Jorge Amado: vita e opera - Seconda Parte -
Ernesto Rodrigues
Fondo Zélia Gattai FCJA
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

All'età di 23 anni, con una figlia, una laurea in giurisprudenza, alcune ristampe, "Cacau" tradotto in Argentina, e "Suor", anche in russo, il nostro autore si era ormai lanciato. La persecuzione politica e la prigionia, che precedono gli incendi pubblici dei suoi libri, presto proibiti, iniziano nel 1936, quando incontra Dorival Caymmi ed esce il suo quinto romanzo, "Mar Morto".

Per questo "Cancioneiro do Cais" (titolo del secondo capitolo) in "Terras do sem fim" (3 ° cap. ), utilizzo lo studio di Teresa Martins Marques sulla forza nucleare del "miracolo" in questa prosa lirica e in "O Milagre segundo Salomé (1975), di José Rodrigues Miguéis[1]. In testo inedito lei così riassume:
 
"[...] la gente del porto crede nel destino del mare, prefigurato dal desiderio di Iemanja, la donna che solo i morti riescono a vedere, da cui dipende la vita e la morte dei marinai. I due personaggi più colti - la professoressa Dona Dulce e il dottor Rodrigo - credono in un miracolo, letto come metafora di un'altra epoca, un altro mondo politicamente migliore, in una parola, la rivoluzione sociale."
 
Cita il bilancio di prospettive che fa Dona Dulce:
 
"Non hai mai immaginato questo mare pieno di "saveiros" puliti, con gente di mare ben nutrita, che guadagna ciò che merita, le mogli con il futuro garantito, i bambini a scuola non per sei mesi, ma tutto il tempo, per poi veder andare all'università coloro che sono bravi? Hai mai pensato ai punti di soccorso nei fiumi, all' inizio della foce? A volte è così che immagino il porto..."
 
La saggista conclude:
 
"Dona Dulce e Rodrigo parlano alla presenza di un bambino che rappresenta il futuro, la generazione di coloro che realizzeranno il miracolo. Allo stesso modo de Miguéis, il bambino che Salomé porta in grembo, ed ha la stessa funzione simbolica di colui che cambierà il futuro del paese. In Jorge Amado è la luna ad illuminare la scena. In Miguéis è il sole che irrompe al mattino, e illumina la scena in cui Salomé comunica a Gabriel la gravidanza."
     
I "Capitães da Areia", sesto romanzo di Jorge Amado, sono i centinaia di bambini di strada di Salvador, abbandonati, emarginati, che vivono in un deposito, ai quali si avvicinano solo un prete ex-operaio e la Madre-di-santo Don'Aninha. Nel capitolo "Dio sorride come un bambino nero", arriva la spiegazione:
 
Loro rubavano, litigavano per strada, maledicevano i nomi, si divertivano con le ragazzine nere  sulla spiaggia, a volte ferivano uomini o poliziotti con pugnali e coltelli. Tuttavia, erano buoni, gli uni erano amici degli altri. Se facevano tutto questo, è perchè non avevano casa, né padre, né madre, la loro era una vita senza cibo e dormivano in um casermone, quasi senza tetto.
 
Hanno tra gli otto e i sedici anni, nomi inusuali, storie particolari, interessi, visto che il percorso del capo Pedro Bala  riprende la lotta sindacale del padre che non conosceva, e fa del gruppo un fronte di scontro contro coloro che non scioperano. Il francese Louis Pergaud aveva scritto "La Guerre des Boutons" (1913), rivalità tra i giovani di due villaggi vicini[2]; "Pál Utcai Fiúk" (1907), dell'ungherese Molnár Ferenc, - due gruppi che si battono nella Budapest nel 1889 - avrà ispirato questa letteratura del protagonismo giovanile, ma priva della carica politica di Amado.
 
Si aggiungono nuovi titoli: "ABC de Castro Alves"(1941), modello di intellettuale impegnato, eroe dell'única piéce teatrale di Amado "O Amor do Soldado" (1947), con l'amore per l'attrice portoghese Eugénia Câmara e la lotta contro la schiavitù: l'azione si svolge tra il 1866 e il 1870. Seguono: "Terras do Sem Fim", "São Jorge dos Ilhéus"; traduzioni; cronache pubblicate in un giornale nel periodo dal 1942 al 1945, che verranno riunite solamente nel 2008 in "Hora da Guerra" . Tutto questo avviene insieme ad una frenetica attività di partito, che nel 1945 lo elegge deputato federale per São Paulo, con seggio del PCB nella Assemblea Nazionale Costituente. 

Quell'anno esce "Bahia de Todos os Santos", cronaca  fisica e morale della sua città, la cui descrizione appare dettagliata in altri romanzi. Così, in "Jubiabà": «Città religiosa, città coloniale, città nera della Bahia. Sontuose chiese ricamate di oro, case con azulejos azzurri, vecchie case dove abita la miseria, strade e salite lastricate di pietre, vecchi forti, luoghi storici e il porto, in particolare il porto ... "; ancora, nel 1945, arriva l'edizione brasiliana de "A vida de Luis Carlos Prestes, o cavaleiro da esperança"(Buenos Aires, 1942). Conosce Neruda; ha inizio l'unione con Zélia Gattai. Con la revoca dei mandati politici comunisti,
lei sarà decisiva per l'esilio europeo del 1948-52.

