Una vita in due tempi
Luiz Ruffato
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugĂ»es)

Ci sono persone che muoiono prima di morire. Alcune escono di casa un giorno, dicendo che vanno a comprare le sigarette dal tabaccaio all’angolo e scompaiono. Altri prendono un autobus, una macchina, un aereo per un breve viaggio e non si vedono mai più. Quello che è smarrito tra il posto di lavoro e il bar; quell’altro dopo essere uscito da scuola. Si calcola che ogni anno scompaiono più di 200.000 persone in Brasile – una buona parte sono bambini e adolescenti e probabilmente questo numero è maggiore perché molte persone nemmeno segnalano il fatto. E ci sono quelli, rari, che evaporano per qualche motivo e, come fossero fenici, rinascono gloriosi, oltrepassando le frontiere convenzionali dello spazio e del tempo.
Nel 1979, la mia povera vita di studente a Juiz de Fora, si riassumeva nel riuscire ad arrivare a fine mese con il poco denaro del credito educativo – così, per ingannare la fame e la solitudine, i fine settimana li consacravo ai libri che compravo nel negozio di libri usati Galeria do Vasco, in centro. I miei colleghi dell’ ostello andavano a Catagueses il venerdì e tornavano solo la notte di domenica, lasciando deserta la casa, le stanze riempite di silenzio, ambiente che si trasformava in scenari distanti, abitati da chiassosi personaggi.

In uno di questi sabati incantati, ho letto due libri di racconti e un romanzo di Julio Cesar Monteiro Martins: Torpalium, Sabe quem dançou? E Artérias e Becos. Nonostante fosse giovane, è nato nel 1955, era già considerato uno dei più importanti scrittori della sua epoca, avendo partecipato alla memorabile antologia Histórias de um novo tempo, pubblicata dalla Codecri, casa editrice del Pasquim, nel 1977, e che ha venduto 30.000 esemplari in pochi giorni lanciando i nomi di Caio Fernando Abreu, Jeferson Ribeiro de Andrade, Domingos Pellegrini, Luiz Fernando Emediato e Antonio Barreto. E’ stata una illuminazione: Monteiro Martins scriveva tanta narrativa realista (spostandosi con la stessa competenza dai vicoli delle favelas e agli appartamenti della classe media della zona sud di Rio), quanto fantastica e allegorica ( un’occhiata sarcastica all’universo politico nazionale). Io che fino a quel momento mi sentivo avviluppato  in liane di dubbi, trovai nelle parole che si stavano costruendo davanti ai miei occhi il significato di essere un intellettuale del Terzo Mondo – estetica e politica confluivano in un unico scrigno
 
Il tempo scorreva veloce e arrogante, mentre io, senza saper nuotare bene, attraversavo un fiume impetuoso, affondando in continuazione e tornando a galla, vittima e eroe di me stesso. Nel frattempo, Monteiro Martins dispiegava la sua carriera. Negli anni ’80, pubblicò altri due romanzi (Bárbara e O espaço imaginário) e altre tre raccolte di racconti (A oeste de nada, As forças desarmadas e Muamba). Dopo aver partecipato all’ International Writing Program, all’Università dell’Iowa, nel 1979, creò corsi di scrittura creativa, prima al Gaddart Collage, nel Vermont, poi a Rio de Janeiro, all’Oficina Literaria Afranio Coutinho, tra il 1982 e il 1989 e alla PUC (Pontificia Università Cattolica), nel 1995.

Ancora nella decade degli anni ’80, decise di prendere una posizione pubblica, sia contro le dure regole del mercato editoriale, fondando una sua casa editrice, l’Anima, sia aiutando a costruire il Partito Verde e partecipando al gruppo di organizzazione delle attività parallele della Conferenza Mondiale dell’ONU sullo sviluppo e l’ambiente. Nella decade seguente, si è unito al Centro Brasiliano di Difesa dei bambini e degli Adolescenti, diventando responsabile per l’incolumità dei bambini di strada sopravvissuti e perciò testimoni del Massacro della Candelaria – triste e vergognoso episodio in cui otto persone, sei minori e due maggiorenni furono trucidati dalla polizia militare di fronte alla chiesa della Candelaria, a Rio de Janeiro, la notte del 23 luglio 1993.
 
