Jequié nella carriera artística di Luiz Gonzaga
Domingos Ailton
Luiz Gonzaga (1957). Fundo Correio da Manhã
TESTO IN ITALIANO (Texto em português)Il “Re del Baião”[i], Luiz Gonzaga, icona della musica forró[ii] del nordest del Brasile, ha diversi episodi della sua vita artistica legati a Jequiè, città brasiliana del nordest del grande paese latinoamericano.
Basandosi sulle testimonianze di Eulália Machado da Nóbrega, Geraldo Teixeira e Alfredo Delsarto, il giornalista Ari Moura afferma che la persona che portò Gonzagão a Jequié per la prima volta fu suo padre, Manoel Moura, proprietario di “Casas dos Retalhos”, un esercizio commerciale situato all'epoca in Rua Damião Vieira. L'esibizione di Luiz Gonzaga ebbe luogo negli anni '50 al “Colarinho de Saback”, in Praça Rui Barbosa.
Nel corso di tre decenni, il re del Baião si esibì in numerosi spettacoli a Jequié ed ebbe anche molti amici, regalò una fisarmonica al musicista Mário Alves Filho e festeggiò uno dei suoi compleanni, il 13 dicembre proprio a Jequiè che, ricordiamo, viene chiamata Cidade Sol.
Luiz Gonzaga strinse amicizia anche con la coppia di cineasti Robinson Roberto e Marilusa Barreto, i quali vivevano a Jequié. Durante una delle sue visite in città, Robinson Roberto chiese a Gonzaga cosa ne pensasse del fatto che Caetano Veloso avesse inciso la sua canzone "Asa Branca". Il "Re del Baião" rispose che il cantante di Santo Amaro aveva recitato una vera preghiera nell'interpretare il suo brano. Robinson Roberto disse di non aver ancora visto il disco. Gonzaga allora aprì la valigia e tirò fuori il vinile di Caetano Veloso, e glielo regalò dopo avergli scritto questa dedica: "Al mio amico Robinson con un abbraccio alla Caetano", Luiz Gonzaga. Jequié, 12 luglio 1971.
Klecius Caldas (1919-2002), di Rio de Janeiro, e Armando Cavalcante (1914-1964), di Recife, composero il pezzo "Sertão de Jequié" affinché venisse inciso da Luiz Gonzag. La grande star della musica brasiliana dell'epoca, Dalva de Oliveira, rimase incantata ascoltando la canzone "Sertão de Jequié". Si recò immediatamente dal "Re del Baião" e gli fece la richiesta: "Adoro questa canzone. Vorrei registrarla. Me lo permetterebbe?". Gentiluomo e generoso com'era, e ancor più quando la richiesta proveniva da una diva così affascinante, Gonzagão non poté resistere. Lua (un altro soprannome azzeccato per Seu Luiz), con quel suo grande sorriso, disse:
"Puoi registrarla, tesoro!".
Nell'era della radio e grazie al successo che stava riscuotendo, Dalva de Oliveira fece sì che "Sertão de Jequié" raggiungesse una diffusione nazionale e fu trasmessa dalle principali stazioni radio del paese. Dalva de Oliveira apprezzava molto l'ospitalità degli abitanti di Jequié, come l'accoglienza ricevuta durante una serata di gala al Cine Theatro Jequié, davanti a una sala gremita di 1200 persone, nei primi anni Cinquanta. Trattata come una vera regina dai fan di Jequié e dai ricchi italiani che vi risiedevano, Dalva de Oliveira volle ricambiare tutto quell'affetto con la registrazione della canzone "Sertão de Jequié".
Con il suo ritmo lento e nostalgico, come potrebbe risuonare "Sertão de Jequié" a ritmo di forró?
In un'intervista rilasciata il 17 ottobre 1988 al giornalista Marcos Cirano a Recife, Luiz Gonzaga dichiarò che durante gli spettacoli cantava questa canzone e che avrebbe registrato "Sertão de Jequié" per un nuovo album. L’intervista avvenne a meno di un anno dalla sua scomparsa capitata il 2 agosto 1989.
