L'ARTE DELLA CANZONE BRASILIANA.
“Aquarela do Brasil” di Ary Barroso
Paquito
Ary Barroso - 1939. Revista da Semana, n. 441939, p. 27, Rio de Janeiro, Brasil
TESTO IN ITALIANO (Texto em português)Un noto compositore brasiliano si rivolse a uno dei suoi soci con una nuova melodia, chiedendogli di scriverne il testo. Il socio, ascoltando la musica, scrisse tutto ciò che gli veniva in mente, finché consegnò il foglio al compositore, non senza prima avvertirlo: "È ancora una bozza, l’ho scritto di getto, ma c'è ancora molto da modificare". L'amico, tuttavia, apprezzò il risultato e disse che avrebbe comunque registrato la canzone con quel testo, al che il socio replicò: "Se la musica viene registrata con il testo così com'è, io non lo firmerò, puoi firmarlo tu da solo".
Il noto compositore acconsentì alla registrazione e firmò sia il testo che la musica, esaudendo il desiderio del paroliere. La canzone, che divenne un successo, era Aquarela do Brasil, il compositore era Ary Barroso e il paroliere Luís Peixoto, con il quale Ary compose gioielli come “Na batucada da vida”, “Maria” e “Por causa dessa cabocla”.
La storia di cui sopra mi è stata raccontata, come fosse vera, da un amico durante la settimana che ho trascorso a Rio de Janeiro. Ary Barroso, tuttavia, per quanto io ne sappia, ha affermato di aver composto “Aquarela do Brasil” da solo, a casa sua, durante una notte piovosa. Non mi interessa qui verificare la veridicità dei fatti.
Se qualcosa di simile fosse accaduto veramente, ogni volta che è stato raccontato, devono averlo così esagerato e arricchito da dettagli, che ormai è difficile giungere a una conclusione. I due autori coinvolti sono già morti e la canzone in questione ancora oggi ha un tale successo, ed è così conosciuta, non solo in Brasile, da poter essere persino considerata il nostro inno nazionale affettivo.
Ciò che conta davvero sottolineare è che la storia è deliziosa. La sua veridicità potrebbe essere dovuta al fatto che il testo è stato oggetto di critiche, a causa di passaggi considerati ridondanti come il celebre "esse coqueiro que dá côco" ("questo cocco che dà noci di cocco"), oppure "o meu Brasil brasileiro" ("il mio Brasile brasiliano").
Ebbene, versi come questi hanno un tocco filosofico; come diceva lo scrittore e drammaturgo brasiliano Nelson Rodrigues "solo i profeti vedono l'ovvio". Essi non fanno altro che conferire un fascino davvero speciale a una canzone realizzata con intenzioni solenni e patriottiche, poiché donano espressione colloquiale e freschezza a qualcosa di per sé pomposo, in questo caso il genere del samba-exaltação[1].
In “Aquarela do Brasil” non mi è mai piaciuto l'eccessivo numero di volte in cui viene ripetuto "Brasil, pra mim, Brasil, pra mim", ("Brasile, per me, Brasile, per me") in vari punti della canzone. Quando registrò la sua versione, João Gilberto ridusse quelle ripetizioni, semplicemente smettendo di cantare quei versi. Lo stesso João registrò un altro samba-exaltação: “Canta Brasil”, di Alcyr Pires Vermelho e David Nasser, originariamente registrato da Francisco Alves nel 1941, due anni dopo “Aquarela do Brasil”, cosa che fece infuriare Ary in quanto la considerò un plagio della sua canzone.
Le due canzoni suonano in modo simile, ma non abbastanza da essere considerate plagio. Eppure, il tema è lo stesso e i percorsi armonici e melodici sono simili. Inoltre, il testo di David Nasser menziona il titolo della canzone di Ary. In altre parole, Alcyr e David ammettono di essersi ispirati ad Ary Barroso.
