Ubiratan Castro de Araújo, un leader afrobaiano - IN ITALIANO E PORTOGHESE
Edivaldo M. Boaventura
Il professore e storico Ubiratan Castro de Araújo © Dadá Jaques
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

Questo (*) è un omaggio alla memoria di Ubiratan Castro de Araújo e al suo modo di essere, di vivere e di credere nell’uguaglianza in una società che ha ereditato dalla piaga della schiavitù una serie di limiti e discriminazioni. Ubiratan ha sempre lottato per l’uguaglianza dei diritti degli afro-discendenti e specie per gli studenti di ogni livello.
La sua conoscenza della Storia, confermata da due lauree, master e dottorato, era fluente e si esprimeva con naturalezza e simpatia. Sapeva condurre una conferenza con grande vivacità e lo ricorda la testimonianza di Estévão Betoni (2013): “Con Ubiratan e il suo buonumore, diventava piacevole anche la più seria delle riunioni, come ricordano i suoi colleghi della Fundação Pedro Calmon […].
Tutto in Ubiratan era allegria, saggezza, soddisfazione per ciò che era e che realizzava. La sua affascinante personalità era al servizio dell’elevazione umana. Aveva il carisma della uguaglianza, della inclusione sociale e della partecipazione che costruisce le democrazie e arricchisce con la giustizia i territori dell’umanità.
 
Formazione e carriera universitaria
Nacque il 22 dicembre 1948 a Salvador ed è scomparso il 3 gennaio 2013, all’età di 64 anni. Ubiratan iniziò gli studi all’Instituto Central de Educação Isaias Alves (Iceia) e quindi si trasferì al Colégio Central da Bahia. Come studente frequentava molto la Biblioteca Pública da Bahia e in quel periodo iniziò ad avvicinarsi al Partito Comunista.

Alunno intelligente e assiduo, frequentò contemporaneamente il corso di Giurisprudenza alla Universidade Federal da Bahia (Ufba 1967-1971) e il corso di Storia alla Universidade Catolica do Salvador (Ucsal, 1967-1970). Insieme ad Antônio Guerreiro de Freitas, João Reis e altri, nella Ucsal integrò il gruppo di alunni della professoressa Katia de Queiroz Mattoso, di cui ricordiamo l’importante cattedra di Storia nella Universidade Catolica do Salvador. Il suo professore Cid Teixeira dovette difenderlo a causa dell’aggravarsi dei problemi sorti per la sua militanza politica e intervenne anche con i militari affinchè Ubiratan potesse concludere il corso universitario.

Laureato in Giurisprudenza, Ubiratan lavorò per qualche tempo come avvocato durante la dittatura militare e difese i prigionieri politici insieme alla nota avvocatessa Romilda Noblat. Ma poi scelse la Storia, come conferma lo stesso Antônio Guerreiro de Freitas.
Quando la situazione politica divenne sempre più difficile, come unica alternativa incontrò quella di uscire dal Paese. Andò a Parigi con una borsa di studio del governo francese, grazie alla prof.a Mattoso.

Qui frequentò il Master in Storia (1972-1973) con il brasilianista francese Frédéric Mauro, all’Università Paris X, a Nanterre, quella Nanterre delle proteste studentesche del movimento del maggio 1968. Con l’orientamento di Mauro, Ubiratan seguì la strada della Storia quantitativa ed economica, che era di gran moda a quel tempo. La sua tesi di master verteva sulle finanze dello Stato di Bahia dal 1889 al 1939 (Le Budget de l’Etat de Bahia, 1889/1930).

Concluso il master rientrò a Salvador nel 1973. Fu l’inizio difficile della sua carriera accademica. Inizialmente insegnò alla Facoltà di Scienze Economiche alla Ufba. Con l’apertura dei contratti per professori collaboratori nacque per lui la possibilità di entrare al Dipartimento di Storia della Facoltà di Filosofia e Scienze Umane della Ufba. Allo stesso tempo lavorò nella Segreteria della Pianificazione e nella Segreteria dell’Industria e Commercio.

In quell’epoca lanciò pubblicazioni sulla produzione e colonizzazione agricola, l’inserimento di Bahia nella produzione nazionale, temi di storia economica.
Passò a coordinare il Master di Storia e Scienze Sociali nel Dipartimento di Storia. Questo programma, creato durante il rettorato di Roberto Santos, fu uno dei primi corsi post-laurea dell’Università Federale e contò sulla partecipazione di tre illustri personaggi: José Calasans, Luís Henrique Dias Tavares e Antônio Luiz Machado Neto.

In seguito diresse il Master di Storia, separato da quello di Scienze Sociali. E così, ben sistemato nel Dipartimento di Storia, decise di tornare in Francia per fare il dottorato, quindici anni dopo il master.
Qui incontrò di nuovo la sua prof.a dell’ Università Cattolica Katia de Queiroz Mattoso, che, diplomatasi con il rinomato Dottorato di Stato, reggeva la nuova cattedra di Storia del Brasile nell’Università Paris IV (Sorbonne-Paris) e fu importantissima come orientatrice nella traiettoria accademica di Ubiratan Castro.

L’antico alunno mostrò il suo riconoscimento in ogni modo istituendo anche il “Prêmio Katia Mattoso”.
Ci fu poi un cambiamento fondamentale nella sua linea di indagine scientifica. Dalla storia economia passò ad occuparsi della problematica dello studio dei neri e della schiavitù. Il tema scelto per la tesi di dottorato comprova questa importante trasformazione: La Politica e l’Economia in una società schiavista, Bahia, 1820-1889 (La Politique et l’Economie dans une société esclavagiste. Bahia 1820-1889).
 
L’incontro con il tema della negritudine fu vitale nella sua attività accademica. La prima pubblicazione incontrata è l’articolo Xenofobia e razzismo: il lato amaro del Primo Mondo (Araújo, 1994). A partire da lì la sua produzione intellettuale riguarda decisamente i neri e la schiavitù.
Con master e dottorato la sua carriera di docente fu brillante nel Dipartimento di Storia della Ufba. Rivelò tutta la sua conoscenza, con la piena accettazione degli alunni, quando andò a dirigere il Centro di Studi Afro-Orientali.

Direzione del Centro Studi Afro-Orientali (CEAO)

Secondo la sua linea di ricerca sui neri e la schiavitù andò quindi a dirigere il Centro di Studi Afro-Orientali (CEAO/Ufba, 1999-2003), approvato dalla comunità afro-baiana. Organizzò e diresse le attività con la comunità afro-baiana, creò il progetto di “Memoria e Storia delle Comunità Nere” nell’Attività Curriculare in Comunità (ACC), articolando insegnamento, ricerca e corsi.

