SPECIALE CARLOS NELSON COUTINHO. Il Gramsci italo-brasiliano di C.N. Coutinho -Testo in italiano e in portoghese
Yuri Brunello e Daniele Kelly
Carlos Nelson Coutinho
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugĂ»es)

Carlos Nelson Coutinho è stato uno dei precursori nell’introduzione e nella diffusione del pensiero di Antonio Gramsci in Brasile. In un’intervista alla rivista “Caros Amigos”, nel dicembre 2009, il baiano di Itabuna ha ricordato il suo approccio al pensatore italiano: «posso vantarmi di essere stato uno dei primi in Brasile a citare Gramsci, perché a 18 anni ho pubblicato un articolo su di lui sulla rivista della Facoltà di Giurisprudenza».

Il militante comunista si iscrisse al Partido Comunista Brasileiro (PCB) all’età di 17 anni, rimanendovi per 22 anni, un periodo di grandi cambiamenti nel panorama mondiale e in Brasile. Lasciato il PCB, Coutinho fece il suo ingresso nel Partido dos Trabalhadores (PT) e vi rimase fino al governo di Luís Inácio Lula da Silva (Lula), operativo dal 2003 fino al 2010, un periodo in cui, come ha spiegato lo stesso filosofo, «il PT non è più il PT». È stato uno dei fondatori del Partido Socialismo e Liberdade (Psol), in cui è rimasto fino alla morte, avvenuta nel settembre del 2012.

Negli anni ’60, quello che si sapeva di Gramsci erano i pochi riferimenti al suo martirio e al suo status di fondatore del Partito Comunista Italiano e ciò grazie a pubblicazioni comuniste o di sinistra degli anni ’30. Anche se il ricercatore Karepovs Dainis, come ci informa Coutinho (1999), ha individuato pubblicazioni su Gramsci in Brasile fin dagli anni ’30[1], queste pubblicazioni non contemplavano le categorie del pensiero marxista italiano.

Nel 1956, come riporta Dias (1996) «un anno terribile per i comunisti», Krutschev pubblicò un rapporto sui crimini di Stalin, creando una crisi nei partiti comunisti di tutto il mondo. Molti intellettuali abbandonarono i partiti comunisti. Il che comportò nel marxismo brasiliano un processo timido di apertura pluralista, conducendo il marxismo all’interno delle università.

Nonostante in Brasile la direzione del PCB non avesse promosso questo processo, essa tuttavia, per usare le parole di Coutinho, non lo ostacolò. Nell'ambito di tale panorama di sinistra, si registrò un aumento delle lotte popolari nel periodo precedente il colpo di stato militare del 1964 e l’influenza della sinistra, in particolare, del PCB, crebbe notevolmente nella vita politica e culturale del paese. Nel frattempo, sorgevano i primi riferimenti teorici a Gramsci, per opera di giovani intellettuali marxisti all’interno di pubblicazioni legate o influenzate dal PCB. Tra queste: Problemática atual da dialética, pubblicato nel 1961 da Carlos Nelson Coutinho.

Il Gramsci qui descritto, come Coutinho afferma, non era il teorico acuto dello stato allargato e nemmeno lo studioso dalla rivoluzione passiva, ma il «fautore di una lettura umanistica e storicistica del marxismo»[2]. La sua tensione politica e rivoluzionaria venne lasciata in secondo piano. A giustificare ciò era il riflesso del periodo politico vissuto dal Brasile, la dittatura militare, creando in tal modo, forse inconsciamente, quel che Coutinho chiama la “divisione del lavoro”, vale a dire
gli intellettuali comunisti possono agire più o meno liberamente nel campo della cultura, proponendo un rinnovamento filosofico ed estetico del marxismo brasiliano, ma rimane assegnato al partito il compito di dare l'ultima parola sulle questioni politiche in particolare. È il risultato di un’ambigua - e, nel lungo periodo, insostenibile - coesistenza di marxismo occidentale nella cultura e di marxismo-leninismo in politica[3].
 
