Padre Fernão Cardim: un gesuita che scoprì il Brasile nel XVII secolo
Paulo Roberto Pereira
TESTO IN ITALIANO   (Texto em português)


 
Padre Fernão Cardim, nato in Alentejo intorno al 1548 e morto a Bahia nel 1625, è un esempio paradigmatico dell'evoluzione della cultura letteraria nel Brasile coloniale. Cardim è una figura fondamentale per comprendere l'opera missionaria della Compagnia di Gesù in Brasile tra il XVI e il XVII secolo. Il contributo di Cardim alla cultura brasiliana è dovuto ai suoi tre trattati: “Do princípio e origem dos índios do Brasil e de seus costumes, adoração e cerimônias” ("Sull'inizio e l'origine degli indios del Brasile e sui loro costumi, culto e cerimonie" N.d.T.), “Do clima e terra do Brasil” ("Sul clima e la terra del Brasile" N.d.T.)  e “Narrativa epistolar” ("Narrativa epistolare" N.d.T.), che, nel terzo centenario della sua morte, nel 1925, furono riuniti sotto il titolo “Tratados da terra e gente do Brasil” (Trattati sulla terra e il popolo del Brasile” N.d.T.).
 
Nel 2025, il quarto centenario della morte di Cardim è stato commemorato con la pubblicazione della biografia “Padre Fernão Cardim: o homem, a vida, a obra” ( "Padre Fernão Cardim: l'uomo, la vita, l'opera" N.d.T.), della storica Ana Maria de Azevedo[i]. Il profilo di Cardim lo conferma come uno dei cinque principali studiosi della Compagnia di Gesù in Brasile, insieme a Manuel da Nóbrega, José de Anchieta, Antônio Vieira e André João Antonil. Cardim ha svolto un ruolo significativo come studioso della flora, della fauna e in particolare delle popolazioni indigene del Brasile. Ancora oggi i suoi scritti rimangono attuali, evidenziando la sua visione umanistica nella comprensione delle usanze e dei valori spirituali degli abitanti nativi del Nuovo Mondo.
 
La biografia è divisa in tre parti – l'uomo, la vita, l'opera – con un'introduzione di Jorge Couto che fornisce una sintesi perfetta dell'eccezionale opera di Ana Maria de Azevedo. L'opera presenta Cardim a partire dalla nascita e dagli studi svolti a Évora, dove entrò nella Compagnia di Gesù, fino alla sua chiamata, nel 1583, come segretario del sacerdote visitante Cristóvão de Gouveia, per andare in Brasile, dove visse e scrisse i suoi testi ricchi di informazioni sulla terra che lo rese brasiliano. I suoi studi umanistici produssero un rinnovato modo di pensare, influenzato da autori greci e latini, e in particolare dai teologi Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino.

Questo spiega perché Cardim possedesse una visione del mondo più ampia nei confronti dell’Altro, in particolare dell’indigeno brasiliano, come dimostrato dalle sue azioni di fronte alla realtà della colonizzazione del Brasile, che comportò la schiavitù dei nativi del territorio, oltre agli africani che arrivarono in numero sempre maggiore con l'espansione della "dinamica dello zucchero", per usare le parole di Fernand Braudel, tra il 1570 e il 1670.
                                   
Nato alla fine dell’anno 1540, Cardim assorbì lo spirito umanista dell'Europa rinascimentale, riflesso nelle grandi opere della cultura portoghese del suo tempo, come il teatro di Gil Vicente, la poesia di Sá de Miranda, l'epopea di Camões, la storia di João de Barros e i ( “Colóquios”, “Colloqui”N.d.T.) di Garcia da Orta. In Brasile, Cardim padroneggiò la lingua tupi, utilizzando il vocabolario della lingua più parlata sulla costa brasiliana nei suoi tre testi principali. Curiosamente, Cardim non parlava tupi, proprio come Manuel da Nóbrega. Chi parlava fluentemente la lingua tupinambá e ne scrisse una grammatica fu José de Anchieta, il principale scrittore del Brasile del XVI secolo.
 
Cardim viaggiò in tutto il Brasile da nord a sud, osservando la fauna, la flora e le popolazioni indigene, confermando di essere uno dei massimi esperti della vita e delle abitudini dei nativi, che pochi antropologi hanno descritto con tanto rispetto e ammirazione, giustificando così la tendenza umanista della sua opera nel contesto del Rinascimento.
 