Integrò il Consiglio di Sviluppo della Comunità Nera, della Segreteria di Giustizia e Diritti Umani dello Stato di Bahia e realizzò il Seminario di Prevenzione e Lotta alla Discriminazione Razziale.
Lavorò nell’antiprogetto di Legge per la creazione del Fondo Speciale di Valorizzazione delle Azioni per la Popolazione Afrodiscendente e del suo Consiglio di Difesa dei Diritti.
Dopo quattro anni nel CEAO, Gilberto Gil, allora ministro della Cultura, lo chiamò alla Fundação Cultural Palmares, con sede in Brasilia, organo del Ministero della Cultura.
 
La presidenza della Fundação Cultural Palmares
Come sesto presidente della Fundação Cultural Palmares (2003-2006) Ubiratan ebbe il merito di accelerare le certificazioni per l’autodeterminazione delle rimanenti comunità di quilombos, (N.d.T. comunità formata da schiavi africani fuggiti dalle piantagioni in cui erano prigionieri nel Brasile all'epoca della schiavitù) al fine di agevolare l’applicazione dell’articolo 68 dell’Atto delle Disposizioni Transitorie della Costituzione Federale del 1988 e del Decreto 488/2003.
 
Fu poi responsabile di progetti che dettero al Brasile una visibilità internazionale per ciò che riguarda il dibattito sulla diaspora africana. E per questo realizzò la II Conferenza di Intellettuali dell’Africa e della Diaspora (II Ciad), che riunì a Salvador 16 capi di Stato della Diaspora e del continente africano. Per Ubiratan attività come questa conferenza, furono importanti per mobilitare l’opinione pubblica sullo sviluppo, ma anche per “demistificare l’idea dell’Africa che percorre il mondo ridotta a selva, guerre, come se fosse la spazzatura contemporanea, ovvero tutto ciò che è frutto di un enorme preconcetto”: (Araújo, 2006)

Fu pioniere nell’appoggiare progetti che difendessero le comunità di terreiros (N.d.T.aree sacre nelle quali sorgono le case dove si realizza il culto religioso del Candomblé) come l’accordo con l’Assocazione Culturale di Preservazione del Patrimonio Bantu di Bahia. Diede inizio alla mappatura delle comunità di candomblé (N.d.T. una delle religioni che si professano prevalentemente in Brasile e di matrice africana) dei terreiros di Salvador.

Prese l’iniziativa di proteggere le case di Candomblé con la certificazione, considerando Patrimonio AfroBrasiliano gli spazi sacri di preservazione della cultura e eredità africane. Si fece così un passo importante per il processo di proclamazione di essi come luoghi di interesse culturale, azione più completa a carico dell’Istituto del Patrimonio Storico e Artistico Nazionale (Iphan), anche, del Ministero della Cultura.

In questo insieme di circostanze la certificazione aiutò nella preservazione della memoria dei terreiros, nella lotta all’intolleranza religiosa e nella difesa contro l’invasione immobiliare. Il 15 agosto 2006 il Terreiro Mansu Dandalungua Cocuazenza, che si trova nella Estrada Velha do Aeroporto e altri quattro terreiros di Candomblé ricevettero il Certificato (Giornale A Tarde, 15 agosto 2006).

Per completare l’obiettivo della Fondazione Culturale Palmares, di fomentare e realizzare  programmi e progetti a livello nazionale di preservazione di valori della comunità afro-brasiliana, difese il riconoscimento delle terre quilombolas e investì in azioni che producessero il sapere, come pubblicazioni, seminari, produzione di riviste, disponibilità di CDs, con 32 programmi radiofonici per una rete di 400 radio comunitarie del paese e realizzazione della prima edizione del Premio Palmares di Comunicazione Programmi di Radio e Video con l’Università di Brasilia (Giornale A Tarde, 20 nov. 2004).

In riferimento ai quilombos, la Fondazione partecipò alla Commissione Permanente di Sicurezza Alimentare e Nutrizionale delle Popolazioni Nere, del Ministero dello Sviluppo Sociale (MDS) e compose il Consiglio di Gestione del Patrimonio Genetico, generato dal Ministero dell’Ambiente. Diresse la propria attenzione anche alle donne rimaste nei quilombos con l’appoggio al “Primo Incontro di Donne Quilombolas” (Giornale A Tarde, 22 nov. 2004).

A livello federale Ubiratan mostrò la propria competenza e impegno con la problematica afrodiscendente. La Palmares gli diede risonanza nazionale, costituendosi come una opportunità di rivelare il potenziale della cultura baiana e in special modo le realizzazioni del CEAO.

L’ingresso nell’Academia di Letras da Bahia
Ubiratan era Presidente della Fondazione Culturale Palmares quando entrò nell’Academia di Letras da Bahia, ove occupò il seggio di Castro Alves. Successe a Waldemar Mattos che fu uno studioso delle corporazioni baiane.

Il seggio di Castro Alves era il n. 33 e fu fondato da Xavier Marques, romanziere e autore di una eccellente biografia del poeta. Quando morì il suo fondatore, l’accademico e benefattore Heitor Praguer Frões, titolare del seggio n. 34, chiese di potersi trasferire al seggio patrocinato dal poeta. Oggi non esiste più la possibilità di cambiare il numero di seggio. A Heitor successe Waldemar Mattos, autore de A Bahia de Castro Alves, un libro che racconta le diverse abitazioni di Cecéu. Ubiratan lo sostituì il 17 novembre 2004. Ogni seggio ha una propria storia e accumula legami.

Distinguendosi come storico nella comunità accademica entrò il 17 novembre 2004 all’Academia de Letras con indicazione e saluto dell’indimenticabile Guido Guerra. Si irrobustì così la tradizionale e brillante corte di storici nella Casa di Arlindo Fragoso, e che ebbe inizio con Braz do Amaral, fondatore e presidente per diciassette anni.

Una intervista concessa da Ubiratan al Correio da Bahia (2004) dimostrò la sua soddisfazione per l’ingresso all’Academia de Letras da Bahia. Nel discorso inaugurale si definì presto:”Hanno detto che polarizzerò, ma la questione non è né polarizzare, né radicalizzare, ma solo aprire il problema”.
Considerò la sua presenza nell’Academia indissociabile dalla partecipazione del movimento culturale nero di Bahia. L’inclusione “nel mondo della cultura letteraria da parte di una produzione fantastica del popolo afrodiscendente e che non ha visibilità” (Araújo, 2004, p. 1).

In una intervista gli venne chiesto se gli intellettuali neri sono distanti da organismi come le Accademie.  Ubiratan rispose in modo affermativo e proseguì: “Per questo credo che il mio ruolo sia quello di aprire spazi perché essi possano essere presenti. Questa visibilità è importante per la pubblicazione dei libri, per la divulgazione, per tutto”.
Dopo aver parlato sul suo lavoro nella Palmares, esaltò il ruolo di Gilberto Gil come ministro baiano della Cultura. Fino ad allora il Minc era stato come incarico sempre per Rio de Janeiro e Sao Paulo.
Dopo la missione Palmares Ubiratan tornò a Bahia e si occupò di un’altra organizzazione culturale.
 