Ma nonostante tutta questa sua attività di scrittore, editore, avvocato e professore, a metà degli anni ’90 Julio Cesar Monteiro Martins era disincantato. La politica partitaria lo aveva disilluso, le pressioni sofferte a causa della sua militanza per i diritti umani lo aveva sfinito, dovette vendere la casa editrice, e i suoi nuovi libri erano rifiutati per essere pubblicati. Allora, per non morire asfissiato dalla mancanza di prospettive, prese una decisione drastica: lasciare il paese per ricominciare la vita da zero, reinventandosi.

Nel 1996 l’Università di Pisa, in Italia, assunse un insegnante di lingua portoghese e traduzione letteraria , che tre anni dopo fondava la scuola Sagarana, un laboratorio di scrittura, a Pistoia, che includeva anche la rivista on –line Sagarana, una delle migliori nel suo genere in qualunque lingua. Questo professore, che adottò il nome di Julio Monteiro Martins (abbandonando il Cesar) pubblicò nel 1998 una raccolta di poesie, Il percorso dell’idea, due anni dopo una raccolta di racconti, Racconti italiani e nel 2005 un romanzo Madrelingua e non ha più smesso: divenne uno dei più importanti scrittori dell’attuale letteratura italiana. Julio Monteiro Martins fu un giorno Julio Cesar Monteiro Martins. Lui, che era scomparso, l’ho riscoperto qualche anno fa grazie ai libri- ma che fine fanno i migliaia di dispersi, di cui si sono perse le tracce e che non hanno la competenza e il talento di Julio Monteiro Martins per superarsi?


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Luiz Ruffato . E' uno scrittore brasiliano. Ha pubblicato vari libri, tra romanzi poesie e racconti. In Italia, sono usciti Erano molti cavalli (2003, Bevivino editore, esaurito) e per la Nuova Frontiera : Sono stato a Lisbona e ho pensato a te (2011) Di me ormai neanche ti ricordi (2014) e Fiori artificiali (2015). 

Questo articolo è apparso in versione portoghese in: http://brasil.elpais.com/autor/luiz_fernando_ruffato_de_souza/a/
e nella sola versione italiana, nella rivista italiana El Ghibli (Rivista di Letteratura della Migrazione), n. 47, marzo 2015
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TEXTO EM PORTUGĂ›ES   (Testo in italiano)

UMA VIDA EM DOIS TEMPOS 
por
Luiz Ruffato

                                                                   

Há pessoas que morrem antes de morrer. Alguns saem de casa um dia, dizendo que vão comprar cigarros na padaria da esquina, e somem. Outros, tomam um ônibus, um carro, um avião para uma rápida viagem e nunca mais são vistos. Aquele extraviou-se entre o local de emprego e o bar; este, após deixar a escola. Calcula-se que mais de 200.000 pessoas desaparecem todos os anos no Brasil – uma boa parte delas crianças e adolescentes, sendo que este número provavelmente é maior, porque muita gente sequer registra a ocorrência. E há os que, raros, se esfumam por alguma circunstância e, como fossem fênix, renascem gloriosos, ultrapassando as fronteiras convencionais de espaço e tempo.

Em 1979, minha vida de estudante pobre em Juiz de Fora resumia-se a vencer os meses com o minguado dinheiro recebido do crédito educativo – assim, para enganar a fome e a solidão, os fins de semana consagrava aos livros que adquiria em sebos na Galeria do Vasco, no centro da cidade. Meus colegas de república viajavam para Cataguases na sexta-feira à tarde e voltavam apenas no domingo à noite, largando deserta a casa, os cômodos tomados pelo silêncio, ambiente que se metamorfoseava em cenários distantes, habitado por ruidosos personagens.

Num desses sábados encantados, li dois livros de contos e um romance de Julio Cesar Monteiro Martins: TorpaliumSabe quem dançou? e Artérias e Becos. Apesar de tão jovem, nasceu em 1955, já era considerado um dos mais importantes escritores de sua época, tendo participado da memorável antologia Histórias de um novo tempo, publicada pela Codecri, editora do Pasquim, em 1977, que vendeu 30.000 exemplares em poucos dias e lançou os nomes de Caio Fernando Abreu, Jeferson Ribeiro de Andrade, Domingos Pellegrini, Luiz Fernando Emediato e Antonio Barreto.