Durante la "Prima Visita del Sant'Uffizio dell'Inquisizione" a Bahia nel 1591, Cardim partecipò alle sessioni del tribunale inquisitorio, denunciando il proprietario dello zuccherificio Fernão Cabral de Ataíde, coinvolto nella rivolta indigena chiamata "Santidade de Jaguaripe". È possibile che la denuncia di Fernão Cabral de Ataíde da parte di Cardim fosse dovuta al fatto che, come Gabriel Soares de Sousa, questo proprietario fosse un nemico dei gesuiti.
 
Cardim scrisse dieci articoli in difesa degli indigeni brasiliani, indirizzati al re della duplice monarchia di Portogallo e Spagna. Gli articoli sono di straordinaria attualità per la loro critica ai coloni e ai governatori portoghesi del Brasile che utilizzavano i nativi come schiavi.
 
Nel 1598 Cardim fu eletto procuratore della provincia del Brasile a Roma. Durante la Congregazione Generale, presentò i problemi che affliggevano la Compagnia di Gesù in Brasile, come le limitate risorse finanziarie per il mantenimento di collegi e residenze e la crescente mancanza di nuovi missionari da evangelizzare. I documenti rivelano che il Padre Generale a Roma proibì l'ordinazione sacerdotale gesuita a persone meticce di qualsiasi origine, in particolare indigene e nere. Il rifiuto da parte dei superiori dell'Ordine di Sant'Ignazio a Roma di accogliere la richiesta dei sacerdoti gesuiti in Brasile di ordinare sacerdoti persone meticce rifletteva l'intolleranza razziale che dominava la “cupola” della Compagnia che aspirava a essere universale, ma si scontrava con la diversità umana.
 
Il 24 settembre 1601, mentre tornava da Roma in Brasile, Cardim fu rapito in mare da pirati inglesi. Prigioniero, inviò una corrispondenza, scritta in latino e spagnolo, a diverse autorità europee, chiedendo la sua liberazione e la restituzione dei suoi manoscritti. Cardim fu rilasciato il 7 gennaio 1603, ma i suoi manoscritti non gli furono mai restituiti. Furono pubblicati nel 1625 da Samuel Purchas, un famoso editore inglese di racconti di viaggio.
Nel 1604, Cardim tornò in Brasile, assumendo l'incarico di provinciale dei gesuiti. Preparò missioni di evangelizzazione nel Sud per la conversione dei Guaraní; e nel Nordest, dando vita alla famosa “Relação da Missão do Maranhão”(“Relazione della Missione del Maranhão”N.d.T.) del gesuita e linguista Luís Figueira, sul difficile viaggio di evangelizzazione degli indigeni della Serra de Ibiapaba.
 
Cardim guidò la stesura della prima biografia di Anchieta e dichiarò la sua profonda ammirazione per l'Apostolo del Brasile: "Questo sacerdote è un santo di grande esempio e preghiera, pieno di ogni perfezione, che disprezza se stesso e il mondo".

Nel 1624, le truppe olandesi invasero Bahia e imprigionarono le autorità principali. Cardim sfuggì all'assedio e dal villaggio di Espírito Santo, l'attuale Abrantes, vicino a Salvador, guidò la lotta per cacciare gli olandesi. Non visse abbastanza a lungo per vedere la vittoria delle forze militari luso-brasiliane, poiché morì il 27 gennaio 1625, con al fianco il suo discepolo Antônio Vieira.
 



[i] AZEVEDO, Ana Maria de. Padre Fernão Cardim: o homem, a vida, a obra. Introdução de Jorge Couto. São Paulo: Hedra, 2025.
 
*Recensione di Paulo Roberto Pereira pubblicata sul quotidiano brasiliano
O GLOBO, Seconda Sezione, 23 gennaio 2026, pagina 3.


