All'Academia de Letras da Bahia per destino e merito: il Discorso di Myriam Fraga
Myriam Fraga
TESTO IN ITALIANO   (Texto em português)

L'Academia de Letras da Bahia, la nostra cara Accademia, casa sostenuta dalla presidenza sicura e amorevole del prof. Claudio Veiga, come punto di convergenza delle Lettere e della cultura della nostra terra, vive stasera un momento unico nella sua storia .
 
Organismo estremamente attivo nel suo desiderio di miglioramento, impresa culturale, fabbrica di idee, l'Accademia è anche una comunità in cui coesistono diverse tendenze, concetti diversi, temperamenti spesso apparentemente inconciliabili. Contraddizioni e divergenze  che però non ostacolano il buon funzionamento della Casa, ove accademici e impiegati si sforzano di contribuire al massimo per il pieno sviluppo, la visibilità e la permanenza dell'istituzione.
 
Come in ogni grande famiglia, anche qui la convivenza non è sempre tranquilla. Ci sono momenti di controversie, incomprensioni; momenti di gioia durante le commemorazionii, momenti di tristezza quando la perdita di cari colleghi ci ricorda che la vantata immortalità accademica, non è altro, dopo tutto, che una bella illusione.
 
Di tutte le cerimonie realizzate in questa sede, la celebrazione dell'elezione ufficiale di un nuovo collega é senza dubbio la più emozionante, rivestita di luce e solennità, scandita dai rituali accademici, affermazione di continuità nella preservazione di coloro che sono morti, attraverso il culto alla memoria dei loro ideali.
 
Questo, ripeto, è un momento unico nella storia della nostra Accademia. Vorrei anche dire che è un momento straordinario perché per la prima volta negli annali di questa casa, una candidata, indicata ed eletta con voto unanime, arriva ad occupare il seggio del compagno scomparso, come se il destino sancisse l'unione, ad imortalitatem.
 
Qui si configura il riconoscimento di una eredità per ciò che questa parola contiene di più espressivo, di più significativo. Ereditare significa ricevere beni altrui, significa anche diventare guardiano del patrimonio accumulato. Così Zélia Gattai, nel prendere possesso del seggio n. 21, in un certo senso conferma un patrimonio che già le apparteneva, diventando l'erede e custode della più grande delle fortune, il ricordo di Jorge Amado, il tesoro dei suoi ricordi, la sua parola, il soffio creatore della sua prodigiosa fantasia. Questa vicinanza, questo intermediazione tra continuità e rottura, questa assenza nella presenza ci lascia un'amarezza nel cuore, un'ombra soave, un' allegria triste, come direbbe il poeta.
 
L'eredità di questo patrimonio, però, non è avvenuta solo attraverso la via della donazione, della concessione, del beneficio: più che un diritto, è stata una conquista. Un'acclamazione non solo dei suoi colleghi, elettori di questa casa, i quali all'unanimità, hano votato per lei, ma anche della comunità che ha incoraggiato e applaudito la scelta del nome di Zélia Gattai per i suoi meriti, e non solo in questa Accademia, ma anche nella Academia de Letras de Ilhéus e nella Academia Brasileira de Letras, casa madre di tutte le altre, ove, a partire dal prossimo 18, ancora uma volta si ripeterà il cerimoniale accademico, con onore e giustizia. 
 
Ho notato un'altra particolarità in questa serata singolare, durante la quale, per la prima volta, una donna  rende il saluto di prassi nei rituali della casa, a una collega appena eletta, ricordando con orgoglio e una punta di ironia, le lotte intraprese dalle pioniere della causa femminista. Meno di un secolo fa, esse lottavano per i privilegi più elementari e semplici: votare ed essere votata, per esempio. Noto che proprio qui, la scrittrice Edith Mendes da Gama e Abreu, ammiratrice e amica della famosa leader femminista Berta Lutz, per candidarsi a un seggio nella nostra Accademia,dovette impiegare tutte le sue forze per superare il pregiudizio e l'arroganza di alcuni accademici che insistevano a voler vedere le conquiste femminili come una seria minaccia all'equilibrio del mondo.
 
Nella battaglia delle donne per il diritto di occupare questo spazio, che fino a quel momento era vietato, l'Accademia sprangò quasi le porte. Fortunatamente, prevalse il buon  senso, e oggi possiamo essere orgogliosi della presenza di donne che sono qui per la loro brillante intelligenza, i frutti del loro lavoro, per l'affermazione della femminilità nella indipendenza, collaboratrici sensibili che nobilitano la nostra istituzione. Voglio ricordare Hildegardes Viana, i cui studi sul folklore portarono il nome di Bahia al di là dei confini nazionali; Anna Amelia Vieira Nascimento, autrice consacrata da importanti studi sulla storia di Bahia, devota direttrice dell'Arquivo Publico da Bahia che, sotto la sua gestione competente, si sta modernizzandoi e attrezzando per servire meglio la comunità; Consuelo Novaes Sampaio, illustre storica, studiosa della politica della nostra terra, con lavori pubblicati a livello nazionale; Consuelo Pondé de Sena, dinamica presidente dell' Instituto Geográfico e Histórico da Bahia che, sotto la sua guida, ha raggiunto una notevole fioritura. E' inoltre, una storica e una cronista, con lavori pubblicati in diverse aree.
 
