ALCUNE STORIE E LOTTE DELL' AFRICA
Antonella Rita Roscilli
La Regina Ginga (1582-1663) capo del regno di Ndongo e Matamba (attuale Angola)
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugĂ»es)

L'Africa ancora oggi è un continente continuamente sfruttato nelle sue immense ricchezze e continua ad essere negata, nella maggior parte dei casi, la sua storia e cultura, se non quella risultante dalla colonizzazione europea. Perciò occorre ancora gridare, parlare del Passato perchè serva al Presente e al Futuro, mostrare documentazione e ricordare forte la memoria delle sofferenze causate nei secoli dalla schiavizzazione di popoli africani. I "viaggi senza ritorno" di tanti bambini, donne e uomini africani,  venduti come merce per lavorare nelle colonie europee del Nuovo Mondo.

Le condizioni di viaggio erano tali che molti di loro morivano durante il viaggio nelle navi negriere. E ancora oggi ci sono controversie sul numero di persone che furono costretti a partire: da 12 a 15 milioni di africani lasciarono il luogo dove erano nati per lavorare da schiavi nelle piantagioni di zucchero, cotone, tabacco, caffé e nelle miniere dell'altro lato dell'Atlantico, dando origine alla Diaspora Africana.

Ricordiamo che in Brasile il traffico negriero durò tre secoli  e fu il Paese che più importò schiavi. Importò il 40% di tutti gli africani giunti vivi nell'America. Fu l' ultimo  Paese ove, nel 1888, venne abolita la schiavitù, sebbene una forma di sfruttamento e violenza sociale, legata alla schiavitù, continuò a perpetuarsi. Ma la presenza africana ebbe un grande impatto demografico e culturale che ha marcato la cultura brasilaina. Secondo José Carlos Capinan, Presidente dell’Amafro che coordina il progetto del Muncab (Museo della Cultura afro-brasiliana) “è il contrappunto dell’albero dell’oblìo. Noi siamo l’albero della Memoria”.

E molte sono le ribellioni avvenute nei secoli di cui ancora si parla troppo poco. Gli africani fatti schiavi vengono presentati spesso nella storiografia ufficiale, specie quella europea, come passivi e rassegnati alla loro condizione e invece non è così. Ricordiamo, per esempio, l'eroe Zumbi dos Palmares  (1655-1695) in Brasile e la creazione dei quilombos. La Storia é vasta e complessa: in Africa esistevano innumerevoli civiltà, innumerevoli regni altamente organizzati, popoli, lingue, culture diverse. Per esempio il regno del Mali, di Gao e il regno del Gahana, tra gli altri (tra il sec. XV e il XVIII ) si estendevano su molte migliaia di chilometri, avevano una struttura decentrata e assicuravano un buon livello di benessere alle popolazioni.

Era molto sviluppato il commercio con l’Oriente e gli imperatori avevano fatto realizzare grandi infrastrutture. Nei mercati delle città di Gao e Timbuktu la merce più venduta erano i libri e nel XV secolo Timbuktu era una città di 150.000 abitanti quando Londra ne contava solo 12.000.Timbuktu fu fondata nel 1100 per la sua prossimità con il fiume Niger per servire le carovane che portavano il sale dalle miniere del deserto del Sahara per scambiare oro e schiavi condotti dal sud attraverso quel fiume. Nel 1330 la città faceva parte del potente impero del Mali e arrivò al suo apogeo sotto l'impero Songhay, divenendo un paradiso per gli studiosi e capitale spirituale per gli appartenenti alla dinastia  Mandingo Askia (1493-1591). Timbuktu fu abitata da musulmani, cristiani ed ebrei per centinaia di anni e fu sempre un centro di tolleranza religiosa e razziale. Le culture locali -songhai, tuareg e araba - si misturarono, ma conservarono sempre le loro distinte tradizioni. Questa epoca d'oro terminò nel secolo XVI quando un esercito marocchino distrusse l'impero Songhay.

Scrive Leone l'Africano nel XVI secolo: "Gao è una grandissima città, priva di mura di cinta. Si trova a circa 150 leghe (650 km) a sud-est di Timbuktu. La maggior parte delle case sono brutte. Ce n'è tuttavia qualcuna di miglior apparenza, in cui abitano il re e la corte. Gli abitanti sono ricchi commercianti, c'è un'infinità di neri che portano oro per comprare beni dell'Europa...La città è ben sistemata, in confronto a Timbuktu. Vi si trovano pane e carne in estrema abbondanza, ma non vi sono né vino né molta frutta. Meloni, cocomeri e zucche eccellenti vi abbondano e il riso vi si trova in quantità enorme. Numerosi sono i pozzi d'acqua dolce.

