Juan Valenzuela Vergara: un uomo delle Ande peruviane destinato al Mediterraneo
Articolo in italiano, portoghese e spagnolo
Antonella Rita Roscilli
Foto di A.R.R.
TESTO IN ITALIANO   (Texto em português)

Ci sono persone che non se ne dovrebbero andare mai. Ci ha lasciato un grande uomo che ha sempre divulgato Pace, Conoscenza e Dialogo tra i popoli: Juan Valenzuela Vergara, professore, sociologo, giornalista. Lo faceva sempre con garbo, rispetto e umiltà.  Anche quest'anno contava di organizzare il Seminario sulle culture e lingue dei popoli nativi dell’America Latina con corsi liberi e gratuiti. Ci eravamo conosciuti tanti anni fa nella bella Biblioteca dell’IILA-Istituto Italo Latino Americano, durante le mie ricerche per la tesi universitaria. In quella Biblioteca che era la terza in Europa per materiale sull’America Latina, grazie a lui trovai volumi preziosi che molto mi aiutarono. Ricordo ancora la cura che aveva nel maneggiare i libri, una delicatezza che aveva qualcosa di sacro. Da allora puntualmente ci incontrammo.
 
Amava le Biblioteche il professor Juan, come luogo non solo di Memoria, ma di ricerca e di rigenerazione della Storia, di educazione per i giovani. Su questi pilastri ci eravamo sempre incontrati e ancora ricordo quando venne a trovarmi alle Teche Rai dove ho lavorato per tanti anni, per visitare la bella Biblioteca della Rai-Radiotelevisione Italiana di viale Mazzini. Ricordo il suo sorriso, la luce dei suoi occhi mentre gli facevo da “cicerone” attraverso i settori e gli scaffali, mostrandogli le opere più preziose che avevamo.
 
Agiva sempre con tanto rispetto, e sempre con competenza. La sua ampia cultura lo portava a disseminare conoscenza da ogni parte. Dal 1993 e per tanti anni, Valenzuela collaborò con la Pontificia Università Gregoriana nella ricerca in lingua quechua e come professore della facoltà di Storia e beni culturali della Chiesa e Antropologia culturale. Oltre a ciò, organizzava da tanti anni cicli di seminari per aprire alla conoscenza dei popoli nativi, alle radici culturali dell’America Latina.
 
Il prof. Juan Valenzuela proveniva dalle Ande peruviane, era nato nella regione Ancash. Nel 1963 vinse una borsa di studio per l’Italia, a Roma, ove avrebbe potuto proseguire i suoi studi di Filosofia. Si imbarcò a Lima con altri tredici borsisti sulla nave italiana “Amerigo Vespucci”. Già sulla nave si avvicinò alla cultura italiana: le prime parole, la pasta, il vino italiano. Dopo 25 giorni di viaggio sbarcò a Napoli. In Italia conseguì due lauree: una in Filosofia, l’altra in Sociologia. Amava ricordare: “Ho avuto la fortuna a laurearmi nel 1984 sotto la guida del professor Franco Ferrarotti, fondatore della facoltà di Sociologia in Italia”.
 
Proseguì come ricercatore presso l’Istituto di Sociologia, e poi, in varie città europee per specializzazioni sulla Storia e antropologia culturale dell’America Latina. In seguito si stabilì a Roma ove per 25 anni fu responsabile della BiBlioteca dell’IILA. L’ insegnamento e la Ricerca lo assorbivano molto. Eppure, perfettamente integrato nella realtà italiana, non dimenticò mai le sue origini e la sua cultura, basata su un forte senso di comunità: il “noi”, anziché l’ “io”.
 
