pennsylvania State University, e si concludono con la tesi A estrutura legal da educação brasileira  (1980), e una tesi di dottorato dal titolo Um estudo das funções e das responsabilidades do Conselho Estadual de Educação da Bahia, Brasil , de 1963-1975.( 1981).
Questo è il suo secondo dottorato e la pubblicazione A segunda casa  racconta la sua esperienza nord-americana. Torna a dirigere la Segreteria dell'Educazione di Bahia (1983-1987). In questo periodo  decide di espandere all'interno dello stato l'educazione superiore pubblica che, fino ad ora, è ancora concentrata esclusivamente nella capitale. Crea e dirige la Universidade do Estado da Bahia (UNEB), università multicampi, dà lustro alla UEFS, sorregge le attività della UESB e appoggia la nascita della futura UESC.
Aumenta il numero di scuole e crea delle convenzioni con i municipi per l'espansione dell'educazione elementare. Crea gli Studi Africani nella scuola baiana e crea il Parque Estadual de Canudos. Riceve il premio The Alumni Fellow Award 1989 dall'università ove svolse il dottorato.  Tornato alla Ufba coordina la creazione del primo Dottorato in Educazione di tutto il Nordest che crea nel 1991. Intensifica la sua attività di orientatore di tesi, pubblica Metodologia da  pesquisa, lavora in modo pionieristico sul Diritto dell'Educazione pubblicando il volume A educação brasileira e o direito. In occasione dei 50 anni della Ufba dà alle stampe UFBA: trajetória de uma universidade. Nel 1995 realizza un post-dottorato nella   Università del Québec, a Montreal, in Canadá.
Frequenta la Scuola Superiore di Guerra ed entra all' Instituto Histórico e Geográfico BrasileiroAcademia Brasileira de Educação Academia Portuguesa da História, realizza studi e viaggi in Portogallo. Nella festa di pensionamento gli alunni pubblicano Festschrift, Educação, cultura e direito: coletânea em homenagem a Edivaldo M. Boaventura  ( 2005). L'anno seguente la UFBA gli concede il titolo di Professore Emerito. Dal 1996 al 2012 dirige il giornale A TARDE con speciale attenzione al progetto A TARDE Educação, inserendo il giornale nelle scuole di Bahia. A partire dal 2000 insegna e orienta le ricerche nella Universidade Salvador  (UNIFACS), nel Programa de Mestrado e Doutorado em Desenvolvimento Regional e Urbano (PPDRU) e nel Mestrado interdisciplinar da Fundação Visconde de Cairu.
Dal 2007 al 2011 ha presieduto l' Academia de Letras da Bahia e ha pubblicato A convivência acadêmica. Nel 2010 ha completato 50 anni di magistero e ha continuato  ad insegnare e ad orientare instancabilmente gli studenti nelle tesi. Con il professor Roberto Santos nel 2010 ha fondato l' Academia de Ciências da Bahia della quale è vice presidente. Nel 2012 ha ricevuto il Dottorato Honoris Causa dall'Università di Stato di Bahia, il Premio Paulo Freyre dell' Associação Brasileira de Pós-graduação e Pesquisa (Anped), a Ordem do Santo Sepulcro, il benemerito dall' IHGB ed è entrato a far parte della Confraria da Bairrada de Portugal.
Nel 2018 è stato condecorato dall' Ordem da Instrução Pública con il grado di Commendatore dal Consolato Generale del Portogallo a Bahia, concesso dal Presidente del Portogallo.
 




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TEXTO EM PORTUGĂ›ES   (Testo in italiano)

Escuta, Roma
por
Edivaldo M. Boaventura

 

                                                                       

Roma, cidade monumental, pagã e papal, tem nas praças, fontes, estátuas e cafés, uma alegria esfuziante. A metrópole latina se transforma, mas conserva os seus símbolos: Castelo de Santo Ângelo, Coliseu, Panteão,  Fórum Romano e as grandes basílicas.