Come giornalista, ho accompagnato la coppia due volte. Nel 1980, volli ricondurre Jorge Amado ai suoi anni di ideologo organico. Mi aspettavo di più, una sorta di autocritica, che apparirà solo in "Navegação de Cabotagem" (1992), dove autobiografa sette decenni. Quando, nel 1988, Zélia Gattai promuove un secondo libro di memorie, "Jardim de Inverno", mi hanno invitato ad accompagnarli tra Estoril e Lisbona. Ho anche raccontato del periodo dal 1948 al 1952, durante il quale vissero con un gruppo importante di comunisti esiliati. Ancora a Parigi, incontrano Mário Soares, che, nel 1986, come Presidente della Repubblica, onorerà Amado con il titolo di Grande Oficial da Ordem do Infante D. Henrique. 
 
Madre, compagna, dattilografa degli originali di Jorge, fotografa con "Reportagem Incompleta"  (1987), queste attività si concentrarono in un magma di riferimenti e fervore sull'uomo, sebbene anche sull'artista creatore ci siano rivelazioni curiose, come quella sulla trasposizione fittizia di amici personali. Oltre a quelli contrassegnati in "Jardim de Inverno",  Zélia è la Mariana de "Os Subterrâneos da Liberdade", uno dei più cari amici, Giocondo Dias, è un importante personaggio tra coloro che figurano in "Seara Vermelha" (1946) - manifesto per i "sertanejos" del Nord-Est, affamati, emarginati, destinati alla precarietà - e in "Tenda dos Milagres" o in "Bahia de Todos os Santos".

Lei mi raccontò in anticipo che nel libro "O Sumiço da Santa" («di strana struttura folhetinesca»),c'erano personaggi vivi e attivi come Fernando Assis Pacheco, Nuno Lima de Carvalho con suo fratello sacerdote, oppure l'illustre visitatore ("il grande personaggio del libro, Jacques Chancel, che nel 1986 aveva dedicato a Bahia il programma televisivo mensile "Le Grand Échiquier". Il 29 agosto 1977, ero in Francia, li sentii parlare a "Radioscopie", su "France Inter", e Amado riconobbe il suo debito nei confronti dei neri, portoghesi e indigeni. Definì noi portoghesi, "forti, coraggiosi e dolci", ma essenzialmente "malinconici e drammatici". Zélia, da parte sua, definì l'uomo della sua vita, innamorato di Swift, Dickens, Mark Twain, Zola, non nella sua austerità, ma molto umano, nella sua infinita bontà ...
                                                                   
                                                          Jorge Amado con il suo caro amico dr. Nuna Lima de Carvalho (1932-2019),
                                                          che dal 1975 fu direttore della Galleria d'Arte  Casino Estoril (Portogallo). Dietro
                                                          si intravede Zélia Gattai 



Gli anni '50 mettono in discussione il movimento comunista, con la rottura di Tito, in Jugoslavia. Nel 1951, Amado pubblica il suo libro più ortodosso e meno interessante, "O Mundo da Paz: União Soviética e Democracias Populares", un elogio acritico del mondo comunista. Di conseguenza, ricevette il Premio Internazionale Stalin della Pace  e con la costernazione di Ilya Ehrenburg, che diede l'annuncio a Mosca, Amado devolve i 25.000 dollari del Premio al Partito Comunista Brasiliano. Ma anche così non è al sicuro dalla censura dell'originale de "Os Subterrâneos da Liberdade",  tre volumi del 1954 sul Brasile di Getúlio Vargas nel 1937, conservati per due anni dai compagni del PC. Zélia mi dice:
 
"Lo rimandarono pieno di annotazioni fatte da persone che non capivano assolutamente nulla di letteratura. Lui non cambiò nemmeno una virgola. Disse: -Non lo cambio, o pubblico così o non lo pubblico -. Così quando Jorge smise di essere un militante comunista, ciò per cui fu criticato, ciò per cui venne definito un traditore, nessuno lo sa, lo sappiamo solo noi due. Voglio dire, le persone "piccole" non capiscono questa cosa. Prestes [Luís Carlos Prestes, figura emblematica del PCB] ancora oggi continua ad essere amico nostro. Lui ha capito perfettamente. Giocondo Dias, che era leader del partito fino all'anno scorso [vale a dire, 1987] - fino all'anno scorso perché poi è morto - in punto di morte ha chiamato Jorge. Diceva che era il suo più grande amico, l'uomo più serio, l'uomo più modesto che avesse mai conosciuto. Ma ora chi comanda, chi non sa nulla, non conosce la vita, chi non vede i due lati, per queste persone Jorge era un traditore ... Pensiamo che il cammino per l'essere umano è il cammino del socialismo - ma un socialismo senza queste censure e con la libertà; senza democrazia, è dittatura."
 