Era un grande esperto della famiglia delle lingue Quechua, parlata in America Latina da circa 11 milioni di persone, in Equador, Perù, Bolivia, Colombia, una parte di Cile e Argentina. Collaborò con il Pontificio Consiglio della cultura che stava preparando un dizionario culturale-religioso per l’America Latina. Coordinò la parte che riguardava il Perù. “E sto curando una pubblicazione in italiano sui primi missionari che sono andati in Perù e hanno pregato in lingua quechua”, mi disse una volta. Inoltre Valenzuela scoprì nell’Archivio Segreto del Vaticano una bolla papale scritta in lingua quechua e la tradusse.
 
Andava avanti, con perseveranza e umiltà, sviluppando sempre iniziative molto interessanti: da anni coordinava Corsi gratuiti sulle culture e lingue dei popoli nativi dell’America Latina, e non solo. I Seminari erano aperti a diverse tematiche, in due dei quali, nel 2010 e nel 2011, ebbi il piacere di essere invitata per realizzare due conferenze: una sulla Memoria in Brasile e le tradizioni italiane trasferite in America Latina grazie agli emigranti dopo l'Unità d'Italia; l’altra sulla saggezza popolare nell’opera di Zélia Gattai, figlia di emigranti italiani e moglie di Jorge Amado. Infatti, da sociologo studioso delle dinamiche di gruppo, il professor Juan Valenzuela si interessava molto anche ai problemi legati alla migrazione.
 
                                                                 
                                                                                        Brochure del Corso 2019
Tema dei Corsi-edizione 2019 fu l’accoglienza, con l’invito alla riflessione sui valori culturali, antropologici e religiosi. Il corso “Culture e lingue dei popoli nativi dell’America latina - Papa Francesco e il Sinodo Pan-amazzonico. Le culture e le lingue dell’America latina dalle scoperte ai giorni nostri” ebbe inizio il 21 febbraio 2019 nella Basilica parrocchiale di San Giovanni dei Fiorentini a Roma, con il sostegno della Iglesia nacional espanhola di Santiago e Monserrat e del Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale. Ricordiamo che la Panamazzonia è composta da 9 paesi: Brasile, Venezuela, Guyana francese, Guyana britannica, Suriname, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia. L'Amazzonia peruviana comprende un'area di 782.880,55 km2 ad est della cordigliera delle Ande. Dopo il Brasile, il Perù è il secondo paese per estensione della foresta amazzonica.
 
“Le parole chiave sono le stesse che dice papa Francesco: l’incontro, il dialogo, la ricerca”. Disse in una intervista a Vatican News. La vera integrazione passa attraverso il dialogo e l’incontro, la reciproca conoscenza. “La mentalità dei Gesuiti è l’apertura: credenti, non credenti, mussulmani, cristiani, sarà un corso aperto a tutti” disse in una intervista rilasciata a Silvia Costantini su Più Culture “La conoscenza è la risposta alle paure e alle diffidenze che minano l’accoglienza soprattutto ora, in questo momento delicato. Bisogna agire e conoscere, non restare fermi a guardare”.
 
Don Orivaldo da Costa, sacerdote della diocesi di Parintins (Amazonas-Brasile), dal Brasile ci ha inviato questa preziosa testimonianza: “Conobbi il sig. Juan Valenzuele in occasione del Sinodo dell’ Amazzonia quando lui, come preparazione al Sinodo, lui organizzò un corso per i latinoamerocani e seppe che io sono proprio dell’Amazzonia. Perciò un giorno andò alla Università Gregoriana, dove io mi trovavo, e mi invitò a partecipare al seminario per parlare dei popoli indigeni dell’Amazzonia. Io ne parlai con la suora italiana Rosanna Marchetti, che ora vive a Manaus: lei avrebbe illustrato la Panamazzonia come regione, come missione, ed io avrei illustrato il mio lavoro con gli indigeni,  alcune preghiere  da me tradotte in lingua Sateré Mawé. Per il popolo Sateré questa è una cosa bella,  perché queste lingue prima che arrivassero i colonizzatori erano tantissime. Invece oggi, per esempio, la lingua sateré è parlata solo da 15.000 persone. Le lingue indigene sono molte, io conosco solo il sateré per il mio lavoro con gli indigeni. Quando ho saputo della morte del signor Juan ho detto qui una Messa a suffragio, e ad un mese dalla sua morte, ho celebrato per lui un’altra Messa. Mi unisco a voi nelle condoglianze, ma anche nella speranza della Resurrezione. La morte è un passaggio per la vita eterna, noi cristiani lo crediamo. Come Gesù nella Quaresima si consegna per amore di noi e resusciterà a tre giorni dalla morte, anche noi quando risorgeremo ci incontreremo nuovamente col signor Juan.”
 