La direzione generale della Fundação Pedro Calmon
Dal 2007 fino alla sua scomprsa fu Direttore generale della Fundação Pedro Calmon – Centro della Memoria e Archivio Pubblico di Bahia (FPC). Tra i suoi innumerevoli titoli a libri, biblioteche e archivi, creò la prima biblioteca virtuale baiana e il Premio Katia Mattoso. Tra le molte cose significative realizzò l’appoggio e l’incentivo alla comunità nera di Bahia. Lottò contro la discriminazione sociale e per l’uguaglianza di diritti. Si può dire che Ubiratan fu il grande fautore che favorì la cultura afrobaiana.
La Fundação Pedro Calmon e l’Academia de Letras da Bahia si incontrarono in vari progetti.

Prima per il Nucleo del Libro, Lettura e Letteratura, realizzarono il “Seminario Novas Letras” nel 2010.
Questa collaborazione con la Fondazione rese possibile la partecipazione di scrittori giovani e consacrati con la tematica attuale: intimo e confessione nella letteratura femminile, nuovi mezzi dei mass media, cinema, letteratura, la narrativa baiana e il mare, l’attualità di Jorge Amado, la letteratura infantile, il novembre afro e l’arte nera. Dietro suo suggerimento si sono aperte relazioni con le Academias de Letras esistenti nei municipi baiani (Boaventura, 2012, p. 51)

In qualità di direttore della Fundação Pedro Calmon, Ubiratan rispose ad una mia richiesta come presidente e diede inizio al processo di riconoscimento come patrimonio dei beni culturali del Solar Goes Calmon con l’architetto Sonia Ivanoff. Si è impegnato nel recupero del fondo bibliografico con Rosane Rubim e nell’inventario dei beni mobili con il museologo Eduardo Froes.
Le manifestazioni di affetto che si sono avute durante i suoi funerali [a Salvador] sia nel Palazzo dell’Acclamazione che nel Cimitero Jardim da Saudade, testimoniamo il suo buon esito nella conduzione e gestione della Fundação Pedro Calmon.

Uno storico raccontare di storie
Lo storico João Reis, suo collega di dipartimento, nella prefazione Histórias de negro (Araújo, 2009) decanta la capacità di narratore di Ubiratan Castro. Come storico il suo tema prediletto è la storia del nero, soprattutto storie delle sue lotte al tempo della schiavitù. Nei racconti riuniti, osserva Reis, si combinano il raccontatore di storie con lo storico.

La prima edizione di questo affascinante libro ebbe come titolo Sete historias do negro (Araujo, 2006). Per la seconda che uscì con l’Edufba, aggiunse più racconti e gli diede il nuovo titolo: Historias de negro. Mi fece una dedica che mi emoziona molto: “Mon président, spero che i miei racconti ti piacciano. Axé. Bira”. Li lessi e mi sono piaciuti molto. La furbizia del Velho Satu è una storia antologica. O protesto do poeta è una interessante sessione spiritica con Castro Alves. Con quanta grazia elaborava le sue storie! Coordinò la pubblicazione dell’opera Salvador era assim: memorias da cidade (1999).

Sono testimonianze di persone anziane su avvenimenti avvenuti tra le due Grandi Guerre secondo un progetto dell’Istituto Geografico e Storico di Bahia (IGHB) concepito dalla presidente Consuelo Pondé de Sena per commemorare i 450 anni della capitale. Organizzò anche una collezione “Leituras da Bahia I”, pubblicazione della Superintendenza degli Studi Economici e Sociali di Bahia (Araujo, 2000).

Non aveva ancora pubblicato la tesi di dottorato e così ne diede alle stampe una parte: A guerra da Bahia (Araujo, 2001) integra la pubblicazione collettiva A libertação do Brasil na Bahia.
Venne invitato a scrivere la presentazione del libro Viagens e observações de um brasileiro autore Antonio Moniz de Souza (2000) e pubblicato dall’ Instituto Histórico Geográfico da Bahia (IGHB). Partecipò all’opera collettiva sul II Centenario da sedição de 1789 na Bahia con A Bahia no tempo dos alfaiates (Araújo, 1999, p. 7-19).

Nel 1998 diede un eccellente contributo come storiografo sul significato dell’opera di Calmon per il Corso Pedro Calmon dell’Instituto Histórico. In Pedro Calmon, um olhar baiano para o Brasil (Araújo, 1998, p. 51-66) osservò: “In verità lui vede Bahia in prospettiva nazionale e vede il Brasile con gli occhi di un baiano. Non è un regionalista, è un nazionalista. Il suo oggetto è la formazione di una civiltà brasiliana che includa tutte le regioni e razze che compongono il popolo brasiliano”.

Come professore universitario ha pubblicato 19 articoli, 5 libri, 4 capitoli di libri e testo in giornali, ecc., tenendo presente che passò gli ultimi 12 anni con carichi di gestione che non gli lasciarono molto spazio per la scrittura.

In vita Ubiratan ricevette condecorazioni, premi e distinzioni per la carriera accademica e per il suo legame di lavoro e valorizzazione della cultura baiana. Oltre che socio della Casa di Bahia, diceva di essere confratello della Veneravel Ordem Terceira do Rosario de Nossa Senhora dos Homens Pretos nas Portas do Carmo e membro del Comité Cientifico Internacional do Programa “A Rota do Escravo” della Unesco, Paris.

Nel dirigere organizzazioni votate alla problematica della cultura di madre Africa riuscì sempre ad armonizzare la sua scelta accademica con gli obiettivi di queste entità.
Nella Academia il seggio è un monumento di conoscenze per ciò che riguarda l’accumulazione di opere, legami e realizzazioni personali. Vita e opere dei titolari sono consultati principalmente nelle ricerche per la post-laurea e i lavori di conclusione di corso (TCC). Il seggio di Castro Alves è cresciuto con il notevole contributo di Ubiratan, con la sua vivacità intellettuale, intelligenza, conoscenza, cultura e soprattutto la lotta per la promozione degli afro-brasiliani alla ricerca della uguaglianza di opportunità.
Tanto il patrono Castro Alves quanto il titolare Ubiratan Castro de Araujo in epoche diverse hanno lottate per la libertà contro la schiavitù e qualsiasi tipo di discriminazione sociale.
 