Tuttavia, Amado è invitato al II Congresso degli Scrittori Sovietici, vent' anni dopo quello presieduto da Gorky. Stalin morì nel 1953. Zélia aggiunge:
 
"All'epoca in cui ricevette il premio Stalin, lui adorava Stalin. Non sapeva nulla. Venne a sapere tutto solo dopo il Congresso. Voglio dire, sentiva che la cosa già non era più buona, ma non lo sapeva nè lui, nè nessun altro. Finchè giunse il signor Krutschov con quel rapporto, che non è mai stato pubblicato nei paesi della democrazia popolare, mai! Nemmeno in Unione Sovietica. Stava tutto nascosto ..."
 
Dimostrato il nuovo pugno di ferro il 4 novembre 1956, con l'invasione dell'Ungheria, Amado si libera dal colletto di ferro anche letterario con "Gabriela", nel 1958,  20 mila copie vendute in 15 giorni, 20 edizioni fino al 1961, traduzioni, tra cui in URSS, anno in cui viene eletto all' Academia Brasileira de Letras e lancia due romanzi, "A Morte e a Morte de Quicas Berro d’Água" e  "Vasco Moscoso de Aragão, Capitão de Longo Curso"  sotto il titolo comune "Os Velhos Marinheiros". La morte di Quincas, al largo di Bahia, è un mistero; Vasco Moscoso racconta sul molo di Periperi i fantastici pellegrinaggi dei marittimi, che marittimi non erano, con una fine inaspettata ...

Gabriela, oltre alla forte sensualità e alle fantasie femminili, ha portato una novità riconosciuta dall'autore: «l'apparizione dell'umorismo nella mia opera». In Portogallo, la prima serata, dalle ore 20,35 alle ore 21,15, viene dedicata alla prima telenovela - 130 episodi su RTP dal 16 maggio al 16 novembre 1977 - ed ottenne una "insolità unità nazionale" che i puristi criticarono per "l'intreccio inutilmente contorto" e adattamento troppo libero, per il "condimento sentimentale portato in primo piano" e i tanti "momenti fatti di coltello e scodella". L'attenzione si rivolge al Brasile, non più come suolo di esilio o di emigrazione. Gabriela crea nuove cornici e attitudini familiari.

La programmazione televisiva non eroga, d'ora in poi, "la routine della telenovela", o "la monotonia del costume", che non sempre ha un "profilo medio-basso", né è vista solo dalle donne. Il beneficio della lingua sopperisce alla carenza di coloro che non sono in grado di seguire i sottotitoli. Con i canali privati, arriva la moltiplicazione dei pani e la guerra dell'audience, il che significa la ripartizione della torta pubblicitaria.
Un caso ovvio di assorbimento risiede nella moda linguistica, e ancor più dopo il successo di "Tieta do Agreste" (1977). Espulsa dalla casa paterna, la figliola prodiga torna, ricca, a Sant'Ana do Agreste. Così si impone il "dialetto jorgeamadiano".

Negli anni '60, cinema, televisione e saggi si appropriano dei titoli qui menzionati, mentre Amado aggiunge narrativa per bambini ("O Gato Malhado e a Andorinha Sinhá" 1976; "A Bola e o Goleiro", 1984), memorialística ("O Menino Grapiúna", 1982) e narrativa di crescente sensualità l, in "Dona Flor e Seus Dois Maridos" (1966) – i bohemiens soteropolitani del '40, tanto cibo e farmaceutica -  e "Tereza Batista Cansada de Guerra" (1972), o il calvario di un'orfana per le strade della prostituzione. Le quattro donne principali - Gabriela, Dona Flor, Tereza, Tieta - furono inserite in "Quatro Mulheres / Quatro Romances "(1989), il volume di 1513 pagine su carta velina bibbia. Prezioso omaggio al femminile, che lui tanto apprezzava, potremmo aggiungere Sabô, della corta e divertente favola "Do recente milagre dos pássaros acontecido em terras de Alagoas, nas ribanceiras do rio São Francisco" (1979), o semplicemente "O Milagre dos Pássaros (1997), dove appaiono e vengono citati i nomi degli amici dell'autore sono tradotti e menzionati. Riportiamo:
 
Eroi dell'accaduto furono Ubaldo Capadócio, di professione letterato di "cordel", trovatore popolare e amante, nei tre mestieri di riconosciuta competenza e vasta accettazione, e il capitano Lindolfo Ezechiele, la cui reputazione di coraggio e crudeltà correva per quel territorio di valenti che è  Alagoas. Il fatto della pistola del capitano non è stato ancora chiarito, ma le medaglie lui le conquistò mandando gente al cimitero, e ciò che lo ha reso famoso era fare il bandito (ottenendo così denaro e considerazione) e essere il marito di Sabô.