“Papa Francesco e il Sinodo Panamazzonico. Le culture e le lingue dei popoli nativi dell’America Latina dall’età delle scoperte ai nostri giorni”, fu il titolo ufficiale dell’incontro inaugurale del Seminario 2019. Le lezioni furono tenute da docenti della Pontificia Università Gregoriana, della pontificia università della Santa Croce di Roma, dell’Università La Sapienza, di Roma Tre, dell’Università per stranieri di Siena, del Dowling College di New York  e del centro studi ecclesiastici spagnoli di Roma.
 
Ci incontrammo una delle ultime volte durante il suo Seminario, in una conferenza alla quale partecipò un brasiliano rappresentante del popolo indigeno dei Pataxò, dello stato di Bahia, lì nella Sala conferenze della Basilica Parrocchiale San Giovanni dei Fiorentini. In quella stessa Basilica, da lui tanto amata, ci siamo ritrovati e riconosciuti in tanti, domenica 4 febbraio 2023, e lì, insieme all'Ambasciatore del Perù
S.E. Eduardo Martinetti Macedo, abbiamo salutato per l’ultima volta il professor Juan Valenzuela Vergara. Nel suo toccante ricordo, il professor Riccardo Campa, ex Direttore del Centro Studi, Documentazione e Biblioteca dell’IILA, ha detto: “il prof. Juan Valenzuela Vergara era un uomo delle Ande che si era destinato al Mediterraneo”.
 
Nel marzo 2019, il prof. Juan Valenzuela rilasciò una intervista a Vatican News e, fra le cose, disse alla giornalista Laura de Luca: "C’è una frase molto comune fra tutte le popolazioni mesoamericane: dire sempre grazie a tutto. Come a dire: grazie alla divina Provvidenza che mi ha dato la vita, che un giorno dovrò restituire… Ciò dipende dal fatto che l’uomo andino, l’uomo preispanico in genere, è molto legato alla natura e alla madre terra, e anche per questa ragione sente forte la nostalgia del suo paese, quando se ne allontana". E  noi vogliamo dire grazie a lui che, in maniera sempre semplice, elegante e serena, ha dedicato la sua vita all’insegnamento, alla Ricerca e al Dialogo interculturale.





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TEXTO EM PORTUGUÊS   (Testo in italiano)

In portoghese e a seguire articolo in spagnolo

Juan Valenzuela Vergara: um homem dos Andes peruanos com destino ao Mediterrâneo.

por
Antonella Rita Roscilli

 
 
                                                             
                                                                                       Foto: A.R.R.
Há pessoas que nunca deveriam ir em bora. Nos deixou um grande homem que sempre espalhou a Paz, o Conhecimento e o Diálogo entre os povos: Juan Valenzuela Vergara, professor, sociólogo, jornalista. Ele o fez sempre com gentileza, respeito e humildade. Também para este ano planejava organizar o curso sobre as culturas e línguas dos povos nativos da América Latina, cursos livres e gratuitos.
 
Nós nos conhecemos há muitos anos na bela Biblioteca do IILA-Instituto Ítalo Latino Americano, ​​durante minhas pesquisas para minha tese universitária. Nessa Biblioteca, que era a terceira da Europa em material sobre a América Latina, graças a ele, encontrei preciosos documentos que me ajudaram muito. Ainda me lembro do cuidado que ele tinha no manuseio dos livros, uma delicadeza que tinha quase algo de sagrado. Desde então, temos nos encontrado várias vezes.
 