Nel 1952, mentre si trovava a Jequié, Luiz Gonzaga conobbe il nano Osvaldo Nunes Pereira, che lavorava in una stazione di servizio in Praça Coronel João Borges. Già allora pensava di includerlo nel suo trio di forró, dato che la cosa sarebbe stata insolita. Incontrò anche il lustrascarpe Juraci Miranda di Ipiaú, che attirava l'attenzione dei clienti perché faceva giocoleria e percussioni con le spazzole della sua cassetta per la lucidatura delle scarpe.
L'anno successivo, il 1953, Gonzagão licenziò il suonatore di zabumba "Catamilho" dopo un'esibizione a Itabuna, perché il musicista aveva bevuto troppo e, ubriaco fradicio, era caduto dal palco nella città produttrice di cacao. Decise di andarsene anche il suonatore di triangolo Zequinha, in segno di solidarietà con l'amico licenziato. Luiz Gonzaga non poteva fare a meno dei musicisti ritmici perché aveva degli spettacoli in programma, a partire da Santo Antônio de Jesus. Fu allora che Lua si ricordò del nano Osvaldo Nunes Pereira di Jequié e del lustrascarpe Juraci Miranda di Ipiaú, i quali, pur non essendo musicisti professionisti, avevano un talento innato per gli strumenti musicali, improvvisando ritmi su oggetti di ogni genere durante il loro lavoro. Mandò il suo autista a prenderli e andarono a provare vicino a una cascata, dove, completamente nudi, alternavano bagni e prove, proprio come nel film "Gonzaga - Da padre a figlio".
Così si formo il nuovo trio di forró con il nano Osvaldo Nunes Pereira di Jequié al triangolo, soprannominato "Xaxado", il lustrascarpe Juraci Miranda, di Ipiaú, alla zabumba, che divenne noto come "Cacau", e Luiz Gonzaga, detto Lua, detto Gonzagão, di Exu, alla fisarmonica e alla voce, che debuttò la notte del 23 ottobre 1953 a Santo Antônio de Jesus. Un anno dopo, il nano Osvaldo si guadagnò un altro soprannome: "Salario Minimo".
Durante una tournée nel nord del paese, l’addetta all’accoglienza dell' albergo in cui alloggiava il trio disse che il suonatore di triangolo era così piccolo da sembrare più il salario minimo del Maranhão (all'epoca, il salario minimo era stabilito dallo stato). Così nacque il soprannome. Osvaldo, il nano di Jequié, era il ritmista più carismatico di Luiz Gonzaga. Ha smesso di lavorare per il Re per un certo periodo. Originario di Baião, a causa del suo vizio del bere, tornò a esibirsi nel trio di forró con il nome di Xaxado, suonando con Gonzagão nel Forró Asa Branca, sull'Ilha do Governador a Rio de Janeiro.
Noca do Acordeon, di Jequié, era molto ammirato da Luiz Gonzaga, che lo considerava uno dei migliori solisti del Brasile. In uno dei suoi spettacoli in Praça Rui Barbosa a Jequié (su un camion), Gonzagão invitò Noca a suonare con lui.
Un altro cittadino di Jequié direttamente legato al percorso artistico del "Re del Baião" fu il poeta, compositore e produttore culturale Jorge Salomão, che diresse lo spettacolo "Luiz Gonzaga ao vivo volta pra curtir", registrato al Teatro Tereza Rachel di Rio de Janeiro nel marzo del 1972.