Nella piazza del mercato si vendono ogni giorno schiavi, maschi e femmine. Una ragazza di quindici anni vale circa sei ducati, e così pure un giovane uomo. I bambini e gli schiavi anziani valgono circa la metà. Il re possiede un palazzo riservato alle sue donne, mogli e concubine, con schiavi ed eunuchi a guardia. Ha anche una guardia di cavalieri e arcieri. Tra la porta pubblica e quella riservata del palazzo c'è un gran cortile cinto da muro. Su ciascun lato, una galleria riservata alle udienze. Il re sbriga personalmente i propri affari, assistito da numerosi funzionari, segretari, consiglieri, capitani e intendenti".

Ricordiamo poi il vasto impero del Kongo, gli stati di Ndongo (nell'attuale Angola) e Matamba in cui regnò la Regina Ginga (o Ngola Ana N'zinga Mbande) dal 1621 al 1663, grande donna dalle strategie diplomatiche e eroina del continente. La Regina Ginga (1582-1663) é presentata come "una protonazionalista angolana nella lotta contro il potere coloniale portoghese e una eroina di tutto il continente" in un'opera presentata in Francia dello storico e editore francese Michele Chandeigne,
dal titolo N'Jinga, Rainha de Angola.

Fu nel 1482 che i primi portoghesi giunsero a Foz do Zaire e nel 1575 fondarono il loro primo insediamento: São Paulo de Assunção de Loanda, oggi capitale di Angola col nome di Luanda. Angola, Mozambico, Guinea Bissau, gli arcipelaghi di Capo Verde e S. Tomè e Principe furono colonizzate dal Portogallo e rimasero sotto il suo dominio per ben sei secoli, fino agli anni ’70 del XX secolo. 

Nei secoli XV  e XVI le popolazioni cercarono di resistere e combatterono strenuamente, ma nel XVII secolo i portoghesi scoprirono questi Paesi come riserva di “merce umana”. Infatti l’Angola e il Mozambico, oltre alle enormi ricchezza naturali, vennero sfruttate come bacino di rifornimento di schiavi che venivano riuniti sulle isole di Capo Verde e São Tomé e Principe, allora completamente disabitate, ma strategicamente utili per  lo smistamento degli schiavi e il loro imbarco sulle navi dirette in Brasile, altra grande conquista dei portoghesi avvenuta nel 1500 ad opera del navigatore Pedro Alvares Cabral.

Schiavitù e sfruttamento si sono susseguiti nei secoli e negli anni ’50 del secolo XX queste terre  venivano ancora considerate “Province d’oltremare” dal Portogallo. Dal punto di vista sociale  i Paesi erano composti da una piccola élite che guardava alla madrepatria come ad un modello di perfezione, un gruppo di “assimilados” che si facevano spesso aguzzini dei loro stessi fratelli e una grande massa soggiogata e senza alcun diritto civile.

La figura dell’intellettuale africano emerge distaccandosi, in parte, da queste basi sociali. Benestante, ha avuto la possibilità di approfondire gli studi a Lisbona e qui ha sviluppato una coscienza sociale e politica che lo ha portato in due direzioni radicalmente opposte: considerarsi un europeo per la sua formazione culturale e disprezzare le sue radici africane con la conseguenza di vere e proprie crisi d’identità essendo un senza patria oppure abbracciare la causa del suo popolo, lottare per ottenere l’ indipendenza dai colonizzatori e ritrovare la dignità delle proprie tradizioni, delle proprie lingue, dell’appartenenza all’Africa.

Insomma l’intellettuale dagli anni ’50 in poi è un “ricercatore” di libertà e di identità e in questo senso, poeta o romanziere che sia, si trasforma in uno storico. Il suo motto non è “l’arte per l’arte”, ma “l’arte per la storia”, la letteratura diventa uno strumento utilissimo per riappropriarsi della sua identità, l’arte diventa un mezzo per sensibilizzare civilmente e politicamente i suoi fratelli africani. 
In questo contesto nascono movimenti di liberazione come il Movimento per la liberazione del popolo angolano (MPLA) o il Fronte di liberazione del Mozambico (FRELIMO) o il Movimento per la liberazione di Guinea Bissau e Capo Vede (PAIGC).  Saranno questi movimenti che svilupperanno la guerriglia di resistenza  e porteranno i loro Paesi all’indipendenza negli anni ’70 del XX secolo.

