L'ARTE DELLA CANZONE BRASILIANA. Chico Buarque de Hollanda
Paquito
Chico Buarque na Tv Rio, 1967. Domínio público / Acervo Arquivo Nacional
TESTO IN ITALIANO   (Texto em português)

Qui da noi si gioca a pallone, ma io volevo parlare di Chico Buarque, stella della canzone brasiliana.

Vorrei farlo con il cuore e con modestia, come la figura esemplare e discreta di questo compositore che raramente parla di sé nelle sue canzoni, il che rende il mito ancora più forte. Più Chico appare riservato, più i cuori brasiliani lo amano. Chico parla di noi.
 
Il suo lirismo si diffonde e rispecchia esempi di umanità: il monello, la donna, il bambino. In "Ciranda da Bailarina", scritta da lui e da Edu Lobo, troviamo la malizia e l'innocenza dell'universo infantile. E' la canzone che ha inaugurato il termine "pentelho" (monello fastidioso) nella musica popolare.
 
Nelle prime canzoni, come "Tem mais samba" (C'è più samba), dal suo primo album, i versi sembrano scaturire senza sforzo e in modo aforistico, come un miracolo della creazione:
 
"C'è più samba nelle lacrime di chi vede
poichè il buon samba non ha nè luogo né orario
cuore all'esterno
samba spontaneo"
 
In "Quem te viu, quem te vê" (Chi ti ha visto, chi ti vede), il samba prende forma di un corpo e va alla ricerca della ragazza più bella.
"Oggi il samba è uscito
per cercare te”
 
Sembra non esistere passione che Chico non abbia affrontato, dalla più sublime alla più bassa – tutte parte dell'esperienza umana – come quella di "Uma canção desnaturada" (Una canzone innaturale), che tratta del rifiuto materno, con tocchi di amore/sadismo:
 
"Sulla terra dove camminasti, spargere
mille schegge di vetro
per il cordone ombelicale perduto
raccoglierti per sempre
nell'oscurità del grembo, bambina
da dove non avresti mai dovuto uscire"
 
Chico non rifiuta il verso tagliente, come una macchia su un tessuto bianco, quello di cui parla Manuel Bandeira:
"Amare una donna senza orifizi"
 
La parola "saudade" (nostalgia) esiste solo in portoghese, secondo la leggenda. Esistono numerose canzoni e poesie sull'argomento, e "Pedaço de mim" (Pezzo di me) è una delle più intense. Questo brano è frutto di una splendida collaborazione tra Chico e Zizi Possi con i musicisti del Clube da Esquina (Milton Nascimento, Novelli, Beto Guedes e Nelson Angelo).
 
Quando arriva la strofa "rovesciamento di una nascita", cantata da Zizi Possi, il mandolino di Beto Guedes, la chitarra di Nelson Angelo e il basso di Novelli si uniscono, con un'intensità espressiva, al canto di Zizi, e qualcosa di inaspettato emerge quasi di travolgerci, quasi il culmine del brano. Nella strofa successiva, invece, il pianoforte e la voce di Milton, in perfetta sintonia come gemelli siamesi, fanno da sfondo al canto di Chico, rendendo il lamento ancora più espressivo.
 
In "O que será" (Quel che sarà), Chico ha scritto due versioni del testo per la stessa melodia: "À flor da terra" (Sulla superficie della terra), da un punto di vista collettivo, e "À flor da pele" (Sulla superficie della pelle), da un punto di vista individuale: "ciò che non ha limiti, ciò che non ha giudizio". È una di quelle canzoni che sfiorano l'assoluto.
 
Chico, come Caetano e Gil, si è eretto sulle spalle di giganti (Ary Barroso, Noel Rosa, Lamartine Babo, Dorival Caymmi, Luiz Gonzaga, Tom Jobim, ecc.) per essere una sorta di faro per la mia generazione, ciò che i poeti Carlos Drummond e Manuel Bandeira furono per la generazione di Chico. In altre parole, la poesia della musica popolare in Brasile ha occupato uno spazio di riferimento che prima era occupato dai poeti dei libri.
 
E Chico, tra i suoi contemporanei, è quello che ha il maggior controllo sulla qualità del suo lavoro. Infatti, quando a Caetano fu chiesto in un'intervista chi fosse il migliore, lui o Chico, Caetano rispose: "Chico".