O professor Juan amava as bibliotecas, como um lugar não só de memória, mas de pesquisas e regeneração da História, para os encontros, e a educação para os jovens. Sempre nos concordávamos nesses nossos pilares e ainda me lembro quando ele veio me visitar no setor Rai Teche da Rai-Radiotelevisione Italiana, onde trabalhei por muitos anos, para visitar a bela Bibliomediateca em Viale Mazzini. Lembro-me do seu sorriso, do brilho dos seus olhos, no entanto que eu fazia de cicerone nas filas das estantes, mostrando as obras mais prestigiosas que tínhamos. Naquele dia estava muito feliz.
 
 
Agia sempre com muito respeito e competência. Sua ampla cultura o levou a disseminar conhecimento por toda parte. Desde 1993 e por muitos anos, Valenzuela colaborou com a Pontifícia Universidade Gregoriana de Roma em pesquisas na língua Quéchua, e como professor na Faculdade de História e Patrimônio Cultural da Igreja e Antropologia Cultural. Além disso, há muitos anos organizava ciclos de seminários “livres e gratuitos” que servissem de abertura ao conhecimento dos povos nativos, às raízes culturais da América Latina.
 
O professor Juan Valenzuela veio dos Andes peruanos, nasceu na região de Ancash. Em 1963 ganhou uma bolsa para Itália, em Roma, onde continuou  seus estudos de Filosofia. Na cidade de Lima embarcou junto com outros treze companheiros no navio italiano "Amerigo Vespucci". Já no navio foi se aproximando da cultura italiana: as primeiras palavras, a massa, o vinho italiano. Após 25 dias de viagem, desembarcou em Nápoles. Na Itália obteve dois diplomas universitários: um em Filosofia, outro em Sociologia. Adorava relembrar: “Tive a sorte de me formar em 1984 sob a orientação do professor Franco Ferrarotti, fundador da Faculdade de Sociologia da Itália”.
 
Continuou como pesquisador no Instituto de Sociologia e, depois, viajou pela Europa, de Edimburgo a Frankfurt, para completar seus estudos sobre a história e a antropologia cultural da América Latina". Mais tarde, se estabeleceu em Roma, onde por 25 anos foi responsável pela Biblioteca do IILA. O ensino e a pesquisa o absorveram muito. No entanto, perfeitamente integrado na realidade italiana, nunca esqueceu de suas origens e de sua cultura, baseada num forte sentido de comunidade: o “nós”, mais do que o “eu”. Foi um grande conhecedor da família linguística Quechua, falada na América Latina por cerca de 11 milhões de pessoas, no Equador, Peru, Bolívia, Colômbia, parte do Chile e Argentina.
 
Colaborou com o Pontifício Conselho para a Cultura que preparava um dicionário cultural-religioso para a América Latina. Ele coordenou a parte que dizia respeito ao Peru. “E estou editando uma publicação em italiano sobre os primeiros missionários que foram ao Peru e rezaram na língua quíchua” me disse uma vez. Além disso, o professor Valenzuela descobriu nos Arquivos Secretos do Vaticano uma bula papal escrita em quíchua e a traduziu.
 
Continuou sempre seu empenho cultural, com persistência e humildade, desenvolvendo iniciativas muito interessantes: há anos coordenava Cursos livres sobre as Culturas e Línguas dos povos originários da América Latina, e não só. Os Seminários eram abertos a várias temáticas. Em dois deles, em 2010 e em 2011, tive o prazer de ser convidada por ele, para realizar duas conferências: uma sobre a Memória italiana no Brasil após a Unificação da Itália e as tradições transferidas para a América Latina graças aos emigrantes, a outra sobre a sabedoria popular na obra de Zélia Gattai, filha de emigrantes italianos e esposa do escritor brasileiro Jorge Amado. De fato, como sociólogo que estuda dinâmicas de grupo, o professor Juan Valenzuela também se interessou muito pelos problemas associados à migração.
                                                       