Com a imprescindível ida à Praça de São Pedro, domingo pela manhã, para benção papal, cumpre-se o preceito: ir a Roma e ver o papa. Todos, ansiosamente, esperam o Sumo Pontífice aparecer na janela. Depois de breve  alocução, lança a benção aos peregrinos, que se identificam em grupos festivos com bandeiras e cartazes.
                                                                     
                                                                Abbazia di Montecassino
Nas ruas, os grupos de turistas em cardumes seguem os guias. Parece não haver mais baixa estação. Há sempre viajantes em Roma, Paris e Lisboa. Na imponente Praça Navona, onde se encontra o palácio Doria Pamphili, sede da Embaixada do Brasil, os restaurantes a céu aberto estão cheios de gente, de luz e de música. Os vendedores de brinquedos luminosos espalham cores.  Graças a Antonella Rita Roscilli, brasilianista e biógrafa de Zélia Gattai, conseguimos jantar, tranquilamente, na Osteria del Pegno.
Depois de uma pequena volta pelo Trastevere, integro-me ao lll Congresso Mundial de Oblatos Beneditinos. Somos mais de 50 países e nos entendemos nas cinco línguas mais faladas. O inglês substituiu o latim. Os dez oblatos brasileiros, chefiados pelo presidente Everaldo Dinoá Medeiros, compõem o bloco dos latino-americanos. A presença não é tão somente de europeus e de norte e sul americanos, mas, sobretudo, de africanos e asiáticos. A Igreja católica renasce na África e na Ásia. O próximo congresso será em uma capital africana.

                                                               
                                                            Abbazia di Subiaco

O tema da escuta é bem beneditino. O silêncio não é somente da língua, mas da mente e do coração. Silêncio que não é sinônimo de calar-se, mas de escutar. É preciso aprender a ouvir. Escutar os gritos dos pobres, dos migrantes trabalhadores, das mulheres no campo, dos pobres raptados e assassinados brutalmente, para deles se extrair órgãos. É necessário sentir os povos indígenas, as minorias culturais, os idosos e os fisicamente não capacitados, os gays e as lésbicas, as espécies em extinção, a terra explorada, ecologicamente degradada e a escassez de água potável. No silêncio, ouve-se a Lectio Divina que nos conduz por etapas: meditação, oração, contemplação e  ação.

A mensagem de São Bento nos deslocou até Subiaco. Isto é, a gruta encravada no alto da montanha, onde ele viveu os primeiros anos. Absorvido na contemplação recebia, misteriosamente, o alimento na cesta. A gruta foi transformada em mosteiro com pinturas medievais e modernas como a de São Francisco, que visitou Subiaco, e que foi retratado com o seu hábito cinza.

Antes de Montecassino uma pausa na Abadia de Santo Anselmo. Da colina do Aventino, por um pequeno orifício, divisamos à distância o zimbório do Vaticano e a cidade de Roma. O Abade Primaz Nokler Wolf, grande animador do congresso, ao encerrá-lo, toca Teleman e Handel na flauta como podia ser igualmente na guitarra.

Em Montecassino, nos despedimos. A grande abadia do século quinto foi totalmente recuperada. Já havia sido destruída três vezes pelos lombardos, pelos mulçumanos e pelo terremoto. Na Segunda Grande Guerra, por erro tático, os americanos a aniquilaram supondo que lá estivessem tropas alemães. Engano fatal! Durante três horas a arrasaram com bombas. Entretanto, o que aconteceu foi justamente o oposto: a população civil, em busca de abrigo e proteção, alojou-se na abadia e foi dizimada pelo bombardeio.
Uma vez reduzido a escombros, as ruínas de Montecassino foram ocupadas pelos nazistas. Mais de mil poloneses juntamente com pracinhas brasileiros morreram para libertá-lo.

De 1949 a 1964, reconstruíram o velho mosteiro do século quinto. Montecassino ergue-se majestosamente com uma belíssima igreja de mármores coloridos e embrechados, que guarda as relíquias de São Bento e de sua irmã Santa Escolástica. Um rico museu expõe os Botticelli, alfaias de prata e ouro. De Subiaco a Montecassino se escuta os excluídos.



