UNA STORIA DELLA COLONIA CECILIA NELLO STATO BRASILIANO DEL PARANA' - testo in italiano e in portoghese -
Antonella Rita Roscilli
La Colonia Cecilia nel Paraná. ©Fábner Ribeiro
TESTO IN ITALIANO   (Texto em portugûes)

La fondazione delle colonie sperimentali a cavallo tra Ottocento e Novecento fu intesa come un’opportunità per applicare i principi socialisti e libertari alla produzione e all’organizzazione del collettivo. Colonie sperimentali e aspirazioni ad un ideale perfetto, suscitarono dibattiti e riflessioni nei movimenti libertari.

Il più famoso di questi esperimenti sociali e collettivisti è quello della Colonia Cecilia, fondata dall'italiano Giovanni Rossi  alla fine del 1800 nella località di Palmeira, nella allora provincia brasiliana del Paranà, insieme ad un gruppo di idealisti. Rossi era un agronomo, poeta e giornalista di Pisa e intendeva sperimentare la possibilità di un’organizzazione sociale autogestita: una società senza leggi, senza religioni e proprietà privata, “ove si potessero trasformare le relazioni tra uomini e donne smontando la vecchia famiglia monogamica con i suoi legami possessivi ed egoisti”.

E’ da ricordare che tra il 1887 e il 1890 visse un’esperienza simile in Italia fondando una Colonia a Stagno Lombardo (Cremona) che si chiamò  "Associazione Agricola Cooperativa di Cittadella", sulla base degli stessi principi che poi esportò in Brasile, ma l'esperimento naufragò. Secondo Rossi fu la dimostrazione che l’esperimento poteva essere meglio riproducibile fuori dai condizionamenti della società italiana del tempo, replicabile in terre vergini, prive di retaggi del passato sociale. Molti anarchici, dell'epoca tra cui Errico Malatesta, criticarono aspramente questa via sperimentale ritenuta antirivoluzionaria e accusarono Rossi di voler “rubare” militanti al movimento italiano per condurli lontano verso un’esperienza utopistica. Nonostante ciò, i primi nuclei di  libertari italiani il 20 febbraio 1890 si imbarcarono a Genova insieme a Rossi.

Nel libricino “Una Comune in riva al mare”, scritto con lo pseudonimo Cardias, Giovanni Rossi, qualche anno prima, aveva idealizzato la fondazione di una colonia sperimentale socialista in un Paese dell’America Latina.  Nel 1886 Rossi aveva fondato a Brescia il giornale “Lo Sperimentale” in cui divulgava il pensiero dei socialisti e dei libertari. Frequentò sedi di corporazioni operaie ove incitò intellettuali e operai al viaggio sperimentale e  molti aderirono alle sue idee. In cerca di terra per realizzare il suo progetto, si dice che a Milano ebbe accesso all’imperatore del Brasile don Pedro II grazie al compositore Carlos Gomes.
 
Don Pedro II, intellettuale, amante delle scienze e delle arti, era un sovrano aperto al dialogo e alle trasformazioni sociali. Apprezzò molto l’idea del giovane italiano: “una terra di uguali in diritti e doveri, che abbia come insegna l’Amore libero e distrugga le frontiere convenzionali,  trasformando l’uomo, libero, su una terra libera”. Dopo vari contrattempi Rossi annunciò alla Casa del Popolo di Milano che don Pedro II gli aveva regalato 300 ettari di terra nel Paranà, tra la località di Palmeira e Santa Barbara: tutta la città in pochi giorni venne a conoscenza della grande notizia. Andarono in Brasile 150 pionieri: medici, ingegneri, artisti, contadini, operai.

