"Rogério Duarte, o Tropikaoslista" di José Walter Lima al "19º Festival du Cinéma Brésilien de Paris"
Intervista
Antonella Rita Roscilli
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)


                                                                                                                                      News Sarapegbe 24 giugno 2017
Il Festival du Cinéma Brésilien si svolge a Parigi dal 20 al 27 giugno e offre al pubblico una ricca panoramica sul cinema brasiliano. Si tiene nel cinema l'Arlequin, con i suoi 400 posti a sedere, nel quartiere di Saint-Germain des Prés. Nel corso degli anni il Festival ha presentato circa 500 film brasiliani e nomi come Carlos Diegues, Fernanda Montenegro, Gloria Pires, Nelson Pereira dos Santos, ecc .

In questa 19a edizione il Festival rende un omaggio speciale anche al 50° anniversario del Tropicalismo, con l´esibizione di due documentari. "Tropicalia" é del regista paulistano Marcelo Machado (2012) e racconta la storia del movimento musicale e culturale nato durante la dittatura brasiliana degli anni ´60, uno "spazio idealizzato, di utopia", come disse Gilberto Gil. Caetano Veloso, Gil, Tom Zé, Gal Costa, Arnaldo Baptista, Rita Lee, tra gli altri, operarono rotture e trasformarono la struttura della musica popolare brasiliana influenzando molte generazioni future.

Eppure, al fine di conoscere in modo più completo questo movimento e i suoi personaggi, é fondamentale il 24 giugno assistere al documentario "Rogerio Duarte, o Tropikaoslista" del regista baiano José Walter Lima (2016), un importante lavoro di riscatto della vita di uno dei più grandi mentori della Tropicália: Rogério Duarte, designer grafico, musicista, compositore, poeta, scrittore, professore universitario, attivista e altro ancora, nato nel 1939 nell´interno dello stato di Bahia e morto nel 2016. Uomo di molteplici talenti, fece della sua arte una forma di guerriglia culturale. Abbiamo intervistato a Salvador Bahia il regista José Walter Lima che fu amico di Duarte e con lui ha diviso momenti importanti della sua vita.

Ricordiamo che José Walter Lima, produttore culturale regista e artista plastico, è un personaggio chiave nella storia del cinema moderno di Bahia. Ha iniziato la sua carriera a metà anni ´60 ed è stato uno dei creatori del Grupo Experimental de Cinema da Bahia,  fondato nel 1965. Produsse concerti di Caetano Veloso, Gal Costa, Gilberto Gil, Luis Melodia, Jorge Mautner e Jards Macalé. Negli anni ´70 inizió la sua carriera e tra i suoi documentari e films ricordiamo: O alquimista do som (1978), Meteorango Kid-Herói Intergalático (1969), Nós por exemplo (1979), Brasilienses (1984), Sante Scaldaferri-A Dramaturgia dos Sertões (2010), Antonio Conselheiro-O Taumaturgo do Sertão (2010), Um Vento sagrado (2001), riprendendo i cammini aperti dal linguaggio cinematografico di Glauber Rocha. In Brasile ha creato il "Festival Cine Futuro", Seminário Internacional de Cinema e Audiovisual, un evento che ogni anno mobilita Salvador con esposizione di films, documentari, dibattiti e workshop sul cinema.
Pubblichiamo qui alcuni stralci dell'intervista realizzata.