Traduzione in italiano di Antonella Rita Roscilli
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(*) Testo pronunciato dal prof. Edivaldo M. Boaventura all’Academia de Letras da Bahia a Salvador (Bahia) il 14 marzo 2013, nella Giornata Nazionale della Poesia, dedicata in questo anno alla memoria del prof. Ubiratan Castro de Araújo (1948-2013), e che fu titolare del seggio numero 33, il cui patrono è il grande poeta Castro Alves.
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Edivaldo Machado Boaventura. Figlio di Osvaldo Abreu Boaventura e Edith Machado Boaventura, è nato il 10 dicembre 1933 a Feira de Santana, nello stato brasiliano di Bahia. Ha compiuto gli studi liceali nel Colégio Antônio Vieira di Salvador. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1959, in Scienze Sociali nel 1969 e dopo il dottorato ha ottenuto la Libera Docenza nel 1964 all'Università Federale di Bahia (Ufba). Ha un Master (1980) e Dottorato (1981) in Educazione alla The Pennsylvania State University, EUA. Nel 1961 si sposa con Solange do Rego Boaventura. La coppia ha tre figli: Lídia, Daniel,  Pedro Augusto (deceduto) e quattro nipoti. 
Nel 1960 inizia il dottorato e dà lezioni nella Escola de Serviço Social da Bahia. Entra a far parte dell' Instituto Geográfico e Histórico da Bahia. Lavora nella SUDENE (1961-1983), come Tecnico di Sviluppo Economico. Nel 1962 inizia la carriera di magistero nella Ufba come professore contrattato dalla Scuola di Amministrazione e insegna Economia. E' giudice federale del Lavoro (1963-1970) e pubblica il suo primo libro: Introdução ao enquadramento sindical. Nel 1964 ottiene il suo primo dottorato nella UFBA con la tesi Incentivos ao desenvolvimento regional. Nell'anno accademico 1964-1965, frequenta l'Università di Parigi nel primo viaggio di studi all'estero e anche l'Istituto dell'America Latina. Prepara quindi O papel do setor público no desenvolvimento do Nordeste insieme al professor Alain Barrère. Come testo di introduzione alla metodologia pubblica Como ordenar as idéias.
Torna quindi in Brasile dove occupa la Cattedra di Economia Politica alla Facoltà di Diritto della UFBA. L'anno 1968 è decisivo per la sua scelta di dedicarsi all'educazione. Invitato dal rettore Roberto Santos crea l' Assessorato della Pianificazione, incaricata della riforma universaria e pubblica Universidade em mudança. Come professore aggiunto si trasferisce dalla Scuola di Amministrazione alla Facoltà di Educazione della UFBA della quale è uno dei fondatori e entra a far parte del Consiglio Statale di Educazione di Bahia ( 1968-1983, 1991-1996), presiedendolo dal 1976 al 1978. In sostituzione del professor Luiz Navarro de Brito, e dietro sua indicazione, il governatore Luiz Viana Filho lo sceglie come titolare della Segreteria di Educazione e Cultura di Bahia (1970-1971). Tenendo per la prima volta queso incarico contratta e dà inizio alle scuole polivalenti, impianta le Facoltà di Formazione dei Professori, i Centri Integrati di Educazione, partecipa attivamente alla creazione della Universidade Estadual de Feira de Santana, sua città natale. 
Dietro indicazione di Pedro Calmon crea il Parque Histórico Castro Alves, primo parco fondato nello stato di Bahia. Problemas da educação baiana e Espírito de julgamento sono opere che parlano di questa gestione. Nel 1967 e 1969 partecipò all' Harvard Summer School. Nel 1970 visitò ufficialmente gli Stati Uniti e conobbe Dipartimenti Statali di Educazione e Università. Ciò costituisce l'inizio dei suoi rapporti con le università nordamericane e canadesi. Nel 1971 partecipa ad un concorso come professore titolare, ultimo incarico della carriera di docenza, con la tesi O departamento na Universidade.
Nello stesso anno viene eletto all' Academia de Letras da Bahia. Invitato dal direttore Raymond Poignant fa degli stages nell' Instituto Internacional de Planejamento da Educação  (IIPE/UNESCO, 1971-1972), nelle aree di finanziamento e pianificazione dell'educazione, sistema di educazione, educazione permanente e conclude il programma di ricerche con la monografia O ensino superior  na  Bahia: estudo da reforma, da evolução dos efetivos e do financiamento. Con l'esperienza internazionale dell'IIPE, rientra alla UFBA e fa parte del Programa de Mestrado em Educação della UFBA.  Dal 1974 al 1978, in qualità di coordinatore, mantiene contatti intensi con la Coordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior (CAPES), che appoggia finanziariamente il programma e partecipa alla creazione dell' Associação Nacional de Pesquisa e Pós-Graduação  em Educação (ANPED).
Lavora con sistemi e strutture di insegnamento, pianificazione, metodologia di ricerca e storia dell'educazione. Come membro del Conselho de Coordenação da UFBA crea e dirige la Câmara de Ensino de Pós-Graduação e Pesquisa. La ricerca e la post-laurea in Educazione lo spingono a fare master e dottorato in Educazione nella The Pennsylvania State University, e si concludono con la tesi A estrutura legal da educação brasileira  (1980), e una tesi di dottorato dal titolo Um estudo das funções e das responsabilidades do Conselho Estadual de Educação da Bahia, Brasil , de 1963-1975.( 1981).
Questo è il suo secondo dottorato e la pubblicazione A segunda casa  racconta la sua esperienza nord-americana. Torna a dirigere la Segreteria dell'Educazione di Bahia (1983-1987). In questo periodo  decide di espandere all'interno dello stato l'educazione superiore pubblica che, fino ad ora, è ancora concentrata esclusivamente nella capitale. Crea e dirige la Universidade do Estado da Bahia (UNEB), università multicampi, dà lustro alla UEFS, sorregge le attività della UESB e appoggia la nascita della futura UESC.
Aumenta il numero di scuole e crea delle convenzioni con i municipi per l'espansione dell'educazione elementare. Crea gli Studi Africani nella scuola baiana e crea il Parque Estadual de Canudos. Riceve il premio The Alumni Fellow Award 1989 dall'università ove svolse il dottorato.  Tornato alla Ufba coordina la creazione del primo Dottorato in Educazione di tutto il Nordest che crea nel 1991. Intensifica la sua attività di orientatore di tesi, pubblica Metodologia da  pesquisa, lavora in modo pionieristico sul Diritto dell'Educazione pubblicando il volume A educação brasileira e o direito. In occasione dei 50 anni della Ufba dà alle stampe UFBA: trajetória de uma universidade. Nel 1995 realizza un post-dottorato nella   Università del Québec, a Montreal, in Canadá.
Frequenta la Scuola Superiore di Guerra ed entra all' Instituto Histórico e Geográfico Brasileiro, Academia Brasileira de Educação e Academia Portuguesa da História, realizza studi e viaggi in Portogallo. Nella festa di pensionamento gli alunni pubblicano Festschrift, Educação, cultura e direito: coletânea em homenagem a Edivaldo M. Boaventura  ( 2005). L'anno seguente la UFBA gli concede il titolo di Professore Emerito. Dal 1996 al 2012 dirige il giornale A TARDE con speciale attenzione al progetto A TARDE Educação, inserendo il giornale nelle scuole di Bahia. A partire dal 2000 insegna e orienta le ricerche nella Universidade Salvador  (UNIFACS), nel Programa de Mestrado e Doutorado em Desenvolvimento Regional e Urbano (PPDRU) e nel Mestrado interdisciplinar da Fundação Visconde de Cairu.
Dal 2007 al 2011 ha presieduto l' Academia de Letras da Bahia e ha pubblicato A convivência acadêmica. Nel 2010 ha completato 50 anni di magistero e continua ad insegnare e ad orientare instancabilmente gli studenti nelle tesi. Con il professor Roberto Santos nel 2010 ha fondato l' Academia de Ciências da Bahia della quale è vice presidente. Nel 2012 ha ricevuto il Dottorato Honoris Causa dall'Università di Stato di Bahia, il Premio Paulo Freyre dell' Associação Brasileira de Pós-graduação e Pesquisa (Anped), a Ordem do Santo Sepulcro, il benemerito dall' IHGB ed è entrato a far parte della Confraria da Bairrada de Portugal.
 