Tra questi, anche il nonno toscano della memorialista Zélia Gattai, di nome Francesco Arnaldo Gattai. Nel libro "Città di Roma" Zélia ricorda: “…Finalmente Francesco Arnaldo Gattai aveva trovato qualcuno, dinamico ed intelligente, pronto a realizzare il sogno suo e di altri suoi compagni (…). Cominciava ad intuire nuove possibilità per il futuro della sua famiglia…Era chiaro che quella era un’avventura riservata ad idealisti convinti, disposti a realizzare una grande esperienza.  Tra i primi a presentarsi vi fu Francesco Arnaldo Gattai. Sua moglie, mia nonna Argia, era piena di figli, ma non ebbe paura di affrontare l’ignoto”.  

La rivista portoghese ‘A Revolta’, pubblicata a Lisbona, il 5 marzo 1893, aprì le sue pagine con questi dati: “A 17 km dalla piccola cittadina di Palmeira, nel Paraná, in Brasile e a 900 m sul livello del mare, é situata la Colonia Cecilia, su una superficie di 278 ettari, piú o meno. Il clima é buono, neppure troppo caldo. Il villaggio, si compone di 22 case di legno e di magazzini, cucina, refettorio e stalle distanti da quelle 200 metri.  Fondata nell’aprile del 1890 da 8 compagni, ricostruita nel giugno 1891, questa Colonia si compone attualmente di 66 persone che vivono completamente libere, senza legge alcuna, insomma senza alcuna autorità: ognuna lavora secondo le sue forze, guidata solamente dal desiderio di essere utile. Oltre a coltivare la terra i nostri compagni hanno una piccola fabbrica di scarpe, di falegnameria, un laboratorio per la costruzione di botti, una scuola e cercano di allevare i bambini secondo i nostri giusti principi. La loro alimentazione consiste in pane, patate, riso e legumi, e carne di maiale di tanto in tanto”.

Fu un paradiso utopico quello che Rossi tentò di creare, il sogno di una comunità libera. La terra non era di buona qualità e fu difficile coltivarla, ma Rossi e gli altri tennero duro e riuscirono persino ad attirare alla Colonia Cecilia coloni poveri e ex-schiavi rimasti senza padroni e senza lavoro dopo l’abolizione della schiavitù. Agli inizi i pionieri  lavorarono la terra grazie al denaro che avevano portato, comprarono strumenti di lavoro e sementi di miglio. Aprirono pozzi e costruirono 12 km di strade intrecciando rapporti commerciali con altre colonie come la Colonia Leopoldina, la Colonia Nova Italia.

Per sopravvivere senza gli aiuti sperati,  lavorano come braccianti nelle piantagioni della regione, come mano d’opera nella costruzione di strade ed altre opere civili, o producevano artigianato e utensili.
Tutto il ricavato andava a finire nella cassa collettiva della Colonia e ogni settimana i lavoratori ricevevano un salario. Proporzionalmente al sudore del lavoro crebbe il rispetto reciproco e tra le famiglie nacque un profondo senso di solidarietà all’interno e fuori della colonia.

Le prime difficoltà sorsero come risultato dell’educazione ricevuta ed ereditata, difetti che influivano sul progresso della nuova maniera di vivere. Nonostante ciò l’anarchia rappresentò la ragione maggiore per insistere nell’esperienza e far vivere la colonia. La stabilità e il successo dell’esperimento dipendevano dal lavoro di tutti e di ciascuno, occorreva   mettere a frutto lo sforzo collettivo, ma la libertà non poteva significare “ognuno può fare ciò che vuole”, rischiando di condannare in anticipo l’esperimento.

Ma iniziarono anche le difficoltà. Infatti, con l’avvento della Repubblica, il governatore del Paranà, Americo Lobo Leite Pereira , nominato dal governo repubblicano, aveva iniziato una dura persecuzione dei militanti, assecondato dalla Chiesa cattolica locale. Lobo decretò non valida la donazione di terre fatte dall’imperatore e esigette il pagamento di tasse. La grande avversione del governo brasiliano rispetto alla Colonia Cecilia rivelò, in realtà, tutta la preoccupazione davanti alla possibile espansione delle idee libertarie.

