La Biennale di Bahia è tornata dopo 46 anni di assenza
Antonella Rita Roscilli
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

La Bienal Nacional de Artes Plásticas da Bahia, conosciuta in Brasile come Bienal da Bahia, nella sua seconda edizione, nel 1968, rappresentò per la città di Salvador e l'intero Nordest del Brasile un evento molto importante. Come la prima edizione del 1966, ebbe come tema centrale la promozione, l'istituzione e l'apertura di un percorso alternativo nel mondo dell'arte, indipendente dai grandi centri nazionali ed internazionali come Rio de Janeiro e São Paulo. L'evento, però, durò solo due giorni e fu chiusa dal regime militare. Un mese più tardi, fu riaperta con dieci opere in meno,  ritenute sovversive dal regime, oltre a quelle ritirate direttamente da alcuni artisti, per solidarietà con i colleghi censurati.

Da allora, nello stato di Bahia, biennali non se ne fecero mai più. La Segreteria di Cultura dello Stato di Bahia (SecultBA) ha voltuo investire nella ripresa delle biennali. E così la 3a  Bienal da Bahia, dal 29 maggio al 7 settembre 2014 a Salvador, è di fondamentale importanza storica, perché spezza un silenzio di 46 anni. Per 100 giorni, più di 30 spazi culturali di Salvador e del resto dello stato, organizzazione di mostre, spettacoli, attività didattiche e un programma culturale molto denso che vede artisti come Juraci Dórea, Juarez Paraíso, Sante Scaldaferri, Giselle Beiguelman (SP), Paulo Bruscky, Gaio (BA), Eustáquio Neves (MG)Omar Salomão (RJ), Arthur Scovino, Camila Sposati etc. Il centro operativo e organizzativo è il Museo di Arte Moderna (MAM Bahia). La tematica principale è il rapporto tra centro e periferia, così come l'attenzione meritatamente dedicata agli artisti di Bahia che hanno partecipato alle altre edizioni.

Curatore capo della 3a Bienal da Bahia è Marcelo Rezende, direttore del Museo d'Arte Moderna di Bahia (MAM-BA), scrittore e critico. Ma il programma è stato accuratamente messo a punto da un gruppo di curatori provenienti da diverse parti del Brasile e con esperienza in importanti eventi nazionali e internazionali. Ayrson Heráclito (artista visuale e professor) e Ana Pato (ricercatrice e ex direttrice esecutiva della Associação Cultural Videobrasil) formano con Rezende il consiglio dei curatori. L'equipe vede la presenza di Fernando Oliva (critico e ricercatore) e Alejandra Muñoz (professoressa e ricercatrice), curatori aggiunti.

"E' tudo Nordeste?" (E' tutto Nordest) è il titolo e la domanda che guida tutta la Biennale, il concetto centrale che attraversa le azioni, opinioni, progetti e incontri. La questione invita ad avvicinarsi alla produzione culturale e artistica, guardandola nelle sue diverse prospettive: il Nordest come condizione geografica, costruzione storica, potente immaginario e non solo. La 3a Bienal da Bahia si presenta come occasione di contro-discorso. Infatti, se la Bienal de São Paulo si fonda  sul concetto di "centro internazionale di arte," l'esperienza di Bahia intende opporsi al discorso dominante di qualsiasi centro internazionale o locale.

Questo movimento è il tentativo di pensare, immaginare e mettere in discussione l'universale a partire da uma esperienza e prospettiva baiana e regionale. Infatti le costruzioni immaginarie di spazi si rifanno non solo al Nordest come  regione geo-socio-culturale, ma comprendono anche qualsiasi altra costruzione culturale legata al concetto di orientalismo definito da Edward Saïd. Secondo il curatore capo Marcelo Rezende, la questione richiede un approccio in cui ogni espressione culturale e artistica deve essere considerata al di là delle pareti di spazi istituzionalizzati.

Si tratta di un programma di azioni che deve promuovere letture e approcci diversi, lavorando, ampliando questioni che accompagnano il tema centrale e che si realizzano attraverso interventi artistici autonomi in contatto permanente con idee e esperienze nel campo sociale. Il programma ha previsto zone di lavoro di carattere trasversale che assorbono diversi linguaggi di espressione artistica, orientati a partire dalle arti visuali, dalla loro storia e limiti nella narrativa locale, brasiliana e universale.