 
           
           


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TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

Ubiratan Castro de Araújo, uma liderança afro-baiana.
 
Edivaldo M. Boaventura
 

Esta è uma homenagem à memória de Ubiratan Castro de Araújo, ao seu modo muito próprio de ser e de viver e de crer na igualdade, numa sociedade que herdou do escravismo uma série de limites e discriminações. Ubiratan lutou pela igualdade dos afrodescendentes, especialmente, pelo estudante em todos os níveis. O seu conhecimento da história, confirmado pelas duas graduações, pelo mestrado e doutorado, fluía com naturalidade e simpatia.  Sabia entreter uma palestra com vivacidade. É oportuno o testemunho de Estévão Betoni (2013): “Mesmo a mais séria das reuniões ficava prazerosa com Ubiratan Castro de Araújo e seu bom humor, como lembram seus colegas de Fundação Pedro Calmon [...]”

Tudo em Ubiratan era alegria, contentamento, sabedoria, satisfação pelo que era e pelo muito que realizava. Toda aquela fascinante personalidade estava a serviço da elevação humana. Ele tinha o carisma da igualdade, da inclusão social e da participação que constrói as democracias e enriquecem de justiça os territórios da humanidade.

Formação e carreira universitária
Ubiratan Castro nasceu em 22 de dezembro de 1948, em Salvador, e o seu desaparecimento aos 64 anos aconteceu em 3 de janeiro de 2013.
Para a formação de Ubiratan, sirvo-me do depoimento do professor Antônio Fernando Guerreiro de Freitas (09 mar. 2013), concunhado e colega do Departamento de História da Universidade Federal da Bahia (Ufba).
Ubiratan estudou, primeiramente, no Instituto Central de Educação Isaías Alves (Iceia), transferindo-se depois para o Colégio Central da Bahia. Como estudante, conforme ouvi dele várias vezes, foi um frequentador da Biblioteca Pública da Bahia. Por aquela época, começou o seu engajamento no Partido Comunista.
Aluno inteligente e produtivo, Ubiratan realizou concomitante o Curso de Direito, na Universidade Federal da Bahia (Ufba.1967-1971)  e o Curso de História, na Universidade Católica do Salvador (Ucsal, 1967-1970)
Na Ucsal integrou o grupo de alunos da professora Kátia de Queiroz Mattoso, juntamente com Antônio Guerreiro de Freitas, João Reis e outros. É de se destacar o significativo magistério de história da saudosa doutora Kátia Mattoso na Universidade Católica do Salvador.
 Recrudescendo os problemas da sua militância política, o seu professor, Cid Teixeira,  o defendeu com veemência e interferiu junto aos militares para permitirem  que Ubiratan concluísse o curso universitário.
Uma vez formado em Direito, por algum tempo, atuou como advogado durante a ditadura militar, defendendo presos políticos, juntamente com a notória advogada Romilda Noblat. Mas a sua opção foi pela história, confirma Antônio Guerreiro de Freitas.
Todavia, a situação política tornou-se cada vez mais difícil. Apresentou-se como alternativa a sua saída do país. Seguiu, então, para Paris com bolsa do governo francês por interferência da doutora Mattoso e realizou o Mestrado em História (1972-1973) com o brasilianista  francês professor Frédéric Mauro, na Universidade Paris X, em Nanterre. A mesma Nanterre dos protestos estudantis do movimento de maio de 1968. Com a orientação de Mauro, Ubiratan encaminhou-se para a história quantitativa, econômica, em grande moda à época. A sua dissertação de mestrado versou sobre o orçamento do Estado da Bahia, de 1889 a 1939 (Le Budget de l`État de Bahia, 1889/1930).
Concluído o mestrado em 1973, retornou a Salvador. Foi o começo difícil da carreira acadêmica. Ensinou, inicialmente, na Faculdade de Ciências Econômicas da Ufba.
Com a abertura dos contratos para professores colaboradores apareceu, enfim, a oportunidade de ingressar no Departamento de História, da Faculdade de Filosofia e Ciências Humanas da Ufba. Ao mesmo tempo, trabalhou na Secretaria de Planejamento e na Secretaria de Indústria e Comércio. São daquela época as publicações sobre produção e colonização agrícola, inserção da Bahia na produção nacional, temas da história econômica.
Integrou-se no Departamento de História e assim passou a coordenar o então Mestrado de História e Ciências Sociais. Este programa, criado no reitorado Roberto Santos, foi uma das primeiras pós-graduações da Universidade Federal e contou com a participação de três ilustres confrades: José Calasans, Luís Henrique Dias Tavares e Antônio Luiz Machado Neto.
Em seguida, Ubiratan dirigiu o Mestrado em História separado de Ciências Sociais. Dessa maneira, lotado e bem assentado no Departamento de História, resolveu retornar à França para fazer o doutorado, quinze anos depois do mestrado.
Reencontra-se então, com a sua antiga professora na Universidade Católica, Kátia de Queiroz Mattoso, diplomada pelo requintado Doutorado de Estado, regia, imperialmente, a nova cátedra de História do Brasil, na Universidade Paris IV (Sorbonne-Paris). A saudosa Kátia foi importantíssima como orientadora na  trajetória do nosso Ubiratan. O antigo aluno procurou de todos os modos demonstrar o seu reconhecimento inclusive instituindo o Prêmio Kátia Mattoso.
Entretanto, uma mudança fundamental ocorreu na linha do seu inquérito científico. Segundo Antônio Guerreiro Freitas, Ubiratan mudou, inteiramente, o objeto de suas investigações acadêmicas. Da história econômica, passou a se ocupar da problemática do estudo do negro e da escravidão. O tema escolhido para a tese de doutorado comprova a profunda mudança: “A política e a economia em uma sociedade escravocrata, Bahia, 1820-1889” (La Politique et l´Économie dans une société esclavagiste. Bahia 1820-1889).
O encontro com o tema da negritude foi vital em sua vida acadêmica. A primeira publicação que identifiquei após essa metanoia foi o artigo “Xenofobia e racismo: o lado amargo do Primeiro Mundo” (ARAÚJO, 1994). A partir daí a sua produção intelectual aborda, decididamente, o negro e a escravidão.
Com mestrado e doutorado, fluía a sua carreira docente, no Departamento de História da Ufba. Revelou o seu conhecimento com plena aceitação pelos alunos, quando passou a dirigir o Centro de Estudos Afro-Orientais.
 