Durante questo periodo, su iniziativa di giovani intellettuali comunisti supportati della casa editrice Civilização Brasileira, in quel momento diretta da marxisti come Ênio Silveira e Moacyr Félix, vennero pubblicati in Brasile autori come Georg Lukács e Herbert Marcuse, rompendo con la tutela dei manuali sovietici. In questo modo iniziò la cosiddetta “operazione Gramsci”, che proponeva al lettore brasiliano un Gramsci in veste soprattutto di filosofo e di critico letterario. In quest’ottica i suoi scritti politici precarcerari non vennero neppure presi in considerazione per la pubblicazione. Nel 1966 furono pubblicati  Il Materialismo Storico e la Filosofia di Benedetto Croce,  che per timore della censura l’editore decise di intitolare Concepção Dialética da História e una selezione di Cartas do Cárcere.

Nel 1968 fu la volta di Os Intelectuais e a Organização da Cultura e di una edizione ridotta di  Literatura e Vida Nacional. Solo in una terza fase giunsero i testi più specificamente politici, gli scritti su Machiavelli, le note sul Risorgimento e le note su “passato e presente”. Coutinho è stato, tuttavia, ben di più di un appassionato lettore e traduttore di Gramsci. Per Coutinho Gramsci ha significato una particolare ipotesi di militanza, da articolarsi tanto sul piano teorico quanto su quello pratico. L’interpretazione di Gramsci sulla quale Coutinho per oltre tre decenni ha lavorato, in un processo ora di rigorosa messa a punto, ora di ripensamento, costituisce un lascito non privo di tratti originali e di stimolanti prese di distanza.

La più significativa presa di distanza riguarda una questione filosoficamente cardinale quale la teoria della conoscenza. Coutinho non manca di mettere in risalto nel pensiero di Gramsci un certo idealismo “epistemologico”, dovuto a un esplicito rifiuto della teoria del rispecchiamento, vale a dire della concezione della conoscenza umana determinata dal contatto diretto con la realtà materiale. Coutinho crede, aderendo su questo specifico aspetto alla prospettiva di Lukács, che la teoria del riflesso si configuri come l’approccio gnoseologico più coerentemente marxista.

Scrive Coutinho: «Una posizione idealista appare anche, almeno per quel che riguarda la conoscenza della natura, quando Gramsci definisce il proprio concetto di obiettività: “Oggettivo significa sempre ‘umanamente oggettivo’, ciò che può corrispondere esattamente a ‘storicamente soggettivo’, cioè oggettivo significherebbe ‘universale soggettivo’. É evidente che la legge di gravità esisteva oggettivamente prima che diventasse un ‘universale soggettivo’, o prima che Newton la formulasse» (2011).

Coutinho non manca, insomma, di confermare la propria condizione di pensatore gramsciano originale, aperto anche all’eterodossia. Si badi, però. Quella di Coutinho, quando articolata e manifesta, è un’eterodossia tutta interna al marxismo: essa non costituisce mai il pretesto per un abbandono della lotta teorica per l’uguaglianza e la giustizia né offre mai il destro a opportunistiche vie di fuga dal campo socialista. In Coutinho l’accento può cadere ora su Lukacs ora su Gramsci, talora a discapito del primo e talatra a discapito del secondo; pure, Coutinho in nessun momento della propria vita permette che l’accento del proprio discorso cada al di fuori dell’orbita marxista.

Emblematica è la vicenda del suo articolo A democracia como valor universal. Si tratta di uno scritto che Coutinho pubblica nel 1979 su “Encontros com a Civilização Brasileira”, rivista di politica, cultura e società particolarmente attiva nel dibattito intorno al cammino da intraprendere per condurre il Brasile verso una democrazia autentica. Coutinho, di ritorno dall’esilio trascorso quasi interamente nell'Italia del PCI post-togliattiano, lancia una proposta che ottiene una larga eco, ma che non manca di scatenare dure polemiche all'interno della sinistra brasiliana: il presupposto del socialismo è la democrazia. Coutinho dischiude una prospettiva eurocomunista, volta a realizzare in Brasile «una società nuova, socialista che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose» - sono le parole di Enrico Berlinguer, alle quali Coutinho si ispira - «il carattere non ideologico dello stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo nella vita sociale, culturale e ideale».

