BOA SORTE: STORIE DI EMIGRANTI ITALIANI IN BRASILE Gli italiani della Sabinada
Andrea Lilli
Bandiera della Repubblica Bahiense
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

“Il mondo è piccolo”, diciamo ogni volta che inaspettatamente incontriamo persone conosciute in altri luoghi e tempi. Circa 25 anni fa ebbi l’onore di conoscere lo storico archivista Elio Lodolini, frequentando le sue lezioni presso l’Archivio di Stato di Roma. Un ricercatore innamorato della ricerca archivistica, una formidabile talpa delle fonti documentarie, entusiasta nell’annerirsi le mani di polvere quanto nel l’elaborare dotte teorie metodologiche. Con i suoi occhiali spessi, la schiena curva e l’aria modesta sembrava vivere nell’ombra degli scaffali stracolmi di stampati e manoscritti, carte, pergamene, codici, e uscire alla luce del giorno solo per comunicare a noi studenti la sua passione di minatore della Storia Umana custodita in archivi sterminati. Dopo tanti anni, di questa figura esemplare avevo quasi perso il ricordo.

Ora, cercando per Sarapegbe qualche notizia in più sulla Sabinada, l’esperienza separatista con cui Bahia tentò di realizzare la sua utopia a cavallo degli anni 1837 e 1838, una rivolta armata antigovernativa coraggiosa e disperata animata anche da decine di esuli politici italiani, scopro che il più importante indagatore italiano di quell’evento straordinario fu proprio il ritroso romano Elio Lodolini, professore emerito di Archivistica all'Università La Sapienza di Roma, saggista, storico, giurista, figlio di Armando Lodolini, eccellente archivista anch’egli, nonché diplomato nel mio liceo di Roma…

Sì, il mondo è piccolo, e magico. Elio Lodolini è stato nominato Socio onorario dell'Associazione degli Archivisti del Brasile, primo straniero cui sia stata conferita questa nomina, un primato dovuto anche al mirabile lavoro di scavo nella storiografia brasiliana. A lui dedico questo modesto contributo.

La storia del Brasile indipendente e la storia del nascente Stato Italiano hanno un legame stretto, incarnato nei tanti italiani mazziniani e garibaldini che “esportarono” in Brasile i valori repubblicani e risorgimentali. L’eroe “dei Due Mondi”, Giuseppe Garibaldi, è ricordato con ammirazione e gratitudine in Brasile, dove visse a lungo mettendo su famiglia, tanto quanto in Italia. Non è quindi da stupirsi, se possiamo raccontare l’episodio della Sabinada grazie anzitutto a tre articoli apparsi sulla rivista Rassegna storica del Risorgimento: quello più esauriente di Lodolini, L'esilio in Brasile dei detenuti politici romani (1837), apparso nel 1978; quello di Alberto Maria Ghisalberti, che nel 1940 pubblicò le vicende de I reclusi di Civita Castellana nelle Memorie di Pacifico Giulini (uno di quei prigionieri politici, che però non accettò l’esilio a Bahia); e quello di Salvatore Candido,
L’emigrazione coatta in Brasile di carcerati politici presunti affiliati alla “Giovine Italia”, del 1990.

Il 7 settembre 1822, Dom Pedro, figlio del Re del Portogallo Dom João VI, dichiara l’indipendenza del Brasile dal Portogallo, e si nomina Dom Pedro I, Imperatore del Brasile. Un nuovo vastissimo regno, la cui autonomia presto sostituisce le istituzioni portoghesi per tutto il suo enorme territorio, ma che a Bahia incontra una particolare resistenza. Scoppia una vera e propria guerra di indipendenza. I soldati del nuovo imperatore e militari attaccano Bahia e dopo un lungo assedio sconfiggono nel 1823 i lealisti fedeli al Portogallo e guidati da Madeira de Melo. Il 2 luglio, cacciati i portoghesi sconfitti, le truppe imperiali entrano vittoriose a Bahia, il cui Stato da allora festeggia l’indipendenza ogni 2 luglio.
                                                                   