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Paulo Roberto Pereira. Storico, autore di libri e articoli sul Brasile coloniale. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l'Università Federale di Rio de Janeiro. È professore presso l'Università Federale Fluminense. È membro onorario dell'Istituto Storico e Geografico Brasiliano-IHGB. È membro effettivo del PEN Club del Brasile, dell'Accademia Carioca di Lettere e membro corrispondente dell'Accademia di Lettere di Bahia. È stato membro della Commissione Nazionale per la Commemorazione del 500° Anniversario della Scoperta del Brasile (1996/1999). Curatore nella Biblioteca Nacional di Rio de Janeiro delle Mostre “IV Centenário José de Anchieta” (l997) e “500 Anos de Brasil na Biblioteca Nacional” (2000). Curatore della “Carta de Caminha” nella “Mostra do Redescobrimento” della Fundação Bienal de São Paulo (2000). Ha ricevuto la Medalha do Centenário de Machado de Assis (2008) e la Medalha do Centenário de Euclides da Cunha (2009) della Academia Brasileira de Letras. E quindi la  “Medalha de Honra Presidente Juscelino Kubitschek” (2010) e la “Medalha da Inconfidência” (2011), concesse dal Governo do Estado de Minas Gerais. Ha ricevuto la “Medalha Amigo da Marinha” (2020), concessagli dalla Marina del Brasile. E inoltre, la “Medalha Tiradentes” (2024), concessa dall’ Assembleia Legislativa do Estado do Rio de Janeiro.  Ha rappresentato il Brasile nel Congresso Internacional V Centenario de la Primera Vuelta al Mundo, Valladolid, nel marzo 2018. Direttore Scientifico del “Seminário Internacional 5º Centenário da Primeira Volta ao Mundo: A Estadia da Frota no Rio de Janeiro”, nel 2019. Tra i suoi saggi ricordiamo "O judeu espanhol Mestre João e a descoberta da Constelação do Cruzeiro do Sul". In: Sodalivm mvnera. Madrid, 2011; "José de Anchieta: o canibal e o jesuíta em Iperuí". In: Revista Anchiétea. La Laguna, Canárias, 2014; “O índio brasileiro: o bom selvagem e o canibal”. In: Colóquio/Letras 189. Lisboa, 2015; “O barroco na colônia: Gregório de Matos e a sátira tropical”. In: Revista da ALB. Salvador, 2019; “Brasil en la ruta de la Primera Vuelta al Mundo: La estancia de la flota de Magallanes en Río de Janeiro”. In: Congreso Internacional de Historia. Madrid, 2019.
Tra i volumi pubblicati ricordiamo Os três únicos testemunhos do descobrimento do Brasil, 1999; Brasiliana da Biblioteca Nacional – Guia das fontes sobre o Brasil, 2001; As comédias de Antônio.  José, O Judeu, 2007; Obra completa de Euclides da Cunha, edição do centenário, 2009; Cartas chilenas, de Tomás Antônio Gonzaga, 2013; 450 anos da cidade de São Sebastião do Rio de Janeiro, 2015; Obra completa de Manuel da Nóbrega, edição do 5º centenário, 2017; Anais do Seminário Internacional 5º Centenário da Primeira Volta ao Mundo: A Estadia da Frota no Rio de Janeiro, 2021




Articolo pubblicato in Brasile sul giornale "O Globo" del 22/1/2026. Seg. Caderno, p. 3



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E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione
 

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TEXTO EM PORTUGUÊS   (Testo in italiano)

P. Fernão Cardim: um jesuíta que descobriu o Brasil no Sséculo XVII
por
Paulo Roberto Pereira




                                           

O padre Fernão Cardim, nascido no Alentejo em torno de 1548 e falecido na Bahia em 1625, é um exemplo paradigmático da evolução da cultura letrada no Brasil colonial. Cardim é figura fundamental para se conhecer o trabalho missionário da Companhia de Jesus no Brasil entre os séculos XVI e XVII.
A contribuição de Cardim para a cultura brasileira se deve aos seus três tratados: “Do princípio e origem dos índios do Brasil e de seus costumes, adoração e cerimônias”, “Do clima e terra do Brasil” e “Narrativa epistolar” que, no terceiro centenário da sua morte em 1925, foram reunidos com o título de Tratados da terra e gente do Brasil.

Em 2025 se comemorou o quarto centenário da morte de Cardim com o aparecimento da biografia Padre Fernão Cardim: o homem, a vida, a obra, da historiadora Ana Maria de Azevedo.[i] O perfil de Cardim confirma ser ele um dos cinco principais letrados da Companhia de Jesus no Brasil, ao lado de Manuel da Nóbrega, José de Anchieta, Antônio Vieira e André João Antonil. Cardim teve papel relevante como estudioso da flora, da fauna e, especialmente, dos indígenas do Brasil. Ainda hoje, seus escritos permanecem atuais, destacando-se a sua visão humanística na compreensão dos costumes e dos valores espirituais dos habitantes nativos do Novo Mundo.