Il poeta Agostinho Neto (primo presidente dell’Angola liberata), Josè Craveirinha, Pepetela (cronista della guerra di liberazione mozambicana), Josè Luandino Vieira, Onésimo Silveira, Mario De Andrade, Ovidio Martins sono uomini dalle molte anime. Sono guerriglieri che hanno combattuto contro il colonialismo portoghese, hanno sofferto carcere e torture, hanno costruito nazioni. Ma sono anche intellettuali che si muovono sull’incerto confine fra tradizione e innovazione, che hanno toccato con le loro parole il cuore e l’orgoglio dei loro connazionali, che hanno riportato alla luce tradizioni e storie un tempo raccontate intorno ad un fuoco. Sono narratori che utilizzano il portoghese, una lingua che viene dal mare che in terra d’Africa si è mescolata ad altre lingue assumendo nuove vibrazioni e prendendo pian piano le distanze dal portoghese dell’ex potenza coloniale.

Sono molti gli scrittori africani che ogni anno conosciamo meglio: il Premio Nobel nigeriano Wole Sovinka, l'ugandese Robert Serumaga, la ghanese Efua Sutherland, il nigeriano Ben Okri. 
Giocare con la lingua del colonizzatore, ibridarla e contaminarla è una grande libertà e in questo lo scrittore mozambicano Mia Couto è maestro. Nei suoi libri amalgama dosi perfette di tradizioni e  di storia utilizzando la lingua in un gioco che lui stesso definisce “brincriação” (unione delle parole brincar e criar, cioè giocare e creare la lingua). 

Se negli anni ’60 la letteratura era uno strumento per denunciare con forza la colonizzazione e per stimolare una risposta politica da parte del popolo, ai nostri giorni essa continua ad essere strumento politico per affermare culture e diversità negate e riporta alla luce la storia, le sofferenze subìte per secoli dalla maggioranza dei loro popoli, sofferenze che tuttora continuano ad essere subìte. Ma la letteratura odierna vuole esprimere anche i colori, i profumi, i canti, le filosofie, la sacralità di questo immenso continente che tutti dovremmo conoscere ancora meglio: nostra madre Africa. 
 
                                                            
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TEXTO EM PORTUGĂ›ES   (Testo in italiano)

ALGUMAS HISTÓRIAS E LUTAS DA ÁFRICA

Antonella Rita Roscilli

 
A África continua sendo, hoje em dia, um continente explorado nas suas imensas riquezas. E continua sendo negada, na maioria dos casos, a sua história e cultura, a não ser aquela resultante da colonização europeia. E' preciso continuar a gritar, a falar do Passado, para que sirva ao Presente e para o Futuro, mostrar documentos. E' preciso lembrar do sofrimento causado pela escravidão dos povos africanos. As  "viagens sem regresso" de muitas crianças, mulheres e homens, capturados, vendidos e comprados para trabalhar nas colônias europeias do Novo Mundo.

As condições de viagem eram tais que muitos deles morriam durante a viagem nos navios negreiros. Ainda hoje há controvérsias sobre o número de pessoas que partiram: foram cerca de 12 a 15 milhões de africanos que deixaram o lugar onde nasceram para trabalhar, escravizados, nas plantações de açúcar, algodão, tabaco, café, e nas minas do outro lado do Atlântico, causando a Diáspora Africana.

O Brasil manteve o trafico negreiro durante 3 séculos e foi o País que mais importou seres humanos escravizados. Para se ter uma idéia, importou 40 % de todos os africanos chegados vivos na America. Foi o último País onde foi abolida a escravidão, apesar disso a violencia social, ligada à escravidao, se perpetuou.
A presencia africana teve um grande impacto demografico e um impacto cultural que marcou  o cresci mento da cultura brasileira. Para José Carlos Capinan, Presidente da Amafro, que  tem como objetivo o projeto do Muncab (Museu da cultura afro-brasileira), em  Salvador  Bahia isto “è o contraponto da árvore do esquecimento. Nós somos a árvore da Memória”.