Foi um alumbramento: Monteiro Martins escrevia tanto narrativas realistas (trafegando com igual competência pelos becos das favelas e pelos apartamentos de classe média da zona sul carioca), quanto fantásticas ou alegóricas (uma mirada sarcástica do universo político nacional). Eu, que até aquele momento achava-me enredado em cipoais de dúvidas, encontrei nas palavras que se construíam diante de meus olhos o significado de ser intelectual no Terceiro Mundo – estética e política confluíam para um mesmo e único escaninho.

O tempo escorreu, veloz e arrogante, enquanto eu, sem saber nadar direito, cruzava um rio caudaloso, a todo momento afundando e voltando à tona, vítima e herói de mim mesmo. Enquanto isso, Monteiro Martins desdobrava sua carreira. Ao longo da década de 1980, publicou dois outros romances (Bárbara e O espaço imaginário) e mais três coletâneas de contos (A oeste de nadaAs forças desarmadas e Muamba). Após participar do International Writing Program, da Universidade de Iowa, em 1979, passou a ministrar cursos de criação literária, primeiro no Goddard College, em Vermont, depois no Rio de Janeiro, na Oficina Literária Afrânio Coutinho, entre 1982 e 1989, e na PUC, em 1995.

Ainda na década de 1980, decidiu posicionar-se publicamente, seja contra as duras regras do mercado livreiro, fundando sua própria casa editorial, a Anima, seja ajudando a constituir o Partido Verde e participando do grupo de organização de atividades paralelas da conferência mundial da ONU sobre desenvolvimento e meio-ambiente. Na década seguinte, integrou-se ao Centro Brasileiro de Defesa da Criança e do Adolescente, sendo responsável pela salvaguarda dos meninos de rua sobreviventes, e portanto testemunhas, do Massacre da Candelária – triste e vergonhoso episódio em que oito pessoas, seis menores e dois maiores foram chacinados por policiais militares em frente à igreja da Candelária, no Rio de Janeiro, na noite de 23 de julho de 1993.

No entanto, após toda essa atividade, como escritor, editor, advogado e professor, em meados da década de 1990 Julio Cesar Monteiro Martins achava-se desencantado. A política partidária o desiludira, as pressões sofridas por sua militância pelos direitos humanos o esgotara, tivera que vender a editora, seus novos livros eram recusados para publicação. Então, para não morrer asfixiado pela falta de horizontes, tomou uma decisão drástica: deixou o país para recomeçar do zero a vida, reinventando-se.

Em 1996, a universidade de Pisa, na Itália, contratou um professor de Língua Portuguesa e Tradução Literária, que, três anos depois, fundava a Scuola Sagarana, um laboratório de narrativa literária, em Pistóia, que também edita a revista eletrônica literária Sagarana, uma das melhores do gênero em qualquer língua. Esse professor, que adotou o nome de Julio Monteiro Martins (abandonando o Cesar), lançou em 1998 uma coletânea de poemas, Il percorso dell’idea, dois anos depois uma coletânea de contos, Racconti italiani, e em 2005 um romance, Madrelíngua, e não parou mais: tornou-se um dos mais importantes escritores da atual literatura italiana. Julio Monteiro Martins foi um dia Julio Cesar Monteiro Martins. Este, que encontrava-se desaparecido, redescobri há alguns anos, pelos livros – mas e os milhares que andam por aí, sumidos, que não têm a competência e o talento de Julio Monteiro Martins para superar-se?

Este artigo foi jà publicado em
"El Pais"  (10.11.2014)- http://brasil.elpais.com/autor/luiz_fernando_ruffato_de_souza/a/


 
Traduzione in italiano di Alessandra Pescaglini
Luiz Ruffato. Escritor brasileiro. Tem vários livros publicados, entre romances, poesia e crônicas. Na Itália, sairam Eles eram muitos cavalos (2003, edição da Bevivino Editore, esgotado) e, pela La Nuova Frontiera: Estive em Lisboa e lembrei de você (2011), De mim já nem se lembra (2014) e Flores artificiais (2015).