La parola e le storie: intervista alla scrittrice Tea Ranno
Paolo Zefferi
Foto di Emanuele Presti
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugĂ»es)

La parola e le storie. I “cunti” dei nonni e i personaggi – donne raccontate da una donna – che hanno costruito le vicende e la Storia della sua Sicilia. Una lingua raffinata ed elegante, ricca e piena di fascino, ambientazioni che prendono vita nell’efficacia di un tratto leggero ma sicuro: scrittura che si fa stile personale nel senso migliore del termine, con naturalezza. E un gusto cresciuto negli anni, sempre più deciso, per la costruzione del racconto, per la trama. Tea Ranno può ben dire con soddisfazione che il 2017 è stato un anno di piccoli e continui miracoli, di nuove soddisfazioni, di ulteriori conferme. Nel 2018 ecco uscire per Frassinelli il suo nuovo libro “Sentimi”, e a seguire “Le ore della contentezza”, il suo primo libro per ragazzi, una favola che sarà pubblicata da Curcio.

“Scrivere è un bisogno, una necessità”, spiega con un sorriso. “Ma è anche il frutto di tanto lavoro”. Tempo, dedizione, fatica, determinazione. “Non c'è lido più lontano di quello dove non si approda", scriveva Stefano D’Arrigo in Horcynus Orca, un libro che Tea ha particolarmente amato, uno dei punti centrali nella sua formazione letteraria. E oggi per Tea quel “lido” è la parola “scrittrice”, che -come ha raccontato più volte – le ha aperto nuove strade: “Da quando si è sparsa la voce molte persone mi affidano le loro storie, vogliono che io le ascolti, soprattutto quando torno in Sicilia”. Ed è facile da capire il perché: Tea Ranno ha una grandissima irrefrenabile voglia di farle conoscere, le sue storie, ma al tempo stesso ha una capacità non comune di ascoltare le storie degli altri. E durante un’intervista può capitare che a un certo punto sia proprio lei a tirare fuori un quaderno per prendere appunti. Del resto Tea Ranno appartiene a quella categoria di scrittori che usa, in prima stesura, carta e penna. “Prendo i miei taccuini, raccolgo gli appunti, e poi scrivo a mano quello che soltanto più tardi arriverà alla tastiera del computer”.

Ed è un piccolo segreto che spiega molte cose, spiega l’amore per i dettagli, spiega alcune costruzioni letterarie, spiega un gusto per la scrittura che è un metodo e al tempo stesso una continua scoperta.
“Io volevo scrivere”, ci racconta, “mi sono laureata in giurisprudenza, ma volevo scrivere. Ho avuto diversi maestri, ai quali devo molto. A Catania ho lavorato in una casa editrice, ho corretto bozze, e poi ho scritto recensioni e schede, ho fatto interviste. Ho letto, ho letto moltissimo. Ho imparato molto in quel periodo, soprattutto a non avere paura di buttare via quello che nella scrittura non serve”.

Tra la laurea in legge, la prospettiva lavoro di notaio e la passione per la letteratura arriva a un certo punto il trasferimento: “Mio marito, conosciuto al primo anno di giurisprudenza, dopo la laurea aveva vinto un concorso e, dopo qualche tempo, venne chiamato a Roma”. Nella capitale Tea continua a immaginare un futuro da scrittrice e si iscrive alla Scuola Omero, una delle prime scuole di scrittura in Italia e – va sottolineato – sicuramente una delle migliori. Lì inizia a capire davvero cosa vuol dire scrivere come “mestiere”, affinando il suo gusto, orientando le sue capacità e acquisendo metodo, tecnica, consapevolezza. Scrive un suo primo racconto lungo. L’idea all’inizio le viene bocciata, ma poi alla prova della scrittura sembra funzionare, e anzi riceve la fiducia di uno degli insegnanti, Paolo Restuccia (gli ascoltatori di Radiodue lo conoscono bene come il regista del “Ruggito del Coniglio” che Dose e Presta chiamano “the Genius”): è una storia ambientata nel Seicento, una donna – la contessa Stefana - che accusa una serva di stregoneria.