A queste pioniere ora si unisce Zélia Gattai. Anche il suo bagaglio è voluminoso: otto libri di memorie, uno di fotografie, un romanzo, tre libri per bambini. Per non parlare della infinità di testi, interviste, presentazioni, testimonianze che ha raccolto nel corso della sua esistenza. Premiata con diverse onorificienze non solo in Brasile, ma anche in Francia e Portogallo, con libri tradotti in varie lingue, adattati per il teatro e la televisione. E se non ha avuto cariche pubbliche, né attività amministrative, non è stato certo per mancanza di competenza o di opportunità. Quando l' allora presidente José Sarney l'ha invitata alla carica di ministro della Cultura, Zelia, anche se tentata dalla sfida, ha rifiutato con fermezza. Preferiva dedicarsi completamente alla vita familiare e alla continuità della sua opera letteraria. Oltretutto la vita assieme a Jorge Amado era più ricca e più gratificante di qualsiasi ministero.
 
Nel 1979, all'età di 63 anni, quando entrò nel complesso mondo delle lettere, non lo fece  con le esitazioni di neofita, ma affermando la sua presenza con un testo chiaro e maturo, pieno di espressione e di significato. Contrariamente a ciò che sembrava in quel tempo, la stella non fu il risultato di una rivelazione, un improvviso scoppio di un talento represso, ma la fine di una lunga gestazione, di un apprendimento di anni, della conquista di um mestiere acquisito com l'esperienza, l'osservazione, la piena padronanza di un linguaggio, del suo linguaggio; unico, gustoso, nella semplicità con cui andò a ricercare, nel fondo delle acque della memoria, non solo una storia di vita, ma una storia di esperienze arricchenti, un quadro in cui si incrociavano momenti di intimità ed eventi che hanno cambiato il volto del mondo.
 
Il successo di "Anarchici, grazie a Dio", la cui prima edizione si esaurì velocemente, la incoraggiò a proseguire nella carriera letteraria, e così sorsero successivamente: Um chapéu para viagem, che inaugura la serie di racconti sulla sua vita con Jorge Amado, Senhora dona do baile; Reportagem incompleta; Jardim de Inverno; Pipistrelo das mil cores; O segredo da rua 18; Chão de meninos; Crônica de uma namorada; A casa do Rio Vermelho; Cittá di Roma; Jonas e a sereia; Códigos de família. Questo in un periodo di ventidue anni! Il prossimo lancio, previsto per la fine di questo mese, sarà quello del libro Jorge Amado: un baiano, romântico e sensual, un racconto d'amore, scritto in collaborazione con i figli Paloma e João Jorge.
 
Credo che nella vita niente accada per caso, le sfortune e i fallimenti. L'esistenza umana è una mappa dai confini non molto definiti in cui tocca a noi tracciare i nostri cammini, i nostri limiti, sempre cercando di aggirare gli incidenti di percorso. Alcuni riescono a sfruttare ciò che viene loro offerto, altri si lasciano scappare le preziose occasioni di poter lasciare segni del loro passaggio.
 
Zélia ha saputo sfruttare al massimo la sua moira, come direbbero i greci, il suo odu, come ci insegnano gli iorubas. Più che una scrittrice straordinaria, alla quale oggi rendiamo omaggio, una donna straordinaria che ha saputo fare della sua esistenza un permanente equilibrio, partecipando di forma intensa alla vita di Jorge Amado - amante, amica, segretaria, compagna -  condividendo con lui tutti i momenti,  pur rimanendo sempre la stessa, integra e vera nella sua individualità.
 
Da suo padre, Ernesto Gattai, ereditò il gusto per la politica, lo spirito avventuroso. Dalla madre, donna Angelina, personaggio di spicco nelle sue memorie, il senso pratico della vita, l'amore per il lavoro e l'abitudine di raccontare storie.
 
La sua innata curiosità e il suo spirito inquieto presto la indirizzarono alla convivialità dei libri. Alunna esemplare, tuttavia, non le fu permesso di seguire il normale processo di una vita scolastica, come era suo desiderio. Vittime di una tradizione culturale che previlegiava gli uomini, relegando le donne al mondo chiuso delle virtù domestiche, alle ragazze della famiglia Gattai fu negato il diritto di proseguire gli studi, una pratica comune nelle famiglie in quel principio di secolo, lasciando ai figli maschi il privilegio del sapere. Non è che alle donne fossero vietati gli studi, ma si riteneva semplicemente che non fossero necessari.
 
Nelle famiglie di classe media e di limitate risorse finanziarie, i ragazzi potevano studiare nelle scuole pubbliche, territorio considerato non conveniente per le ragazzine di buona famiglia. Siccome le scuole private, oltre che poche erano costose, le ragazze erano condannate agli aghi, al dietro le quinte e alle ricette, e si preparavano al matrimononio nella speranza di trovare um buon partito che sostituisse il padre e servisse loro da guida e e responsabile per la famiglia.
 