                                                                             
                                                                                 Soldati governativi 1837

Nel ricordo ancora vivo di questa battaglia cruenta, e di altre repressioni imperiali che soffocarono duramente successive ribellioni tentate da minoranze etniche, Bahia vive fra il 1837 e il 1838 la sua ultima rivolta, questa volta separatista e contro il governo imperiale, definita “A Sabinada” a causa del nome dal suo leader principale, il medico chirurgo Francisco Sabino Álvares da Rocha Vieira Barroso, responsabile del giornale liberale e repubblicano Novo Diário da Bahia. Sulle cui colonne, tale rivolta viene invece chiamata la “Seconda guerra d’indipendenza”, sorella minore di quella del 1823.

Circa sessanta deportati italiani, detenuti politici, in gran parte carbonari di fede mazziniana e garibaldina, provenienti dalle prigioni pontificie di Civita Castellana, condannati dallo Stato della Chiesa per crimini vari ma soprattutto per attività sovversiva, sono fra gli attori principali di questa rivoluzione.
Dal saggio di Elio Lodolini, citiamo: Nell'agosto 1836 i detenuti politici dello Stato pontificio, reclusi nel carcere di Civita Castellana, ricevettero una visita insolita: quella di un incari­cato brasiliano, Vincenzo Savi, il quale comunicò loro che, a seguito di accordi intervenuti con le autorità pontificie, sarebbe stata concessa la grazia a chiunque avesse accettato di trasferirsi in Brasile. La deportazione all'estero, e proprio in Brasile, di condannati era una novità per lo Stato pontificio… “.

Il 9 febbraio 1837, salpa da Civitavecchia il brigantino Madonna delle Grazie con circa 135 persone a bordo, fra equipaggio, frati cappuccini, deportati, emigranti volontari, donne e ragazzi. Tra loro, 62 detenuti politici affiliati al movimento risorgimentale mazziniano La Giovine Italia, e relativi familiariLodolini ricava dall’Archivio Segreto Vaticano e da numerosi archivi dell’Italia Centrale dettagliate notizie che si riferiscono alla famiglia, all'età, alla provenienza, allo stato civile, alla professione, alle causali, alla data, all'entità della condanna ed al tribunale giudicante di ciascuno dei deportati.

Elenca poi i nomi degli emigrati volontari, nomi cui va aggiunto quello dell'unico deportato non politico, il medico Gaetano Minelli di Bologna, proveniente dal carcere della Rocca di Spoleto, aggregato alla spedizione perché potesse assistere durante il viaggio ed oltre gli emigranti e le loro famiglie. Sbarcati a Bahia, gli esuli carbonari vengono accolti malissimo dalla Compagnia locale di colonizzazione, essendosi diffusa la voce che fossero tutti della peggiore risma e che fossero criminali condannati per delitti comuni.
                      
                                                                         
                                                                        Novo Diário da Bahia-30 novembre 1837

Cinquanta dei deportati provenivano dalla turbolenta Romagna; altri nove erano marchigiani, uno umbro, un toscano, ed un sanmarinese. Quasi tutti appartenevano ai ceti popolari, e la loro età si aggirava prevalentemente fra i venti e i trent’anni. Il più an­ziano era un ragioniere bolognese di 52 anni, mentre fra i più giovani c’erano un diciottenne e tre diciannovenni. Solo pochi erano coniugati, e si fecero accompagnare nell'esilio dalla moglie e dai figli. La maggior parte dei deportati era costituita da condannati a vita o a lunghe pene detentive, ma avevano accettato l’esilio e partivano per il Brasile pure alcuni condannati a pene piuttosto brevi e in parte già scontate.

A Bahia, gli imbarcati trovano una città afflitta da tensioni sociali, miseria economica, attriti razziali, rancori postbellici. Una miscela urbana esplosiva, cui evidentemente mancavano solo una miccia e una scintilla per scoppiare.