Diretto da Jorge Salomão, con un testo scritto da lui e dal poeta José Carlos Capinan, lo spettacolo rappresentò una pietra miliare nella carriera musicale di Gonzaga. Per la prima volta, il "Re del Baião" si esibì nella Zona Sul di Rio de Janeiro, davanti a un pubblico composto principalmente da giovani "capelloni", intellettuali, studenti – molti dei quali di sinistra, in opposizione al regime dittatoriale dell'epoca – accorsi per vedere Luiz Gonzaga che presentava la sua musica autentica proveniente dall'entroterra nord-orientale e per ascoltare le sue storie.
Nonostante il successo ottenuto in patria e all'estero, Luiz Gonzaga non perse mai la sua umiltà e generosità. Venuto a sapere che il padre dell'impiegato di banca Rosário desiderava ardentemente incontrarlo, trovò il tempo e si recò a casa dell'uomo, in Rua Rio das Contas, nel quartiere Joaquim Romão. Il fan quasi svenne per l'emozione nel vedere il "Re del Baião" venire a fargli visita. In un'altra occasione, pur stanco per un lungo tour, non mancò di recarsi alla Clinica e Scuola Maria Rosa - Cemar, in Avenida Rio Branco, e di suonare per i bambini con bisogni speciali.
Tutti coloro che lo conoscevano dicono che Luiz Gonzaga nutriva un immenso affetto per Jequié, e gli abitanti di Jequié devono mantenere vivo il ricordo di quest'uomo che è stato il più grande fisarmonicista del Nord-Est di tutti i tempi e il più grande promotore dell'autentico forró pé de serra.
Domingos Ailton. Scrittore e giornalista brasiliano, ha conseguito un Master in Memoria Sociale e Documentazione. È l'attuale Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Jequié, nello stato di Bahia-Brasile.
[i] Il baião è un genere di musica e danza popolare originario della regione nord-orientale del Brasile,divenuto popolare nella seconda metà degli anni ’40 grazie a musicisti come Luiz Gonzaga. Fa uso di strumenti musicali quali viola caipira, triangolo, flauto dolce e fisarmonica (chiamata anche sanfona). La rabeca è considerata lo strumento caratteristico del baião, dato il suo suono che ricorda quello della fisarmonica, che a sua volta sarebbe diventata lo strumento più riconoscibile quando il ritmo si diffuse a livello nazionale e internazionale. I suoni di questi strumenti si alternano al canto. I temi del baião sono legati alla vita quotidiana dei sertanejos (abitanti della regione del sertão) e le difficoltà che affrontano, come nella canzone "Asa Branca", che parla della sofferenza dei sertanejos a causa della siccità nel nord-est . N.d.T.
[ii] Il
forró è un genere musicale originario della regione nord-orientale del Brasile, popolare e diffuso, soprattutto durante le feste di giugno. La musica è tradizionalmente eseguita da trii strumentali con fisarmonica ("sanfona"), zabumba e triangolo. Nacque nei primi del ‘900. Secondo uno studioso delle manifestazioni culturali popolari brasiliane, Luís da Câmara Cascudo, il nome deriva dalla riduzione della parola "forrobodó" che significa "trascinare i piedi", "confusione" o "disordine". Nell'etimologia popolare, il termine si può associare alla locuzione inglese for all (per tutti), frase di invito al ballo usata nelle feste degli immigrati di provenienza inglese e nordamericana. N.d.T.
Traduzione dal portoghese: A.R.R.
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TEXTO EM PORTUGUÊS (Testo in italiano)Jequié na trajetória artística de Luiz Gonzaga
por
Domingos Ailton
Luiz Gonzaga (1957) Fundo Correio da Manhã
O “Rei do Baião”, Luiz Gonzaga, ícone do forró nordestino, tem vários episódios de sua vida artística ligados a Jequié. Com base em depoimentos de Eulália Machado da Nóbrega, Geraldo Teixeira e Alfredo Delsarto, o jornalista Ari Moura afirma que quem trouxe Gonzagão, pela primeira vez a Jequié foi seu pai, Manoel Moura, proprietário da “Casas dos Retalhos,”estabelecimento comercial instalado na época, à Rua Damião Vieira. A apresentação de Luiz Gonzaga aconteceu na década de 1950, no “Colarinho de Saback”, na Praça Rui Barbosa.