Zélia seppe compensare la mancanza di istruzione formale, procurandosi presto dei libri, giornali e riviste letterarie; frequentava librerie, mostre d'arte, conferenze, teatro e laboratori di pittura. Convivendo con rinomati artisti e intellettuali del tempo come Oswald e Mario de Andrade, Lazar Segall, Tarsila do Amaral e altri maestri del Modernismo, migliorava la sua sensibilità, apriva il cuore e la mente a ciò che di migliore all'epoca si faceva in termini di arte e letteratura. 
 
Nella casa ospitale di Aparecida e Paulo Mendes de Almeida, dove conobbe Rubem Braga, Zora Seljan e Vinicius de Moraes, si riunivano artisti e intellettuali in serate che raggiungevano l'alba tra spettacoli musicali e vivaci discussioni sulla politica, la cultura e le questioni del momento. Lì inizio le sue università..
Il suo primo incontro con Jorge Amado, però, ebbe luogo solo nel 1945, durante il Primo Congresso Brasiliano degli Scrittori, tenutosi a San Paolo. Già ne era lettrice e ammiratrice, precisamente dal 1933, quando aveva ricevuto dalle mani di Oreste Ristori, il leggendario leader anarchico e amico di famiglia, un volume di "Cacao", pubblicato di recente. Ammirava lo scrittore, il politico, l'attivista senza paura
nell' affrontare le forze dell'Estado Novo, ma i due vennero presentati personalmente solo in quella occasione. Quell' incontro sigillò il destino di entrambi. Da quel momento niente o nessuno avrebbe mai potuto separarli.
 
In "Un cappello da viaggio" Zélia rivive con emozione i primi momenti di questo amore, cullati dai versi di Caymmi, con la connivenza fraterna di Delia e Pablo Neruda che furono testimoni di un momento magico nell'alba paulista, quando una pioggia di garofani rossi, ancora coperti di rugiada, sigillò un impegno serio. Più bella dichiarazione d'amore sarebbe stata impossibile. In questo libro, secondo la bibliografia dell'autrice, apprenderemo quanto si trasformò la sua vita dal momento in cui decise di vivere con Jorge Amado, di fronte alla maldicenza e ai pregiudizi dell'epoca. 
 
Sullo sfondo vi sono i tempi burrascosi della fine dell' Estado Novo e la posizione del governo brasiliano per quanto riguarda la guerra che si diffondeva in tutto il mondo e veniva a bussare alle nostre porte, o meglio, alle nostre spiagge, con l'affondamento di navi brasiliane e la successiva dichiarazione di guerra al nazifascismo, "Um chapéu para viagem"  è soprattutto la storia dell'incontro di due personalità distinte e ugualmente potenti: la narratrice e uno dei suoi personaggi preferiti, Dona Lalú, la suocera, un vero personaggio di cui si potrebbe dire che se non esistesse si dovrebbe inventare. Neppure  Jorge Amado, nel creare le sue indimenticabili eroine, è riuscito a superarla. Dona Lalú è la grande figura che attraversa le pagine del libro, rubando la scena perfino a suo figlio, che viene qui biografato.
 
La narrazione è inserita tra due viaggi decisivi: il primo, quando Zélia lascia San Paolo per incontrare Jorge Amado a Rio de Janeiro, e il secondo, che chiude il libro, quando parte dal Brasile per l'Europa, in compagnia di João Jorge, il loro figlioletto di soli cinque mesi, per incontrare il suo compagno, obbligato ad esiliarsi a causa di contingenze politiche.
 
Da quel momento si aprono per lei le porte del mondo. Non solo del mondo geograficamente conosciuto, ma di un altro universo, incommensurabile,, senza misura  nelle sue infinite possibilità. Il mondo cosmopolita e sconvolto del dopoguerra in Europa, i caffè chic della Rive Gauche, dove parlavano solennemente Sartre, Simone de Beauvoir, Aragona, Paul Eluard e altri mostri sacri della letteratura mondiale; il mondo intoccabile delle grandi scoperte intellettuali, la conoscenza di altri popoli, altre culture, altri modi di pensare, nuove utopie.
 
"Senhora dona do baile", terzo libro di Zélia Gattai, scritto nel 1984, è il racconto prezioso di questa esperienza, questa meravigliosa avventura in cui lei, come una nuova Alice, entrò nel Paese delle Meraviglie, per conoscere nuove terre e nuove persone, per convivere con l'essenza del pensiero e delle arti dell' Europa di allora, veramente padrona del ballo fino a quando, all'improvviso tolsero le basi dei giovani esiliati che videro revocati i loro visti di permanenza in Francia e dovettero esiliarsi ancora uma volta. Si rifugiarono in Cecoslovacchia, come ospiti dell'Unione degli Scrittori Cechi, nel castello di Dobris.
 
In "Chão de meninos" li troviamo di ritorno a Rio de Janeiro, dove rimangono fino ai primi anni '60, quando decidono di venire a vivere stabilmente a Bahia. La via Alagoinhas, 33, il nuovo indirizzo nel quartiere di Rio Vermelho, diviene una sorta di Mecca letteraria, punto obbligatorio di passaggio e visita di artisti e scrittori. Dalla sua esperienza di Bahia e altre avventure ed eventi, nei quasi quaranta anni che abitarono a quell'indirizzo, nascerà il suo sesto libro di memorie non a caso intitolato "A Casa do Rio Vermelho".
 