Sulla partecipazione dei deportati italiani alla "Sabinada" di Bahia, Lodolini riferisce attentamente riportando ciascuno dei nominativi coinvolti con precise notizie sulla persona, la condanna seguita alla repressione della rivolta, la sorte definitiva, tratte dai documenti che si conservano negli archivi italiani. La rivoluzione separatista, liberale e repubblicana, scoppiata il 6 novembre 1837, si proponeva l’obiettivo  di proclamare una Repùblica Bahiense autonoma e indipendente dal governo imperiale brasiliano. Il tentativo riesce, orgoglioso, e la città di Bahia, proclamandosi Repubblica indipendente sotto una propria bandiera, inizia a stabilire un proprio governo, capeggiato da Sabino, che dichiara di voler consolidare il nuovo assetto almeno fino al raggiungimento della maggior età del principe erede, Dom Pedro II.

Dura invece solo pochi mesi: le truppe governative bloccano la città da terra e dal mare, e nel marzo successivo, dopo una sanguinosissima lotta strada per strada durata tre giorni (13-15 marzo 1838), la riconquistano, con un bilancio di 594 morti tra i soldati imperiali, 1.091 morti tra i rivoltosi, 2.989 prigionieri. Nella biblioteca di Sabino Vieira sequestrata dalla polizia vengono rinvenuti libri del patriota risorgimentale Silvio Pellico (Le mie prigioni e I doveri dell'uomo).

                                                                         
                                                                          Il professor Elio Lodolini
Sabino, condannato all’esilio da un tribunale composto da latifondisti locali, morì di malaria nel 1846. La partecipazione massiccia alla Sabinada di Bahia, nella quale uno degli emigrati lasciò la vita, attesta una volta di più come, subito dopo il loro arrivo in Brasile, molti coloni prendessero parte attiva alle vicende della vita baiense. Solo pochi dei deportati rientrarono in Italia. Altri invece si stabilirono definitivamente in Brasile; a Bahia rimasero per lo più gli emigrati volontari.

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Andrea Lilli. Bibliotecario-archivista e documentalista, lavora nella Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma.
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TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

BOA SORTE: STORIE DI EMIGRANTI ITALIANI IN BRASILE 
Os italianos da Sabinada
por
Andrea Lilli

                                                                   
                                                          
 
"O mundo é pequeno", pronunciamos esta frase toda vez que encontramos com pessoas que conhecemos inesperadamente em outros lugares e épocas. Cerca de 25 anos atrás, tive a honra de conhecer o arquivista históriador italiano Elio Lodolini, participando de suas palestras no Arquivo do Estado de Roma. Era um pesquisador apaixonado pelos arquivos, uma fonte formidável de documentos: mãos mergulhadas na poeira dos papeis, como também no processo de aprendizado das teorias metodológicas.

Com óculos de lentes grossas, uma inclinação para trás e para o ar, ele parecia uma pessoa humilde que vivia às sombras das prateleiras abarrotadas de manuscritos e cartas impressas, pergaminhos, códices. Saia para ver o sol do dia, apenas para comunicar-nos a sua paixão de estudante da História Humana, preservada em arquivos exterminados. Depois de muitos anos, quase tinha perdido a lembrança deste homem exemplar.

Para a Revista italiana "Sarapegbe", fui procurando alguma notícia a mais sobre a "Sabinada", a experiência separatista com que Bahia, entre 1837 e 1838, tentou de realizar uma utopia. A "Sabinada" foi uma revolução armada contra o governo, foi corajosa e desesperada,. E foi animada também por dezenas de exilados políticos italianos. Procurando noticias, descubri que quem mais pesquisou na Itália sobre este importante evento, foi Elio Lodolini, da Universidade La Sapienza de Roma. Era um ensaísta, historiador, jurista, filho de Armando Lodolini, um excelente arquivista, e que se formou na escola que eu também frequentei em Roma. 
O mundo é pequeno e mágico de verdade. Descubri que Elio Lodolini foi nomeado membro honorário da Associação dos Arquivistas do Brasil. Foi o primeiro estrangeiro a quem foi atribuida esta honra,  homenagem mercedita também pelo trabalho admirável de pesquisa na historiografia brasileira.
Portanto è a ele que dedico esta minha  modesta contribuição.