Ao longo de três décadas, o Rei do Baião realizou diversos shows em Jequié e também fez vários amigos, presenteando com uma sanfona o músico Mário Alves Filho e comemorando um dos seus aniversários, na sua data de nascimento 13 de dezembro, na Cidade Sol. Luiz Gonzaga também se tornou amigo do casal de cineastas Robinson Roberto e Marilusa Barreto, que vivia em Jequié.
Em uma das visitas a cidade, Robinson Roberto perguntou a Gonzagão qual opinião dele sobre o fato de Caetano Veloso ter gravado a música de sua autoria “Asa Branca”. O “Rei do Baião” respondeu que o cantor santoamarense fez uma verdadeira oração, ao interpretar sua canção. Robinson Roberto disse que não tinha visto ainda o disco. Gonzaga então abriu a mala e pegou o LP de Caetano Veloso, dando de presente com autógrafo: “Ao amigo Robinson com um abraço caetaneando”, Luiz Gonzaga. Jequié, 12 de julho de 1971”.
O carioca Klecius Caldas (1919-2002) e o recifense Armando Cavalcante (1914-1964) compuseram ‘Sertão de Jequié’, para Luiz Gonzaga gravar. A grande estrela da música brasileira da época, Dalva de Oliveira, ficou encantada quando conheceu a canção ‘Sertão de Jequié’. Imediatamente foi até o “Rei do Baião” e fez o pedido: “Amo essa música. Quero gravar. Você deixa?” Cavalheiro e generoso como era Gonzagão, ainda mais sendo solicitado por uma fascinante diva, não poderia resistir. Lua (outro adequado apelido de Seu Luiz), abriu aquele sorriso enorme e disse: - “Pode gravar, minha linda!” Na era do rádio e com o sucesso que fazia, Dalva de Oliveira fez com que ‘Sertão de Jequié ’tivesse projeção nacional, sendo tocada nas grandes emissoras do País.
Dalva de Oliveira guardava com muito afeto a hospitalidade do povo de Jequié, a maneira como foi recebida em noite de gala no Cine Theatro Jequié com platéia lotada de 1200 lugares, no começo de 1950. Tratada como uma verdadeira Rainha pelos fãs jequieenses e por ricos italianos que aqui viviam, Dalva de Oliveira quis retribuir todo aquele carinho, com a gravação da música ‘Sertão de Jequié’.
Com ritmo lento e nostálgico, como seria Sertão de Jequié” em ritmo de forró? Em entrevista concedida ao jornalista Marcos Cirano em Recife, a 17 de outubro de 1988 (menos de 1 ano depois viria a falecer em 02 de agosto de 1989), Luiz Gonzaga afirmou que cantava em seus shows e que iria gravar ‘Sertão de Jequié’ em um novo disco. Em 1952 quando esteve em Jequié, Luiz Gonzaga conheceu o anão Osvaldo Nunes Pereira, que trabalhava em um posto de gasolina na Praça Coronel João Borges.
Naquela ocasião já pensou em incluí-lo no seu trio de forró, uma vez que o fato seria inusitado. Esteve também com o engraxate de sapatos Juraci Miranda de Ipiaú, que chamava atenção dos fregueses porque fazia malabarismo e percussão com as escovas da caixa de engraxar calçados. No ano seguinte, 1953, Gonzagão demitiu o zabumbeiro “Catamilho” depois de uma apresentação em Itabuna, porque o músico bebia muito e de tanto embriagado chegou cair do palco na cidade cacaueira. O triangueiro Zequinha, em solidariedade ao amigo demitido, resolveu sair também. Luiz Gonzaga não poderia ficar sem ritmistas porque tinha shows agendados, a começar por Santo Antônio de Jesus.