Il presupposto del socialismo è la democrazia, dunque. Tuttavia, Coutinho non manca di integrare la propria asserzione con un’affermazione complementare: il presupposto della democrazia è il socialismo. In questo particolare aspetto Coutinho mantiene come punto di riferimento teorico, più che Berlinguer, un altro pensatore e politico italiano: Palmiro Togliatti e il suo concetto di democrazia progressiva, vale a dire una progressiva serie di conquiste da portare avanti all’interno della democrazia liberale e borghese, per trasformare gradualmente la struttura economica e sociale di quest’ultima in un qualcosa di autenticamente e radicalmente democratico: il socialismo delle vie nazionali e popolari.

Quello con l’Italia è un rapporto coltivato con estrema profondità da Coutinho, fino alla fine dei suoi giorni. In Gramsci e nell’Italia, infatti, Coutinho trova il teorico della “rivoluzione passiva” e il Paese del “tutto cambia perché tutto resti com’è”, della “rivoluzione-conservazione” messa a punto delle classi dominanti e imposta a classi subalterne incapaci di comprendere la complessità del reale: le classi popolari devono credere che la rivoluzione ci sia davvero stata, laddove le relazioni di potere – nella sostanza profonda – non sono cambiate affatto.

Lo studio della sequenza delle rivoluzioni passive italiane (il Risorgimento, il fascismo) si configura come uno spunto fecondo. Coutinho vede nelle “rivoluzioni” senza rivoluzione articolatesi in Italia una dinamica che caratterizza anche la storia brasiliana (Indipendenza, proclamazione della Repubblica, Rivoluzione del 1930).
Se l’Italia, per Gramsci, è stata la patria del pessimismo della ragione e dell’ottimismo della volontà, Coutinho ha mostrato come lo stesso possa dirsi anche del Brasile.
 
 
 
[1] Uno degli esempi è l’edizione brasiliana del romanziere Romain Rolland, Os que morrem nas prisões de Mussolini: Antonio Gramsci, São Paulo, Udar, 1939.
[2] (idem, ibidem, p. 283).
[3] 1999, p. 284.


BIBLIOGRAFIA

COUTINHO, Carlos Nelson. De Rousseau a Gramsci. São Paulo: Boitempo, 2011.
COUTINHO, Carlos Nelson. A Recepção de Gramsci no Brasil. In: Gramsci: um estudo sobre seu pensamento político. Rio de Janeiro: Civilização Brasileira, 1999.
DIAS, Edmundo Fernandes. Gramsci no Brasil: o rabo do diabo. In: O outro Gramsci. São Paulo: Xamã, 1996.
Revista Caros Amigos. [on-line]. Edição 153: São Paulo, Editora Casa Amarela, 2009. [cited dezembro de 2009]. Disponível na Word Wide Web: <http://carosamigos.terra.com.br/index/index.php/politica/2513-carlos-nelson-coutinho-leia-entrevista-na-integra >
 
Daniele Kelly
 È mestranda del Programa di post-laurea in Educação Brasileira (UFC)
Linea: marxismo, educazione e lotta di classi. Si è laureata in Pedagogia all’Universidade Federal do Ceará. È ricercatrice collaboratrice dell’Instituto de Estudos e Pesquisas del Movimento Operário (IMO/UECE).
 