La storia resta in un cassetto, sonoramente bocciata a un primo tentativo di pubblicazione, ma poi viene mandata a un premio letterario e poi a un altro. È finalista al premio Calvino, al Berto, e poi vince il premio Chianti. Per farla breve “Cenere” diventa il suo primo romanzo, e le apre la strada per il successivo “In una lingua che non so più dire”. Poi la storia è nota: nel 2012 Mondadori pubblica “La sposa vermiglia” e, nel 2014, “Viola Fòscari”.

È passato solo qualche anno, ma tutto è cambiato da quando, in un grottesco incontro in un albergo romano, il primo approccio con il mondo dell’editoria si era concluso con la domanda fastidiosa: “Signora, perché quest’hobby?”. Oggi Tea può vivere questo ricordo – così come gli altri di una vita non sempre facile -- con grande serenità, sapendo che alla fine aveva ragione lei a insistere, e che la sua dolce risolutezza ha avuto il conforto del tempo. Del resto, recita un proverbio siciliano che appartiene al suo bagaglio personale e familiare, Càliti juncu ca passa la china, come dire che giunco si deve piegare quando passa la piena, e lo può fare per poi tornare a svettare, alto, dritto e sicuro.

Proprio come ha fatto Tea, che nel frattempo – però – è diventata lei un vero fiume in piena. Con un entusiasmo davvero coinvolgente ci racconta di “Sentimi”, il suo nuovo romanzo. “È una sorta di Spoon River. Sono storie di donne che parlano della loro vita e della loro morte a una scrittrice. Lei viene avvicinata in una strana notte di nebbia da questi fantasmi che le dicono ‘sentimi, devi ascoltare la mia storia’, e che le affidano raccomandazioni, ‘devi dire a mio marito che lo amo’, o ‘devi dire a mia madre che deve ridere, perché io sono lì con lei, che deve uscire e che deve mangiare le cose che piacciono a me’”. O ancora quella richiesta che sembra la motivazione più profonda del libro: "Sentimi, ora tu la scrivi quella che fu la vita nostra, perché si sappia che la vita ci scavò e ci tagliò e però non ci abbatté, perché femmine di ferro fummo, e di fuoco, e come ci fu dato di amare così ci fu dato di morire...".

Ed eccole lì, le donne di ferro e di fuoco, con le loro storie dio amore e di morte che oggi “chiedono di uscire dall’oblio”. Storie che hanno in comune la tragica divisione spesso imposta dal mondo maschile tra “sante” e “buttane". Tante, diverse, ma anche così simili tra loro. E accomunate ancora a un altro tratto essenziale della narrazione: il ricordo comune, insieme alla loro vicenda personale, della storia di Adele, figlia di Rosa ma non di Rosario, suo marito. Adele ha una colpa tutta speciale: ha i capelli rossi e gli occhi chiari, come il suo vero padre. Dunque diventa la personificazione stessa del tradimento, e per questo Rosario passerà la sua vita cercando di ucciderla.

Lo racconta così, tutto d’un fiato, il suo nuovo romanzo. Mostrando tutto il gusto per i “cunti” con cui ha nutrito la sua fantasia fin da quando era bambina. Un piacere che non riesce a fermarsi: Tea non ha nemmeno finito di raccontare del suo libro in uscita che già una nuova storia prende forma “una tabaccaia, in Sicilia, anni Novanta, un intreccio di politica e di passione, storia di rinascita e di emancipazione”. Ma se ne parlerà più avanti, almeno tra un anno. In attesa che altre storie, altre donne, altre passioni, e ferro, e fuoco, diventino pronti per essere raccontati ancora.

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Paolo Zefferi. Giornalista professionista, lavora dal 1992 con la Rai. Nel corso degli anni ha realizzato numerosi documentari, servizi, reportage, inchieste e interviste in particolare sui temi della cultura e dello spettacolo. Ha lavorato fin dalla nascita alla testata all news Rainews24, per la quale sta attualmente realizzando un settimanale dal titolo "Che anno è che giorno è" dedicato ai rapporti tra le canzoni e la storia. Inoltre ha collaborato  con le principali testate Rai e in particolare con programmi quali Tv7, Tg2 Dossier, Pegaso, Nonsolonero. Ha scritto per il “Corriere della Sera”, per le pagine culturali e per gli spettacoli, collaborando anche con “La Repubblica” oltre che per i magazine “Oggi”, “TV Radiocorriere”, “Vivimilano”, “Ciao 2001”. 

