SPECIALE VEVE' CALASANS. "L'amicizia è una specie di amore che non muore": una intervista a Roberto Sant'Ana TESTO IN ITALIANO E IN PORTOGHESE
Redazionale
Vevé Calasans Foto:Mauricio Almeida
Testo in italiano  (Testo in portoghese)
Siamo qui a ricordare il grande artista Vevé Calasans a poco tempo dalla scomparsa e ne parlo con un suo grande amico, il produttore brasiliano Roberto Sant'Ana, colui che è stato l'artefice di progetti di alta qualità musicale in Brasile, colui che ha lanciato Alcyone, colui che è stato l'ideatore di una delle più famose etichette discografiche in Brasile e ha lanciato in Brasile un disco memorabile sui personaggi di Jorge Amado. Molta parte della storia della musica brasiliana passa attraverso di lui ed è con lui che vogliamo ricordare Vevé Calasans.
  
A.R.R. Roberto, se lei pensa al suo amico Vevé Calasans, qual è la prima cosa che le viene in mente e perché?
 
R.S.  Vevé è stata una persona di grande sensibilità che ha vissuto per tessere la creazione poetico-musicale. Lo ha fatto tenendo fermo il principio chiarissimo di voler innalzare il livello della sua poesia, melodia e armonia. Era inoltre una persona che riusciva a tenere uniti gli amici: una eterna allegria. Era sempre affettuoso con gli amici. Quando ho detto a mio figlio più giovane, di 30 anni che Vevé ci aveva lasciato lui ha messo una foto in internet dicendo “Vevé ci ha avvelenato di amicizia”. Perciò ho pubblicato una frase del poeta gaúcho Mario Quintana sull’amicizia: “L’AMICIZIA E’ UNA SPECIE DI AMORE CHE NON MUORE MAI”. Questo mi viene in mente se penso a Vevé Calasans.
 
A.R.R. Quando e come vi siete conosciuti?

R.S. Ci siamo conosciuti negli anni ’60. Era un periodo difficile perché c’era stato il golpe militare e vivevamo quindi in un regime dittatoriale, senza alcuna libertà. Caetano Veloso e Gilberto Gil erano stati perseguitati e imprigionati, poi mandati in esilio a Londra. Vevé suonava il basso in un ristorante d’albergo. Oltre a lui, il trio era formato dal pianista Perna Froes (oggi medico geriatra a Rio de Janeiro) e alla batteria c’era Carleba che era stato il batterista di Raul Seixas all’inizio della carriera. Un giorno invitai Vevé a suonare con Fafá de Belém che io stavo lanciando insieme al suo primo disco. Dopo un po’ di tempo Vevé smise di suonare e volle dedicarsi alla composizione. Venne a passare un mese a casa mia e vi rimase sette anni. Così costruimmo un’amicizia solida fatta anche di litigi, discussioni, discordanze, ma alla fine finiva sempre tutto bene.
 
A.R.R. Come iniziò a dedicarsi alla musica?

R.S. Un giorno Vevé mi disse che non voleva più essere musicista. Voleva comporre. Lo appoggiai e ciò accadde quando lui abitava a casa mia. Man mano che terminava le sue composizioni, io le portavo agli artisti che in quell’epoca producevo alla Polygram. La prima canzone è stata “Pedra que muito se muda” che ho registrato con Alcione ed è stato il suo primo successo. Poi è arrivata “Nêga” che ho registrato con Emilio Santiago ed è stato il grande successo di Emilio. Ancora oggi Emilio viene ricordato per questa canzone, 30 anni dopo. Ne arrivarono altre e vennero interpretate dai migliori artisti brasiliani. Poi compose musiche per films, per teatro, per telenovele, miniserie ecc.
 
A.R.R. Io lo considero da sempre il gentleman della musica baiana. Parole belle, rispettose, poetiche, romantiche. Insomma, è un piacere ascoltarle. Ho avuto l’onore di vederlo dal vivo in uno spettacolo dell’artista Geronimo. Cosa rappresentava la musica per Vevé Calasans?

R.S.  Vevé Calasans era un musicista cosiddetto organico, molto legato alla cultura della sua terra. Ha lavorato con i temi della cultura popolare, delle manifestazioni folcloristiche, del candomblé e anche con temi sociali e urbani. La musica per lui era come l’aria che respirava. Aveva un rispetto enorme per tutto ciò che scriveva.
 