Yuri Brunello 
 È professore di Lingua Italiana all’Universidade Federal do Ceará e dottore di ricerca dell’Università “La Sapienza” di Roma. È stato visiting researcher alla Concordia University of Montréal (Canada). Ha conseguito un Mestrado in Cultura e Sociedade all’Universidade Federal da Bahia (Brasile) e vi ha insegnato Lingua italiana. I suoi principali ambiti di ricerca sono lo studio del linguaggio della cultura come ideologia, della drammaturgia dell’America Latina e della filosofia di Antonio Gramsci.
 


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TEXTO EM PORTUGĂ›ES   (Testo in italiano)

 
O GRAMSCI ITALO-BRASILEIRO DE CARLOS NELSON COUTINHO

DANIELE KELLY E YURI BRUNELLO
 
Carlos Nelson Coutinho foi um dos precursores na introdução e divulgação do pensamento de Antonio Gramsci no Brasil. Em entrevista a revista Caros Amigos, em dezembro de 2009, o baiano de Itabuna, relembrou sua aproximação com o pensador italiano, «Eu tenho a vaidade de ter sido um dos primeiros a citar Gramsci no Brasil, porque aos 18 anos eu publiquei um artigo sobre ele na revista da Faculdade de Direito». O militante comunista ingressou no Partido Comunista Brasileiro (PCB) aos 17 anos, permanecendo nele durante 22 anos, período de grandes transformações no cenário mundial e brasileiro. Egresso do PCB foi para o Partido dos Trabalhadores (PT) e lá permaneceu até o governo Luís Inácio Lula da Silva (Lula) que vigorou de 2003 até 2010, período no qual, como explica o próprio filósofo «o PT deixou de ser PT». Foi um dos fundadores do Partido Socialismo e Liberdade (PSOL), no qual permaneceu até seu falecimento em setembro de 2012.

Na década de 60, o que se conhecia sobre Gramsci até então eram as poucas referências sobre seu martírio e sua condição de fundador do Partido Comunista Italiano, isso graças a publicações comunistas ou de esquerda nos anos 30. Embora o pesquisador Dainis Karepovs, como nos informa Coutinho (1999) tenha registrado publicações sobre Gramsci no Brasil já nos anos 30[1], tais publicações não contemplavam as categorias do pensamento do marxista italiano.

Em 1956, como relata Dias (1996) «um ano terrível para os comunistas», Krutschev publicou o relatório sobre os crimes de Stalin, gerando uma crise nos PC(s) do mundo inteiro. Muitos intelectuais saíram dos Partidos Comunistas. Esse fato provocou no marxismo brasileiro um processo tímido de abertura pluralista, levando o marxismo a ingressar nas universidades. Embora no Brasil, a direção do PCB não tenha promovido tal processo, nas palavras de Coutinho, ela também não obstaculizou. Diante desse panorama na esquerda, observou-se ainda o aumento das lutas populares no período que antecedeu o golpe militar de 1964, aumentando significativamente a influência da esquerda, em especial, do PCB, na vida política e cultural do país. Nesse ínterim surgiram as primeiras referências teóricas a Gramsci, agora feitas por jovens intelectuais marxistas, em publicações ligadas ou influenciadas pelo PCB. Dentre elas: Problemática Atual da Dialética, publicada em 1961 por Carlos Nelson Coutinho.


O Gramsci ora divulgado, como assevera Coutinho, não era o agudo teórico do Estado ampliado, nem mesmo o pesquisador da Revolução passiva, mas sim o «propositor de uma leitura humanista e historicista do marxismo»[2]. Sua vertente política e revolucionária era deixada em segundo plano. Isso se justificava como reflexo do período político que se vivia no Brasil, ditadura militar, criando assim, talvez inconscientemente, o que Coutinho denominou de “divisão do trabalho”, ou seja,
 
intelectuais comunistas podiam agir mais ou menos livremente no terreno da cultura, propondo uma renovação filosófica e estética do marxismo brasileiro, mas continuava a ser atribuição da direção do Partido a tarefa de dar a última palavra nas questões especificamente políticas. Disso resultava uma ambígua – e, a longo prazo, insustentável – coexistência entre marxismo ocidental na cultura e marxismo-leninismo na política[3].
 