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Edivaldo M. Boaventura  (1933-2018)Filho de Osvaldo Abreu Boaventura e Edith Machado Boaventura, nasceu em Feira de Santana, Bahia, Brasil, em 10 de dezembro de 1933. Cursou o secundário com os jesuítas, no Colégio Antônio  Vieira. Bacharelou-se em Direito (1959), em Ciências Sociais (1969), doutorou-se e obteve a Livre Docência (1964) pela Universidade Federal da Bahia  (UFBA). É Mestre (1980) e Ph.D. (1981) em Educação pela  The Pennsylvania State University, EUA. Em 1961, casou-se com Solange do Rego Boaventura. O casal tem três filhos, Lídia, Daniel e Pedro Augusto (falecido) e quatro netas. Uma vez graduado, em 1960, iniciou o doutorado em Direito, começou a lecionar, na Escola de Serviço Social da Bahia, e entrou para o Instituto Geográfico e Histórico da Bahia. Trabalhou na SUDENE (1961-1983), como Técnico de Desenvolvimento Econômico. Em 1962, iniciou a carreira de magistério, na UFBA, como professor contratado da Escola de Administração,  para ensinar  economia. Foi juiz federal do trabalho (1963-1970), quando publicou o seu primeiro livro Introdução ao enquadramento sindical. Em 1964, obteve o seu primeiro doutorado com a tese Incentivos ao desenvolvimento regional, pela UFBA. No ano acadêmico 1964-1965, cursou a Universidade de Paris, primeira  viagem  de estudos ao exterior, e o Instituto da América Latina, trabalhou então O papel do setor público no desenvolvimento do Nordeste com o professor Alain Barrère. Como iniciação à metodologia, escreveu Como ordenar as idéias. Regressando ao Brasil, regeu a cátedra de Economia Política da Faculdade de Direito da UFBA.
O ano de 1968 foi decisivo para a sua opção pela educação. A convite do reitor Roberto Santos, implantou a Assessoria de Planejamento encarregada da reforma universitária, quando publicou Universidade em mudança.  Como professor adjunto, transferiu-se da Escola de Administração  para a Faculdade de Educação da UFBA, da qual é um dos fundadores e entrou para o Conselho Estadual de Educação da Bahia ( 1968-1983, 1991-1996), presidindo-o de 1976 a 1978.
Em substituição ao professor Luiz Navarro de Brito e por sua indicação, o governador Luiz Viana Filho o escolheu para titular da Secretaria de Educação e Cultura da Bahia (1970-1971). Desempenhando pela primeira vez  este cargo, contratou e iniciou as escolas   polivalentes, implantou as Faculdades de Formação de Professores, concluiu os Centros Integrados de Educação, participou ativamente da criação da Universidade Estadual de Feira de Santana, sua terra natal. Por sugestão de Pedro Calmon, criou o Parque Histórico Castro Alves, o primeiro parque fundado na Bahia. Problemas da educação baiana Espírito de julgamento tratam dessa gestão.
Participou da Harvard Summer School, em 1967 e 1969.  Visitou  oficialmente os  EUA , em 1970, e conheceu Departamentos Estaduais de Educação e Universidades. Foi o início do relacionamento com as universidades norte-americanas e canadenses.
Em 1971, submeteu-se ao concurso de professor titular, último cargo da carreira docente, com a tese O departamento na Universidade. No mesmo ano, foi eleito para a Academia de Letras da Bahia. A convite do diretor Raymond Poignant estagiou, no Instituto Internacional de Planejamento da Educação  (IIPE/UNESCO, 1971-1972), nas áreas de financiamento e planejamento da educação, carta escolar, sistema de educação,  educação permanente, tendo concluído  o programa de pesquisas com a monografia O ensino superior  na  Bahia: estudo da reforma, da evolução dos efetivos e do financiamento. 