Salvador è stata la prima capitale del Brasile (1549-1763), la prima grande città del "Nuovo Mondo" ed è capitale dello stato di Bahia. Vi sono più di 360 chiese, molte delle quali appartengono alla storia barocca dell'architettura. Il centro storico del Pelourinho è protetto dall'UNESCO come patrimonio culturale di mondiale interesse. In città ci sono diversi edifici restaurati, ma ancora oggi, vediamo edifici storici da recuperare, curare e proteggere, alcuni dei quali versano in situazione di serio abbandono.

Ma ve ne sono altri che anche negli anni '60 divennero sedi importanti. E 'il caso dell'antico Solar da Unhão che da allora è sede del Museo d'Arte Moderna di Bahia (BA-MMA), realizzato dall'architetto italiano Lina Bo Bardi. Dal 1958 al 1964 suo assistente fu il giovane Sante Scaldaferri, laureatosi nel 1957 alla Scuola di Belle Arti presso l'Università Federale di Bahia e già attivo nella scena artistica. Presso la stessa istituzione del MAM Scaldaferri insegnò educazione artistica ai bambini. Partecipò al movimento del Cinema Novo di Glauber Rocha, all'eclettico movimento della Geração Mapa che vide nomi illustri come Calasans Neto, Florisvaldo Mattos e altri che rivoluzionarono il mondo culturale baiano.  

Questi movimenti di rinnovamento artistico portarono alla nascita della prima Bienal da Bahia che si tenne nel dicembre 1966 presso il Convento di Carmo, con artisti provenienti da diverse parti del Brasile. La proposta fu quella di decentralizzare la produzione artistica del paese e allo stesso tempo affermare il dialogo di Bahia e lo scenario del Nord-est con la scena artistica contemporanea del resto del paese. La Biennale venne ripetuta due anni dopo. "Come superare lo stallo tra la questione artistica e la comunità di accoglienza, causato dal monopolio economico e politico dei canali di trasmissione e di distribuzione? (...) Come portare l'arte alla comunità?" Si chiedeva l'illustre professore e storico Luiz Henrique Dias Tavares nella seconda Biennale di Bahia, che avvenne nel 1968 durante la dittatura militare.
 
La 3a Biennale di Bahia, nell'anno 2014, non solo dà attenzione alla produzione artistica contemporanea, ma mostra un potenziale di crescita e possibili strade di  professionalità, ricerca, preparazione e creazione, riprendendo un cammino interrotto molti anni fa . Tra le azioni intraprese, il MAM-BA Flamboyant ci appare  un importante mezzo per salvare la memoria culturale di Bahia. Obiettivo è quello di moltiplicare la conoscenza di artisti che hanno partecipato  direttamente o indirettamente alle Biennali di Bahia o hanno avuto rilevanza nel panorama artistico e culturale del tempo.

Secondo Marcelo Rezende, "il programma prevede documenti, video, conversazioni con personaggi che hanno partecipato alla narrazione culturale di Bahia negli ultimi 60 anni." Attraverso  interviste e testimonianze di operatori culturali di Bahia, il MAM-BA sta producendo diversi video gratuiti che serviranno  come base per la ricerca e studio. Il contenuto dei colloqui sarà catalogato e farà parte della collezione del MAM-BA. Si sono tenuti colloqui Bahia con figure culturali come Juarez Paraiso,  Chico Liberato, Maxim Pinto, Rex Schindler, Pasqualino Magnavita e Sante Scaldaferri che ha partecipato alla 1a Biennale di Bahia nel 1966. Egli fa parte del gruppo di artisti della 3a Bienal da Bahia e con questa, sale a dieci il numero delle Biennali cui ha partecipato nel mondo.

                                                               
                                            Sante Scaldaferri -Monastero di São Bento -Salvador - Maggio 2014. Foto: Dadà Jaques

Nell'intervista abbiamo posto all'illustre artista plastico Sante Scaldaferri alcune domande:  
Secondo Lei cosa rappresenta la 3a Bienal di questo 2014 nella storia culturale dello Stato di Bahia?  
 