Direção do Centro de Estudos Afro-Orientais
Conforme a sua linha de pesquisa sobre o negro e a escravidão, foi dirigir o Centro de Estudos Afro-Orientais (CEAO/Ufba,1999-2003) com aceitação da comunidade afro-baiana. Organizou e dirigiu as atividades de extensão junto à comunidade negra, implantou o projeto de Memória e História das Comunidades Negras, em Atividade Curricular em Comunidade (ACC), articulando ensino, pesquisa e extensão.
Nessa posição, integrou o Conselho de Desenvolvimento da Comunidade Negra, da Secretaria de Justiça e Direitos Humanos do Estado da Bahia e realizou o Seminário de Prevenção e Combate à Discriminação Racial. Trabalhou no anteprojeto de lei para a criação e implementação do Fundo Especial de Valorização das Ações para a População Afrodescendente e do seu Conselho de Defesa dos Direitos.
Após os quatro anos no CEAO, Gilberto Gil, então  ministro da Cultura, o chamou para a Fundação Cultural Palmares, sediada em Brasília, órgão do Ministério da Cultura.
 
A presidência da Fundação Cultural Palmares
Como sexto presidente da Fundação Cultural Palmares (2003 a 2006), Ubiratan teve o mérito de acelerar as certificações de auto-definição das comunidades remanescentes de quilombos, a fim de viabilizar a aplicação do artigo 68 do Ato das Disposições Transitórias da Constituição Federal de 1988 e do Decreto 488/2003.
Dentre as realizações, foi o responsável por projetos que deram ao Brasil visibilidade internacional no que diz respeito ao debate sobre a diáspora africana. Dessa maneira, realizou a II Conferência de Intelectuais da África e da Diáspora (II Ciad), reunindo em Salvador 16 chefes de Estado da diáspora e do continente africano. Para Ubiratan, atividades como essa conferência são importantes para mobilizar a opinião pública em torno do desenvolvimento, mas também “para desmistificar a ideia de África que percorre o mundo, reduzida a selva, guerras, como se fosse o lixo contemporâneo, o que é fruto de um enorme preconceito”. (ARAÙJO, 2006)
Consagrou-se pioneiro no apoio a projetos de capacitação das comunidades de terreiros, como o convênio celebrado com a Associação Cultural de Preservação do Patrimônio Bantu, da Bahia Deu início ao mapeamento das comunidades de candomblé de terreiros de Salvador.
Ubiratan teve a iniciativa de proteger os templos de candomblé com a certificação, considerando Patrimônio Afro-Brasileiro os espaços sagrados de preservação da cultura e herança africanas. Constituindo-se, assim, um passo importante para o processo de tombamento, que é uma ação mais completa a cargo do Instituto do Patrimônio Histórico e Artístico Nacional (Iphan), também, do Ministério da Cultura.
Nesse conjunto de circunstâncias, a certificação ajudou na preservação da memória dos terreiros, no combate à intolerância religiosa e na defesa contra a invasão imobiliária. Em 15 de agosto de 2006, o Terreiro Mansu Dandalungua Cocuazenza, localizado na Estrada Velha do Aeroporto e mais quatro terreiros de candomblé receberam o certificado (A TARDE, 15 ago.2006).
Ainda em cumprimento aos objetivos da Fundação Cultural Palmares, de fomentar e executar programas e projetos em nível nacional de preservação de valores da comunidade afro-brasileira, defendeu o reconhecimento das terras quilombolas e investiu em ações com produção do saber, como publicações, seminários, produção de revistas, disponibilização de CDs, com 32 programas radiofônicos para uma rede de 400 rádios comunitárias do país, e realização da primeira edição do Prêmio Palmares de Comunicação Programas de Rádio e Vídeos com a Universidade de Brasília (A TARDE, 20 nov. 2004).
Com referência aos quilombos, a Fundação participou da Comissão Permanente de Segurança Alimentar e Nutricional das Populações Negras, do Ministério do Desenvolvimento Social (MDS) e compôs o Conselho de Gestão do Patrimônio Genético, gerido pelo Ministério do Meio-Ambiente. Por fim, as mulheres remanescentes dos quilombos receberam atenção da Fundação Palmares, como o apoio ao Primeiro Encontro de Mulheres Quilombolas (A TARDE, 22 nov. 2004).
 No plano federal, Ubiratan pôde demonstrar a sua competência e compromisso com a problemática afrodescendente. A Palmares deu-lhe ressonância nacional, constituindo-se em uma oportunidade de revelar o potencial da cultura baiana, especialmente, as realizações do CEAO.
 
O ingresso na Academia de Letras
Era Ubiratan presidente da Fundação Cultural Palmares quando ingressou na Academia de Letras da Bahia, para a cobiçada cadeira de Castro Alves. Sucedeu a Waldemar Mattos, reconhecidamente, um estudioso dos solares e corporações baianas.
A cadeira de Castro Alves, de número 33, foi fundada por Xavier Marques, romancista e autor de uma excelente biografia do poeta. Quando faleceu o fundador, Heitor Praguer Froes, acadêmico benfeitor era  titular da de número 34, pediu transferência para a cadeira patrocinada pelo poeta.  A possibilidade dessa troca não mais existe. Por sua vez, sucedeu a Heitor Waldemar Mattos, autor de A Bahia de Castro Alves, um livro que relata as diversas moradas de Cecéu. Ubiratan o substituiu, em 17 de novembro de 2004. Cada cadeira tem a sua história e acumula legados.
Destacando-se como historiador, na comunidade acadêmica, entrou para o nosso Grêmio, em 17 de novembro de 2004, por indicação e saudação do inesquecível Guido Guerra. Assim, fortaleceu a tradicional e brilhante coorte de historiadores, na Casa de Arlindo Fragoso, que se inicia com Braz do Amaral,  fundador e presidente por dezesseis anos.
Uma entrevista concedida por ele ao Correio da Bahia (2004) demonstrou toda a sua satisfação pelo ingresso. Define-se logo na posse: “disseram que vou polarizar, mas a questão não é polarizar nem radicalizar. É abrir o problema”.
Considerou a sua presença, na Academia, indissociável da participação do movimento cultural negro da Bahia. A inclusão “no mundo da cultura literária de uma produção fantástica que o povo negro tem e que não tem visibilidade” (ARAÚJO, 2004, p.1).
Indagado se os intelectuais negros estão distantes de organismos como as Academias, respondeu afirmativamente: “Por isso acho que o meu papel é abrir espaços para que eles possam estar presentes. Esta visibilidade é importante para publicação de livros, para divulgação, para tudo”.
Após falar sobre o seu trabalho na Palmares, destacou o papel de Gilberto Gil, como ministro baiano da Cultura. Até então o MinC tinha-se voltado para o Rio de Janeiro e São Paulo.
Depois da missão Palmares, Ubiratan retornou à Bahia e se ocupou de outra organização cultural.