E muitas são as lutas e as ações da Resistência africana durante séculos, mas delas ainda se fala e se escreve pouco. A historiografia oficial, especialmente a européia, apresenta os africanos passivos e resignados à condição de escravidão. Mas a realidade foi bem diferente. Destacamos, por exemplo, no Brasil, o heroi Zumbi dos Palmares (1655-1695) e a criação dos quilombos.

A História é vasta e complexa: na África existiram inúmeras civilizações, inúmeros reinados altamente organizados, idiomas, culturas diferentes. Por exemplo, o reino do Mali, o império de Gao e o reinado de Gahana, entre outros, (séculos XV, XVI, XVII e XVIII), se estendiam ao longo de milhares de quilômetros, tinham uma estrutura descentralizada e garantiam qualidade de vida ao povo.

Era altamente desenvolvido o comércio com o Oriente e os imperadores criavam infra-estruturas. Dizem que nas feiras da cidade de Gao e Tombuctu os bens mais vendidos eram os livros e, no século XV, Tombuctu era uma cidade de 150.000 habitantes, quando Londres contava apenas 12.000. Tombuctu foi fundada cerca do ano 1100 pela sua proximidade com o rio Niger para servir às caravanas que traziam sal das minas do deserto do Saara pra trocar ouro e escravos trazidos do sul por aquele rio.

Em 1330 a cidade fazia parte do poderoso império do Mali e atingiu o seu apogeu sob o império Songhay, tornando-se um paraíso para os estudiosos e a capital espiritual dos finais da dinastia Mandingo Askia (1493-1591). Tombuctu, que era habitada por muçulmanos, cristaos e judeos durante centenas de anos, foi sempre um centro de tolerância religiosa e racial. As culturas locais – songhai, tuaregue e arabe -misturaram-se, mas conservaram as suas distintas tradições. Essa idade de ouro terminou no século XVI, quando um exército marroquino destruiu o império Songhay.

Escreve Leo Africanus no século XVI: "Gao é uma grande cidade, sem muros é de cerca de 150 léguas (650 milhas) ao sul-leste de Tombuctu. A maioria das casas são feias, no entanto, em algumas, de melhor aparência, vivem o rei e a sua corte. Os habitantes são comerciantes ricos, há uma abundância de negros que trazem ouro para comprar bens de Barbaria e Europa ... A cidade está bem colocada , comparavel a Timbuktu. Há pão e carne em abundância , mas não há vinho nem muitas frutas: melões, melancias e abóboras abundam excelentes e há arroz em grandes quantidades. Numerosos poços de água doce.

Na praça do mercado são vendidos a cada dia escravos masculinos e femininos. Uma menina de 15 anos vale cerca de seis ducados, e assim um homem jovem. Crianças e idosos são no valor de cerca de metade deles. O rei tem um palácio reservado para suas mulheres, esposas e concubinas e escravos e eunucos de guarda. também tem um guarda de cavaleiros e arqueiros. entre o público eo privado na porta do edifício há um grande pátio cercado por um muro. Em cada lado, uma galeria reservada para as audiências. corre assuntos Rei pessoalmente próprios, assistido por vários oficiais, secretários, conselheiros, capitães etc."

Entre os grandes reinados destacamos o vasto império do Kongo, os estados de Ndongo (em Angola) e Matamba, onde reinou a Rainha Ginga (ou Ngola Ana Nzinga Mbande) de 1621 até 1663, uma grande mulher , de altas qualidades e estratégias diplomáticas que teve um grande papel nas negociações com portugueses e holandeses. A Rainha Ginga (1582-1663) é apresentada como «uma protonacionalista angolana, na luta contra o poder colonial português, e uma heroína de todo o continente» numa obra de referência publicada em França, da autoria do historiador e editor francês Michel Chandeigne, sob o título N'Jinga, Rainha de Angola.

Foi em 1482 que os portugueses chegaram em Foz do Zaire em 1575 e estabeleceram em 1575 o primeiro assentamento em São Paulo de Assunção de Loanda, hoje Luanda, capital de Angola. Angola, Moçambique, Guiné-Bissau, Cabo Verde e os arquipélagos de S. Tomé e Príncipe foram colonizados por Portugal e permaneceram sob seu domínio durante seis séculos, até os anos '70 do século XX.