A biografia está dividida em três partes – o homem, a vida, a obra –, com introdução de Jorge Couto que realiza uma síntese perfeita do excepcional trabalho de Ana Maria de Azevedo. A obra apresenta Cardim desde o seu nascimento com estudos em Évora, aonde ingressou na Companhia de Jesus, até sua convocação, em 1583, como secretário do padre visitador Cristóvão de Gouveia para vir ao Brasil, onde viveu e escreveu seus textos ricos em informações sobre a terra que o abrasileirou.

Seus estudos humanísticos produziram um pensamento renovador influenciado por autores gregos, latinos e, especialmente, pelos teólogos Santo Agostinho e São Tomás de Aquino. O que explica Cardim possuir uma visão de mundo mais compreensiva do outro, especialmente do indígena brasileiro, como demonstram suas ações frente à realidade da colonização do Brasil, que envolvia a escravização dos nativos da terra, além de africanos que chegavam cada vez em maior quantidade na expansão da “dinâmica do açúcar”, no dizer de Fernand Braudel, entre 1570 e 1670.

Nascido no final da década de 1540, Cardim absorveu o espírito humanista da Europa renascentista refletido nas grandes obras da cultura portuguesa de sua época, como o teatro de Gil Vicente, a poesia de Sá de Miranda, a epopeia de Camões, a história de João de Barros e os Colóquios de Garcia da Orta.
No Brasil, Cardim dominou a língua tupi, utilizando vocábulos da língua mais falada na costa do Brasil, nos seus três grandes textos. É curioso que Cardim não falava o tupi, do mesmo modo que Manuel da Nóbrega. Quem falava com fluência a língua dos tupinambás e dela escreveu uma gramática foi José de Anchieta, principal escritor do Brasil quinhentista.

Cardim percorreu o Brasil de Norte a Sul, observando a fauna, a flora e os povos indígenas, confirmando ser ele um dos principais conhecedores da vida e dos hábitos dos nativos, que raros antropólogos descreveram com tanto respeito e admiração, justificando o viés humanista da sua obra no contexto do Renascimento.  
                                           
Na “Primeira visitação do Santo Ofício da Inquisição” à Bahia, em 1591, Cardim participou de sessões do tribunal inquisitorial denunciando o senhor de engenho Fernão Cabral de Ataíde, que estivera envolvido na revolta indígena chamada “Santidade de Jaguaripe”. É possível que a denúncia de Cardim contra Fernão Cabral de Ataíde tivesse sido porque ele fosse, como Gabriel Soares de Sousa, inimigo dos jesuítas.
Cardim escreveu dez artigos em defesa do indígena brasileiro, dirigidos ao rei da monarquia dual de Portugal e Espanha. Os artigos são de uma atualidade impressionante na crítica aos colonos portugueses e aos governadores do Brasil por utilizarem os nativos da terra como escravos.   

Em 1598 Cardim foi eleito procurador da província do Brasil em Roma. Durante a Congregação Geral, apresentou os problemas que afetavam a Companhia de Jesus no Brasil, como os poucos recursos financeiros para manter colégios e residências e a crescente falta de novos missionários para evangelizar. Os documentos revelam que o Padre Geral em Roma proibiu a ordenação como padre jesuíta de mestiços de qualquer origem, particularmente indígena e negro. A negativa dos superiores da Ordem de Santo Inácio em Roma ao pedido dos padres jesuítas do Brasil para ordenar mestiços refletia a intolerância racial que dominava a cúpula da Companhia que propunha ser universal, mas esbarrava na diversidade humana.

A 24 de setembro de 1601, voltando de Roma para o Brasil, Cardim foi sequestrado em alto mar por piratas ingleses. Prisioneiro, ele enviou correspondência, escrita em latim e espanhol, a diferentes autoridades europeias, pedindo a sua liberdade e a devolução dos seus manuscritos. A 7 de janeiro de 1603 Cardim foi libertado, mas nunca lhe devolveram os manuscritos, que foram publicados em 1625 por Samuel Purchas, famoso editor inglês de narrativas de viagens.