Quest'ultima gli richiedeva molta abilità, vigore e violente minacce alla popolazione maschile, dal momento che Sabô - diciamo la verità - non aveva alcun rispetto per il marito, nè quando faceva la faccia brutta, nè per l'arma letale, e viveva digrignando i denti. Sabô la sognavano tutti gli uomini delle rive del São  Francisco, celibi, sposati, fidanzati, amici, compresi i bambini sotto i quattordici anni. Ma solo lei mostrava il coraggio di affrontare la forza virile di suo marito, la morte all'imbocco della canna del  fucile, i suoi ammiratori paurosi, chiudevano il petto e la coda, e allontanavano gli occhi dalla donna.
 
Ubaldo Capadócio affrontò. Non perché fosse un coraggioso ​​incosciente e impavido. Ignorava i fatti e le condizioni locali, essendo un forestiero di passaggio alla ricerca di lettori, di animati  mercati dove vendere i suoi "cordeis" - l'ultimo di questi, "O caso da grã-fina que se amigou com o lobisomem", stava ottenendo un meritato successo -, alla ricerca di feste nelle quali suonare l'armonica e improvvisare versi, con un letto caldo, un seno di mulatta dove riposare dopo il lavoro.  Qualsiasi sia il motivo, lui affrontò il pistolero e si coprì con una di quelle camiciole da donne, ben corte, per l'esattezza era il pezzo di sopra di un baby.doll di Sabo, color rosa.
 
Cioè loro furono sorpresi nel letto sbagliato. Ma la fortuna, sotto forma di miracolo, accompagna l'audace.
Per concludere, ho citato 35 titoli di Jorge Amado, quasi tutta l'opera, senza contare libri scritti insieme ad altri e "A Estrada do Mar" (1938), poesie che non ho mai visto. Salvador e il sud di Bahia sono spazi eletti dove convergono memorie ed esperienze dell'autore, nello sforzo di glorificare la Terra di Santa Cruz, alla luce di una interculturalità varia e composta, lontano da pregiudizi contro le gerarchie basate sulla razza. Ho nominato cinque romanzi basati su questo: "O País do Carnaval", "Os Pastores da Noite", "Tenda dos Milagres", "O Sumiço da Santa", "A Descoberta da América pelos Turcos".

In questa galleria infinita, già nella violenza della cultura del cacao, già tra le colline e il porto, torna presente la piramide sociale, più volte denunciata, a cui rispondono soluzioni disparate, dall'omicidio alla presa di coscienza politica. Nell'universo del cacao, abbiamo "Cacau", "Terras do Sem Fim", "São Jorge dos Ilhéus", "Gabriela", "Tocaia Grande". Per quanto riguarda le favelas, nomino "Suor" e "Jubiabá", passiamo al porto con "Capitães da Areia" e "Mar Morto". Più politicamente militanti, diremmo che sono "ABC de Castro Alves", "O Amor do Soldado", "A Vida de Luís Carlos Prestes", "Seara Vermelha", "O Mundo da Paz", "Os Subterrâneos da Liberdade"  e ha inizio un nuovo ciclo, femminile e sensuale, riprendendo storie dei "folhetins", con Dona Flor, Teresa, Tieta, Sabô.

È un universo gorgogliante e impuro, ma peggio sarebbe la pulizia del sangue. Gran parte del Brasile continua a rivedersi in qualcuno o in alcuni di questi nuclei principali di Jorge Amado.


[1] In un'intervista al ‘Suplemento Literário’ do Diário de Lisboa (22-III-1935), si chiedeva: "[...] perché leggo un Jorge Amado con passione, un Lins do Rego con interesse (ed entrambi hanno molti difetti ) - e  i portoghesi, nuovi e maturi, li leggo quasi tutti come uno che fa penitenza ... "
[2] Non è impunemente che si chiamino fisarmoniche molli i  "signori" di Longevernes, e in risposta, loro chiamino bastardi i "signori" di Velran. È così che nasce la lunga ed estenuante guerra dei bottoni, il "romanzo dei miei dodici anni", colorato in pochi secondi dal Maestro Rabelais ...

Traduzione di A.R.R.
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Ernesto Rodrigues. Professore della Facoltà di Lettere dell'Università di Lisbona. CLEPUL. Presiede la direzione dell'Academia de Letras de  Trás-os-Montes. Come poeta ha pubblicato diversi titoli e partecipato a 20 antologie. Come scrittore ha pubblicato opere come A Casa de Bragança (2013), A Casa de Bragança (2013). Várias Bulhas e Algumas Vítimas (1980), A Flor e a Morte (1983), A Serpente de Bronze (1989),  Histórias para Acordar , 1996), O Romance do Gramático (2011).. Critico e saggista, ha curato testi su autori portoghesi dei secoli XVII-XXI, come Ramalho Ortigão, As Farpas Completas (6 vols., 2007), Camilo Castelo Branco, Poesia (2008), Padre António Vieira, Sermões, Cartas, Obras Várias (2008), Tomé Pinheiro da Veiga, Fastigínia (2011), O Mágico Pressentir do Artista. Entrevistas com José Marmelo e Silva (2011) e quatro títulos de António José Saraiva (2011-2013). e quattro titoli di António José Saraiva (2011-2013). È stato responsabile per l'aggiornamento di tre volumi di Atualização (Literatura Portuguesa e Estilística Literária) do Dicionário de Literatura dirigido por Jacinto do Prado Coelho (2002-2003). Entre os seus principais títulos encontram-se Mágico Folhetim. Literatura e Jornalismo em Portugal (1998); Cultura Literária Oitocentista (1999); Visão dos Tempos. Os Óculos na Cultura Portuguesa (2000); Verso e Prosa de Novecentos (2000); Crónica Jornalística. Século XIX (2004); «O Século» de Lopes de Mendonça: O Primeiro Jornal Socialista (2008); A Corte Luso-Brasileira no Jornalismo Português (1807-1821) (2008); 5 de Outubro – Uma Reconstituição (2010); O Jornalista Republicano Alves Correia (2012).
 