Alcuni sostengono che, non avendo nessun documento scritto che comprovasse la donazione fatta dall’imperatore, Giovanni Rossi si riunì con i coloni e insieme concordarono di pagare le ingenti tasse con il ricavato della vendita del raccolto dell’anno, altrimenti avrebbero abbandonato la terra.
Ma in breve tempo le cose precipitarono: proprio accanto alla Colonia era stata costruita una chiesa cattolica, all’unico scopo di perseguitare e boicottare gli anarchici e, all’epoca del raccolto, il vicino-prete aveva liberato le sue vacche che distrussero tutte le coltivazioni liquidando le ultime speranze dei superstiti della Colonia. 

Rossi protestò presso il governatore e per un po’ la situazione si stabilizzò. Ma ben presto il “tesoriere” argentino della Colonia fuggì portando con sé la cassa comune con il denaro. Per Rossi e gli altri ideatori del progetto il furto rappresentò la distruzione dei loro ideali, diede la certezza della precarietà morale degli uomini. Nell’inverno successivo scoppiò una epidemia e morirono alcuni bambini, tra cui due figlie di Giovanni Rossi. Fu allora che Rossi decise di chiudere l’esperimento della Colonia Cecilia. Era l’inizio del 1894. Il suo tentativo durò 4 anni: 1890- 1894 .

Più tardi fu interpretata come una versione mista delle teorie di tre filosofi: quella del russo Mikhail Bakunin, sostenitore dell’anarchia; dello svizzero  Jean Jacques Rousseau, secondo il quale la felicità risiedeva solo nella campagna, del sociologo francese Charles Fourier che studiava l’organizzazione del lavoro in comunità artigiane. Finì il sogno della Colonia Cecilia, ma non finirono i sogni e i valori nei quali credevano quegli italiani. Molti si trasferirono a São Paolo, a Curitiba e a Porto Alegre per cercare fortuna e molti li seguirono in questo passo decisivo per la formazione di una discendenza italo brasiliana. Lavorarono nelle fabbriche e crearono leghe operaie per difendersi da una élite che non voleva rispettare i loro diritti di lavoratori, fondarono giornali e riviste per contribuire alla formazione di una coscienza sociale.

La società che aveva come slogan “nem patria, nem patrão” (né patria, né padrone) rimase nei sogni di Rossi e dei suoi seguaci, ma influenzò generazioni intere.
All’inizio fu considerata un insuccesso; poi venne riconosciuta come uno spartiacque nella cosiddetta libertà di espressione. Resta comunque, al di là di giudizi più o meno critici, la pratica attuazione del modello sociale e l’aver provato, come ricorda il suo fondatore “il sapersi esseri umani liberi ed eguali, l’aver provato una vita in comune che abitua di più alla comprensione delle nostre debolezze umane”. 
----------------------------------------------------------------------------------------------------

Bibliografia a cura di Andrea Lilli
- DOCUMENTI –
La Cecilia nella canzone...
La colonia Cecilia (di Anonimo)
L'eco delle foreste
dalle città insorte al nostro grido
Or di vendetta sì, ora di morte
liberiamoci dal nemico.

 All'erta compagni dall'animo forte
 più non ci turbino il dolore e la morte
 All'erta compagni, formiamo l'unione
 evviva evviva la rivoluzione.

Ti lascio Italia, terra di ladri
coi miei compagni vado in esilio
e tutti uniti, a lavorare
e formeremo una colonia sociale.