L'anno successivo, ritorna con "Città di Roma", che riprende i temi della sua infanzia, ampliando e integrando l'universo già coperto di anarchici, ma questa volta dà più enfasi agli episodi di famiglia.
"Codici di famiglia", l'ultima delle sue memorie, è in realtà una curiosa raccolta di frasi e piccoli aneddoti che l'autrice presenta con grazia e ci fa conoscere le formule, parole e frasi, molte apparentemente non collegate, i cosiddette codici, e i suoi protagonisti, che fanno parte di un repertorio di famiglia, pretesto per la creazione di nuovi eventi e tante storie.

Vorrei anche qui registrare l'eccellenza della fotografa che ha saputo catturare con grande sensibilità, i momenti vissuti, in istantanee che ci permettono di ricostruire, attraverso l'immagine, il percorso di Jorge Amado, componendo una fotobiografia spettacolare che è stata pubblicata in forma di libro dal suggestivo titolo di "Reportagem incompleta". 
 
Anche nel regno della narrativa Zélia Gattai si avventurò con la pubblicazione di un romanzo e di tre libri di racconti per bambini, già prima citati. Ma non mi sono proposta di fare in questo momento il riassunto e tanto meno l'analisi dell'opera di colei che arriva qui con tale alto privilegio. Ho solo cercato di decifrare alcune delle linee di storia di una vita così piena di avventure, così ricca di eventi, basandomi sulle pagine con cui va costruendo, da anni, non solo un resoconto della sua storia personale, ma anche della vita, della carriera e persino dei processi di creazione di uno dei più importanti scrittori brasiliani. Testimone consapevole e attenta dei cambiamenti profondi e sorprendenti che l' hanno reso, forse, nel XX secolo uno tra i più straordinari scrittori già sperimentati dal nostro pianeta, Zélia registra tutto e racconta tutto con la semplicità che nasce da parole giuste. Ciò fa sì che i suoi racconti rimangano registrati per sempre nella memoria dei suoi lettori.
 
Ci sono molte pagine di una storia che si svolge in oltre cinquanta anni, un percorso che copre la metà del mondo - Europa, Francia e Bahia - e il nostro tempo stasera è corto per le celebrazioni, gli abbracci, il convivio amorevole di amici che sono qui per celebrare questo momento così felice per i frequentatori di questa casa.
 
Quindi, Signori Accademici, Signore, Signori, Cara Amica Zélia, ora mia collega, sempre mia Maestra, arrivo alla fine del mio intervento e, con lo stesso affetto con cui sono stata sempre ricevuta nel salotto della casa do Rio Vermelho, nell' appartamento di Rodolfo Dantas, a Copacabana, nella graziosa mansarda, nel Marais, il quartiere più affascinante di Parigi, dalle cui finestre si possono ammirare da una parte le torri di Notre Dame, dall'altra, la cupola della chiesa di St. Paul,  qui, io ti saluto:
 
Sii benvenuta, la casa è tua, per destino e merito.

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Discorso pronunciato da Myriam Fraga nella Academia de Letras da Bahia nel 2002 durante la Cerimonia in cui Zélia Gattai prendeva possesso del seggio n. 21.

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Myriam Fraga. Uno dei grandi nomi della poesia brasiliana contemporanea. Biografa, scrittrice, giornalista, ha partecipato per tanti anni alla vita culturale dello stato di Bahia impegnandosi sempre in prima persona. Direttrice della Fundação Casa de Jorge Amado dal 1986, anno della sua nascita, chiamata a dirigere l’istituzione direttamente da Jorge Amado, l'ha amorevolmente diretta fino a febbraio 2016, quando ci ha lasciato. E' stata una delle poche donne a partecipare negli anni ’50 alla Geração Mapa, un movimento di avanguardia che sperimentava nuove forme espressive e condivide l’amicizia con grandi personaggi come Vinicius de Morães, Glauber Rocha e Calasans Neto. Più di venti pubblicazioni, tra cui molti libri di poesia tra cui ricordiamo: Marinhas, (ed. Macunaíma), Sesmaria (ed. Macunaima, 1969) che ottiene il Premio Arthur Salles. Femina (ed. Casa de Palavras 1996) che le ha valso il Premio COPENE di Cultura e Arte. E’ membro dell'Academia de  Letras da Bahia. Ha dato vita a progetti pionieristici nella Fundação Cultural do Estado da Bahia, come il Centro di Studi di Letteratura Luiz Gama, oggi Dipartimento di Letteratura. La passione per la poesia le ha valso diversi riconoscimenti tra i quali il Premio Casimiro de Abreu e la Medaglia Castro Alves. Ricordiamo poi le sue biografie come Leonídia, a musa infeliz do poeta Castro Alves  (ed .Casa de Palavras/Copene, 2002), dedicato a Leonidia, musa ispiratrice del poeta Castro Alves. Notevole poi la biografia “ Luiz Gama" (Ed. Callis, A luta de cada um, 2005) dedicato a Luiz Gama.Il suo ultimo libro pubblicato fu Rainha Vashti, (ed. Roda, 2015).  


 

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TEXTO EM PORTUGUÊS   (Testo in italiano)

Academia de Letras da Bahia recebe oficialmente Zélia Gattai: Discurso
por
Myriam Fraga

 

                                                               
 
A Academia de Letras da Bahia, a nossa querida Academia, casa que vem se afirmando sob o comando seguro e afetuoso de Cláudio Veiga, como ponto de convergência das letras e da cultura de nossa terra, vive esta noite um momento singular em sua trajetória.
 