                                                      Brochure del Corso 2019
E’ importante relembrar que o tema dos Cursos – edição 2019 foi a hospitalidade, com um convite à reflexão sobre valores culturais, antropológicos e religiosos. O Curso “Culturas e línguas dos povos originários da América Latina – Papa Francisco e o Sínodo Pan-Amazônico. As culturas e línguas da América Latina desde os descobrimentos até os dias atuais" começou em 21 de fevereiro de 2019, no Auditório da paróquia Basílica de San Giovanni dei Fiorentini em Roma, com o apoio da Iglesia nacional espanhola de Santiago e Monserrat e do Dicastério para o Desenvolvimento Humano Integral do Vaticano. Destacamos que a Pan-Amazônia é formada por 9 países: Brasil, Venezuela, Guiana Francesa, Guiana Inglesa, Suriname, Colômbia, Equador, Peru e Bolívia. A Amazônia peruana compreende uma área de 782.880,55 km2 a leste da cordilheira dos Andes. Depois do Brasil, o Peru é o segundo maior país da floresta amazônica.
 
“As palavras-chave são as mesmas do Papa Francisco: encontro, diálogo, pesquisa” disse durante uma entrevista ao Vatican News. A verdadeira integração passa pelo diálogo e pelo encontro, pelo conhecimento mútuo. “A mentalidade jesuíta é a abertura: crentes, não crentes, muçulmanos, cristãos, será um caminho aberto a todos", disse em entrevista concedida em 2018 a Silvia Costantini do jornal Più Culture. "O conhecimento é a resposta aos medos e desconfianças que minam a aceitação, especialmente agora, neste momento delicado. Precisamos agir e saber, não ficar parados e assistir”.
 
Padre Orivaldo d Costa, sacerdote da Diocese de Parintins, no estado do Amazonas, nos enviou este precioso depoimento do Brasil: “Conheci o Sr. Juan Valenzuela Vergara por ocasião do Sínodo da Amazônia quando, como preparação para o Sínodo, ele organizou um curso para latino-americanos e soube que eu sou precisamente da Amazônia. Então um dia ele foi à Universidade Gregoriana, onde eu estava, e me convidou para participar do seminário para falar sobre os povos indígenas da Amazônia. Falei sobre isso com a irmã italiana Rosanna Marchetti que hoje mora em Manaus: ela ilustraria a Pan-Amazônia como região, como missão, e eu ilustraria o meu trabalho com os indígenas, algumas orações que traduzi para a língua Sateré Mawé. Para os Sateré isso é uma coisa linda, porque antes da chegada dos colonizadores havia tantas línguas indigenas. Em vez disso, hoje em dia, por exemplo, a língua Sateré Mawé é falada por apenas 15.000 pessoas. Existem muitas línguas indígenas, eu só conheço o Sateré para o meu trabalho com os indígenas. Quando soube da morte do Sr. Juan, aqui celebrei uma Missa em memória, e, um mês depois de sua morte, celebrei outra Missa por ele. Uno-me a vocês nas condolências, mas também na esperança da Ressurreição. A morte é uma passagem para a vida eterna, nós cristãos acreditamos nisso. Assim como Jesus na Quaresma se entrega por amor a nós, e ressuscitará três dias depois de sua morte, também nós, quando ressuscitarmos, nos encontraremos novamente com o Sr. Juan”.
 
“Papa Francisco e o Sínodo Pan-Amazônico. As culturas e línguas dos povos originários da América Latina desde a época dos descobrimentos até os dias atuais”, foi o título oficial do encontro inaugural do Seminário 2019. As palestras foram ministradas por professores da Pontifícia Universidade Gregoriana, da Pontifícia Universidade da Santa Cruz de Roma, da Universidade La Sapienza, de Roma Tre, da Universidade para Estrangeiros de Siena, do Dowling College de Nova York e do Centro de estudos eclesiásticos espanhóis de Roma.
 