Com a experiência internacional do IIPE, retornou à UFBA e integrou-se no Programa de Mestrado em Educação da UFBA.  Como coordenador,  de 1974 a 1978,  manteve intensos contactos com a Coordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior (CAPES), que apoiou  financeiramente o programa,   e participou da criação da Associação Nacional de Pesquisa e Pós-Graduação  em Educação (ANPED). Trabalhou com   sistemas e estruturas  de ensino, planejamento, metodologia da pesquisa  e história da educação Como membro do Conselho de Coordenação da UFBA, compôs e presidiu a Câmara de Ensino de Pós-Graduação e Pesquisa.
A pesquisa e a pós-graduação em educação levaram-no  à  realização  do   mestrado e do  doutorado em educação, na The Pennsylvania State University, concluídos com a dissertação  A estrutura legal da educação brasileira  (1980), e com a tese de Ph.D. Um estudo das funções e das responsabilidades do Conselho Estadual de Educação da Bahia, Brasil , de 1963-1975.( 1981).Obtém, assim,  o seu segundo doutorado A publicação  A segunda casa  relata a experiência norte-americana.
Volta a dirigir a Secretaria de Educação da Bahia (1983-1987), decididamente interioriza a educação superior estadual, até então, concentrada na capital.,  cria e dirige  a Universidade do Estado da Bahia (UNEB), universidade multicampi,  credencia  a  UEFS, impulsiona a UESB e apóia a a futura UESC. Aumenta o número de escolas e convenciona com os municípios  a expansão da educação básica.  Implanta os Estudos Africanos na escola baiana e cria o Parque Estadual de Canudos. Recebe o prêmio The Alumni Fellow Award 1989 pela Universidade que o doutorou.
No retorno à UFBA, coordena a criação do Doutorado em Educação, que implanta em 1991, o primeiro do Nordeste. Intensifica a orientação de  dissertações e teses, ensina e publica     Metodologia da  pesquisa, trabalha  pioneiramente o Direito Educacional, editando A educação brasileira e o direito.Nos 50 anos da UFBA dá à estampa UFBA: trajetória de uma universidade. Em 1995, realiza pós-doutorado na Universidade do Québec, em Montreal, Canadá.
Cursa a Escola Superior de Guerra, entra para o Instituto Histórico e Geográfico Brasileiro, Academia Brasileira de Educação e Academia Portuguesa da História, realiza estudos e viagens a Portugal.
Ao jubilar-se, os alunos publicam o Festschrift, Educação, cultura e direito: coletânea em homenagem a Edivaldo M. Boaventura  ( 2005). No ano seguinte a UFBA o distingue com o título de professor emérito.
De 1996 a 2012, dirigiu o no jornal A TARDE com especial atenção para o projeto A TARDE Educação, colocando o jornal nas escolas da Bahia. A partir de 2000 ensina e orienta pesquisa na Universidade Salvador  (UNIFACS), no Programa de Mestrado e Doutorado em Desenvolvimento Regional e Urbano (PPDRU) e no mestrado interdisciplinar da Fundação Visconde de Cairu. De 2007 a 2011 presidiu a Academia de Letras da Bahia e publicou A convivência acadêmica. Em 2010, completou 50 anos de magistério e continua ensinando e orientando teses  e dissertações.
Com o professor Roberto Santos, fundou a Academia de Ciências da Bahia, em 2010, da qual foi vice-presidente. Em 2012, recebeu o Doutorado Honoris Causa, pela Universidade do Estado da Bahia, o prêmio Paulo Freyre da Associação Brasileira de Pós-graduação e Pesquisa (Anped), a Ordem do Santo Sepulcro, a emerência pelo IHGB e ingressou na Confraria da Bairrada de Portugal. Ainda em 2018 foi condecorado com a Ordem da Instrução Pública no grau de Comendador pelo Consulado Geral de Portugal na Bahia. Concedida pelo Presidente da República Portuguesa,