S.S.  - In questi 46 anni, dopo l' ultima biennale, abbiamo assistito al periodo peggiore delle arti plastiche  nella nostra città. Questa 3a Bienal rappresenta un incoraggiamento e una grande speranza. Organizzata dal Museu de Arte Moderna, con un impeccabile progetto di Marcelo Rezende, direttore del MAM_BA, è di grande importanza per l'arte e la cultura nel nostro stato. Sono convinto che avrà uma continuità, perchè, attraverso altri eventi del MAM-BA e il sorgere di gallerie esclusive di arte contemporanea, daranno condizioni affinche la società inizi a comprendere i nuovi linguaggi. Sarà necessaria la collaborazione di tutti, principalmente della stampa.
 
Cosa significa per Lei partecipare alla 3a Bienal da Bahia?  
S.S.  - E' una grande gioia poter partecipare ad una delle mostre, soprattutto per il fatto di stare affianco a giovani e talentosi artisti di Bahia. Questa 3a Bienal appartiene a loro.  
 
La 3a Bienal da Bahia cosa può offrire ai giovani  dal punto di vista educativo?
S.S. - Si richiede un grande lavoro, a partire dalle scuole che devono visitare la Bienal con persone preparate a illustrare loro l'Arte. Sarà necessario ribadire che in tutte le attività umane avviene sempre una attualizzazione. Perché l'Arte no?
 
In cosa si differenzia questa Biennale dalle precedenti?
S.S. - La differenza è che si tratta di un importante passo in avanti. Penso che questa ultima Biennale sia progredita non solo in riferimento a Bahia, ma sicuramente è al livello delle grandi Biennali internazionali.

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Antonella Rita Roscilli, brasilianista, giornalista, scrittrice e traduttrice. Da oltre venti anni si dedica alla divulgazione di cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa di lingua portoghese, con programmi radiofonici, interventi in convegni, e pubblicazioni in quotidiani, riviste e nel'area accademica. Ideatrice nell'area documentaristica. Laureata in Italia in Lingua e Letteratura Brasiliana, è in Brasile Mestra em Cultura e Sociedade. E' stata eletta membro corrispondente alla Academia de Letras da Bahia e all'IGHB. E' biografa di Zélia Gattai Amado. Tra le sue pubblicazioni: le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011). Ha curato in Italia la post-fazione dell’edizione di Un cappello di viaggio (ed. Sperling &Kupfer). 

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TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

QUARENTA E SEIS ANOS DEPOIS VOLTA A BIENAL DA BAHIA
por
Antonella Rita Roscilli


                                                                       
                                                                                 3a Bienal da Bahia

A Bienal Nacional de Artes Plásticas da Bahia, conhecida no Brasil como Bienal da Bahia, na sua segunda edição, em 1968, representou para a cidade de Salvador e todo o Nordeste brasileiro um evento muito importante. Como a primeira, que ocorreu em 1966, teve como foco temático  a promoção, o estabelecimento e a inauguração de uma via alternativa no mundo da arte, independente dos grandes centros nacionais e internacionais, como Rio e São Paulo. Entretanto, durou apenas dois dias, antes do encerramento forçado pelo regime militar. Passado um mês, foi reaberta com dez obras a menos, consideradas subversivas pelo regime militar, além das obras retiradas por outros artistas, em solidariedade aos colegas censurados.

Desde então, no estado da Bahia, as Bienais não foram nunca mais realizadas. Mas a atual Secretaria de Cultura do Estado da Bahia (SecultBA), quis investir na retomada das Bienais. E' por isso que a 3ª Bienal da Bahia, na capital baiana de 29 de maio até 7 de setembro de 2014,  é de enorme importância histórica e cultural, pois fecha uma lacuna de 46 anos. Durante 100 dias, mais de 30 espaços culturais da capital baiana e do interior recebem exposições, performances, ações educativas e uma programação cultural muito densa que vê atuar artistas como Juraci Dórea, Juarez Paraíso, Sante Scaldaferri, Giselle Beiguelman (SP), Paulo Bruscky,  Gaio (BA), Eustáquio Neves (MG)Omar Salomão (RJ), Arthur Scovino, Camila Sposati etc. 