Em 1604 Cardim retornou ao Brasil assumindo o cargo de provincial dos jesuítas. Preparou missões evangelizadoras ao Sul para a conversão dos guaranis; e ao Nordeste, resultando na célebre Relação da Missão do Maranhão, do jesuíta e linguista Luís Figueira, sobre a difícil viagem de evangelização dos indígenas da Serra de Ibiapaba.
Cardim orientou a escrita da primeira biografia de Anchieta, dizendo na sua profunda admiração pelo Apóstolo do Brasil: “É esse padre um santo de grande exemplo e oração, cheio de toda a perfeição, desprezador de si e do mundo”.

Em 1624 tropas holandesas invadiram a Bahia prendendo as principais autoridades. Cardim escapou do cerco e passou a chefiar, a partir da Aldeia do Espírito Santo, atual cidade de Abrantes, nos arredores de Salvador, a luta para expulsar os batavos. Não chegou a ver a vitória das forças militares luso-brasileiras, pois faleceu a 27 de janeiro de 1625, tendo ao seu lado seu discípulo Antônio Vieira.
 

[i] AZEVEDO, Ana Maria de. Padre Fernão Cardim: o homem, a vida, a obra. Introdução de Jorge Couto. São Paulo: Hedra, 2025.


Resenha publicada no jornal O GLOBO em 22/1/2026. Segundo Caderno, p. 3.
  


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E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione
Traduzione dal portoghese di Antonella Rita Roscilli
Paulo Roberto Pereira. Historiador, autor de livros e artigos sobre o Brasil Colonial. Doutor pela Universidade Federal do Rio de Janeiro. Professor na Universidade Federal Fluminense. Sócio Honorário Brasileiro do Instituto Histórico e Geográfico Brasileiro. Membro Titular do PEN Clube do Brasil, da Academia Carioca de Letras, Correspondente da Academia de Letras da Bahia. Pertenceu à Comissão Nacional para as Comemorações do V Centenário do Descobrimento do Brasil (1996/1999). Curador, na Biblioteca Nacional do Rio de Janeiro, das exposições “IV Centenário José de Anchieta” (l997) e “500 Anos de Brasil na Biblioteca Nacional” (2000). Curador da “Carta de Caminha” na “Mostra do Redescobrimento” da Fundação Bienal de São Paulo (2000). Detentor da Medalha do Centenário de Machado de Assis (2008) e da Medalha do Centenário de Euclides da Cunha (2009) da Academia Brasileira de Letras. Agraciado com a “Medalha de Honra Presidente Juscelino Kubitschek” (2010) e com a “Medalha da Inconfidência” (2011), concedidas pelo Governo do Estado de Minas Gerais. Agraciado com a “Medalha Amigo da Marinha” (2020), concedida pela Marinha do Brasil. Agraciado com a “Medalha Tiradentes” (2024), concedida pela Assembleia Legislativa do Estado do Rio de Janeiro. Representou o Brasil no Congreso Internacional V Centenario de la Primera Vuelta al Mundo, Valladolid, março de 2018. Diretor Científico do “Seminário Internacional 5º Centenário da Primeira Volta ao Mundo: A Estadia da Frota no Rio de Janeiro”, em 2019. Publicou, entre outros ensaios, "O judeu espanhol Mestre João e a descoberta da Constelação do Cruzeiro do Sul". In: Sodalivm mvnera. Madrid, 2011; "José de Anchieta: o canibal e o jesuíta em Iperuí". In: Revista Anchiétea. La Laguna, Canárias, 2014; “O índio brasileiro: o bom selvagem e o canibal”. In: Colóquio/Letras 189. Lisboa, 2015; “O barroco na colônia: Gregório de Matos e a sátira tropical”. In: Revista da ALB. Salvador, 2019; “Brasil en la ruta de la Primera Vuelta al Mundo: La estancia de la flota de Magallanes en Río de Janeiro”. In: Congreso Internacional de Historia. Madrid, 2019.
Publicou, entre outros livros, Os três únicos testemunhos do descobrimento do Brasil, 1999; Brasiliana da Biblioteca Nacional – Guia das fontes sobre o Brasil, 2001; As comédias de Antônio José, O Judeu, 2007; Obra completa de Euclides da Cunha, edição do centenário, 2009; Cartas chilenas, de Tomás Antônio Gonzaga, 2013; 450 anos da cidade de São Sebastião do Rio de Janeiro, 2015; Obra completa de Manuel da Nóbrega, edição do 5º centenário, 2017; Anais do Seminário Internacional 5º Centenário da Primeira Volta ao Mundo: A Estadia da Frota no Rio de Janeiro, 2021.