A direção geral da Fundação Pedro Calmon
De 2007 até o seu desaparecimento, foi o diretor geral da Fundação Pedro Calmon – Centro de Memória e Arquivo Público da Bahia (FPC). Dentre inúmeras referências a livros, bibliotecas e arquivos, criou a primeira biblioteca virtual baiana e o prêmio Kátia Mattoso. O que realizou de mais significativo foi o apoio e incentivo à comunidade negra da Bahia. Lutou contra a descriminação social e pela igualdade de direitos. Pode-se dizer que Ubiratan foi o grande fautor que favoreceu a cultura afro-baiana.
 Fundação Pedro Calmon e Academia se encontraram em vários projetos. Primeiramente, pelo Núcleo do Livro, Leitura e Literatura, realizaram o Seminário Novas Letras, em 2010.
 Essa parceria com a Fundação possibilitou a participação de escritores jovens e consagrados com a temática atual: intimidade e confissão na literatura feminina, novos meios da mídia, cinema e literatura, a ficção baiana e o mar, a atualidade de Jorge Amado, a literatura infanto-juvenil, novembro negro e a arte negra. Ainda por sua sugestão, iniciamos o relacionamento com as Academias de Letras existentes nos municípios baianos (BOAVENTURA, 2012, p.51).
Ubiratan, como diretor da Fundação Pedro Calmon, atendendo ao meu pedido como presidente deste sodalício, deu inicio ao processo de tombamento do Solar Góes Calmon com a arquiteta Sônia Ivanoff. Empenhou-se no tombamento do acervo bibliográfico com Rosane Rubim e no levantamento dos bens móveis com o museólogo Eduardo Froes. As manifestações, nas suas exéquias, tanto no Palácio da Aclamação como no Jardim da Saudade, evidenciaram o êxito na condução da Fundação Pedro Calmon.
 
Um historiador contador de histórias
O historiador João Reis, seu colega de departamento, ao prefaciar Histórias de negro (ARAÚJO, 2009), decantou a capacidade de narrador de Ubiratan Castro. Como historiador, o seu tema predileto é a história do negro, particularmente, histórias de suas lutas no tempo da escravidão. Nos contos reunidos, observa Reis, combinam-se o contador de histórias com o historiador. A primeira edição desse fascinante livro de ficção teve como título Sete histórias de negro (ARAÚJO, 2006). Para a segunda, que saiu pela Edufba, acrescentou mais contos e batizou com  novo título: Histórias de negro.
Fez-me uma dedicatória que muito me emociona “Mon président, espero que goste dos meus contos. Axé. Bira”. Li e  como gostei. A esperteza do Velho Satu é uma história antológica. “O protesto do poeta” é uma interessante sessão espírita com Castro Alves. Com que graça ele teceu as suas histórias!
Coordenou a publicação da obra Salvador era assim: memórias da Cidade (1999). São testemunhos de pessoas idosas sobre acontecimentos ocorridos entre as duas Grandes Guerras, conforme projeto do Instituto Geográfico e Histórico da Bahia, concebido pela presidente Consuelo Pondé de Sena, para comemorar os 450 anos da capital. Organizou também a coletânea Leituras da Bahia I, publicação da Superintendência de Estudos Econômicos e Sociais da Bahia (ARAÚJO, 2000).
Não tendo publicado a tese de doutorado, deu à estampa uma parte dessa dissertação doutoral, A guerra da Bahia (ARAÚJO, 2001), que integra também a publicação coletiva, A libertação do Brasil na Bahia.
Foi instado a escrever a apresentação do livro Viagens e observações de um brasileiro, de autoria de Antônio Moniz de Souza (2000), publicação do nosso Instituto Histórico. Participou da obra coletiva sobre o II Centenário da sedição de 1789 na Bahia com “A Bahia no tempo dos alfaiates” (ARAÚJO, 1999, p.7-19). Para o Curso Pedro Calmon do Instituto Histórico, em 1998, fez uma excelente contribuição como historiógrafo sobre o sentido da obra de Calmon. Em Pedro Calmon, um olhar baiano para o Brasil (ARAÚJO, 1998, p51-66) observou: “Na verdade, ele vê a Bahia em uma perspectiva nacional e vê o Brasil com os olhos de um baiano. Ele não é um regionalista, é um nacionalista. Seu objeto é a formação de uma civilização brasileira, englobando todas as regiões e todas as raças que compõem o povo brasileiro.”
Como professor universitário a sua bibliografia è composta de 19 artigos publicados, 5 livros, 4 capítulos de livros e texto em jornais, etc. Considere-se que passou os últimos 12 anos em cargos de gestão que não deixa grande  espaço para a escrita.
Em vida, Ubiratan recebeu condecorações, prêmios e distinções pela carreira acadêmica e pelo seu legado de trabalho e valorização da cultura baiana. Além de sócio da Casa da Bahia, proclamava ser irmão professo da Venerável Ordem Terceira do Rosário de Nossa Senhora dos Homens Pretos  nas Portas do Carmo e membro do Comité Científico Internacional do Programa  A Rota do Escravo, da Unesco. Paris
 Dirigindo organizações voltadas para a problemática da cultura de mãe África, ele soube harmonizar a sua opção acadêmica com os objetivos dessas entidades.
Na Academia, a cadeira é um monumento de conhecimentos, pelo que acumula de obras, de legados e de realizações pessoais. Vida e obra dos titulares estão sendo consultadas em face, principalmente, das pesquisas para a pós-graduação e dos trabalhos de conclusão de curso (TCC). A cadeira de Castro Alves cresceu com o notável contributo de Ubiratan, com a sua vivacidade intelectual, inteligência, conhecimento, cultura e sobretudo a luta pela promoção dos afro-brasileiros em busca da igualdade de oportunidades.
Tanto o patrono Castro Alves como o titular Ubiratan Castro de Araújo ambos, em épocas diversas, lutaram pela liberdade contra escravidão e de qualquer tipo de discriminação social.