Tuttavia, considero "Canta Brasil" più raffinata e condensata, poiché la canzone si sviluppa in un crescendo vertiginoso, concludendosi con "questo fiume turbolento / tra giungle e fuochi d'artificio / continente in movimento / nel cielo, nel mare, sulla terra: canta il Brasile". L'immagine del "continente in movimento" si traduce in grandiosità, coerente con l'esaltazione della nazionalità e persino con il dato scientifico che i continenti si muovono davvero. So che è una mera supposizione, eppure Ary, forse, soffrì nel rendersi conto che Alcyr e David si erano spinti oltre, sfruttando la sua idea.
Tuttavia, “Aquarela do Brasil”, nonostante le mie argomentazioni a favore dell'estetica di “Canta Brasil”, occupa il suo posto come massima rappresentante del samba-exaltação, perfettamente. Forse, la "quasi nonchalance" e la languidità dei testi di Ary potrebbero aver contribuito a questa supremazia, proprio come le muse della sua "Morena boca de ouro", e di "É luxo só", sua e di Peixoto, dotate di "un certo non so che, che causa confusione", a simboleggiare l'imponderabile che governa la creazione nella canzone popolare, ciò che non può essere spiegato, ma semplicemente si manifesta, come per incanto e grazia.
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Biografia breve. Ary Barroso nacque il 7 novembre 1903 in Brasile, nella città di Ubá, stato di Minas Gerais. Pianista, compositore e giornalista, scrisse più di 250 canzoni. Appartiene ai cosiddetti "anni d'oro" della musica popolare brasiliana, iniziati negli anni '30 e durati fino all'avvento della “bossa nova” nel 1958. Insieme a Noel Rosa, Assis Valente, Lamartine Babo e Dorival Caymmi, tra gli altri, Barroso conferì alla canzone popolare brasiliana lo status di arte moderna, senza seguire rigidi canoni. È autore di "Aquarela do Brasil", il primo samba-exaltação del Brasile, e che si ritrova tra le venti canzoni più registrate di tutti i tempi. Fu anche il compositore più registrato dalla cantante Carmen Miranda. Con la nascita della bossa nova, la famosa canzone di Ary Barroso fu registrata di nuovo nel 1959 da João Gilberto nell'album "Chega de Saudade". Morì a Rio de Janeiro il 9 febbraio 1964.
[1] Genere musicale derivato dal samba e apparso nel 1939. Era caratterizzato da uno stile sofisticato, melodie estese, arrangiamenti orchestrali ricchi e testi patriottici o celebrativi del Brasile, esaltando le qualità e la grandezza del paese. Nacque durante il regime dell'Estado Novo, come risposta alla necessità di creare una identità nazionale musicale, celebrando la grandiosità e le bellezze del Brasile.
N.d.T.
Traduzione dal portoghese: A.R.R.
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Foto: Sara Maia
Paquito. Nato in Brasile nello stato di Bahia, iniziò la sua carriera negli anni ’80 con la band “Flores do Mal”, gruppo rock atipico per l’epoca, che mostrava l'influenza della MPB (musica popolare brasiliana) sul rock, con registrazioni di canzoni quali "Seu Jacinto" / "Quem não dança" di Noel Rosa. Ha composto pezzi registrati da Maria Bethânia (come "Brisa", basato su versi del poeta Manuel Bandeira, e da lui musicati), da Daniela Mercury, Jussara Silveira, Renato Brás, Sarajane, ecc. Con il cantante e compositore brasiliano J. Velloso, ha prodotto due CD pluripremiati: "Diplomacia" di Batatinha, vincitore dello Sharp Award per il miglior album di samba nel 1999, e "Humanenochum," di Riachão, nominato per un Latin Grammy nel 2001, con partecipazioni di Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque de Hollanda e Maria Bethânia. Tra i suoi lavori ricordiamo ENSAIO, di Fernando Faro (2004) e tre CD propri; “Fanche baiano” (2003), “Bossa trash”(2008), e “Xará”(2019). Quest’ultimo con partecipazione di Caetano Veloso e Gerônimo. Nel 2020 tornò a registrare con Flores do Mal, pubblicando l'album “Aquela dor”. Dal 2006 al 2014 è stato editorialista di “Terra Magazine”, di Bob Fernandes. Nel 2018 ha scritto i testi per il sito web del musicista di samba bahiano Ederaldo Gentil. Attualmente si dedica alla sua rubrica video "Jequietcong" sul suo canale YouTube "Paquito", pubblicando analisi sulla canzone popolare brasiliana.