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TEXTO EM PORTUGĂ›ES   (Testo in italiano)

A palavra e as histórias: entrevista com a escritora italiana Tea Ranno
por
Paolo Zefferi


                                                                     
                                                                        Foto di Emanuele Presti

Palavras e histórias. Os "cunti" dos avós(contos, em dialeto siciliano N.d.T.), e os personagens - mulheres contadas por uma mulher - que constituem os fatos e a História da Sicília dela. Uma linguagem refinada e elegante, rica e charmosa, ambientações realizadas através de traços leves e certos, uma escrita que se torna estilo pessoal no melhor sentido do termo, quer dizer, com naturalidade. Trata-se de uma postura que cresceu ao longo dos anos, sempre mais firme na construção da história e da trama. Tea Ranno pode se declarar bastante satisfeita, pois o ano de 2017 foi repleto de milagres pequenos e contínuos para ela, novas confirmações. Pela editora Frassinelli sai em 2018 a nova obra dela "Sentimi", e a seguir,  "Le ore della contentezza", seu primeiro livro infantil, publicado pela editora Curcio.

"Escrever é para mim uma necessidade" fala sorrindo "mas é também o resultado de muito trabalho".
Tempo, dedicação, esforço, determinação. "Não há praia mais longe daquela onde você não desembarga", escreveu Stefano D'Arrigo em Horcynus Orca, uma obra que Tea ama muito, um dos pontos centrais de sua educação literária. E hoje em dia, aquela "praia" para Tea, è a palavra"escritora", que abriu novos caminhos para ela, conforme, muitas vezes, declarou: "Desde que a noticia se espalhou, muitas pessoas começaram a me entregar suas proprias histórias, ou  querem que eu as escute, sobretudo quando volto para Sicília". E' fácil entender o motivo disso: Tea  Ranno tem um grande e irreprimível desejo de fazer com que suas histórias sejam conhecidas, e ao mesmo tempo, possui uma habilidade incomum em ouvir histórias. Durante nossa entrevista chega uma hora em que até ela mesma pega um caderninho para anotar.

Dessa forma você descobre que a escritora usa caneta e papel para criar seus rascunhos. "Pego meus caderninhos, reuno neles todas as anotações, e depois escrevo à mão tudo, só mais tarde chegarà ao teclado do computador ". Esse é um pequeno segredo que explica muitas coisas, como por exemplo o amor pelos detalhes, algumas regras literárias, um prazer pela escrita que vira, ao mesmo tempo, uma metodologia e uma descoberta contínua.

"O que eu queria mesmo era escrever"  nos fala durante a entrevista. "Me formei em Direito, mas o que eu queria era escrever. Tive vários mestres, a quem eu devo muito. Quando estava na cidade de Catania, trabalhava para uma editora, preparei rascunhos e depois fiz resenhas, preenchi formulários, fiz reportagens. E li muitos livros. Aprendi muito naquela época, mas sobretudo aprendi a não ter algum medo de jogar fora da escrita tudo que for desnecessário".

Entre o diploma em Direito, a perspectiva de ser notário e a paixão pela literatura, aconteceu uma mudança de vida. "Conheci meu marido quando eu cursava meu primeiro ano de direito. Após a formatura ele ganhou em um concurso e depois de algum tempo, foi chamado para começar a trabalhar em Roma ". Na capital italiana Tea  continua imaginando um futuro como escritora e se inscreve na Escola Omero, uma das primeiras escolas de redação na Itália e, sem alguma dúvida, uma das melhores. Foi alì que  realmente começou a entender o que significa escrever, refinou  seu gosto, orientou suas habilidades e adquiriu métodologia, técnica, conscientização.  

Foi alì que escreveu seu primeiro conto. Antes a sua idéia foi reprovada, mas a prova escrita pareceu funcionar, e de fato recebeu a confiança de um dos professores, Paolo Restuccia (os ouvintes de Radiodue da Rai-Tv, emissora nacional italiana,  o conhecem bem, pois ele è o diretor do programa "Ruggito del Coniglio" que Dose e Presta chamam de "the Genius"). A história se passa no século XVII. Uma mulher - a condessa Stefana - acusa uma serva de bruxaria. A história ficou guardada em uma gaveta, pois foi reprovada de forma eclatante na primeira tentativa de publicação. Depois começou a ser enviada para participar de um prêmio literário e depois para um outro. Até que chegou finalista no Prêmio Calvino, no Prêmio Berto, e finalmente ganhou o Prêmio Chianti. "Cenere" se torna seu primeiro romance e abre o caminho para o sucessivo "In una lingua che non so più dire". Em 2012 a editora Mondadori publica "La sposa vermiglia". Em 2014 sempre a editora Mondadori lança o seu livro "Viola Fòscari".