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Biografia breve. Chico Buarque de Hollanda (Rio de Janeiro, 1944) è un compositore e cantante brasiliano sorto dopo la Bossa Nova, appartenente alla stessa generazione di Caetano Veloso, Gilberto Gil e Milton Nascimento. Fortemente influenzato da João Gilberto, il lavoro di Chico si rifà anche alla musica brasiliana degli anni '30 e '40, tanto da essere stato definito, al suo esordio, il "nuovo Noël", grazie al talento vocale comune a entrambi. Chico vanta un corpus di opere originale e ineguagliabile, esordì nel 1966 con il successo di "A Banda". Si è distinto anche per la sua lotta contro la dittatura militare attraverso le sue canzoni, che tuttavia mantengono un'eccellenza formale e un'atemporalità che trascendono l'epoca in cui sono state scritte. Inoltre, Chico è anche autore di opere teatrali e romanzi.

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Foto: Sara Maia

Paquito. Nato in Brasile nello stato di Bahia, iniziò la sua carriera negli anni ’80 con la band “Flores do Mal”, gruppo rock atipico per l’epoca, che mostrava l'influenza della MPB (musica popolare brasiliana) sul rock, con registrazioni di canzoni quali "Seu Jacinto" / "Quem não dança" di Noel Rosa. Ha composto pezzi registrati da Maria Bethânia (come "Brisa", basato su versi del poeta Manuel Bandeira, e da lui musicati), da Daniela Mercury, Jussara Silveira, Renato Brás, Sarajane, ecc.  Con il cantante e compositore brasiliano J. Velloso, ha prodotto due CD pluripremiati: "Diplomacia" di Batatinha, vincitore dello Sharp Award per il miglior album di samba nel 1999, e "Humanenochum," di Riachão, nominato per un Latin Grammy nel 2001, con partecipazioni di Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque de Hollanda e Maria Bethânia. Tra i suoi lavori ricordiamo ENSAIO, di Fernando Faro (2004) e tre CD propri; “Fanche baiano” (2003), “Bossa trash”(2008), e “Xará”(2019). Quest’ultimo con partecipazione di Caetano Veloso e Gerônimo. Nel 2020 tornò a registrare con Flores do Mal, pubblicando l'album “Aquela dor”. Dal 2006 al 2014 è stato editorialista di “Terra Magazine”, di Bob Fernandes. Nel 2018 ha scritto i testi per il sito web del musicista di samba bahiano Ederaldo Gentil. Attualmente si dedica alla sua rubrica video "Jequietcong" sul suo canale YouTube "Paquito", pubblicando analisi sulla canzone popolare brasiliana.



Traduzione dal portoghese: A.R.R.


© SARAPEGBE.                                                          
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione  

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TEXTO EM PORTUGUÊS   (Testo in italiano)

L'ARTE DELLA CANZONE BRASILIANA.Chico Buarque de Hollanda
Paquito

                                                               
                                  Chico Buarque na Tv Rio, 1967. Domínio público / Acervo Arquivo Nacional

Aqui na terra tão jogando futebol e eu queria falar de Chico Buarque, o craque da canção do Brasil.

De coração e modestamente, feito a figura exemplarmente discreta do compositor, que pouco trata de si nas canções, o que torna o mito mais forte. Quanto mais Chico fica na dele, mas os corações brasileiros o amam. Chico trata de nós.

O lirismo que se  espraia e espelha os exemplos de humano: o malandro, a mulher, a criança. Na “Ciranda da bailarina”, dele e de Edu Lobo, a malícia e inocência do universo infantil, a canção que inaugura a palavra “pentelho” na música popular.

As primeiras canções, como “Tem mais samba”, do seu primeiro disco, em que os versos parecem brotar sem esforço e aforismáticos, feito um milagre da criação:
 
“Tem mais samba no pranto de quem vê
que o bom samba não tem lugar nem hora
coração de fora
samba sem querer”

Em “Quem te viu, quem te vê”, o samba se corporifica e sai procurando a mais bonita cabrocha.
“Hoje o samba saiu
Procurando você”
 
Não parece haver paixão que ele não tenha tratado, das mais sublimes até as consideradas mais baixas - tudo fazendo parte do humano - como a de “Uma canção desnaturada”, que trata da rejeição materna, com requintes de amor/sadismo:
 
“No chão que engatinhaste, salpicar
mil cacos de vidro
pelo cordão perdido
te recolher pra sempre
à escuridão do ventre, curuminha
donde não deverias nunca ter saído”
 
Chico não rejeita o verso cortante, feito a nódoa no brim, de que fala Manuel Bandeira:
“Amar uma mulher sem orifício”
 
A palavra "saudade" só existe em português, reza a lenda. As canções e poemas sobre o assunto são muitas, e “Pedaço de mim” é uma das mais fortes. Aliás, essa faixa é uma grande parceria de Chico e Zizi Possi com os músicos do Clube da Esquina (Milton Nascimento, Novelli, Beto Guedes e Nelson Angelo).
 