© SARAPEGBE.
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione -------------------------------------------------------------------------------
TEXTO EM PORTUGUÊS (Testo in italiano)L'ARTE DELLA CANZONE BRASILIANA
"Aquarela do Brasil" de Ary Barroso
por
Paquito
Ary Barroso - 1939.
Revista da Semana, n. 441939, p. 27, Rio de Janeiro, Brasil
Um conhecido compositor brasileiro procurou um dos seus parceiros com uma melodia nova, para que este a letrasse, como se diz no jargão. O parceiro, enquanto ouvia a música, ia escrevendo o que lhe vinha à mente, até que entregou o papel ao compositor, não sem antes avisá-lo: "é ainda um monstro, fiz de primeira, mas tem muita coisa pra mexer". O amigo, no entanto, gostou do resultado e disse que iria gravar a canção com aquela letra mesmo, ao que o parceiro retrucou: "Se a música for gravada com a letra do jeito que está, eu não assino de maneira alguma, pode assinar sozinho".
O conhecido compositor deixou que a música fosse gravada e assinou letra e música, fazendo a vontade do letrista. A canção, que se tornou um sucesso, era Aquarela do Brasil, o compositor era Ary Barroso, e o letrista era Luís Peixoto, com quem Ary compôs pérolas como Na batucada da vida, Maria e Por causa dessa cabocla.
A historinha acima me foi contada por um amigo, durante a semana que passei no Rio de Janeiro, como se fora verdadeira. Ary Barroso, no entanto, ao que eu saiba, contava que compôs Aquarela do Brasil sozinho mesmo, durante uma noite chuvosa em sua própria casa. Não me interessa aqui conferir a veracidade dos fatos. Se algo parecido ocorreu, já deve ter sido tão aumentado e acrescido de detalhes a cada vez que foi narrado, que fica difícil se chegar a um termo. Os dois autores envolvidos já morreram, e a música em questão é sucesso tão grande até hoje, conhecida não só no Brasil, que pode ser considerada até o nosso hino nacional afetivo.
O que importa mesmo ressaltar é que a história é saborosa, e sua existência talvez deva-se ao fato de a letra ter sido alvo de críticas, por conta de trechos considerados redundantes como o famoso "esse coqueiro que dá côco" ou "meu Brasil brasileiro". Ora, versos como esses, com um quê de filosófico - "só os profetas enxergam o óbvio" (Nelson Rodrigues) - é que dão um charme todo especial a uma música feita com intenções tão solenes quanto patrióticas, pois conferem coloquialidade e frescor a algo empolado por si só, no caso, o gênero samba-exaltação.
O que nunca me agradou em Aquarela do Brasil foi o número excessivo de vezes em se repete "Brasil, pra mim, Brasil, pra mim", em várias partes da música, o que foi minimizado por João Gilberto quando a gravou. Ele simplesmente deixa de cantar estes versos. O próprio João gravou outro samba-exaltação, Canta Brasil, de Alcyr Pires Vermelho e David Nasser, gravado originalmente por Francisco Alves em 1941, dois anos após a Aquarelade Ary, que ficou uma fera por considerar Canta Brasil um plágio da sua música.