Se passaram somente alguns anos, mas tudo mudou, desde que, em uma reunião grotesca, em um hotel romano, a primeira abordagem com o mundo editorial terminou com esta irritante pergunta: "Senhora, por que esse hobby?". Hoje em dia Tea lembra desse episódio - assim como de outros de uma vida que nem sempre foi fácil - com grande serenidade, sabendo que ela afinal estava certa em insistir, e que sua doce determinação tinha o conforto do tempo. Além disso, conforme um provérbio siciliano que pertence à sua bagagem pessoal e familiar, "Càliti juncu ca passa la china", a dizer que um junco deve se inclinar durante a passagem da cheia de um rio, pode fazê-lo, sim, mas, depois, deve voltar a ficar alto,reto e firme.

Também porque hoje em dia, na realidade, quem è que è igual à cheia de um rio, é ela, Tea Ranno. Ela que, com entusiasmo apaixonante, nos fala do seu novo romance "Sentimi". "É uma espécie de Spoon River. São histórias de mulheres que me contam sua história. O livro conta daquela noite de nevoeiro, em que a escritora foi abordada por algumas mulheres mortas que disseram para ela palavras tipo "me ouça, você deve ouvir minha história", ou que recomendaram "você deve dizer ao meu marido que amo ele", ou "você tem que contar para minha mãe que ela deve rir, porque eu estou lá com ela, diga que ela deve sair e tem que comer as coisas que eu gosto ". Ou ainda, faziam aquele pedido que parece a motivação mais profunda da obra: "Me escute bem, agora você deve escrever a que foi a nossa vida, para que seja conhecida aquela vida que nos cavou e nos cortou, mas que não nos quebrou, porque nós fomos mulheres de ferro e de fogo, com histórias de amor e morte". Histórias que  hoje em dia "pedem para sair do esquecimento", tendo em comum aquela trágica divisão, imposta, muitas vezes, pelo mundo masculino, às mulheres, ou seja, a divisão em "santas" e "putas".

São várias, diferentes, mas também tão parecidas entre si. E compartilham um traço fundamental da narração: a memória, que compartilham junto à história pessoal dela, da história de Adele, filha da Rosa, mas não do Rosario, marido dela. Adele possui uma culpa toda especial: ela tem cabelo vermelho e olhos claros, iguais ao verdadeiro pai, monstrando dessa forma a traição. Por isso Rosario viverà sua inteira vida tentando matar Adele ". Dessa forma, Tea, sem parar, nos conta seu novo romance, monstrando ainda uma vez  seu amor para os "cunti" (contos) com que sua imaginação se alimentou desde criança.

Um prazer que nunca para pois Tea nem terminou de falar sobre o seu livro que vai ser lançado, que já està nascendo uma nova história "é uma mulher que vende tabaco na Sicilia, na década de Noventa, uma mistura de politica e paixão, história de renascimento e emancipação ". Mas sobre isso falaremos mais na frente, pelo menos daqui a um ano. Na espera de outras histórias, outras mulheres, outras paixões, e ferro, e fogo, a serem ainda trabalhadas, para ainda serem contadas.
 


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Traduzione in portoghese di Antonella Rita Roscilli
Paolo Zefferi. Jornalista profissional, trabalha desde 1992 na emissora nacional Rai-Radiotelevisione Italiana. Durante anos realizou muitos documentários, reportagens, entrevistas, particularmente sobre temáticas da área da cultura e do espetáculo. Trabalhou em all news Rainews24 desde sua fundação. Para este canal atualmente se ocupa do programa semanal "Che anno è che giorno è", em que analiza os laços entre músicas e História. Além disso colaborou com os principais noticiarios e programas jornalisticos da Rai, e especialmente com TV7, TG2 Dossier, Pegaso, Nonsolonero. Colaborou com o jornal italiano "Corriere della Sera", para as colunas culturais e de espetaculos, e também com o jornal "La Repubblica", além dos magazines  "Oggi", "TV Radiocorriere", "Vivimilano", "Ciao2001".