Come è nata l'idea del documentario?
J.W.L.:  Io e Rogério Duarte siamo stati amici per 40 anni. Abbiamo vissuto a Rio de Janeiro negli stessi anni. E furono molti i momenti di conversazione e scambio: idee, concetti, impressioni espresse con frequenza e intensità. Poi ci distanziammo anche geograficamente. Lui ando´a vivere verso l'interno, quando decise di diventare  fazendeiro e poi ando´a Brasilia. Recentemente ci eravamo incontrati di nuovo. Sapevo che era malato e suo figlio mi chiese di fare qualcosa su di lui. Ho fatto questo documentario per amore. Fiction, film poetico-politico filosofico: io appartengo piú a questa linea. Ricerco il cinema d'avanguardia. Ma ho pensato di fare un documentario artistico. Iniziai le riprese nel 2013. Il documentario è basato su due lunghe interviste con lui. Il resto è materiale filmato e materiale d'archivio. Iniziai con una sua lunga intervista realizzata  al Teatro ACBEU  di Salvador. L'altra fu nella sua casa di Rio Vermelho, Salvador. La prima parte del documentario è una panoramica sul XX secolo.
Per l´apertura ho utilizzato la tecnica del "montaggio nucleare" che Glauber Rocha uso´nel film "Idade da Terra". Ho scelto foto di forte impatto. Io appartengo a cio´che definisco Delirismo. Infatti secondo me l´arte deve contenere Delirio e questo è un documentario delirante. Non si tratta di Delirio come pazzia, ma di Delirio concettuale, di creativitá totale ed originale. Ad esempio Glauber Rocha è delirio, Federico Fellini è  delirio. In questo documentario Rogério Duarte parla in prima persona. Non volevo testimonianze, ma ci sono le musiche di Gil e Caetano. Ho concluso il doc nel 2016 e finora è stato presentato alla In-Edit Brasile - 8 ° Festival Internazionale del Documentario Musicale di São Paolo e al Festival DOK Leipzig in Germania.
 
Com´era Rogério Duarte?
J.W.L.:  Era una figura fondamentale tra gli intellettuali brasiliani degli anni ´60 e ´70, cosí come Oswald de Andrade fu negli anni ´20.  Era un pensatore brillante e creo´ il manifesto del famoso film di Glauber Rocha "Deus e o Diabo na Terra do Sol", oltre a varie copertine di dischi importanti. Opere d´arte. Lui parlava, era coraggioso. Fu molto attivo a Rio de Janeiro. Durante la Passeata dos "Cem Mil" nella Avenida Rio Branco fu arrestato insieme al fratello e vennero torturati. Era il 1968, epoca della dittatura in Brasile. A quel tempo non si poteva neppure dire che esistevano torture, pochi sapevano. Le persone perseguitate non potevano parlare. Lui fu il primo a denunciare pubblicamente le torture subite dal regime militare. Cosí molti amici si allontanarono da lui per paura di ritorsioni. Lui rimase coerente e coraggioso. Nella Tropicália rimane famosa anche la sua opposizione al produttore Guilherme Araujo da lui accusato di voler "commercializzare" il movimento. Cio´accadde quando litigó con gli altri e fondò Marginália. Ma poi è tornato a lavorare con loro. In realtà ognuno a suo modo fu importante.

Se dovesse definire in poche parole la Tropicália?
J.W.L.: La Tropicália è stata importante, ha cambiato i paradigmi della cultura brasiliana. E' stata rivoluzionaria a partire da Oiticica che a São Paulo realizzó una installazione artistica che chiamó "Tropicália". In realtá la Tropicália fu fondata da Rogério e Oiticica. Non fu un movimento di pensiero, ma ruppe con il passato, senza respingere le proprie radici. In questo modo si salvava la brasilianitá. Andava verso il futuro, ma riprendendo il passato. In cio´la musica brasiliana rivestí un ruolo molto grande. La Tropicália fu un movimento ampio perché incluse diverse tendenze, diversi segmenti artistici, ma una volta che si espresse attraverso la musica, ebbe maggiore risonanza.


-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Antonella Rita Roscilli. Brasilianista, giornalista, scrittrice e traduttrice. Da oltre venti anni si dedica alla divulgazione in Europa della cultura latino americana, soprattutto cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa di lingua portoghese, con articoli pubblicati nella stampa e nel modo accademico internazionale, oltre a convegni e conferenze. Laureata in Italia in Lingua e Letteratura Brasiliana, è in Brasile Mestra em Cultura e Sociedade, membro corrispondente della Academia de Letras da Bahia, e dell'Istituto Storico Geografico di Bahia (GHB). Ideatrice nell'area documentaristica. E' biografa della memorialista brasiliana Zélia Gattai Amado, su cui ha pubblicato le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011) e Zélia Gattai e a Imigração Italiana entre os séculos XIX e XX (ed Edufba) . Ha curato in Italia la post-fazione dell’edizione di Un cappello di viaggio (ed. Sperling &Kupfer).