 E tu borghese, ne paghi il fio
 tutto precipita, re patria e dio
 e l'Anarchia forte e gloriosa
 e vittoriosa trionferà,

sì sì trionferà la nostra causa
e noi godremo dei diritti sociali
saremo liberi, saremo uguali
la nostra idea trionferà.
... nel cinema...
L'esperienza de «La Cecilia» e di Giovanni Rossi è stata raccontata in un film: «La Cecilia» (1976), di Jean-Louis Comolli, Francia/Italia, con Massimo Foschi, Vittorio Mezzogiorno, Maria Carta, col., 113 mm.
... in Televisione...
La Rete TV Bandeirantes ha girato una miniserie tv, «Colônia Cecília», scritta da Patrícia Melo e Carlos Nascimento, diretta da Hugo Barreto, trasmessa fra il 31 luglio e l’11 agosto 1989, e fra il 29 aprile e il 10 maggio 1991.

... alla radio...
"Memorie-La Colonia Cecilia" con Antonella Rita Roscilli - CHIODO FISSO a cura di Loredana Rotundo, Rega di Diego Marras.   Radio 3.RAI-Radiotelevisione Italiana  trasmessa l'11 gennaio 2011
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-93fb7f69-7e08-494e-9136-42e4df196069.html

e nei libri.
  • C. De Mello Neto, O anarquismo experimental de Giovanni Rossi. De Poggio al Mare à Colônia Cecília, 2 ed., Ponta Grossa, Editora UEPG, 1998.
  • R. Gosi, Il socialismo utopistico. Giovanni Rossi e la colonia anarchica Cecilia, Milano, Moizzi Editore, 1977.
  • M. L. Betri, Cittadella e Cecilia. Due esperimenti di colonia agricola socialista. Carte inedite a cura di Luisa Betri e un saggio introduttivo su l'utopia contadina, Milano, Edizioni del Gallo, giugno 1971.
  • R. Zecca, Il positivismo anarchico di Giovanni Rossi. L'esperimento di una comune libertaria nel Brasile della fine del XIX secolo, Università degli Studi di Milano, Tesi di Laurea, 2008.
  • Z. Gattai, Anarchici, Grazie a Dio, Milano, Sperling & Kupfer, 2002
 
-------------------------------------------------------------------------------


TEXTO EM PORTUGÛES   (Testo in italiano)

UMA HISTÓRIA DA COLÔNIA CECĺLIA NO ESTADO BRASILEIRO DO PARANA' 
por
Antonella Rita Roscilli

A fundação das colônias experimentais nos séculos XIX e XX, foi concebida como uma oportunidade para aplicar os princípios socialistas e libertárias, não só na produção, mas também na organização das relações pessoais , coletivas. As aspirações a um ideal perfeito através de Colônias experimentais, provocaram debate e reflexão no movimento libertário.
 
O primeiro e mais famoso desses experimentos sociais e coletivistas é o da Colônia Cecília, criada por Giovanni Rossi, um engenheiro, agrônomo , poeta e jornalista italiano de Pisa. Rossi, no final de 1800 , na cidade de Palmeira , na província do Paraná (Brasil) . Juntamente com um grupo de idealistas, quis experimentar a possibilidade de um modelo diferente de organização social  
"onde pudessemos transformar as relações entre homens e mulheres e atuar uma sociedade fundada sobre os direitos de igualdade para todos, uma sociedade sem leis, sem religião e propriedade privada e dentro do respeito do amor e da natureza".
 
E ' preciso lembrar que entre 1887 e 1890, Rossi viveu uma experiência semelhante na Itália  fundando uma colônia em Stagno Lombardo  (Cremona), nomeada '"Associazione Agricola Cooperativa di Cittadella",  com base nos mesmos princípios que , em seguida, exportaria para o Brasil. Mas a experiência italiana foi um fracasso. De acordo com Rossi essa foi a demonstração de que o experimento poderia ser reproduzido melhor fora das restrições da sociedade italiana da época, e aplicável em terras virgens , desprovidas de legados sociais com o  passado . Muitos anarquistas da época, incluindo Errico Malatesta , criticaram duramente o experimento considerado-o anti- revolucionário e acusaram Rossi de querer "roubar" italianos ao movimento para levá-los a um mundo utópico. Apesar disso, o primeiro grupo de italianos libertários partiu de Gênova, junto com Rossi, no dia 20 de fevereiro de 1890.
 