A história do Brasil independente  e a história do Estado italiano têm um laço forte, materializado nos muitos italianos, que perseguiam os ideais de Giuseppe  Mazzini e Giuseppe Garibaldi os quais "exportaram" no Brasil os valores republicanos e do Risorgimento. O herói dos "Dois Mundos": assim era chemado Giuseppe Garibaldi e no Brasile lembram dele com admiração e gratidão no Brasil. Là ele morou por um longo tempo com sua família, como na Itália. Portanto, não é de se surpreender muito se hoje em dia poderemos contar a história da "Sabinada" graças ao fato que existem  três artigos que foram publicados entre o século XIX e XX na prestigiosa revista italiana "Rassegna storica del Risorgimento".  O mais completo è o artigo de Lodolini, "L'esilio in Brasile dei detenuti politici romani" (1837); mas existe também um artigo de Alberto Maria Ghisalberti, que em 1940 publicou "I reclusi di Civita Castellana nelle Memorie di Pacifico Giulini"(trata-se do nome de um dos prisoneiros que não aceitou o exilio na Bahia); e o de Salvatore Candido de 1990:, "L'emigrazione coatta in Brasile di carcerati politici presunti affiliati alla 'Giovine Italia'. 

Em 7 de setembro de 1822, Dom Pedro, o filho do Rei de Portugal Dom João VI, declarou a independência do Brasil do Portugal, e por isso se chamou Dom Pedro I, e se nomeou Imperador do Brasil. Era un vasto e novo reinado, cuja autonomia logo substituiu as instituições portuguesas no enorme território. Mas na Bahia aconteceu uma verdadeira guerra de independência. Os soldados do novo imperador atacaram Bahia e, em 1823, derrotaram os partidários, que eram fieis ao Portugal, liderados por Madeira de Melo. Em 2 de julho, os portugueses derrotados foram expulsos e as tropas imperiais entraram vitoriosas na cidade do Salvador, cujo estado desde então celebra a independência a cada 2 de julho.

Esta batalha sangrenta e outras reprimidas pelos soldados imperiais, permanecem na memória. Foram tentativas realizadas por minorias étnicas. Bahia viveu entre 1837 e 1838 a sua última  rebelião, desta vez separatista e contra o governo imperial, chamada "A Sabinada "por causa do nome de seu lider principal,  o cirurgião Francisco Sabino Álvares da Rocha Vieira Barroso, chefe do jornal liberal e republicano "Novo Diário da Bahia". Nas páginas deste jornal esta revolta vem sendo chamada de  "Segunda Guerra da Independência".  

                                                                         
                                                          Novo Diário da Bahia-30 de novembro de 1837
    

Cerca de sessenta deportados italianos, presos políticos, na maioria "Carbonari" fieis aos ideais de Mazzini e Garibaldi, partiram das prisões papais da cidade italiana de Civita Castellana, onde estavam, condenados pelo Estado da Igreja por vários motivos de crimes, mas especialmente por causa de atividade subversiva. E eles são alguns dos principais atores desta revolução no Brasil.

Eis um trecho do ensaio de Elio Lodolini: "Em agosto de 1836, os presos políticos dos Estados Pontifícios, da prisão de Civita Castellana, receberam uma visita inusitada: a de  Vincenzo Savi, informando que, em consequencia de acordos com as autoridades papais, seriam agraciados os que aceitassem de se mudar para o Brasil. A deportação no exterior, e mesmo no Brasil, era uma grande novidade para o Estado Pontifício  ... ".

Em 9 de fevereiro de 1837, do porto italiano de Civitavecchia partiu o navio "Madonna delle Grazie" com cerca de 135 pessoas a bordo, incluindo a tripulação, freis capuchinhos, deportados, emigrantes voluntários, mulheres e crianças. Entre eles, 62 presos políticos, filiados ao movimento de Giuseppe Mazzini  "La Giovane Italia", com suas  famílias.