Organismo extremamente ativo em sua permanente ânsia de aperfeiçoamento, empresa cultural, fábrica de ideias, a Academia é também uma comunidade onde coexistem várias tendências, diferentes conceitos, temperamentos muitas vezes aparentemente inconciliáveis. Contradições e divergências que não impedem o bom funcionamento da Casa, acadêmicos e funcionários esforçando-se para contribuir, da melhor maneira possível, para o pleno desenvolvimento, o brilho e a permanência da instituição.
 
 
Como em toda grande família, a convivência aqui também nem sempre é remansosa, há momentos de tensão, disputas, arrufos e desentendimentos; momentos de alegria na comemoração de efemérides, momentos de tristeza quando a perda de confrades queridos nos faz lembrar que a propalada imortalidade acadêmica não passa, afinal, de uma bela ilusão.
 
De todas as cerimônias realizadas nesta casa, a celebração de posse de um novo confrade é, sem dúvida, a mais empolgante, revestida de brilho e solenidade, pontuada pela liturgia dos rituais acadêmicos, afirmação de continuidade na preservação dos que se foram, pelo culto à memória de seus ideais.
 
Este, repito, é um momento singular na história da nossa Academia. Diria mesmo um momento espantoso pois, pela primeira vez nos anais desta casa, uma candidata, indicada e eleita pela unanimidade de seus pares, passa a ocupar a vaga do companheiro desaparecido, como se o destino quisesse perpetuar-lhes a união, ad immortalitatem
 
Aqui configura-se o reconhecimento de uma herança no que esta palavra carrega de mais expressivo, de mais poderosamente significativo. Herdar significa receber bens de outrem, significa também tornar-se guardião do patrimônio acumulado. Assim, Zélia Gattai, ao tomar posse na cadeira 21, de certo modo confirma um patrimônio que já lhe pertencia, tornando-se herdeira e guardiã da maior das fortunas, a memória de Jorge Amado, o tesouro de suas reminiscências, sua palavra, o sopro criador de sua imaginação prodigiosa.
 
Essa proximidade, essa intermediação entre a continuidade e a ruptura, essa ausência na presença é que nos deixa um travo no coração, uma sombra suavíssima, uma alegria triste, como diria o poeta.
 
A herança desse patrimônio, no entanto, não se fez apenas pelos caminhos da doação, da outorga, do benefício: mais que um direito, foi uma conquista e uma aclamação. Não só de seus pares, eleitores dessa casa, que, à unanimidade, sufragaram seu nome, mas, igualmente, da comunidade que incentivou e aplaudiu a escolha do nome de Zélia Gattai pelos próprios méritos da postulante, não apenas nesta Academia, mas igualmente na Academia de Letras de Ilhéus e na Academia Brasileira de Letras, casa mãe de todos as demais, onde, a partir do próximo dia 18, com todas as honras e com toda justiça, mais uma vez estará se repetindo o cerimonial acadêmico.
 
Assinalo mais uma particularidade nesta noite singular, em que, também pela primeira vez, uma mulher faz a saudação de praxe, nos rituais da casa, a uma confreira recém-empossada, recordando, com orgulho e uma ponta de ironia, as lutas empreendidas pelas pioneiras da causa feminista que, a menos de um século, se batiam pelos mais elementares e simples privilégios, votar e ser votada, por exemplo, assinalando que, aqui mesmo, ao candidatar-se a uma vaga em nossa Academia, a escritora Edith Mendes da Gama e Abreu, admiradora e amiga da famosa líder feminista Berta Lutz, teve de empenhar todas as suas forças para vencer o preconceito e a arrogância de certos acadêmicos que teimavam em ver as conquistas femininas como uma séria ameaça ao equilíbrio do mundo.
 
Na batalha das mulheres pelo direito de ocuparem este espaço, que até então lhes era vedado, quase que a Academia fecha suas portas. Felizmente, prevaleceu o bom senso, e hoje podemos nos orgulhar da presença de mulheres que aqui estão pelo brilho de sua inteligência, pelos frutos de seu trabalho, pela afirmação da feminilidade na independência, colaboradoras sensíveis que enobrecem nossa instituição: Hildegardes Viana, cujos estudos do folclore levaram o nome da Bahia além de suas fronteiras; Anna Amélia Vieira Nascimento, autora consagrada de importantes estudos sobre a história baiana, dedicada diretora do Arquivo Público da Bahia que, sob sua competente gestão, vem se modernizando e aparelhando para melhor atender à comunidade; Consuelo Novaes Sampaio, historiadora ilustre, estudiosa da política de nossa terra, com trabalhos publicados em âmbito nacional; Consuelo Pondé de Sena, dinâmica presidente do Instituto Geográfico e Histórico da Bahia, que, sob seu comando, vem alcançando um notável florescimento, historiadora, cronista, com trabalhos publicados em diversas áreas de sua atuação.
 