A.R.R. Qual è la cosa più importante che Vevé Calasans ha lasciato nell’arte musicale baiana?

R.S.  Vevé ci ha hasciato la sua opera, un’opera ricca, costruita con cura e sensibilità.
 
A.R.R. Per creare una musica di qualità, oggi, i compositori e cantanti baiani, pensando all’arte di Vevé Calasans,  a cosa possono ispirarsi? E cosa diceva e pensava Vevé sull’impoverimento odierno di una parte della musica baiana e brasiliana, a volte porno, povera di significato, che purtroppo, a volte, viaggia nel mondo dando una immagine bassa e massificata della musica baiana?

R.S.  Con l’impoverimento e la volgarità della musica oggi presentata a Bahia, credo che  in particolare i nuovi compositori dovrebbero ascoltare di più l’opera di Vevé Calasans e farne il parametro di riferimento per le loro creazioni. Dovrebbero tener presente tutto, ma specialmente le parole, la poesia delle sue parole. Dovrebbero sentirsi più responsabili verso le nuove generazioni e attraverso la loro arte pensare di lasciare un patrimonio musicale onesto e costruttivo.
 
A.R.R. Lei sa come nacque la composizione “E’ d’Oxum”?

R.S. Un giorno d’estate a casa del padre di Vevé, il Maggiore Calasans, nell’isola di Itaparica, Vevé e suo fratello Zeco uscirono nella Baía de Todos os Santos in un hobby-kat. Dal belvedere della casa, suo padre, vecchio pescatore, ripeteva nel mio orecchio: “….Il mare è pericoloso. Dobbiamo rispettare le onde del mare sacro”. L’altro fratello, Raulcinho, prese il motoscafo di famiglia e andò a cercare Vevé e Zeco per riportare indietro l’hobby-kat. Quando tornarono raccontarono che si era rotto un filo e l’imbarcazione aveva perso la stabilità e si era capovolta.
Così raccontai a Vevé e Gerônimo i commenti del Maggiore. Due o tre giorni dopo loro mi fecero vedere la musica. Io ho fatto una parte dei titoli di “E’ d’Oxum”. Il mese dopo la TV-Globo stava lanciando la miniserie “Tenda dos Milagres” e il direttore musicale mi chiese musiche su Bahia. Così inviai la musica e l’MPB-4 la registrò e entrò a far parte della colonna sonora. Da allora a oggi questa canzone è stata registrata da vari artisti ed è l’inno di Bahia e di Salvador in particolare.
Oggi, durante il funerale di Vevé, tutti gli artisti presenti, diretti dal suo grande amico, l’artista Gerônimo e al suono della chitarra di un altro grande artista, Toni Duarte, tutti i presenti hanno accompagnato il nostro Vevé alla sua dimora ultima, intonando con grande emozione E’ D’OXUM.
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Testo in italiano  Texto em portugues
“A AMIZADE É UMA ESPÉCIE DE AMOR QUE NUNCA MORRE": Vevé Calasans em uma entrevista a Roberto Sant'Ana.
 
A.R.R. Se o senhor pensar no seu amigo Vevé Calasans, qual è a primeira coisa que vem na sua memoria e por que?
R.S. Vevé foi uma pessoa de grande sensibilidade que viveu para trabalhar com a criacão poética/musical. Com conceitos claríssimos de elevar o nível da sua poesia, da sua melodia e da sua harmonia. Além de ter sido uma pessoa que só congregava amigos. Uma eterna alegria. Carinhoso sempre com os amigos. Quando avisei ao meu filho mais novo (30 anos) que o Vevé havia desencarnado ele postou uma foto onde dizia: "Vevé nos envenenou de amizade". Por isso publiquei uma frase do poeta gaúcho Mario Quintana (já falecido) sobre amizade: "A AMIZADE É UMA ESPÉCIE DE AMOR QUE NUNCA MORRE".  Assim penso Vevé Calasans.
 