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TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

Jorge Amado: vida e obra - II Parte -
por
Ernesto Rodrigues


                                                                     
                                                                            Fondo Zélia Gattai - FCJA

Aos 23 anos, com uma filha, licenciado em Direito, todo reeditado, Cacau traduzido na Argentina, e, com Suor, também em russo, o nosso autor está lançado. A perseguição política e a prisão, que precedem queimas públicas de livros, em breve, proibidos, começam em 1936, quando conhece Dorival Caymmi e sai quinto romance, Mar Morto.

Para este ‘Cancioneiro do cais’ (título do 2.º capítulo) em ‘Terras do sem fim’ (3.º cap.), aproveito estudo de Teresa Martins Marques sobre a força nuclear do ‘milagre’ nessa prosa lírica e em O Milagre Segundo Salomé (1975), de José Rodrigues Miguéis[1]. Resume ela, em texto inédito:
 
[…] a gente do cais acredita no destino do mar prefigurado no desejo de Iemanjá, a mulher que só os mortos vêem, da qual depende a vida ou morte dos marinheiros. Os dois personagens mais instruídos – a professora Dona Dulce e o médico Dr. Rodrigo – acreditam num milagre, lido como metáfora de um outro tempo, um outro mundo politicamente melhor, numa palavra, a revolução social.
 
Cita balanço prospectivo de Dona Dulce:
 
Você nunca imaginou esse mar cheio de saveiros limpos, com marítimos bem alimentados, ganhando o que merecem, as esposas com o futuro garantido, os filhos na escola não durante seis meses, mas todo o tempo, depois indo aqueles que têm vocação para as faculdades? Já pensou em postos de salvamento nos rios, na boca da barra? Às vezes eu imagino o cais assim…
 
Conclui a ensaísta:
 
Dona Dulce e Rodrigo conversam na presença de uma criança que simboliza o futuro, a geração dos que hão-de realizar o milagre. Do mesmo modo, em Miguéis, a criança que Salomé carrega no ventre tem rigorosamente a mesma função simbólica dos que hão-de mudar o futuro do país. É a lua que ilumina a cena em Jorge Amado. Em Miguéis é o sol que rompe pela manhã que ilumina a cena em que Salomé comunica a Gabriel a gravidez.
    
Capitães da Areia – sexto romance – são a centena de meninos de rua de Salvador, abandonados, marginais, vivendo em trapiche, de que só se aproximam um padre ex-operário e a mãe-de-santo Don’Aninha. No capítulo “Deus sorri como um negrinho”, vem explicação:
 
Eles furtavam, brigavam nas ruas, xingavam nomes, derrubavam negrinhas no areal, por vezes feriam com navalhas ou punhal homens e polícias. No entanto, eram bons, uns eram amigos dos outros. Se faziam tudo aquilo é que não tinham casa, nem pai, nem mãe, a vida deles era uma vida sem ter comida certa e dormindo num casarão quase sem teto.
 
Têm idade entre os oito e 16 anos, nomes fora do comum, histórias particulares, interesse embora o percurso do chefe, Pedro Bala, que retoma a luta sindicalista do pai que não conheceu e faz do grupo uma frente de choque contra fura-greves. O francês Louis Pergaud dera La Guerre des Boutons (1913), rivalidade entre juvenis de duas aldeias vizinhas[2]; A Pál Utcai Fiúk (1907), do húngaro Molnár Ferenc – dois grupos batem-se na Budapeste de 1889 –, terá inspirado essa literatura de protagonismo jovem, ambos sem a carga política amadiana. 

Somam-se novos títulos: ABC de Castro Alves (1941), modelo do intelectual comprometido, herói da única peça de Amado, O Amor do Soldado (1947), seja, amor pela actriz portuguesa Eugénia Câmara e pela luta anti-esclavagista: a acção decorre entre 1866 e 1870; Terras do Sem Fim, São Jorge dos Ilhéus; e traduções; ou a cronística de jornal no lapso de 1942 a 1945, só em 2008 reunida em Hora de Guerra – tudo isso a par de uma actividade partidária frenética, que, em 1945, o elege deputado federal por São Paulo, com assento na Assembleia Nacional Constituinte, pelo PCB.