A essas pioneiras vem juntar-se agora Zélia Gattai. Também a sua bagagem é volumosa: oito livros de memórias, um de fotografias, um romance, três de histórias infanto-juvenis. Sem contar a infinidade de textos, entrevistas, apresentações, depoimentos que vem colecionando ao longo de sua produtiva existência. Agraciada com dignidades diversas não só no Brasil mas também na França e em Portugal, com livros traduzidos em vários idiomas, adaptados para teatro e televisão. E se não ocupou cargos públicos, nem teve sua atuação provada em atividades administrativas, não foi por falta de competência ou de oportunidades. Quando o então presidente José Sarney convidou-a para ocupar o cargo de ministro da Cultura, Zélia, embora tentada pelo desafio, declinou com firmeza. Preferiu dedicar-se inteiramente à vida familiar e à continuidade de seu trabalho literário. Além do mais a vida a dois, com Jorge Amado, era mais rica e compensadora do que qualquer ministério.
 
Em 1979, aos 63 anos de idade, ao ingressar no complexo mundo das letras, não o fez com as hesitações de neófita, mas afirmando a sua presença com um texto límpido, maduro, carregado de expressão e significado. Ao contrário do que pareceu a alguns àquela época, a estréia não foi fruto de uma revelação, uma súbita explosão de talento reprimido, mas o término de uma longa gestação, de um aprendizado de anos, da conquista de um ofício adquirido da vivência, da observação, do domínio pleno de uma linguagem, da sua linguagem: única, saborosa, na simplicidade com que foi buscar, no fundo das águas da memória, não só uma história de vida mas um relato de experiências enriquecedoras, uma teia onde se cruzam momentos da intimidade e acontecimentos que mudaram a face do mundo.
 
O sucesso de Anarquistas, graças a Deus, cuja primeira edição esgotou-se rapidamente, animou-a a prosseguir na carreira literária, e assim foram surgindo sucessivamente: Um chapéu para viagem, que inaugura a série de relatos sobre sua vida com Jorge Amado, Senhora dona do baile; Reportagem incompleta; Jardim de Inverno; Pipistrelo das mil cores; O segredo da rua 18; Chão de meninos; Crônica de uma namorada; A casa do Rio Vermelho; Cittá di Roma; Jonas e a sereia; Códigos de família. Isso no período de vinte e dois anos! O próximo lançamento, já agendado para fins deste mês, será o livro Jorge Amado: baiano, romântico e sensual, um relato de amor, escrito em parceria com os filhos, Paloma e João Jorge.
 
Acredito que na vida nada se faz meramente ao acaso, aos azares e desencontros da sorte. A existência humana é um mapa de fronteiras não muito definidas onde nos cabe traçar nossos caminhos, nossos limites, buscando sempre contornar os acidentes do percurso. Uns conseguem aproveitar o que lhes é oferecido, outros deixam escapar oportunidades preciosas de assinalarem as marcas de sua passagem.
 
Zélia soube aproveitar ao máximo o seu quinhão, a sua moira, como diriam os gregos, ou o seu odu, como nos ensinam os iorubás. Mais que uma escritora extraordinária, a quem hoje aqui reverenciamos, uma mulher extraordinária que soube fazer de sua existência um permanente equilíbrio, participando tão intensamente da vida de Jorge Amado — amante, amiga, secretária, companheira—, compartilhando com ele todos os momentos e, ao mesmo tempo, continuando sempre a mesma, íntegra e verdadeira em sua individualidade.
 
Autodidata, desde cedo impregnou-se da sabedoria que lhe veio do berço, de uma família onde as dificuldades financeiras nunca constituíram obstáculo para o aprendizado, para a livre expressão do pensamento, para a aceitação das diferenças. Relato da saga dessa família, Anarquistas Graças a Deus, livro de estreia de Zélia Gattai, evidencia os contornos de uma personalidade que vai amadurecendo através da vivência e da observação de fatos aos quais esteve ligada, quer como protagonista ou como espectadora.
 
De seu pai, Ernesto Gattai, herdou o gosto pela política, o espírito arrebatado e aventureiro. Com a mãe, dona Angelina, personagem destacada em suas memórias, o senso prático da vida, o amor ao trabalho e o hábito de contar histórias.
 
Sua curiosidade inata e seu espírito inquieto cedo a direcionaram ao convívio dos livros. Aluna exemplar, no entanto, não lhe foi dado seguir o processo normal de uma vida escolar, como era seu desejo. Vítimas de uma tradição cultural que privilegiava os homens, relegando as mulheres ao fechado mundo das virtudes domésticas, às meninas da família Gattai foi negado o direito à continuidade dos estudos, prática comum nas famílias naqueles princípios de século, cabendo aos filhos varões o privilégio do saber. Não que os estudos fossem proibidos às mulheres, apenas não eram considerados necessários.
 
Nas famílias de classe média, de poucos recursos financeiros, os meninos podiam estudar em escolas públicas, território considerado inconveniente para as meninas de família. Como as escolas particulares, além de poucas, eram caras, ficavam as moças condenadas às agulhas, aos bastidores e às receitas, preparando-se para o casamento, na perspectiva de arranjarem um bom partido que, substituindo o pai, lhes viesse a servir de guia e provedor.
 
Zélia sabe compensar a falta de instrução formal abastecendo-se desde cedo de livros, jornais e revistas literárias; frequentando livrarias, exposições de arte, conferências, teatros e ateliês de pintura.
 