Nesse período, por iniciativa desses jovens intelectuais comunistas e com o apoio da Editora Civilização Brasileira, na época, dirigida por marxistas, como Ênio Silveira e Moacyr Félix, foram finalmente publicadas no Brasil autores como Georg Lukács e Herbert Marcuse, rompendo com a tutela dos manuais soviéticos. Assim, deu-se início a chamada “operação Gramsci”, apresentar ao leitor brasileiro um Gramsci, sobretudo filósofo e crítico literário. Nesse sentido seus escritos políticos pré-carcerários sequer foram cogitados para publicação. Em 1966 foram publicados Il Materialismo Storico e la Filosofia di Benedetto Croce, que por temor da censura, o editor resolveu chamar de Concepção Dialética da História e uma seleção das Cartas do Cárcere.

Em 1968, foi a vez de Os Intelectuais e a Organização da Cultura e uma edição reduzida de Literatura e Vida Nacional. Apenas numa terceira etapa é que viriam os textos mais especificamente políticos, os escritos sobre Maquiavel, as notas sobre il Risorgimento e os apontamentos sobre Passado e Presente.

Coutinho foi, todavia, bem mais que um apaixonado leitor e tradutor de Gramsci. Para ele, o filósofo italiano significava uma particular hipótese de militância, de articulação tanto do plano teórico quanto do prático. A interpretação de Gramsci, sobre a qual Coutinho se debruçou por mais de três décadas, em um processo ora de rigoroso desenvolvimento ora de profunda reflexão, constitui-se num legado não privado de traços originais e de estimulantes tomadas de distância. A mais significativa, guarda uma questão filosófica central: a da teoria do conhecimento.

Coutinho não deixa de destacar no pensamento de Gramsci, um certo idealismo “epistemológico” devido a um explícito resíduo da teoria do reflexo, vale ressaltar, a concepção de conhecimento humano determinado do contato direto com a realidade material. Coutinho acredita, graças a sua adesão a um especifico aspecto da perspectiva Lukacsiana, que a teoria do reflexo se configura como aproximação gnosiológica mais coerente do marxismo.

Escreve Coutinho: «Uma posição idealista aparece também, pelo menos no que se refere ao conhecimento da natureza, quando Gramsci define seu conceito de objetividade: “objeto significa sempre humanamente objetivo o que pode corresponder exatamente a historicamente subjetivo, isto é, objetivo significaria, universal subjetivo. É evidente que a lei da gravidade existia objetivamente antes que se tornasse um universal subjetivo, ou mesmo antes que Newton a houvesse formulado”» (2011).
Coutinho, não deixa, contudo, de confirmar a própria condição de pensador original e também aberto a heterodoxia. Deve notar-se, no entanto, que para Coutinho, quando articulada e manifesta, é uma heterodoxia toda interna no marxismo: essa não constituía mais que um pretexto para abandonar a luta teórica pela igualdade e justiça ou oferecer a direita a oportunidade de um sistema de fuga do campo socialista. Em Coutinho, o enfoque pode cair ora sobre Lukàcs ora sobre Gramsci, às vezes em detrimento do primeiro e às vezes em detrimento do segundo, todavia, Coutinho em nenhum momento da própria vida permite que o enfoque de cada discurso gire fora da órbita marxista.

Emblemático é o caso do seu artigo A democracia como valor universal. Se trata de um escrito publicado em 1979 nos “Encontros com a Civilização Brasileira”, revista de política, cultura e sociedade particularmente ativa no debate em torno da condução do Brasil rumo a uma autêntica democracia. Coutinho, retornando do exílio, transcorrido quase inteiramente na Itália do PCI pós-togliattiano, lança uma proposta que obtém um largo eco, mas que não deixa de desencadear dura polêmica dentro da esquerda brasileira: o pressuposto do socialismo e da democracia. Ele trabalha numa perspectiva eurocomunista, realizar no Brasil «uma nova sociedade, socialista que garanta a completa liberdade, individual e coletiva, civil e religiosa» – são palavras de Berlinguer, aquele ao qual Coutinho se inspira – «o caráter não ideológico do Estado, a possibilidade da existência de vários partidos, o pluralismo na vida social, cultural e ideal».