Nos séculos XV e XVI, as pessoas tentaram resistir e lutaram bravamente, mas no século XVII, os portugueses descobriram reservas desses países como "mercadorias humanas". Na verdade, Angola e Moçambique, bem como as enormes riquezas naturais, foram explorados como um reservatório para o abastecimento de escravos que estavam reunidos nas ilhas de Cabo Verde e São Tomé e Príncipe, foi completamente desabitada, mas estrategicamente útil para triagem de escravos e seu embarque em navios que iam para o Brasil, outra grande conquista do Portugal que ocorreu em 1500 pelo navegador Pedro Álvares Cabral.

A exploração seguiu ao longo dos séculos e na década de 50 do século XX estas terras ainda eram consideradas "províncias ultramarinas" de Portugal. Do ponto vista social os países eram compostas de uma pequena élite que olhava à madre pátria como um modelo de perfeição, um grupo de "assimilados", que muitas vezes perseguiam seus próprios irmãos e uma grande massa subjugada, sem nenhuma lei civil.

A figura do intelectual africano surge, em parte, com estas bases sociais. Rico de familha, teve a oportunidade de aprofundar seus estudos em Lisboa e là desenvolveu uma consciência social e política que o levou em duas direções radicalmente opostas. Considerar-se um europeu pela sua identidade cultural, desprezando suas raízes africanas, com o resultado de viver uma crise de identidade e ser um apátrida, ou abraçar a causa do seu povo, lutar para obter a independência e procurar a dignidade de suas próprias tradições e idiomas.

Podemos afirmar que o intelectual, a partir dos anos ’50, se transforma em um "pesquisador" de liberdade e identidade, Neste sentido, poeta ou romancista que seja, se transforma também em um historiador. Seu lema nao é "a arte pela arte", mas "a arte pela história". A literatura torna-se uma ferramenta muito útil para recuperar a identidade, a arte torna-se um meio para a consciência civil e política. 

Neste contexto surgem movimentos de libertação como o Movimento Pela Libertação do Povo de Angola (MPLA), o da Frente de Libertação de Moçambique (FRELIMO) e do Movimento pela  Libertação da Guiné-Bissau e Cabo Verde (PAIGC). Estes movimentos desenvolvem a resistência da guerrilha e levam os países à independência na década de 70 do século XX.

O poeta Agostinho Neto (primeiro presidente de Angola libertada), José Craveirinha, Pepetela (cronista da guerra de libertação em Moçambique), José Luandino Vieira, Onésimo Silveira, Mário de Andrade, Ovídio Martins são homens de muitas almas. São guerrilheiros que lutaram contra o colonialismo português, sofreram prisão e tortura, mas construíram nações. Eles também são intelectuais que se movem na fronteira incerta, entre tradição e inovação, tocando com suas palavras o coração de seus compatriotas, que trazem à luz tradições e histórias dos tempos dos contos, ao lado da Arvore do Tempo.

São contadores de histórias que usam o português, uma língua que chegou do mar junto com os idiomas da África. Misturado com outros idiomas africanos a lingua portuguesa adquire novas vibrações e, lentamente, tomando as distâncias do idioma colonizador, vira uma mistura nova.

São muitos hoje em dia os escritores conhecidos no mundo inteiro: o Premio Nobel nigeriano Wole Sovinka, o ugandes Robert Serumaga, a ghanense Efua Sutherland, o nigeriano Ben Okri e muitos, muitos outros. Brincar com a língua do colonizador, contaminar com grande liberdade: nisto o escritor moçambicano Mia Couto é um mestre. Nos seus livros trabalha uma amálgama perfeita de tradição e história utilizando a linguagem em um jogo chamado de "brincriaçao" (união das palavras e Brincar e criar pois brinca e cria uma nova linguagem).
 
Nos anos ‘60 a literatura era uma ferramenta para denunciar fortemente a colonização e estimular uma resposta política do povo. Hoje em dia, continua sendo uma ferramenta política para afirmar a diversidade cultural negada, trazendo a história negada, o sofrimento que continuou séculos (e que continua ainda para muitos), mas a literatura apresenta também as cores, os cheiros, as canções, a filosofia,
a sagralidade deste imenso continente que ainda è preciso conhecer mais: nossa Mãe África.
 
Isola di Santiago-Cabo Verde.
La gogna (pelourinho nella lingua portoghese) veniva utilizzata per appendervi gli africani fatti prigionieri e venduti come schiavi. Fotografia di Antonella Rita Roscilli