A.R.R. Quando e como voces se conheceram?
R.S. Nos conhecemos nos anos 60. Num período difícil. Tinha ocorrido o golpe militar e estavamos vivendo num regime ditatorial. Sem nenhuma liberdade. Caetano Veloso e Gilberto Gil perseguidos e presos. Depois colocados no exílio em Londres. Vevé tocava baixo num Restaurante de um Hotel. Junto com ele formavam o Trio o pianista Perna Froes (hoje médico geriatra no Rio de Janeiro) e na bateria Carleba que tinha sido o baterista de Raul Seixas no início de carreira. Convidei para ele ir tocar
com a Fafá de Belém que era um lancamento meu e estava fazendo o seu primeiro disco. Ele foi, depois de um tempo deixou de ser músico e queria ser compositor. Foi passar um mês na minha casa e passou 7 anos. Assim construimos uma amizade sólida onde também brigavamos, discutiamos, discordavamos mas no final ficava tudo bem.
 
A.R.R. Como começou a entrar na musica Vevé Calasans? Fale um pouquinho sobre isso.
R.S. Um dia ele me disse que não queria ser mais músico. Queria compor. Dei a maior forca. Foi no início do tempo que ele morou em minha casa. As cancões iam ficando prontas e eu as levava para os artistas que eu produzia na Polygram. A primeira música foi "Pedra que muito se muda" que gravei com Alcione e foi o primeiro sucesso dêle. Depois veio "Nêga" que gravei com Emílio Santiago e foi o grande sucesso do Emílio. Essa música persegue o Emílio até hoje, 30 anos depois. Outras chegaram e foram sendo registradas pelos melhores intérpretes do Brasil. Aí fez música para filmes, para teatro, para novelas, mini-séries, etc..
 
A.R.R. Considero ele como o gentleman da musica baiana. Palavras bonitas, sempre com respeito, poeticas, romanticas, enfim, um prazer ouvir. Tive a honra de ver ele ao vivo e o conheci em um show de Geronimo. O que representava a musica para Calasans?
 
R.S. Vevé Calasans era um músico organico muito ligado à cultura da sua terra. Trabalhou com temas da cultura popular, das manifestacões folclóricas, do candomblé e também com temas sociais e urbanos. Música para ele era como o ar que ele respirava. Tinha sempre muito respeito pelo que escrevia.
 
A.R.R. Qual è a coisa mai importante que Vevé Calasans deixa no legado da Arte musical baiana
R.S. A sua própria e rica obra. Uma obra construida com muito esmero, com sensibilidade.
 
A.R.R. O que da arte de Vevè outros compositores e cantores hoje em dia em Salvador poderiam ter bem presentes para apresentar musica de qualidade? E o que  Vevé achava e dizia do empobrecimento de uma parte da musica baiana, musica porno, pobre de sentido, que infelizmente se espalha pelo mundo dando uma imagem destorcida e feia da musica baiana?
R.S. Com o empobrecimento e a vulgaridade das músicas hoje apresentadas na Bahia em particular os novos compositores deveriam ouvir mais a obra do Vevé Calasans e que elas venham a ser o parametro para suas criacões. Especialmente as letras, as poesias. deveriam ter responsabilidade com as novas geracões e através delas deixar um legado honesto e construtivo.
 
A.R.R. O senhor sabe como nasceu a musica “E' d'Oxum”?
R.S. Um dia de verão na casa do Pai de Vevé, Major Calasans, na Ilha de Itaparica, Vevé e seu     irmão Zeco sairam na Baía de Todos os Santos num hobby-kat. Do mirante da Casa o seu Pai um velho pescador repetia no meu ouvido: "...o mar é perigoso. Temos que respeitar as ondas do mar sagrado". O outro irmão, Raulcinho, pegou a lancha da família e foi buscar Vevé e Zeco e rebocar o hobby-kat. Quando retornaram explicaram que quebrou um cabo de aço da embarcacão, perdeu a estabilidade e capotou.
Aí falei com o Vevé e o Gerônimo dos comentários do Major. Dois ou tres dias depois eles me mostraram a música. Eu fiz parte da intitulacão de "É D'Oxum". No mês seguinte a TV-Globo estava lancando a mini-série "Tenda dos Milagres" e o diretor musical me pediu músicas sobre a Bahia. Foi só enviar a música e o MPB-4 gravou e entrou na trilha. Daquela época até hoje esta música recebeu várias regravacões e é o hino da Bahia e de Salvador em particular. Hoje, no seu entêrro, todos os artístas presentes, regidos pelo seu parceiro Gerônimo e com o som doviolão do Tony Duarte todos os presentes levaram o nosso Vevé até sua última morada entoando emocionadamente É D'OXUM.
 
 
Traduzione di Patrizia Ferulli