Nesse sentido o pressuposto do socialismo é a democracia. Todavia, Coutinho não deixa de integrar a própria declaração uma afirmação complementar: o pressuposto da democracia é o socialismo. Nesse aspecto, em particular, Coutinho mantém como referencial teórico, mais que Enrico Berlinguer, um outro pensador e político italiano: Palmiro Togliatti e seu conceito de democracia progressiva. Vale destacar, uma progressiva série de conquistas avante ao interior da democracia liberal e burguesa, para transformar gradualmente a estrutura econômica e social, e esta última em algo autenticamente e radicalmente democrático: o socialismo da via nacional e popular.

A relação com a Itália foi cultivada com extrema profundidade por Coutinho, até o fim de seus dias. Em Gramsci e na Itália, de fato, Coutinho encontrou o teórico da Revolução Passiva e o país no qual “tudo muda por que tudo permanece como está”, da “revolução-conservação” desenvolvida pela classe dominante e imposta a classe subalterna, incapaz de compreender a complexidade da realidade: a classe popular deve crer que a revolução havia ocorrido de verdade, onde a relação de poder, na profunda essência – não é mudada (transformada de fato).

O estudo da sequência da revolução passiva italiana (O Ressurgimento, o Fascismo) se configura como um ponto fecundo. Coutinho vê na “revolução” sem revolução italiana ocorrida na Itália, uma dinâmica que carateriza também a história brasileira (Independência, Proclamação da República e Revolução de 1930).
Se a Itália, para Gramsci, foi a pátria de pessimismo da razão e do otimismo da vontade, Coutinho mostrou como o mesmo pode ser dito do Brasil.
 
 
[1] Um dos exemplos é a edição brasileira do romancista Romain Rolland, Os que morrem nas prisões de Mussolini: Antonio Gramsci, São Paulo, Udar, 1939.
[2] (idem, ibidem, p. 283).
[3] 1999, p. 284.

BIBLIOGRAFIA

COUTINHO, Carlos Nelson. De Rousseau a Gramsci. São Paulo: Boitempo, 2011.
COUTINHO, Carlos Nelson. A Recepção de Gramsci no Brasil. In: Gramsci: um estudo sobre seu pensamento político. Rio de Janeiro: Civilização Brasileira, 1999.
DIAS, Edmundo Fernandes. Gramsci no Brasil: o rabo do diabo. In: O outro Gramsci. São Paulo: Xamã, 1996.
Revista Caros Amigos. [on-line]. Edição 153: São Paulo, Editora Casa Amarela, 2009. [cited dezembro de 2009]. Disponível na Word Wide Web: <http://carosamigos.terra.com.br/index/index.php/politica/2513-carlos-nelson-coutinho-leia-entrevista-na-integra >
 

 
Daniele Kelly é mestranda del Programma de Pós-Graduação em Educação Brasileira (UFC)
Linha: Marxismo, Educação e Luta de Classes (E-luta). Possui graduação em Pedagogia pela Universidade Federal do Ceará. Ela é também pesquisadora colaboradora do Instituto de Estudos e Pesquisas do Movimento Operário (IMO/UECE).
 
Yuri Brunello é professor de Língua Italiana na Universidade Federal do Ceará e tem doutorado na Universidade “La Sapienza” de Roma. Foi pesquisador visitante na Universidade Concordia de Montreal (Canadá). Ele possui um mestrado em Cultura e Sociedade pela Universidade Federal da Bahia (Brasil). Seus principais interesses de pesquisa são o estudo da linguagem da cultura como ideologia, a dramaturgia na América Latina e a filosofia de Antonio Gramsci.