O centro operacional e organizacional é o Museu de Arte Moderna MAM Bahia. A temática substancial é a relação entre centro e periferia, bem como a memória e a atenção merecidamente dedicada aos artistas baianos que participaram nas outras edições. Curador-chefe da 3ª  Bienal da Bahia è Marcelo Rezende, diretor do Museu de Arte Moderna da Bahia (MAM-BA), escritor e critico. Mas com ele vem sendo desenvolvida cuidadosamente por um  grupo de curadores de diferentes partes do Brasil e com experiência em grandes eventos nacionais e internacionais. Ayrson Heráclito (artista visual e professor) e Ana Pato (pesquisadora e ex-diretora executiva da Associação Cultural Videobrasil) formam com Rezende o conselho curatorial. A equipe se complementa com a presença de Fernando Oliva (crítico e pesquisador) e Alejandra Muñoz (professora e pesquisadora), curadores adjuntos.

"É tudo Nordeste?" é a indagação que move a 3a Bienal da Bahia, o conceito central que percorre as ações, exibições, projetos e encontros. A questão impõe um ato de aproximação da produção cultural e artística da região, em suas mais diversas perspectivas: o Nordeste como condição geográfica, construção histórica e ainda como potente peça do imaginário. Bienal da Bahia como um campo de contra-discurso: isto é, se a Bienal de São Paulo se coloca em sua origem como receptora de um “centro internacional de arte”, a experiência baiana pretende construir uma outra estratégia se opondo ao discurso dominante  de qualquer centro local ou internacional.

Esse movimento significa uma tentativa de pensar, imaginar e problematizar o universal a partir de uma experiência e perspectiva baiana e regional. São também as construções imaginárias de espaços que se resumem na questão “É tudo Nordeste?”. Nordeste refere-se primeiramente à região geo-social-cultural, mas tal termo também compreende qualquer outra construção cultural relacionada ao conceito de Orientalismo definido por Edward Saïd. De acordo com o curador-chefe Marcelo Rezende, a questão requer uma abordagem na qual qualquer expressão cultural e artística deve ser considerada em diversas perspectivas, para além dos muros dos espaços institucionalizados.

Todas as ações promovem diferentes leituras e aproximações, trabalhando, ampliando e problematizando as questões que acompanham o tema central, realizadas por meio de intervenções artísticas autônomas em contato permanente com idéias e experiências do campo social. O programa estabelece zonas de trabalho de caráter transversal, absorvendo  diferentes linguagens de expressão artística, orientadas a partir das perspectivas das artes visuais, sua história e seus limites na narrativa local, brasileira e universal.
 
Salvador foi a primeira capital do Brasil (1549-1763), a primeira grande cidade do "Novo Mundo" e do estado da Bahia. Na cidade há mais de 360 igrejas, muitas das quais estão entre as mais complexas e barrocas da história da arquitetura. O centro histórico do Pelourinho, é protegido pela UNESCO como patrimônio cultural de interesse mundial. Na cidade são vários os edifícios recuperados, mas tem ainda, hoje em dia,  edifícios históricos a se recuperar, a se cuidar e se proteger, pois alguns versam em condições de abandono. Mas outros, por exemplo, nos anos '60, viraram sedes importantes.

E' o caso do antigo Solar da Unhão que desde aquela época è sede do Museu de Arte Moderna da Bahia (MAM-BA), implantado pela arquiteta italiana Lina Bo Bardi. Assistente dela, de 1958 atè 1964, foi o jovem Sante Scaldaferri, formado em 1957 na Escola das Belas Artes da Universidade Federal da Bahia e já atuante na cena artística. Ele lecionou ainda,  nesta mesma instituição do MAM, educação artística para crianças. Participou do movimento Cinema Novo, iniciativa pioneira de Glauber Rocha, da Geração Mapa, um eclético movimento, com nomes quais Calasans Neto, Florisvaldo Mattos e muitos outros que revolucionaram o mundo artístico baiano. 

Foram estes grandes movimentos de renovação artística que levaram a idealizar a 1ª Bienal da Bahia. Aconteceu em dezembro de 1966 no Convento do Carmo e reuniu artistas de diferentes partes do país. Tinha como proposta descentralizar a produção artística no País e, ao mesmo tempo, afirmar o diálogo do cenário baiano e nordestino com a cena artística contemporânea do resto do país. E foi repetida após de dois anos: “Como romper o bloqueio entre a emissão artística e a comunidade receptora, levado a efeito pelo monopólio econômico-político de canais de transmissão e difusão? (...) Como levar as artes à comunidade?”  se perguntava Luiz Henrique Dias Tavares durante a 2a  Bienal da Bahia que aconteceu em 1968 em plena ditadura militar.
 