Neste ano, sai Bahia de Todos os Santos, crónica física e moral da sua cidade, cuja descrição é pontuada noutros romances. Assim, em Jubiabá: «Cidade religiosa, cidade colonial, cidade negra da Baía. Igrejas sumptuosas bordadas de ouro, casas de azulejos azuis, antigos sobradões onde a miséria habita, ruas e ladeiras calçadas de pedras, fortes velhos, lugares históricos, e o cais, principalmente o cais, […]»; ainda em 1945, sai edição brasileira de A Vida de Luís Carlos Prestes, o Cavaleiro da Esperança (Buenos Aires, 1942); conhece Neruda; casa com Zélia Gattai. Cassados os mandatos comunistas, ela será decisiva no exílio europeu de 1948-1952.

Enquanto jornalista, acompanhei o casal duas vezes. Em 1980, quis transportar Jorge Amado aos seus anos de ideólogo orgânico. Eu esperava mais, uma espécie de autocrítica, que assomará em Navegação de Cabotagem (1992), onde autobiografa sete décadas.

Quando, em 1988, Zélia Gattai promovia um segundo livro de memórias, Jardim de Inverno, convidaram-me para os acompanhar entre o Estoril e Lisboa. Também já contei desse período de 1948 a 1952, convivendo com a nata dos comunistas exilados. Ainda em Paris, conhecem Mário Soares, que, Presidente da República em 1986, há-de fazer Amado Grande Oficial da Ordem do Infante D. Henrique.
Mãe, companheira, dactilógrafa dos originais de Jorge, fotógrafa com Reportagem Incompleta (1987), essas actividades concentraram-se num magma de referências e fervor sobre o homem, apesar de também sobre o criador termos revelações curiosas, como a transposição ficcional de figuras das suas relações pessoais.

Além das assinaladas em Jardim de Inverno – Zélia é a Mariana de Os Subterrâneos da Liberdade; um dos mais queridos amigos, Giocondo Dias, é personagem importante em figurações de Seara Vermelha (1946) – manifesto pelos sertanejos do Nordeste, esfomeados, proscritos da roça, ao deus-dará –, bem como em Tenda dos Milagres ou Bahia de Todos os Santos –, ela antecipava-me que, em O Sumiço da Santa («de estrutura folhetinesca»), havia vivos e activos como Fernando Assis Pacheco, Nuno Lima de Carvalho com seu irmão padre ou o ilustre visitante («a grande personagem do livro») Jacques Chancel, o qual, em 1986, dedicara à Bahia o seu programa televisivo mensal Le Grand Échiquier.
                                                                       
                                                         Jorge Amado e Zélia Gattai com o querido amigo dr. Nuna Lima de Carvalho (1932-2019),
                                                         que desde 1975 foi Diretor da Galeria de Arte  Casinò Esstoril (Portugal) 


Em 29 de Agosto de 1977, estava eu em França, ouvi-os à conversa em Radioscopie, na France Inter, reconhecendo Amado a sua dívida para com os negros, portugueses e indígenas. A nós, portugueses, definiu-nos como «fortes, corajosos, doces», mas essencialmente «melancólicos e dramáticos». Zélia, por seu lado, definia o homem da sua vida, apaixonado por Swift, Dickens, Mark Twain, Zola, não como austero, mas humaníssimo, de uma bondade infinita…

Os anos 50 questionam o movimento comunista, com a ruptura de Tito, na Jugoslávia. Em 1951, Amado publica o seu livro mais ortodoxo e desinteressante, O Mundo da Paz: União Soviética e Democracias Populares, elogio acrítico ao mundo comunista; em consequência, é Prémio Internacional Estaline da Paz e, para desagrado de Ilya Ehrenburg, que lhe anuncia de Moscovo, entrega os 25 mil dólares da recompensa ao Partido Comunista Brasileiro. Mas nem assim está a salvo da censura ao original de Os Subterrâneos da Liberdade, três volumes de 1954 sobre o Brasil de Getúlio Vargas, em 1937, retidos dois anos pelos camaradas do PC. Diz-me Zélia:
 
Veio cheio de anotações por pessoas que não entendiam absolutamente nada de literatura. Ele não mudou nem uma vírgula. Disse: «Eu não, ou publico assim ou não publico.» Então, quando Jorge deixou de ser um militante comunista, o que ele foi criticado, o que ele foi chamado de traidor, ninguém sabe, só nós sabemos. Quer dizer, os pequenos não entendem esta coisa. Prestes [Luís Carlos Prestes, figura emblemática do PC] até hoje é nosso amigo. Ele entendeu perfeitamente. O Giocondo Dias, que foi dirigente do partido até o ano passado [isto é, 1987] – só foi até o ano passado, porque morreu –, ele morreu chamando pelo Jorge. Dizia que era o maior amigo, o homem mais sério, o mais modesto que ele tinha conhecido. Mas agora esses que mandam, que não sabem nada de nada, não conhecem a vida, que não enxergam para os lados, então, para eles, Jorge era um traidor… Nós achamos que o caminho do homem é o caminho do socialismo – mas um socialismo sem estas censuras e com liberdade; sem democracia, é ditadura.
 