Traduzione in italiano di A.M. P. 
 
© SARAPEGBE                                                             
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione
 

-------------------------------------------------------------------------------


TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

"Rogério Duarte, o Tropikaoslista" de José Walter Lima no "19° Festival du Cinéma Brésilien de Paris"
Entrevista
por
Antonella Rita Roscilli

                                                                               
                                              
                                                                                                                           
News Sarapegbe 24 giugno 2017 
O Festival du Cinéma Brésilien acontece em Paris entre 20 e 27 de junho e oferece ao publico um rico panorama da atual cinematografia brasileira, na sala l´Arlequin, com seus 400 lugares. O cinema foi reformado recentemente e se encontra  no bairro Saint-Germain des Prés.  Ao longo destes anos o Festival apresentou acerca de 500 filmes e nomes quais Carlos Diegues, Fernanda Montenegro, Gloria Pires, Nelson Pereira dos Santos etc.

Na sua 19a edição o Festival homenageia os 50 anos da Tropicália com dois documentários.  "Tropicália" do diretor paulista Marcelo Machado (2012) conta a história do movimento musical e cultural que nasceu durante a ditadura brasileira, um  "espaço de território idealizado, de utopia" conforme falou Gilberto Gil. Caetano Veloso, Gil, Tom Zé, Gal Costa, Arnaldo Baptista, Rita Lee, entre outros, renovaram a estrutura da música popular brasileira e influenciaram novas gerações.

Para compreender de forma mais completa este movimento no dia 24 de junho será exibido "Rogerio Duarte, o Tropikaoslista" do diretor baiano José Walter Lima (2016), importante obra de resgate da vida de um dos maiores mentores da Tropicália: Rogério Duarte, designer gráfico, músico, compositor, escritor, professor universitário, poeta, ativista e muito mais, nascido em 1939 no interior da Bahia e falecido em 2016. Homem de talentos múltiplos, fez da sua arte uma forma de guerrilha cultural.
Entrevistamos em Salvador Bahia o diretor Walter Lima, que foi também amigo de Duarte ao longo de anos. 

José Walter Lima, cineasta, produtor e artista plástico, é personagem fundamental para a história do moderno cinema baiano. Iniciou sua carreira em meados dos anos 1960 e foi um dos criadores do Grupo Experimental de Cinema da Bahia fundado em 1965. Lima foi assistente de direção de clássicos do cinema de vanguarda, produziu shows de Caetano Veloso, Gal Costa, Gilberto Gil Luis Melodia, Jorge Mautner e Jards Macalé. Na década de 1970 estreou como diretor assinando documentários e ficções, quais: Meteorango Kid-Herói Intergalático (1969), O alquimista do som (1978), Nós por exemplo (1979), Brasilienses (1984), Um Vento sagrado (2001), Sante Scaldaferri - A Dramaturgia dos Sertões (2010),  Antonio Conselheiro - O Taumaturgo do Sertão (2010), retomando os caminhos abertos pela linguagem de Glauber Rocha. E´ idealizador do Festival Cine Futuro, Seminário Internacional de Cinema e Audiovisual, evento que todo ano mobiliza a capital baiana com exibição de longas, curtas e animações, além da promoção de debates e workshops sobre cinema. Publicamos aqui alguns trechos da nossa entrevista:

Como surgiu a idéia do documentário?
J.W.L.: Fui amigo por 40 anos de Rogério Duarte. Morávamos junto no Rio. Foi um tempo de muitas conversas, muitas discussões. Esse sempre foi o nosso jeito: idéias, conceitos, impressões, expressadas com freqüência e intensidade. Depois nos distanciamos naturalmente, e até mesmo geograficamente. Ele foi para o interior, quando resolveu ser fazendeiro e logo após para Brasília. Depois de anos voltamos a nos encontrar e retomar nossa conexão. Soube que estava doente e o filho dele me pediu de fazer algum trabalho sobre ele. Fiz por amor. Ficção, cinema poético -político filosófico. Sou mais dessa linha. Continuo minha busca de cinema de vanguarda. Mas pensei de fazer um documentário artístico. Comecei as filmagens em 2013. O documentário está encentrado em duas entrevistas com ele e o restante é material de arquivo e gravações. Comecei com uma longa entrevista com ele que realizei no Teatro ACBEU de Salvador. A outra foi na casa dele no Rio Vermelho, em Salvador. A primeira parte é uma panorâmica do século XX. Pensei de utilizar no começo a "montagem nuclear" que Glauber Rocha usou no filme "Idade da Terra". Escolhi fotos para dar impacto. Eu sou do Delirismo. A arte para mim deve ter delírio e esse é um documentário delirante. Não se trata de delírio como loucura, e sim do delírio conceitual onde a obra te pega pela emoção, criatividade pura. Glauber é delírio, Fellini é delírio. Neste documentário Rogério Duarte fala em primeira pessoa. Não tem depoimentos, somente músicas dos parceiros Caetano e Gil. O documentário terminou em 2016 e até agora foi apresentado  no In-Edit Brasil – 8º Festival Internacional do Documentário Musical a São Paulo e na Alemanha no Festival DOK Leipzig.
 
Como era Rogério Duarte?
J.W.L.:  Era uma figura fundamental na intelectualidade brasileira dos anos 1960 e 70, como foi Oswald de Andrade na década de 1920Era um pensador brilhante e criou o famoso cartaz do filme de Glauber Rocha "O Deus e o Diabo na Terra do Sol", além de capas de discos importantes. Era um homem  corajoso, ficou atrás nos bastidores da Tropicália e por isso foi importante agora fazer este resgate. Na época Rogério era muito atuante no Rio de Janeiro. Em 1968, durante a Passeata dos "Cém Mil" na Avenida Rio Branco, foi preso com o irmão e foram torturados. Na época não se sabia que tinha tortura. As pessoas perseguidas não podiam falar.  Mas ele foi corajoso. Foi o primeiro a denunciar a tortura. Arriscou, e por isso muitos amigos, depois, não quiseram mais se aproximar dele, por medo. Mas ele continuou coerente e corajoso. No grupo tropicalista ficou célebre sua oposição ao empresário Guilherme Araujo, acusando-o de querer "comercializar" o movimento . Foi quando ele rompeu e fundou a Marginália. Mas depois se reencontrou com os outros. Na realidade cada um foi importante.

Como você define a Tropicália?
J.W.L.:  A Tropicália foi importante pois mudou os paradigmas da cultura brasileira. Foi revolucionária a partir de Oiticica que fez uma instalação em São Paulo chamada "Tropicália". Na realidade quem inventou a Tropicália foram Rogério e Oiticica. Não foi um movimento pensado, foram coisas que aconteceram durante a ditadura. Quis romper com o passado, mas não rejeitou as raízes. Assim resgatou também um sentimento de brasilidade. Ele ia para o futuro transitando dentro do passado de raíz. A musica brasileira teve uma força enorme nisso. A Tropicália foi um movimento mais abrangente, ou seja incluiu varias tendências, vários segmentos, mas depois que a musica entrou tomou conta de tudo pois a musica tem ressonância maior.


© SARAPEGBE                                                             
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione
Antonella Rita Roscilli. Brasilianista, jornalista, escritora, pesquisadora e tradutora. Há mais de vinte anos vem se dedicando à divulgação na Europa da cultura latino americana, particularmente da cultura do Brasil e dos Países da África de idioma português, com matérias publicadas na imprensa e no mundo acadêmico, além de palestras. Formada na Itália em Lingua e Literatura Brasileira, è no Brasil Mestre em Cultura e Sociedade, Membro correspondente da Academia de Letras da Bahia e do Instituto Geográfico Histórico (IGHB). Traduziu para o italiano artigos, contos e obras de autores quais Carlos Nejar, Sérgio Paulo Rouanet, Zélia Gattai, Aleilton Fonseca, Florisvaldo Mattos. Biografa da memorialista brasileira Zélia Gattai, publicou sobre ela as obras literárias: Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011), Zélia Gattai e a Imigração Italiana no Brasil entre séc XIX e XX"(ed. Edufba-2016). Escreveu o posfacio da edição italiana de Um chapéu para viagem, (Un cappello di viaggio, ed. Sperling & Kupfer).