Quando vem o verso "revés de um parto", cantado por Zizi Possi, o bandolim de Beto Guedes, o violão de Nelson Angelo e o baixo de Novelli se unem, em intensidade expressiva, ao canto de Zizi e vem um não-sei-quê não sei de onde, partindo a gente ao meio, quase o ápice da canção. Na estrofe seguinte, no entanto, o piano e a voz de Milton, colados feito gêmeos siameses, dão a cama pra Chico cantar  e tornar o lamento ainda mais expressivo.

Em “O que será”, Chico fez duas letras pra mesma melodia: “À flor da terra”, de um ponto de vista coletivo, e “À flor da pele”, de um ponto de vista individual: “o que não tem limite, o que não tem juízo”. É daquelas canções que roçam o absoluto.

Chico, assim como Caetano e Gil, se apoiou no ombro de gigantes (Ary Barroso, Noel Rosa, Lamartine Babo, Dorival Caymmi, Luiz Gonzaga e Tom Jobim, etc) pra ser uma espécie de farol da minha geração, o que foram os poetas Carlos Drummond e Manuel Bandeira pra geração de Chico. Ou seja, a poesia da música popular, no Brasil, ocupou um espaço de referência que era ocupado anteriormente pelos poetas de livros.

E Chico, entre seus pares, é o que tem maior controle de qualidade sobre a obra. Aliás, quando perguntaram a Caetano, numa entrevista, quem era o melhor, ele ou Chico, Caetano respondeu: “Chico”.
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Biografia breve
Chico Buarque de Hollanda (Rio de Janeiro, 1944) é um compositor e cantor brasileiro, surgido depois da Bossa Nova, da mesma geração de Caetano Veloso, Gilberto Gil e Milton Nascimento. Muito influenciada por João Gilberto, a obra de Chico também remete aos anos 30 e 40 da música brasileira, tendo sido chamado, quando surgiu, de “novo Noel”, graças ao talento verbal comum aos dois. Mas Chico tem uma obra original e inigualável, tendo aparecido em 1966, com o sucesso de “A Banda”. Chico também se notabilizou por combater a ditadura militar em suas canções, mas estas mantém uma excelência formal e perenidade, que transcende a época em que foram feitas. Além disso, Chico também escreve peças de teatro e romances.



© SARAPEGBE.                                                          
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione  
Foto: Sara Maia
Paquito. Nascido no estado da Bahia (Brasil) começou sua carreira integrando a Banda Flores do Mal, nos anos 80, uma banda de rock atípica na década por afirmar a influência da MPB no rock, tendo gravado as canções “Seu Jacinto”/ “Quem não dança”, de Noel Rosa, de um jeito muito próprio. Compositor gravado por Bethânia (ela gravou “Brisa”, sobre versos de Manuel Bandeira musicados por Paquito),Daniela Mercury, Jussara Silveira, Renato Brás e Sarajane, entre outros. Produziu, com J. Velloso, dois premiados cds (“Diplomacia”, de Batatinha, prêmio Sharp de melhor disco de samba de 1999, e “Humanenochum”, de Riachão, indicado ao Grammy Latino de 2001) com participações de Caetano, Gil, Chico Buarque e Bethânia, entre outros. Paquito gravou o ENSAIO, de Fernando Faro, em 2004, e gravou três cds autorais, “Falso baiano”, 2003, “Bossa trash”, 2008, e “Xará”, de 2019, este com as participações de Caetano e Geronimo. Em 2020, voltou a gravar com a Flores do Mal, lançando o álbum “Aquela dor”. De 2006 a 2014, foi colunista do “Terra Magazine”, de Bob Fernandes. Em 2018, escreveu os textos do site do sambista baiano Ederaldo Gentil. Atualmente, sua coluna “jequietcong” em vídeo, no seu canal “Paquito” no you tube, tem posts periódicos com opiniões sobre canção popular.