Alguns anos antes, no livro " La comune in riva al mare" , Giovanni Rossi havia idealizado a fundação de uma colônia experimental socialista em um país latino-americano.
Em 1886, Rossi na cidade italiana de Brescia havia fundado o jornal  " Lo Sperimentale " e se fala que, em busca de terra para realizar o seu plano , na cidade italiana de Milano, teve acesso ao Imperador Dom Pedro II do Brasil, graças ao compositor Carlos Gomes.
 
Don Pedro II, intelectual , amante das artes e das ciências era um soberano aberto ao diálogo social e às transformações. Ele gostou muito da idéia do jovem italiano: " uma terra de iguais em direitos e deveres , baseada no amor que pudesse destruir as fronteiras convencionais , transformando o homem em um ser livre , numa terra livre. " Depois de vários contratempos, Rossi anunciou na Casa do Povo de Milano, que Dom Pedro II tinha dado 300 hectares de terra no Paraná, perto da vila de Palmeira, na região de Santa Barbara. A cidade inteira em poucos dias soube da grande notícia . Rossi partiu com poucos amigos. Na segunda viagem 150 pioneiros partiram para o Brasil: médicos, engenheiros , artistas, agricultores, carpenteiros, alfaiates etc..
 
Entre eles estava também o avô toscano da memorialista Zélia Gattai , chamado Francisco Arnaldo Gattai . No livro "Cidade de Roma" Zélia lembra: " ... Finalmente Francesco Arnaldo Gattai tinha encontrado alguém , dinâmico e inteligente, pronto para cumprir o sonho dele e de outros companheiros ( ... ) . Ele estava começando a perceber novas possibilidades para o futuro da sua família ... Estava claro que esta era uma aventura reservados para os idealistas, dispostos a construir uma grande experiência social. Francesco Arnaldo Gattai partiu com sua esposa, minha avó Argia. Argia, cheia de crianças , não teve medo de enfrentar o desconhecido " .
 
A revista " A Revolta ", publicada em Lisboa no dia 5 de março de 1893, abriu suas páginas com estes dados : " A 17 km da pequena cidade de Palmeira , no Paraná, no Brasil , a 900 m acima do nível do mar, está localizada a Colônia Cecilia , uma área de 278 hectares , mais ou menos . O clima é bom, não muito quente. A vila , que é composto por 22 casas de madeira e armazéns , cozinha, refeitório, foi fundada em abril de 1890 por oito companheiros e reconstruída em junho de 1891. A  Colônia atualmente consta de 66 habitantes que vivem completamente livres, sem lei, sem qualquer autoridade. Cada um trabalha de acordo com suas forças , impulsionado apenas pelo desejo de ser útil . Além de cultivar, os nossos camaradas têm uma pequena fábrica de sapatos , carpintaria, uma oficina para a construção de barris , uma escola e tentam criar seus filhos de acordo com nossos princípios justos. Sua dieta consiste de pão, batatas, arroz e feijão, carne de porco de vez em quando ."
 
Foi um paraíso utópico o que Rossi tentou criar: o sonho de uma comunidade livre . A terra não era de boa qualidade e era difícil de cultivar , mas Rossi e os outros se mantiveram firmes e ainda conseguiram atrair colonos para a Colônia Cecília, pobres, ex-escravos que ficaram sem emprego após a abolição da escravatura, etc. Os primeiros pioneiros trabalharam a terra com o dinheiro que haviam trazido , ferramentas e sementes de milho. Eles abriram poços e construíram 12 km de estradas tecendo relações comerciais com outras colônias , como Colônia Leopoldina e Colônia Nova Itália.
 