Ainda assim, ele é convidado do II Congresso de Escritores Soviéticos, vinte anos depois daquele presidido por Gorki. Estaline morrera em 1953. Acrescenta Zélia:
 
No tempo em que ele recebeu o Prémio Estaline, ele adorava Estaline. Ele não sabia nada. Ele só veio a saber depois do Congresso. Quero dizer: sentia que a coisa já não estava boa, mas ele não sabia, e ninguém. Até que veio o senhor Krutschov com aquele relatório, que nunca foi publicado nos países de democracia popular, nunca! Nem na União Soviética. Era tudo escondidinho…
 
Provada nova mão de ferro em 4 de Novembro de 1956, com a invasão da Hungria, solta-se Amado do colete-de-forças, também literário, em 1958, com Gabriela, 20 mil exemplares vendidos em 15 dias, 20 edições até 1961, traduções, inclusive na URSS, ano em que entra na Academia Brasileira de Letras e saem duas novelas, A Morte e a Morte de Quincas Berro d’Água e Vasco Moscoso de Aragão, Capitão de Longo Curso, sob o título comum Os Velhos Marinheiros. A morte de Quincas, ao largo da Bahia, é um mistério; Vasco Moscoso conta no cais de Periperi peregrinações fantásticas de marítimo, que marítimo não foi, com um final inesperado… 

Gabriela, além de forte sensualidade e imaginações de mulher, trouxe uma novidade reconhecida pelo autor: «o aparecimento do humor na minha obra». Em Portugal, o horário nobre das 20,35h às 21,15h dedicado à primeira telenovela – 130 episódios na RTP 1, de 16 de Maio a 16 de Novembro de 1977 – conseguiu «insólita unidade nacional», que os puristas criticaram pela intriga «inutilmente enrodilhada» e adaptação demasiado livre, pelo «molho sentimental trazido a primeiríssimo plano» e tantos «momentos muito explorados de faca e alguidar». A atenção volta-se para o Brasil, já não como solo de exílio ou emigração. Gabriela cria novos quadros e atitudes familiares. A programação televisiva não dispensa, doravante, “A rotina da telenovela”, ou «a monotonia do costume», que nem sempre tem um «perfil médio-baixo», e nem é só vista por mulheres. O benefício da língua supre o analfabetismo dos incapazes de seguir legendagens. Com os canais privados, vem a multiplicação dos pães e a guerra das audiências, que significa repartição do bolo publicitário.

Caso evidente de absorção está nos modismos linguísticos, e mais após o êxito de Tieta do Agreste (1977). Sovada e expulsa da casa paterna, a filha pródiga regressa, rica, a Sant’Ana do Agreste. Impunha-se, entretanto, o «dialecto jorgeamadiano».
Na década de 60, cinema, televisão e ensaísmo apropriam-se de títulos aqui citados, enquanto Amado acrescenta prosa infantil (O Gato Malhado e a Andorinha Sinhá, 1976; A Bola e o Goleiro, 1984), memorialística (O Menino Grapiúna, 1982) e ficção crescentemente sensual, em Dona Flor e Seus Dois Maridos (1966) – a boémia salvadorenha de 40, muita comida e farmacopeia – e Tereza Baptista Cansada de Guerra (1972), ou o calvário de uma órfã pelas ruas da prostituição. As quatro principais mulheres – Gabriela, Dona Flor, Tereza, Tieta – foram editadas em Quatro Mulheres / Quatro Romances (1989), volume de 1513 páginas em papel bíblia. Rara homenagem ao feminino, que ele tanto apreciou, pudéramos acrescentar Sabô, da curta e divertida fábula Do recente milagre dos pássaros acontecido em terras de Alagoas, nas ribanceiras do rio São Francisco (1979), ou tão-só O Milagre dos Pássaros (1997), onde transluzem e vêm citados nomes de amigos do autor. Transcreve-se:
 
Heróis do acontecido foram Ubaldo Capadócio, de profissão literato de cordel, trovador popular e amante, nos três ofícios de reconhecida competência e vasta aceitação, e o capitão Lindolfo Ezequiel, cuja reputação de valentia e crueldade corria mundo naquele território de colhudos que é o chão das Alagoas. Capitão de que arma não se tirou a limpo até hoje, mas as dragonas ele as conquistou mandando gente para o cemitério, pois as ocupações em que se fez famoso eram a de pistoleiro (com a qual ganhava dinheiro e consideração) e a de esposo de Sabô, sendo que essa última profissão exigia dele capacidade, vigor e ameaças violentas à população masculina, pois Sabô — diga-se a verdade — não tinha respeito pela patente do marido, nem pela cara feia, nem pela arma mortal, e vivia de dentes arreganhados. Com Sabô sonhavam os homens todos das ribanceiras do São Francisco, solteiros, casados, noivos, amigados, incluindo menores de catorze anos. Mas coragem de enfrentar a macheza do marido, a morte no bocal do fuzil, somente ela demonstrava; os suspirantes trancavam o peito e o rabo, desviando os olhos da oferecida.