A 3a Bienal da Bahia de 2014 não dá atenção somente à produção artística contemporânea, mas também a um projeto em crescimento que mostra alguns potenciais e possíveis caminhos de qualidade, pesquisa, aprendizado e criação artística, retomando um caminho interrompido muitos anos atrás. Entre as ações desenvolvidas, a MAM-BA  Flamboyant  è um importantíssimo resgate oral da memória cultural baiana. Pretende multiplicar o conhecimento de artistas que já participaram direta ou indiretamente das Bienais da Bahia ou que tiveram relevância no cenário artistico-cultural da época.

Segundo Marcelo Rezende “o programa é um processo contínuo e documenta, em vídeo, conversas com pessoas, agentes e personagens, que participaram da narrativa cultural da Bahia dos últimos 60 anos”. Por meio da documentação audiovisual de depoimentos e entrevistas dos agentes culturais baianos de notória produção, o MAM-BA está produzindo gratuitamente diversos vídeos que servirão também como base para pesquisas e material de acervo da própria instituição e para a comunidade. O conteúdo das entrevistas será catalogado no acervo do MAM-BA. Já foram realizadas entrevistas com agentes culturais baianos, como Juarez Paraíso, Chico Liberato, Maxim Malhado, Rex Schindler , Pasqualino Magnavita e Sante Scaldaferri, que  participou da 1ª Bienal da Bahia, em 1966. Ele compõe o grupo de artistas para a 3ª Bienal da Bahia e com esta sai a dez o numero das Bienais em que ele participou no mundo.

                                                             
                                             Sante Scaldaferri. Mosteiro de São Bento. Salvador. Maggio 2014 Foto:Dadà Jaques

Na entrevista que realizamos, este ilustre artista plástico, respondeu a algumas nossas perguntas:
Na sua opinião o que representa a 3a Bienal deste ano de 2014 na historia cultural do Estado da Bahia?
S.S. - Depois de 46 anos da última,tivemos, infelizmente, de lá até hoje,assistimos o pior período das artes plásticas em nossa cidade. É um alento e uma grande esperança esta 3a.Bienal. Planejada pelo do Museu de Arte Moderna, com um impecável Projeto Curatorial de autoria de seu diretor, Marcelo Rezende,é de uma grande importância para a arte e cultura em nosso estado. Tenho convicção que vai haver uma continuidade, para que, através de outros eventos do MAM-BA e o surgimento de galerias com exclusividade em arte contemporânea, darão condição para que a sociedade comece a compreender as novas linguagens. Será necessário a colaboração de todos, principalmente da imprensa. 

O que representa para você pessoalmente participar da 3a Bienal?
S.S. - E uma grande alegria participar em uma das exposições, principalmente por estar ao lado dos jovens e talentosos artistas da Bahia. Esta terceira Bienal é deles.

A 3a Bienal da Bahia o que pode transmitir aos jovens, do ponto de vista educacional?
S.S. - Será necessário um grande trabalho, a começar pelas escolas visitarem a bienal com pessoas habilitadas a darem uma explicação. Sobretudo dizer que em todas as atividades humanas há uma atualização. Porque a Arte não? 
 
Em que se diferencia das outras Bienais? 
S.S. - A diferença é um grande avanço. Acho que esta avançou não só em referência a Bahia mas, com certeza està em igualdade com as grande bienais internacionais.

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Antonella Rita Roscilli, brasilianista, giornalista, scrittrice e traduttrice. Da oltre venti anni si dedica in Europa alla divulgazione di cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa di lingua portoghese, con programmi radiofonici, interventi in convegni, pubblicazioni in quotidiani, riviste e nel'area accademica. Ideatrice nell'area documentaristica. Laureata in Italia in Lingua e Letteratura Brasiliana con una tesi sulla memorialista Zélia Gattai, è Mestra em Cultura e Sociedade. E' stata eletta membro corrispondente alla Academia de Letras da Bahia e all'IGHB. E' biografa di Zélia Gattai Amado. Tra le sue pubblicazioni, le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011). Ha curato in Italia la post-fazione dell’edizione di Un cappello di viaggio (ed. Sperling &Kupfer).