Na convivência com renomados artistas e intelectuais da época, tais como: Oswald e Mário de Andrade, Lazar Segall, Tarsila do Amaral e outros mestres do Modernismo, vai apurando a sensibilidade, abrindo o coração e a mente ao que de melhor se fazia então em arte e literatura.
 
Na casa hospitaleira de Aparecida e Paulo Mendes de Almeida, onde também veio a conhecer Rubem Braga, Zora Seljan e Vinicius de Moraes, reuniam-se artistas e intelectuais em saraus que varavam a madrugada entre apresentações musicais e discussões acaloradas sobre política, cultura e assuntos do momento. Ali ela iniciou suas universidades.
 
Seu primeiro encontro com Jorge Amado, porém, só ocorreu em 1945, durante o I Congresso Brasileiro de Escritores, realizado em São Paulo. Já era então sua leitora e admiradora, desde 1933, quando recebera, das mãos de Oreste Ristori, o legendário líder anarquista, amigo da família, um volume de Cacau, então recentemente publicado. Admirava o escritor, o político, o militante destemido a enfrentar as forças do Estado Novo, mas só nessa ocasião foram finalmente apresentados. Esse encontro sela o destino de ambos. A partir daquele momento nada, ou ninguém, poderia jamais separá-los.
 
Em Um chapéu para viagem, Zélia revive com emoção os primeiros momentos desse amor, embalado pelos versos de Caymmi, com a conivência fraternal de Délia e Pablo Neruda, testemunhas de um momento mágico na madrugada paulistana, quando uma chuva de cravos vermelhos, ainda cobertos de orvalho, selou um compromisso inabalável. Mais bela declaração de amor teria sido impossível.
 
Nesse livro, segundo na bibliografia da autora, vamos tomar conhecimento de como sua vida se transforma a partir do momento em que se decide a viver com Jorge Amado, enfrentando as maledicências e os preconceitos da época.
 
Tendo como pano de fundo os tormentosos momentos do fim do Estado Novo e o posicionamento do governo brasileiro em relação ao conflito que se alastrava pelo mundo e vinha bater às nossas portas, ou melhor, às nossas praias, com o afundamento dos navios brasileiros e a consequente declaração de guerra ao nazifascismo, Um chapéu para viagem é principalmente a história do encontro de duas personalidades distintas e igualmente poderosas: a narradora e uma de suas personagens prediletas, Dona Lalú, a sogra, uma verdadeira figura de ficção de quem se poderia dizer com propriedade que se não existisse teria que ser inventada. Nem Jorge Amado, ao criar suas inesquecíveis heroínas, conseguiu superá-la. Dona Lalú é a grande figura que atravessa as páginas do livro, roubando a cena até do próprio filho, ali biografado.
 
A narrativa se insere entre duas viagens decisivas: a primeira, quando Zélia deixa São Paulo para encontrar-se com Jorge Amado, no Rio de Janeiro, e a segunda, que encerra o livro, quando parte do Brasil para a Europa, em companhia do filho João Jorge, com cinco meses de idade, novamente ao encontro do companheiro que fora obrigado a exilar-se devido às contingências políticas.
 
A partir desse momento abrem-se para ela as porteiras do mundo. Não só do mundo geograficamente conhecido mas de um outro universo, incomensurável, desmedido em suas infinitas possibilidades. O mundo cosmopolita e convulsionado do após guerra na Europa, os sofisticados cafés da Rive Gauche, onde pontificavam Sartre, Simone de Beauvoir, Aragon, Paul Éluard e outros monstros sagrados da literatura mundial; o mundo intangível das grandes descobertas intelectuais, do conhecimento de outros povos, de outras culturas, de outras maneiras de pensar, de novas utopias.
 
Senhora dona do baile, terceiro livro de Zélia Gattai, escrito em 1984, é o relato precioso dessa experiência, dessa maravilhosa aventura em que ela, como uma nova Alice, passeava no País das Maravilhas, conhecendo novas terras e novas gentes, convivendo com a nata do pensamento e das artes da Europa de então, verdadeiramente dona do baile até que, de repente, de forma brusca e inesperada, puxaram o tapete dos jovens exilados que, tendo revogados seus vistos de permanência na França, tiveram que exilar-se mais uma vez, indo se abrigar na Tchecoslováquia, como hóspedes da União de Escritores Tchecos, no castelo de Dobris.
 
Mas aí já é uma outra história... e um novo livro. Escrito com a mesma graça e riqueza de detalhes dos anteriores, dividindo-se entre o cotidiano de uma família brasileira a conviver com costumes tão diferentes de sua própria cultura, em um país estrangeiro, e acontecimentos históricos como a guerra fria, os congressos políticos internacionais, os bastidores da política literária, Jardim de inverno encerra a saga dos Amado no exílio.
 
Em Chão de meninos já vamos encontrá-los de volta ao Rio de Janeiro, onde permanecem até o início dos anos sessenta, quando então resolvem vir morar definitivamente na Bahia.
A rua Alagoinhas, 33, o novo endereço no bairro do Rio Vermelho, torna-se então uma espécie de Meca literária, ponto obrigatório de passagem e visitação de artistas e escritores. De sua vivência baiana e demais peripécias e acontecimentos, nos quase quarenta anos que habitaram naquele endereço, Zélia nos dá conta em seu sexto livro de memórias não por acaso batizado de A casa do Rio Vermelho.
 