Para sobreviver trabalhavam nas plantações da região, como mão de obra barata na construção de estradas e em outras obras civis, ou produziam artesanato e utensílios.
Todos os rendimentos iam no caixa comum e cada semana os trabalhadores recebiam um salário . Em proporção ao suor do trabalho cresceu o respeito mútuo entre as famílias e nasceu um profundo sentimento de solidariedade dentro e fora da colônia.
 
As primeiras dificuldades surgiram como resultado de sua educação, pois a Colônia herdou defeitos que influenciaram o progresso da nova maneira de viver. No entanto seus valores representaram a principal razão para insistir na experiência. A estabilidade e o sucesso do experimento dependia do trabalho de todos, foi necessário construir com o esforço coletivo.  
 
Com o advento da República , o governador do Paraná, Américo Pereira Leite Lobo, que foi nomeado pelo governo republicano , tinha começado uma grande perseguição de militantes, apoiada pela Igreja Católica local. Com tempo Lobo considerou inválida a doação de terras feitas pelo imperador e exigiu o pagamento de impostos. A grande aversão do governo brasileiro em relação à Colônia Cecília acabou , na verdade , toda a preocupação com a possível expansão das idéias libertárias.
 
Alguns argumentam que , não tendo nenhum documento escrito que comprovasse a doação feita pelo imperador , Rossi se reuniu com os colonos e concordou em pagar altos impostos com o produto da venda da safra. Em caso contrário, eles teriam abandonado a terra. As coisas pioraram quando, bem próxima à Colônia, foi construída uma igreja católica , com o único propósito de molestar e boicotar os anarquistas. Na época da colheita , dizem que o padre libertou suas vacas que destruíram todas as plantas da Colônia Cecília, acabando com as últimas esperanças dos sobreviventes da colônia.
 
Rossi protestou com o governador e por um tempo a situação se estabilizou . Mas logo o tesoureiro argentino da Colônia fugiu levando com ele o fundo comum com o dinheiro. Para Rossi e os outros autores do projeto o furto representou a destruição de seus ideais , deu a certeza da precariedade moral dos homens. No inverno teve uma epidemia e morreram algumas crianças, inclusive duas filhas de Giovanni Rossi. Foi então que Rossi decidiu de fechar o experimento da Colônia Cecília. Era o início de 1894. Sua tentativa durou quatro anos: 1890-1894 .
 
Mais tarde, o experimento foi interpretado como uma versão mista das teorias de três filósofos : a do russo Mikhail Bakunin , um defensor da anarquia; a do suíço Jean Jacques Rousseau , segundo o qual a felicidade mora somente na vida no campo; a do sociólogo francês a Charles Fourier que estudou a organização do trabalho nas comunidades artesanais.

Acabou o sonho da Colônia Cecília, mas não acabaram com os sonhos e os valores em que acreditavam os italianos. Muitos se mudaram para São Paulo, Curitiba e Porto Alegre em busca de fortuna e muitos os seguiram nesta etapa decisiva para a formação de uma descendência ítalo- brasileira. Eles trabalharam nas fábricas e criaram ligas trabalhadores para se defender contra uma élite que não queria respeitar os direitos deles como trabalhadores. Fundaram jornais e revistas fundadas contribuir para a formação de uma consciência social.  A idéia que tinha como slogan "Nem patria, nem patrão" se manteve viva nos sonhos de Rossi, de seus seguidores e influenciou gerações de seus descendentes.

Primeiramente o experimento foi considerado um fracasso , depois foi reconhecido como um divisor de águas na chamada liberdade de expressão. Além das criticas, permanece hoje o fato de que  a aplicação prática de um modelo social foi realizada. Se experimentou, como observado por seu fundador, "o fato de ser seres humanos livres e iguais, ter tentado uma vida em comum, o que ajudarà mais na compreensão de nossas fraquezas humanas . "
------------------------------------------------------------------------------------
Bibliografia
por Andrea Lilli


- DOCUMENTI –
La Cecilia nella canzone...
La colonia Cecilia (di Anonimo)
L'eco delle foreste
dalle città insorte al nostro grido
Or di vendetta sì, ora di morte
liberiamoci dal nemico.