Foi então que Lua lembrou do anão Osvaldo Nunes Pereira de Jequié e do engraxate de sapatos Juraci Miranda de Ipiaú, que apesar de não serem músicos profissionais, tinham habilidade para instrumentos musicais, ao improvisar ritmos em objetos alternativos nas suas atividades laborais. Mandou seu motorista buscá-los e depois foram ensaiar ao lado de uma cachoeira, onde completamente nus intercalavam banhos com ensaios como mostrou o filme “Gonzaga- de Pai para Filho”.
Estava formado o novo trio de forró com o anão Osvaldo Nunes Pereira de Jequié no triângulo, que foi denominado “Xaxado” e o engraxate de sapatos Juraci Miranda, de Ipiaú na zabumba, que passou a ser chamado de “Cacau” e Luiz Gonzaga, Lua, Gonzagão, de Exu, na sanfona e na voz, que estreou na noite de 23 de outubro de 1953 em Santo Antônio de Jesus. Um ano depois, o anão Osvaldo ganhou outro nome artístico: “Salário Mínimo”.
Numa turnê pelo norte do País, um recepcionista do hotel em que o trio ficou hospedado, disse que o tocador de triângulo era tão pequeno que mais parecia com o salário mínimo do Maranhão - (naquela época, o piso salarial era por estado). O apelido pegou. O anão jequieense Osvaldo, foi o mais carismático ritmista de Luiz Gonzaga. Deixou de trabalhar um tempo com o Rei do Baião porque bebia muito, mas voltou a atuar no trio de forró e a usar o nome Xaxado, tocando com Gonzagão no Forró Asa Branca, na Ilha do Governador no Rio de Janeiro.
O jequieense Noca do Acordeon era muito admirado por Luiz Gonzaga, que o considerava um dos melhores solistas do Brasil. Num dos seus shows na Praça Rui Barbosa em Jequié, (em cima de um caminhão), Gonzagão convidou Noca para se apresentar ao seu lado. Outro jequieense que esteve diretamente ligado a trajetória artística do “Rei do Baião,” foi o poeta, compositor e produtor cultural Jorge Salomão, que dirigiu o show: “Luiz Gonzaga ao vivo volta pra curtir”, gravado no Teatro Tereza Rachel - Rio de Janeiro - em março de 1972.
Dirigido por Jorge Salomão, com roteiro dele e do poeta José Carlos Capinan, o espetáculo foi um marco na carreira musical de Gonzagão. Pela primeira vez, o “Rei do Baião” se apresentava na Zona Sul carioca, para uma platéia em sua maioria formada por jovens “cabeludos”, intelectuais, estudantes – muitos deles de esquerda, fazendo oposição ao regime ditatorial da época - e que estavam ali para ver Luiz Gonzaga apresentar a sua música autêntica do sertão nordestino e ouvir os seus “causos”.
Mesmo com a projeção de sucesso em todo País e no exterior, Luiz Gonzaga nunca perdeu a humildade e a generosidade. Ao saber que o pai da bancária Rosário tinha vontade imensa de conhecê-lo, abriu espaço na sua agenda e foi na casa do senhor, na Rua Rio das Contas, no Bairro Joaquim Romão. O fã quase morre de emoção de ver o “Rei do Baião” ir em sua casa para lhe fazer uma visita. Em outra ocasião, mesmo cansado de uma longa turnê, não deixou de ir na Clínica e Escola Maria Rosa – Cemar, na Avenida Rio Branco, e tocar para as crianças com necessidades especiais. Todos que o conheceram dizem que Luiz Gonzaga tinha um imenso carinho por Jequié e os jequieenses precisam manter viva a memória deste que foi o maior sanfoneiro nordestino de todos os tempos e o maior divulgador do autêntico forró pé de serra.
Domingos Ailton. Escritor, jornalista, mestre em Memória Social e Documento e atual
secretário de Cultura e Turismo da Prefeitura de Jequié.