No ano seguinte, retorna com Città di Roma, onde retoma os temas de sua infância, ampliando e complementando o universo já anteriormente abordado em Anarquistas mas, dessa vez, dando mais ênfase a episódios familiares.
 
Códigos de família, o mais recente de seus livros de memórias, é na verdade uma curiosa compilação de sentenças e pequenas anedotas que a autora apresenta com muita graça e que nos fazem conhecer as fórmulas, os ditos e as frases, muitos aparentemente sem nexo, os chamados códigos, e seus protagonistas, que fazem parte de um repertório de família, servindo de pretexto para a criação de novos acontecimentos e de muitas histórias.
 
Desejo ainda registrar a excelência da fotografa que soube captar, com grande sensibilidade, os momentos vividos, em instantâneos que nos permitem reconstituir, através da imagem, um roteiro dos caminhos de Jorge Amado, compondo uma fotobiografia espetacular que já foi inclusive editada em forma de livro com o sugestivo título de Reportagem incompleta.
 
Também no terreno da ficção aventurou-se Zélia Gattai com a publicação de um romance e três livros de histórias infantis, já anteriormente citados. Mas não me proponho a fazer nesse momento resumo e muito menos análise da obra de quem aqui nos chega com tão alto privilégio.
 
Tentei apenas decifrar um pouco dos enredos de uma vida, tão rica de aventuras, tão pródiga em acontecimentos, baseando-me para isso nas páginas com que vem construindo, através dos anos, não só um relato de sua história pessoal mas também da vida, da carreira e, até mesmo, dos processos de criação de um dos mais importantes escritores brasileiros. Testemunha consciente e atenta às mudanças profundas e notáveis que fizeram do século XX talvez um dos mais extraordinários já vividos por nosso planeta, a tudo registra e de tudo dá ciência, com a simplicidade que nasce das palavras justas e que fazem com que esses relatos fiquem gravados para sempre na memória de seus leitores.
 
São muitas páginas de uma história que se desenvolve ao longo de mais de cinquenta anos, num traçado que abarca meio mundo — Oropa, França e Bahia —, e nosso tempo esta noite é curto para as comemorações, os abraços, o convívio amoroso de amigos que aqui se encontram na celebração deste momento, tão feliz aos frequentadores desta casa.
 
Deste modo, senhores acadêmicos, minhas senhoras, meus senhores, querida amiga Zélia, agora minha confreira, sempre minha mestra, chego ao final de minha fala e, com o mesmo carinho com que sempre fui recebida em vosso convívio, na casa do Rio Vermelho, no apartamento da Rodolfo Dantas, em Copacabana, na encantadora mansarda no Marais, o bairro mais charmoso de Paris, de cujas janelas avista-se, de um lado as torres de Notre Dame, do outro, a cúpula da igreja de St. Paul, aqui, eu vos saúdo:
 
Sede bem-vinda, a casa é vossa, por destino e merecimento.

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Discurso de Recepção pronunciado por Myriam Fraga na Academia de Letras da Bahia em 2002 para a Cerimônia de Posse de Zélia Gattai

 
© SARAPEGBE
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Traduzione di A.R.R.
Myriam Fraga. Um dos grandes nomes da poesia brasileira contemporânea. Biógrafa, escritora, jornalista, participou por muitos anos à vida cultural do Estado da Bahia. Diretora executiva da Fundação Casa de Jorge Amado, em 1986, ano de seu nascimento, indicada pelo próprio  Jorge Amado, a dirigiu com amor cumprindo seu papel até fevereiro de 2016, quando nos deixou. Foi uma das poucas mulheres a integrar nos anos '50 a Geração Mapa, um movimento de vanguarda que experimentava novas formas de expressão e compartilhou amizade com grandes figuras como Vinicius de Moraes, Glauber Rocha e Calasans Neto. Publicou mais de vinte obras, incluindo muitos livros de poesia, entre os quais destacamos: Marinhas, (ed. Macunaíma), Sesmaria (ed. Macunaíma, 1969.) que ganha o Prêmio Arthur Salles. Femina (ed. Casa de Palavras, 1996), que lhe rendeu o Prêmio Copene de Cultura e Artes. Criou projetos pioneiros na Fundação Cultural do Estado da Bahia, como o Centro de Estudos de Literatura Luiz Gama, hoje em dia chamado Departamento de Literatura. A paixão pela poesia ganhou vários prêmios, incluindo o Prêmio Abreu Casimiro e Medalha de Castro Alves. Publicou muitas obras de poesia e lembramos de algumas suas biografias como Leonidia, a musa infeliz do poeta Castro Alves (ed.Casa de Palavras / Copene, 2002), dedicado a Leonidia, musa do poeta Castro Alves. Notável, em seguida, é a biografia Luiz Gama (Ed. Callis, A Luta de Cada um, 2005) dedicado a Luiz Gama. Era membro da Academia de Letras da Bahia e foi eleita Vice Presidente na gestão da prof.a Evelina Hoisel. Sua última obra è Rainha Vasti (ed. Roda, 2015).