 All'erta compagni dall'animo forte
 più non ci turbino il dolore e la morte
 All'erta compagni, formiamo l'unione
 evviva evviva la rivoluzione.

Ti lascio Italia, terra di ladri
coi miei compagni vado in esilio
e tutti uniti, a lavorare
e formeremo una colonia sociale.

 E tu borghese, ne paghi il fio
 tutto precipita, re patria e dio
 e l'Anarchia forte e gloriosa
 e vittoriosa trionferà,

sì sì trionferà la nostra causa
e noi godremo dei diritti sociali
saremo liberi, saremo uguali
la nostra idea trionferà.
... nel cinema...
L'esperienza de «La Cecilia» e di Giovanni Rossi è stata raccontata in un film: «La Cecilia» (1976), di Jean-Louis Comolli, Francia/Italia, con Massimo Foschi, Vittorio Mezzogiorno, Maria Carta, col., 113 mm.
... in Televisione...
La Rete TV Bandeirantes ha girato una miniserie tv, «Colônia Cecília», scritta da Patrícia Melo e Carlos Nascimento, diretta da Hugo Barreto, trasmessa fra il 31 luglio e l’11 agosto 1989, e fra il 29 aprile e il 10 maggio 1991.

... alla radio...
"Memorie-La Colonia Cecilia" con Antonella Rita Roscilli - CHIODO FISSO a cura di Loredana Rotundo, Rega di Diego Marras.   Radio 3.RAI-Radiotelevisione Italiana  trasmessa l'11 gennaio 2011
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-93fb7f69-7e08-494e-9136-42e4df196069.html

e nei libri.
  • C. De Mello Neto, O anarquismo experimental de Giovanni Rossi. De Poggio al Mare à Colônia Cecília, 2 ed., Ponta Grossa, Editora UEPG, 1998.
  • R. Gosi, Il socialismo utopistico. Giovanni Rossi e la colonia anarchica Cecilia, Milano, Moizzi Editore, 1977.
  • M. L. Betri, Cittadella e Cecilia. Due esperimenti di colonia agricola socialista. Carte inedite a cura di Luisa Betri e un saggio introduttivo su l'utopia contadina, Milano, Edizioni del Gallo, giugno 1971.
  • R. Zecca, Il positivismo anarchico di Giovanni Rossi. L'esperimento di una comune libertaria nel Brasile della fine del XIX secolo, Università degli Studi di Milano, Tesi di Laurea, 2008.
  • Z. Gattai, Anarchici, Grazie a Dio, Milano, Sperling & Kupfer, 2002
 
Traduzione di Rita Devi
EVALDO AGOTTANI, UNO DEI DISCENDENTI DELLA COLONIA CECILIA. TRA LE BOTTI, NELLE VIGNE DELLA SUA TENUTA NELLA REGIONE DI SANTA BARBARA, PALMEIRA - PARANA', OVE PRODUCE VINO E ALTRI PRODOTTI ARTIGIANALI BIOLOGICI


Antonella Rita Roscilli
, brasilianista, giornalista, scrittrice e traduttrice. Si dedica alla divulgazione di cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa lusofona. Laureata in Lingua e Letteratura Brasiliana presso “La Sapienza”, Università di Roma, è Mestre em Cultura e Sociedade. Biografa della memorialista brasiliana Zélia Gattai Amado, ha pubblicato le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011). Ha curato in Italia la post-fazione dell’edizione di Un cappello di viaggio (ed. Sperling &Kupfer) di Zélia Gattai. Membro corrispondente della Academia de Letras da Bahia, è Ideatrice nell'area documentaristica e ha curato in Italia il Centenario di Jorge Amado alla BNC di Roma.