Ubaldo Capadócio enfrentou. Não por ser de coragem desmedida, impávido. Por ignorância dos fatos e das condições locais, forasteiro de passagem em cata de leitores, de feira animada para nela vender os folhetos de cordel — o último deles, O caso da grã-fina que se amigou com o lobisomem, vinha obtendo sucesso e merecido —, de festa na qual tocar harmônica e improvisar versos, de cama acolhedora, seio de morena onde descansar das lides. Fosse por que motivo fosse, enfrentou o pistoleiro e o fez vestido de camisola de mulher, das bem curtinhas, para ser exato a peça superior do baby-doll cor-de-rosa de Sabô.
 
Ou seja: são apanhados na cama errada. Mas a sorte, sob forma de milagre, acompanha o audaz.
Concluindo. Citei 35 títulos de Jorge Amado, quase toda a obra, descontados livros em parceria e A Estrada do Mar (1938), poemas que nunca vi. Salvador e o sul da Baía materna são espaços de eleição, onde convergem memórias e vivências autorais, num esforço de magnificar a Terra de Santa Cruz à luz de uma interculturalidade vária e compósita, fora de preconceitos, contra hierarquias assentes na raça. Referi, neste ponto, cinco romances: O País do Carnaval, Os Pastores da Noite, Tenda dos Milagres, O Sumiço da Santa, A Descoberta da América pelos Turcos. Nessa galeria infinita, já na violência da cultura do cacau, já entre o morro e o cais, torna-se flagrante o abismo social, repetidamente denunciado, a que respondem soluções díspares, do assassínio à tomada de consciência política.

No universo do cacau, temos Cacau, Terras do Sem Fim, São Jorge dos Ilhéus, Gabriela, Tocaia Grande. Quanto ao morro, citem-se Suor e Jubiabá, passados ao cais, com Capitães da Areia e Mar Morto. Mais politicamente militantes, diríamos ABC de Castro Alves, O Amor do Soldado, A Vida de Luís Carlos Prestes, Seara Vermelha, O Mundo da Paz, Os Subterrâneos da Liberdade. Vem Gabriela e um novo ciclo, feminino e sensual, retomando experiências folhetinescas, com Dona Flor, Teresa, Tieta, Sabô.

É um universo borbulhante, impuro, mas pior seria a limpeza do sangue. Grande parte do Brasil continua a rever-se em algum ou vários destes núcleos principais de Jorge Amado.


[1] Em entrevista ao ‘Suplemento Literário’ do Diário de Lisboa (22-III-1935), interrogava-se ele: «[…] por que razão leio um Jorge Amado com paixão, um Lins do Rego com interesse (e ambos têm muitos defeitos) ‒ e aos portugueses, novos e maduros, os leio quasi todos como quem faz penitencia?...»
[2] Não é impunemente que se chama gaitas moles aos ‘senhores’ de Longevernes, em resposta, chamam sacanas aos ‘senhores’ de Velran. Eis como nasce a longa e desgastante guerra dos botões, em «romance dos meus doze anos», colorido em sentidos segundos, à mestre Rabelais...

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Ernesto Rodrigues. Professor da Faculdade de Letras da Universidade de Lisboa, CLEPUL. Preside a direção da Academia de Letras de Trás-os-Montes. Como poeta publicou vários títulos e participou em 20 antologias. Como ficcionista assinou obras quais  A Casa de Bragança (2013). Várias Bulhas e Algumas Vítimas (1980), A Flor e a Morte (1983), A Serpente de Bronze (1989),  Histórias para Acordar , 1996), O Romance do Gramático (2011). Entrou em cinco antologias. Nos últimos 30 anos, tornou-se o principal tradutor de húngaro em Portugal. Crítico na imprensa escrita e ensaísta, vem editando autores portugueses dos séculos XVII-XXI, quais Ramalho Ortigão, As Farpas Completas (6 vols., 2007), Camilo Castelo Branco, Poesia (2008), Padre António Vieira, Sermões, Cartas, Obras Várias (2008), Tomé Pinheiro da Veiga, Fastigínia (2011), O Mágico Pressentir do Artista. Entrevistas com José Marmelo e Silva (2011) e quatro títulos de António José Saraiva (2011-2013). Foi responsável pelos três volumes de Actualização (Literatura Portuguesa e Estilística Literária) do Dicionário de Literatura dirigido por Jacinto do Prado Coelho (2002-2003). Entre os seus principais títulos encontram-se Mágico Folhetim. Literatura e Jornalismo em Portugal (1998); Cultura Literária Oitocentista (1999); Visão dos Tempos. Os Óculos na Cultura Portuguesa (2000); Verso e Prosa de Novecentos (2000); Crónica Jornalística. Século XIX (2004); «O Século» de Lopes de Mendonça: O Primeiro Jornal Socialista (2008); A Corte Luso-Brasileira no Jornalismo Português (1807-1821) (2008); 5 de Outubro – Uma Reconstituição (2010); O Jornalista Republicano Alves Correia (2012).