Nos encontramos uma das últimas vezes em uma conferência daquele ciclo de Cursos, em que participava um representante brasileiro do Povo indígena dos Pataxò, da Bahia, ali na sala de conferências da Basílica Paroquial de San Giovanni dei Fiorentini. Naquela mesma Basílica, que ele tanto amava, nós nos encontramos, junto ao Embaixador do Peru S.E. Eduardo Martinetti Macedo.  Foi alì, na Missa de enterro, no domingo, 4 de fevereiro de 2023, que nos despedimos, pela última vez, do professor Juan Valenzuela Vergara. Em seu comovente discurso, o professor Riccardo Campa, ex-Diretor do Centro de Estudos, Documentação e Biblioteca do IILA, ​​disse: “O prof. Juan Valenzuela Vergara era um homem dos Andes destinado ao Mediterrâneo.”
 
Em março de 2019, o prof. Juan Valenzuela entrevistado pelo Vatican News e, entre as coisas, disse para a jornalista Laura de Luca: "Existe uma frase muito comum entre todas as populações mesoamericanas: sempre agradeça a tudo. Como se dissesse: graças à Providência divina que me deu a vida, que um dia terei que devolver... Isso depende do fato de que o homem andino, o homem pré-hispânico em geral, está muito ligado à natureza e a mãe terra, e também por isso sente uma forte saudade do seu país quando o deixa". E aqui queremos agradecer o professor Juan Valenzuela Vergara, que, sempre com simplicidade, elegância e serenidade, dedicou sua vida inteira ao ensino, à pesquisa, à divulgação da cultura dos povos originários da América do Sul e ao Diálogo intercultural.

Traduzione in portoghese di A.R.R.

 ©SARAPEGBE.                                                          
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione

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Juan Valenzuela Vergara: un hombre de los Andes peruanos destinado al Mediterráneo
por
Antonella Rita Roscilli

Traducción del italiano al español de Guillerme Cumming Ortega

                                                 



Hay personas que nunca deberían irse. Nos ha dejado un gran hombre que siempre difundió la Paz, el Conocimiento y el Diálogo entre los pueblos: Juan Valenzuela Vergara, profesor, sociólogo, periodista. Siempre lo hizo con cortesía, respeto y humildad.  También este año tenía previsto organizar el Seminario sobre las culturas y lenguas de los pueblos originarios de América Latina con cursos gratuitos. Nos habíamos conocido muchos años atrás en la hermosa Biblioteca del IILA-Instituto Italiano Latinoamericano, durante mis investigaciones para mi tesis universitaria. En aquella Biblioteca, que era la tercera de Europa en material sobre América Latina, gracias a él encontré preciosos volúmenes que me ayudaron mucho. Aún recuerdo el cuidado que ponía en el manejo de los libros, una delicadeza que tenía algo de sagrado. A partir de entonces nos vimos puntualmente.

El profesor Juan amaba las Bibliotecas, como lugar no sólo de Memoria, sino de investigación y regeneración de la Historia, de educación para los jóvenes. Siempre nos habíamos encontrado en estos pilares y aún recuerdo cuando vino a visitarme a la Teche Rai, donde trabajé durante muchos años, para visitar la hermosa Biblioteca de la Rai-Radiotelevisione Italiana en Viale Mazzini. Recuerdo su sonrisa, la luz de sus ojos cuando le hacía de "cicerone" por los sectores y estanterías, mostrándole las obras más preciosas que teníamos.

Siempre actuaba con mucho respeto y competencia. Su amplia cultura le llevaba a difundir conocimientos desde todos los ángulos. Desde 1993 y durante muchos años, Valenzuela colaboró con la Pontificia Universidad Gregoriana en la investigación de la lengua quechua y como profesor de la Facultad de Historia y Patrimonio Cultural de la Iglesia y de Antropología Cultural. Además, organizó durante muchos años ciclos de seminarios para abrir el conocimiento de los pueblos originarios y las raíces culturales de América Latina.