No Arquivo Segredo do Vaticano e de outros famosos Arquivos da Itália Central, Lodolini achou noticias detalhadas referentes à familia, idade, origem, estado civil, profissão, data do processo, extensão da sentença e tribunal de cada um dos deportados. Em seguida ele faz uma  lista dos nomes dos emigrantes voluntários, cujos nomes deve-se acrescentar o nome do único deportado que não viajou por motivos políticos, o médico Gaetano Minelli de Bologna, que provinha da prisão da Rocca di Spoleto. Ele se uniu à expedição para ajudar os emigrantes e suas famílias durante a viagem.

A noticia de que eles fossem pessoas da pior espécie, ou seja criminosos condenados por crimes comuns, se difundiu. Assim, uma vez que chegaram na Bahia, os "Carbonari" exilados foram mal recebidos pela Compagnia local de colonização.

Cinquenta dos deportados provinham da região Romagna, nove da região Marche, um da Umbria, um da Toscana, e um de San Marino. Quase todos pertenciam às classes de trabalhadoras, e tinham principalmente entre os vinte e trinta anos de idade. O mais velho era um contador da cidade de Bolonha e tinha 52 anos. Entre os mais jovens, havia um de 18 e três de 19 anos de idade. Apenas alguns eram casados, e as exposas e os filhos os acompanharam no exílio. A maioria dos deportados eram condenados à prisão perpétua ou a longas penas,mas para o Brasil partiram talmbém alguns condenados por um tempo breve e que, em parte, já  tinham descontado a pena carcerária.

Na Bahia, encontraram uma cidade sufrida por causa das tensões sociais, muita miséria, racismo, ressentimento pós-guerra. Era uma mistura social explosiva e faltava pouco para explodir. Sobre a participação italiana dos deportados na "Sabinada" na Bahia, Lodolini refere tudo com muito cuidado, escreve cada nome com informações minuciosas sobre a pessoa, a condenação que seguiu à repressão da revolta, o destino definitivo. Extraiu tudo de documentos que são guardados nos arquivos italianos.

A revolução separatista, liberal e republicana, explodiu em 6 de novembro de 1837. Seu objetivo foi o de proclamar a República Bahiense autônoma e independente do governo imperial brasileiro. A tentativa teve sucesso e a cidade da Bahia, proclamando-se República independente, sob sua própria bandeira, começou a ter seu próprio governo, liderado por Sabino. Ele queria consolidar esta nova estrutura de governo pelo menos até a maior idade do príncipe herdeiro, Dom Pedro II.

                                                                     
                                                                Tropas governamentais 1837

Mas a revolta durou  apenas alguns meses. As tropas do governo bloquearam a cidade e em março, depois de uma sangrenta luta pelas ruas que durou três dias (13-15 de março de 1838), reconquistaram a cidade. Entre os soldados imperiais tiveram 594 mortes, 1.091 mortes entre os rebeldes, 2.989 prisioneiros. Na biblioteca do Sabino Vieira a polícia  sequestrou alguns livros de Silvio Pellico, patriota do Risorgimento italiano: "Minhas Prisões" e "Os deveres do Homem".  Um tribunal composto por latifundistas locais exilou Sabino que morreu de malária em 1846.         
                                                                       
                                                                  Elio Lodolini, professor italiáno  

A participação na "Sabinada" da Bahia, em que um dos imigrantes morreu, demonstra, ainda uma vez, o fato que, logo após a chegada  no Brasil, muitos colonos italianos tomavam parte ativa nos assuntos da vida baiana. Voltaram para a Itália somente alguns dos deportados. Outros, no entanto, se estabeleceram no Brasil e na Bahia. Na sua maioria, ficaram no Brasil imigrantes italianos voluntários.

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Traduzido do italiano para o português por A.R.R.
Andrea Lilli. Bibliotecário, arquivista e documentalista, trabalha na Superintendência do Patrimônio Cultural, na Prefeitura de Roma