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Texto pronunciado pelo prof. Edivaldo M. Boaventura na Academia de Letras da Bahia em Salvador (Bahia) em 14 de março de 2013, Dia Nacional da Poesia, que nesse ano foi consagrado ao prof. Ubiratan Castro de Araújo (1948-2013), que foi titular da cadeira de número 33, patrono Castro Alves.
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Edivaldo Machado Boaventura.
Filho de Osvaldo Abreu Boaventura e Edith Machado Boaventura, nasceu em Feira de Santana, Bahia, em 10 de dezembro de 1933. Cursou o secundário com os jesuítas, no Colégio Antônio  Vieira. Bacharelou-se em Direito (1959), em Ciências Sociais (1969), doutorou-se e obteve a Livre Docência (1964) pela Universidade Federal da Bahia  (UFBA). É Mestre (1980) e Ph.D. (1981) em Educação pela  The Pennsylvania State University, EUA.
Em 1961, casou-se com Solange do Rego Boaventura. O casal tem três filhos, Lídia, Daniel e Pedro Augusto (falecido) e quatro netas.
Uma vez graduado, em 1960, iniciou o doutorado em Direito, começou a lecionar, na Escola de Serviço Social da Bahia, e entrou para o Instituto Geográfico e Histórico da Bahia. Trabalhou na SUDENE (1961-1983), como Técnico de Desenvolvimento Econômico. Em 1962, iniciou a carreira de magistério, na UFBA, como professor contratado da Escola de Administração,  para ensinar  economia. Foi juiz federal do trabalho (1963-1970), quando publicou o seu primeiro livro Introdução ao enquadramento sindical. Em 1964, obteve o seu primeiro doutorado com a tese Incentivos ao desenvolvimento regional, pela UFBA. No ano acadêmico 1964-1965, cursou a Universidade de Paris, primeira  viagem  de estudos ao exterior, e o Instituto da América Latina, trabalhou então O papel do setor público no desenvolvimento do Nordeste com o professor Alain Barrère. Como iniciação à metodologia, escreveu Como ordenar as idéias. Regressando ao Brasil, regeu a cátedra de Economia Política da Faculdade de Direito da UFBA.
O ano de 1968 foi decisivo para a sua opção pela educação. A convite do reitor Roberto Santos, implantou a Assessoria de Planejamento encarregada da reforma universitária, quando publicou Universidade em mudança.  Como professor adjunto, transferiu-se da Escola de Administração  para a Faculdade de Educação da UFBA, da qual é um dos fundadores e entrou para o Conselho Estadual de Educação da Bahia ( 1968-1983, 1991-1996), presidindo-o de 1976 a 1978.
Em substituição ao professor Luiz Navarro de Brito e por sua indicação, o governador Luiz Viana Filho o escolheu para titular da Secretaria de Educação e Cultura da Bahia (1970-1971). Desempenhando pela primeira vez  este cargo, contratou e iniciou as escolas   polivalentes, implantou as Faculdades de Formação de Professores, concluiu os Centros Integrados de Educação, participou ativamente da criação da Universidade Estadual de Feira de Santana, sua terra natal. Por sugestão de Pedro Calmon, criou o Parque Histórico Castro Alves, o primeiro parque fundado na Bahia. Problemas da educação baiana e Espírito de julgamento tratam dessa gestão.
Participou da Harvard Summer School, em 1967 e 1969.  Visitou  oficialmente os  EUA , em 1970, e conheceu Departamentos Estaduais de Educação e Universidades. Foi o início do relacionamento com as universidades norte-americanas e canadenses.
Em 1971, submeteu-se ao concurso de professor titular, último cargo da carreira docente, com a tese O departamento na Universidade. No mesmo ano, foi eleito para a Academia de Letras da Bahia. A convite do diretor Raymond Poignant estagiou, no Instituto Internacional de Planejamento da Educação  (IIPE/UNESCO, 1971-1972), nas áreas de financiamento e planejamento da educação, carta escolar, sistema de educação,  educação permanente, tendo concluído  o programa de pesquisas com a monografia O ensino superior  na  Bahia: estudo da reforma, da evolução dos efetivos e do financiamento. 
Com a experiência internacional do IIPE, retornou à UFBA e integrou-se no Programa de Mestrado em Educação da UFBA.  Como coordenador,  de 1974 a 1978,  manteve intensos contactos com a Coordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior (CAPES), que apoiou  financeiramente o programa,   e participou da criação da Associação Nacional de Pesquisa e Pós-Graduação  em Educação (ANPED). Trabalhou com   sistemas e estruturas  de ensino, planejamento, metodologia da pesquisa  e história da educação Como membro do Conselho de Coordenação da UFBA, compôs e presidiu a Câmara de Ensino de Pós-Graduação e Pesquisa.
A pesquisa e a pós-graduação em educação levaram-no  à  realização  do   mestrado e do  doutorado em educação, na The Pennsylvania State University, concluídos com a dissertação  A estrutura legal da educação brasileira  (1980), e com a tese de Ph.D. Um estudo das funções e das responsabilidades do Conselho Estadual de Educação da Bahia, Brasil , de 1963-1975.( 1981).Obtém, assim,  o seu segundo doutorado A publicação  A segunda casa  relata a experiência norte-americana.
Volta a dirigir a Secretaria de Educação da Bahia (1983-1987), decididamente interioriza a educação superior estadual, até então, concentrada na capital.,  cria e dirige  a Universidade do Estado da Bahia (UNEB), universidade multicampi,  credencia  a  UEFS, impulsiona a UESB e apóia a a futura UESC. Aumenta o número de escolas e convenciona com os municípios  a expansão da educação básica.  Implanta os Estudos Africanos na escola baiana e cria o Parque Estadual de Canudos. Recebe o prêmio The Alumni Fellow Award 1989 pela Universidade que o doutorou.
No retorno à UFBA, coordena a criação do Doutorado em Educação, que implanta em 1991, o primeiro do Nordeste. Intensifica a orientação de  dissertações e teses, ensina e publica     Metodologia da  pesquisa, trabalha  pioneiramente o Direito Educacional, editando A educação brasileira e o direito.Nos 50 anos da UFBA dá à estampa UFBA: trajetória de uma universidade. Em 1995, realiza pós-doutorado na Universidade do Québec, em Montreal, Canadá.
Cursa a Escola Superior de Guerra, entra para o Instituto Histórico e Geográfico Brasileiro, Academia Brasileira de Educação e Academia Portuguesa da História, realiza estudos e viagens a Portugal.
Ao jubilar-se, os alunos publicam o Festschrift, Educação, cultura e direito: coletânea em homenagem a Edivaldo M. Boaventura  ( 2005). No ano seguinte a UFBA o distingue com o título de professor emérito.
De 1996 a 2012, dirigiu o no jornal A TARDE com especial atenção para o projeto A TARDE Educação, colocando o jornal nas escolas da Bahia. A partir de 2000 ensina e orienta pesquisa na Universidade Salvador  (UNIFACS), no Programa de Mestrado e Doutorado em Desenvolvimento Regional e Urbano (PPDRU) e no mestrado interdisciplinar da Fundação Visconde de Cairu. De 2007 a 2011 presidiu a Academia de Letras da Bahia e publicou A convivência acadêmica. Em 2010, completou 50 anos de magistério e continua ensinando e orientando teses  e dissertações.
Com o professor Roberto Santos, fundou a Academia de Ciências da Bahia, em 2010, da qual é vice-presidente. Em 2012, recebeu o Doutorado Honoris Causa, pela Universidade do Estado da Bahia, o prêmio Paulo Freyre da Associação Brasileira de Pós-graduação e Pesquisa (Anped), a Ordem do Santo Sepulcro, a emerência pelo IHGB e ingressou na Confraria da Bairrada de Portugal.