El profesor Juan Valenzuela procedía de los Andes peruanos, nació en la región de Ancash. En 1963 ganó una beca a Italia, a Roma, donde pudo continuar sus estudios de Filosofía. Se embarcó en Lima con otros trece becarios en el buque italiano "Amerigo Vespucci". Ya en el barco se familiarizó con la cultura italiana: primeras palabras, pasta, vino italiano. Tras 25 días de viaje desembarcó en Nápoles. En Italia obtuvo dos licenciaturas: una en Filosofía y otra en Sociología. Le encantaba recordar: "Tuve la suerte de licenciarme en 1984 bajo la dirección del profesor Franco Ferrarotti, fundador de la facultad de Sociología en Italia”.
Continuó como investigador en el Instituto de Sociología, y después en varias ciudades europeas para especializarse en historia latinoamericana y antropología cultural. Más tarde se instaló en Roma, donde fue responsable de la Bibliografía del IILA durante 25 años. La enseñanza y la investigación le absorbieron enormemente. Sin embargo, perfectamente integrado en la realidad italiana, nunca olvidó sus orígenes y su cultura, basada en un fuerte sentido de comunidad: el "nosotros" en lugar del "yo".

Fue un gran conocedor de la familia de lenguas quechuas, habladas en América Latina por unos 11 millones de personas, en Ecuador, Perú, Bolivia, Colombia, parte de Chile y Argentina. Colaboró con el Pontificio Consejo de la Cultura, que preparaba un diccionario cultural-religioso para América Latina. Coordinó la parte relativa a Perú. “Y estoy editando una publicación en italiano sobre los primeros misioneros que fueron a Perú y rezaban en quechua", me dijo una vez. Además, Valenzuela descubrió en el Archivo Secreto del Vaticano una bula papal escrita en quechua y la tradujo.

Siguió adelante, con perseverancia y humildad, desarrollando siempre iniciativas muy interesantes: durante años coordinó cursos gratuitos sobre las culturas y lenguas de los pueblos originarios de América Latina y más allá. Los Seminarios estaban abiertos a diferentes temas, en dos de los cuales, en 2010 y 2011, tuve el placer de ser invitada a pronunciar dos conferencias: una sobre la Memoria en Brasil y las tradiciones italianas transferidas a América Latina gracias a los emigrantes después de la Unificación de Italia; la otra sobre la sabiduría popular en la obra de Zélia Gattai, hija de emigrantes italianos y esposa de Jorge Amado. Como sociólogo estudioso de las dinámicas de grupo, el profesor Juan Valenzuela también se interesó mucho por las cuestiones migratorias.

El tema de la edición 2019 del curso fue la acogida, con una invitación a reflexionar sobre los valores culturales, antropológicos y religiosos. El curso "Culturas y lenguas de los pueblos originarios de América Latina - El Papa Francisco y el Sínodo Panamazónico. Las culturas y lenguas de América Latina desde los descubrimientos hasta nuestros días" comenzó el 21 de febrero de 2019 en la parroquia Basílica de San Giovanni dei Fiorentini de Roma, con el apoyo de la Iglesia nacional española de Santiago y Monserrat y el Dicasterio para el Desarrollo Humano Integral del Vaticano. Recordemos que Panamazzonia está formada por 9 países: Brasil, Venezuela, Guayana Francesa, Guayana Británica, Surinam, Colombia, Ecuador, Perú y Bolivia. La Amazonia peruana abarca una superficie de 782.880,55 km2 al este de la cordillera de los Andes. Después de Brasil, Perú es el segundo país en extensión de la selva amazónica.

'Las palabras clave son las mismas que dice el Papa Francisco: encuentro, diálogo, investigación'. dijo en una entrevista con Vatican News. 'La verdadera integración pasa por el diálogo y el encuentro, el conocimiento mutuo. "La mentalidad de los jesuitas es la apertura: creyentes, no creyentes, musulmanes, cristianos, será un curso abierto a todos", dijo en una entrevista con Silvia Costantini en Più Culture. "El conocimiento es la respuesta a los temores y la desconfianza que socavan la recepción especialmente ahora, en este momento delicado. Debemos actuar y conocer, no quedarnos mirando".