As duas realmente se parecem, não o bastante para ser caracterizado o plágio, mas o tema é o mesmo e os caminhos harmônico-melódicos se assemelham. Além do que, na letra de David Nasser, é citado o título da de Ary. Ou seja, Alcyr e David assumem mesmo que se inspiraram em Ary Barroso.
No entanto, considero Canta Brasil mais bem acabada e condensada, pois a canção vai num crescendo vertiginoso, para finalizar com "esse rio turbilhão/ entre selvas e rojão/ continente a caminhar/ no céu, no mar, na terra: canta Brasil." A imagem do "continente a caminhar" traduz-se em grandeza, condizendo com a exaltação da nacionalidade, e até com o fato científico de que os continentes realmente se movem.
Sei que é mera especulação, mas talvez tenha doído em Ary perceber que, ao pongar em sua idéia, Alcyr e David tenham ido além de onde ele foi. No entanto, Aquarela do Brasil, a despeito de meus argumentos favoráveis à estética em Canta Brasil, tem o seu lugar, como representante máxima do samba-exaltação, intocado.
Será que a "quase-displicência" e malemolência da letra de Ary contribuíram para esta supremacia, bem ao modo das musas em Morena boca de ouro, só dele, e É luxo só, dele e de Peixoto, dotadas de "um não-sei-quê que faz a confusão", significando o imponderável que rege a criação na canção popular, aquilo que não se explica, mas simplesmente se efetiva, como por encanto e graça?
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Biografia breve. Ary Barroso nasceu no Brasil, na cidade de Ubá (estado de Minas Gerais) no dia 7 de novembro de 1903. Pianista, compositor e jornalista. Escreveu mais de 250 musicas. Ele pertence aos chamados “anos dourados” da música popular brasileira, que começam nos anos 1930 e vão até o surgimento da bossa nova, em 1958. Ao lado de Noel Rosa, Assis Valente, Lamartine Babo e Dorival Caymmi, entre outros, Ary dá à canção popular do Brasil um status de arte moderna, sem seguir cânones rígidos. Ary é o autor de “Aquarela do Brasil”, primeiro samba-exaltação do país e que consta entre as vinte canções mais gravadas de sempre. Ary também foi o compositor mais gravado por Carmem Miranda. E, com a chegada da bossa-nova, Ary Barroso é regravado por João Gilberto no disco “Chega de saudade”, de 1959. Faleceu no Rio de Janeiro em 9 de fevereiro de 1964.
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Foto: Sara Maia
Paquito. Nascido no estado da Bahia (Brasil) começou sua carreira integrando a Banda Flores do Mal, nos anos 80, uma banda de rock atípica na década por afirmar a influência da MPB no rock, tendo gravado as canções “Seu Jacinto”/ “Quem não dança”, de Noel Rosa, de um jeito muito próprio. Compositor gravado por Bethânia (ela gravou “Brisa”, sobre versos de Manuel Bandeira musicados por Paquito),Daniela Mercury, Jussara Silveira, Renato Brás e Sarajane, entre outros. Produziu, com J. Velloso, dois premiados cds (“Diplomacia”, de Batatinha, prêmio Sharp de melhor disco de samba de 1999, e “Humanenochum”, de Riachão, indicado ao Grammy Latino de 2001) com participações de Caetano, Gil, Chico Buarque e Bethânia, entre outros. Paquito gravou o ENSAIO, de Fernando Faro, em 2004, e gravou três cds autorais, “Falso baiano”, 2003, “Bossa trash”, 2008, e “Xará”, de 2019, este com as participações de Caetano e Geronimo. Em 2020, voltou a gravar com a Flores do Mal, lançando o álbum “Aquela dor”. De 2006 a 2014, foi colunista do “Terra Magazine”, de Bob Fernandes. Em 2018, escreveu os textos do site do sambista baiano Ederaldo Gentil. Atualmente, sua coluna “jequietcong” em vídeo, no seu canal “Paquito” no you tube, tem posts periódicos com opiniões sobre canção popular.