El P. Orivaldo da Costa, sacerdote de la diócesis de Parintins (Amazonas-Brasil), desde Brasil, nos envía este precioso testimonio: "Conocí al Sr. Juan Valenzuela con ocasión del Sínodo de la Amazonia, cuando organizó un curso para latinoamericanos como preparación al Sínodo, y él sabía que yo era de la Amazonia. Así que un día fue a la Universidad Gregoriana, donde yo estaba, y me invitó a asistir al seminario para hablar de los pueblos indígenas de la Amazonia. Lo hablé con la monja italiana Rosanna Marchetti, que ahora vive en Manaos: ella iba a ilustrar Panamazzonia como región, como misión, y yo iba a ilustrar mi trabajo con los indígenas, unas oraciones que había traducido a la lengua sateré mawé. Para el pueblo sateré esto es algo hermoso, porque había muchas lenguas antes de que llegaran los colonizadores. Hoy, por ejemplo, la lengua sateré sólo la hablan 15.000 personas. Hay muchas lenguas indígenas, yo sólo conozco el sateré por mi trabajo con los indígenas. Cuando me enteré de la muerte del Sr. Juan, dije aquí una misa de sufragio, y un mes después de su muerte, celebré otra misa por él. Me uno a vosotros en el pésame, pero también en la esperanza de la Resurrección. La muerte es un paso a la vida eterna, creemos los cristianos. Igual que Jesús en Cuaresma se entrega por amor a nosotros y resucita tres días después de muerto, también nosotros cuando resucitemos nos reencontraremos con don Juan."

"El Papa Francisco y el Sínodo Panamazónico. Las culturas y lenguas de los pueblos originarios de América Latina desde la época de los descubrimientos hasta nuestros días", fue el título oficial de la reunión inaugural del Seminario 2019. Las conferencias corrieron a cargo de profesores de la Pontificia Universidad Gregoriana, la Pontificia Universidad de la Santa Cruz de Roma, la Universidad La Sapienza, la Universidad Roma Tre, la Universidad para Extranjeros de Siena, el Dowling College de Nueva York y el Centro de Estudios Eclesiásticos Españoles de Roma.

Nos encontramos una de las últimas veces durante su seminario, en una conferencia a la que asistió un representante brasileño del pueblo indígena del Pataxò, del estado de Bahía, allí en la sala de conferencias de la Basílica Parroquial de San Giovanni dei Fiorentini. En esa misma Basílica, tan querida por él, muchos nos encontramos y reconocimos, el domingo 4 de febrero de 2023, y allí, junto con el Embajador del Perú S.E. Eduardo Martinetti Macedo, saludamos por última vez al Profesor Juan Valenzuela Vergara. En su emotivo recuerdo, el Profesor Riccardo Campa, ex Director del Centro de Estudios, Documentación y Biblioteca del IILA, dijo: "El Profesor Juan Valenzuela Vergara era un hombre de los Andes que se había destinado al Mediterráneo".

En marzo de 2019, el profesor Juan Valenzuela concedió una entrevista a Vatican News y, entre otras cosas, dijo a la periodista Laura de Luca: "Hay una frase muy común entre todas las poblaciones mesoamericanas: decir siempre gracias a todo. Como diciendo: gracias a la divina Providencia que me ha dado la vida, que un día tendré que devolver... Esto es porque el hombre andino, el hombre prehispánico en general, está muy apegado a la naturaleza y a la madre tierra, y también por eso siente una fuerte nostalgia de su país cuando lo deja"'. Y queremos darle las gracias a él que, de forma siempre sencilla, elegante y serena, dedicó su vida a la enseñanza, la investigación y el diálogo intercultural.